Comandò la divisione Pasubio, formazione autonoma attiva tra le province di Verona e Vicenza; in seguito operò a Milano.

Biografia

Nato ad Arzignano nel 1915 da Sebastiano Marozin e Maria Micheletti, prima dell'arruolamento risiedeva a Varese; dopo avere frequentato il primo ginnasio, lavorava come venditore ambulante. Si presentò al distretto militare di Varese il 30 aprile 1936; partito come volontario per il servizio all'estero, sbarcò a Cadice il 21 gennaio 1937. Durante la guerra civile spagnola fu assegnato alla 2ª Compagnia presidio Aranda e, dal 1º maggio 1937, al reparto di artiglieria di Valladolid; il 28 giugno 1937 fu condannato dal tribunale militare del Corpo Truppe Volontarie a sei anni di reclusione militare per "rifiuto di ubbidienza, insubordinazione con insulti", con pena poi sospesa per incorporarlo in un reparto operante. Nel 1938 fu assegnato alla divisione "Frecce azzurre"; ricoverato all'ospedale n. 9 di Saragozza il 13 novembre 1938, fu avviato a Cadice per il rimpatrio il 10 dicembre 1938 e rimpatriò il 4 gennaio 1939.

Dopo l'armistizio di Cassibile si trovava a Crespadoro, nella valle del Chiampo; nei giorni successivi salì in montagna dopo avere disarmato, con la moglie Rosa Ines Franchetti, due militi forestali in un'osteria del paese. Nel 1944 guidò un nucleo che rivendicava l'autonomia dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), assumendo il nome di brigata autonoma Vicenza. Il 13 aprile 1944, con il nome di battaglia "Vero", attaccò e disarmò il presidio fascista di Crespadoro alla testa di una quindicina di partigiani; alla fine di giugno la formazione contava circa 250 uomini e donne e operava nelle alte valli del Chiampo, dell'Alpone e del Progno.

Il 5 agosto 1944, in seguito all'accordo tra la missione alleata Rye e Marozin, la brigata Vicenza assunse la denominazione di divisione patrioti Pasubio del Movimento armato di liberazione, dipendente dal Comando supremo dell'esercito. Alla fine di agosto 1944 il CLN e il comando del Corpo volontari della libertà del Veneto dichiararono Marozin e la sua formazione fuori legge per reiterata insubordinazione. Secondo una ricostruzione, al CLN provinciale di Vicenza erano state presentate lamentele di delegazioni civili locali sul "comportamento anomalo" di Marozin; nella stessa ricostruzione, Ettore Gallo fu incaricato di contattarlo e di invitarlo a coordinare le proprie azioni con il CLN e con il Comando militare provinciale. Nella medesima ricostruzione, il CLN provinciale deliberò all'unanimità una condanna a morte nei confronti di Marozin; Gallo precisò tuttavia che si cercò soprattutto di fargli conoscere la sentenza e di ottenerne l'allontanamento dalla zona. Nel dicembre 1944, dopo il trasferimento a Milano di circa cinquanta componenti del gruppo, il comando generale del Corpo volontari della libertà dichiarò chiusa la "vertenza veneta" e autorizzò Marozin a riprendere l'azione con la Pasubio.

Il 5 giugno 1944 tre pattuglie del battaglione "Danton", comandato da Marozin, prelevarono dalla stazione ferroviaria di Chiampo circa trenta militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Vicenza. Nello stesso giorno un rastrellamento condotto da reparti tedeschi e repubblicani investì la zona di Chiampo, portando alla cattura e alla fucilazione dei partigiani Mario Molon "Ubaldo" e Illido Natale Garzara "Sgancia" in località Calcara.

A Milano la Pasubio liberò circa quindici detenuti politici nell'infermeria del Ospedale Maggiore di Niguarda e disarmò quaranta militari fascisti. Nella zona di Baveno, presso il Lago Maggiore, la Pasubio diede vita alla VI brigata Matteotti, comandata da Gianni Turra "Poker"; la formazione partecipò poi alla liberazione di Milano. Durante le giornate dell'insurrezione Marozin comparve accanto a Sandro Pertini in piazza del Duomo.

Marozin diresse l'operazione che portò alla fucilazione, avvenuta a Milano in via Poliziano il 30 aprile 1945, degli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida; i due avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana; Valenti si era arruolato volontario nell'aprile 1944 nella Decima flottiglia MAS, con il grado di tenente. La brigata partigiana Pasubio prelevò Luisa Ferida a Milano il 29 aprile 1945. Il 30 aprile Valenti e Ferida furono fucilati a Milano dai partigiani della divisione Pasubio; l'accusa di complicità dei due attori con la Banda Koch fu poi dimostrata infondata. Secondo una ricostruzione, il memoriale difensivo di Valenti fu consegnato al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e non venne aperto da Pertini.

Il 4 maggio 1945 Marozin tornò ad Arzignano con alcuni uomini del suo comando e fu affrontato da un reparto incaricato dal CLN locale di disarmarli. Nella sparatoria Marozin e un altro uomo rimasero feriti; due veterani della Vicenza-Pasubio furono uccisi. Nel luglio 1945 la Questura di Milano comunicò l'arresto di Marozin e di altri dirigenti della Pasubio. Con sentenza del 30 giugno 1960, il Tribunale di Vicenza prosciolse Marozin e i coimputati dalle imputazioni contestate perché "il fatto non sussiste", perché "il fatto non costituisce reato" o in applicazione del decreto luogotenenziale del febbraio 1945.

Note

Bibliografia Fonti

Approfondimenti

Voci correlate Brigate Matteotti Caduta della Repubblica Sociale Italiana Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia Corpo volontari della libertà Formazioni autonome militari Guerra civile in Italia (1943-1945) Guerra di liberazione italiana Resistenza vicentina

Collegamenti esterni