La storia di Fosdinovo, in provincia di Massa e Carrara affonda nella preistoria, per svilupparsi con continuità fino ai giorni nostri. Durante il Medioevo il paese fu capitale del Marchesato di Fosdinovo.

Preistoria Le tracce più antiche dell'uomo, nel territorio di Fosdinovo, non risalgono molto indietro nella preistoria, sebbene alcune grotte o ripari, soprattutto nella zona tra Marciaso e Tendola, possano essere state occupate, come è documentato per aree limitrofe come la tecchia di Equi, con tracce dell'Homo neanderthalensis (Paleolitico medio) o nelle vicine grotte della Gabellaccia (Comune di Carrara) per il Neolitico (fino al III millennio a.C.). Fenomeno particolarmente significativo nella preistoria lunigianese sono le Statue stele, sculture antropomorfe, solitamente in arenaria, create (o rilavorate) in un lungo periodo di tempo, dal III millennio al VI secolo a.C. Il gruppo di stele ritrovate in Lunigiana può essere considerato il più omogeneo e significativo di tutta Europa. Solo una statua stele dell'età del ferro (gruppo C, chiamata “Fosdinovo 1”) proviene propriamente dal territorio fosdinovese, precisamente dalla campagna, in Via Boccognano. Tuttavia le nove statue stele di Pontevecchio (località sita nel comune di Fivizzano) (tra le più antiche) furono trovate immediatamente fuori dal confine comunale (a sole poche centinaia di metri), nella valle del Bardine, a poca distanza da Marciaso.

Attorno alla metà del IV secolo a.C i Liguri Apuani oltrepassarono il Magra e si stabilirono nelle zone collinari della Lunigiana, della Garfagnana e della Versilia, quindi anche nell'area dove ora si estende il comune di Fosdinovo. I ritrovamenti fosdinovesi relativi a quella tarda età del ferro (IV-III secolo a.C.) sono di assoluta importanza e sono rappresentati dalla tomba di Ponzolo (tra Bibola e Ponzanello) e soprattutto dalla necropoli ligure di Monte Grosso (o Naverbona) di Pulica. Nel 2000 un ritrovamento fortuito ha permesso di individuare una tomba a cassetta litica di quello che è stato chiamato fin dall'inizio “Guerriero di Pulica”, grazie al ricco corredo militare datato alla metà del III secolo a.C.

Età romana Con la fondazione di Luni (177 a.C.) e la definitiva affermazione dell'occupazione romana, il territorio di Fosdinovo presentava un utilizzo agricolo con piccole fattorie prospicienti la piana costiera, come testimoniano i ritrovamenti archeologici nell'area del torrente Calcandola fin sotto Carignano, in quella di Paghezzana ed in quella della valle dell'Isolone fino a Caprognano. Per quanto riguarda l'area collinare e montana nessun dato ci permette di proporre interpretazioni solide, sebbene alcuni toponimi (come Fabiano, Ponzanello, Pulica, Marciaso) sembrerebbero suggerire un qualche tipo di insediamento o quantomeno sfruttamento delle risorse in età romana anche per aree più elevate.

Nulla sappiamo del destino di Fosdinovo durante l'epoca della crisi dell'Impero romano, del periodo goto e dell'epoca di Giustiniano.

Medioevo Il Medioevo pre-Malaspiniano Prime menzioni Se si eccettua la menzione di Pulica nel 700 circa e poi nel IX secolo circa, le prime attestazioni nella documentazione scritta dei centri del territorio comunale sono tutte da ricondurre all'XI e al XII secolo: Fosdinovo, Marciaso e Ponzanello sono citati quasi contemporaneamente ai loro castelli e testimoniano il fenomeno dell'incastellamento che andava avanzando in tutta la Lunigiana storica. A Fosdinovo si sviluppò in quest'epoca (XII secolo circa) un consorzio composto da alcuni signori locali, chiamati Dòmini (ovvero Signori) de Faucenova, ai quali si affiancarono i Bianchi d'Erberia e il Vescovo lunense (tra cui il celebre e fosdinovese Buttafava (1224-26), che ottenne la cattedra vescovile sotto il Papa Onorio III). I Vescovi di Luni ebbero rapporti di fedeltà anche con i Signori di Marciaso (la famiglia Capitanei, che mutò poi nome in Cattanei) e furono gli unici Signori di Ponzanello (e li rimarranno anche dopo l'ascesa, a Fosdinovo, dei Malaspina). Per Fosdinovo il primo nobile citato è Gaforio, che nel 1124 fu sostenitore del vescovo di Luni in una lite giudiziaria, mentre il castello e l'abitato sono già menzionati quarant'anni prima, nel 1084. La nascita di Faucenova, antico nome di Fosdinovo, è certamente legata al controllo di un nuovo valico, un nuovo passo, una nuova "foce", tra la zona costiera e le valli interne della Lunigiana. Chi sia stato il promotore di questa operazione e quali siano state le motivazioni rimane ignoto e dibattuto: mentre alcuni sottolineano il ruolo vescovile di queste fondazioni, pur in accordo con la nobiltà locale, altri propongono un'azione indipendente dei Signori poi conosciuti come Domini de' Faucenova, anche in concorrenza con la presenza vescovile.

Duecento e Trecento È indubbio che fino all'inoltrato XIII secolo i Vescovi di Luni abbiano giocato un ruolo fondamentale in tutta l'area del fosdinovese, così come in tutta la Bassa Lunigiana. Si andò però a frantumare l'idea di imporsi nella zona come vescovi-conti per l'opposizione subita da parte di una variegata nobiltà locale, in particolar modo dalla famiglia Malaspina, che, fin dal XII secolo, si era erta come principale antagonista in tutta la Val di Magra. Nel corso del XIV secolo si assisterà proprio alla definitiva transizione di Fosdinovo dal dominio instabile e debole dei Vescovi lunensi a quello saldo e assoluto dei Malaspina.Massimo Dadà, Guida di Fosdinovo, La Spezia, Giacché, 2010, p. 36

Il 13 maggio del 1202 si celebrò il concordato di Terrarossa, con il cui atto si decisero le vertenze fra il Vescovo di Luni e i Marchesi Malaspina da una parte e i nobili di Vezzano dall'altra. In tale occasione dovettero prestare il consenso anche i consoli, i nobili e il popolo di Fosdinovo. Nel Duecento, sono soprattutto i nobili di Erberia e quelli di casa Buttafava, entrambi feudatari dei Malaspina, a signoreggiare a Fosdinovo. E proprio nel 1202 i loro subfeudatari edificarono il primo nucleo del Castello Malaspina in quella che allora veniva chiamata località Montale, come sede dei nobili di Fosdinovo, come testimonia anche ser Conforto nello stesso anno.

Nel 1306, Dante è ospite probabile dei Signori De La Musca, al tempo Domini di Fosdinovo, nel corso dell'intensa attività diplomatica profusa per le occorrenze della Pace di Castelnuovo, siglata dall'illustre Poeta il 6 ottobre del 1306 in nome dei Marchesi Malaspina con il Vescovo-Conte di Luni, Antonio Nuvolone da Camilla.

Transizione tra i Domini di Fosdinovo e i Malaspina Seppure il territorio di Fosdinovo facesse parte delle pertinenze dei casato Malaspina già in antico, solo intorno alla prima metà del secolo XIV vi si stabilì pienamente la signoria di uno dei rami della famiglia. La storia politica e amministrativa di Fosdinovo precedente a quell'epoca, invece, come si è visto, rimane nebulosa, densa di incertezze. Eugenio Branchi, nella sua Storia della Lunigiana feudale, ipotizza che il suo territorio fosse stato ceduto in feudo dai Malaspina, con riserva dell'alto dominio, ai vassalli Cattanei o Vicedomini che furono poi appellati nobili di Fosdinovo. La loro presenza in Fosdinovo è attestata fin dagli inizi del Duecento: l’atto redatto in data 12 maggio 1203 con cui i marchesi Alberto, Guglielmo e Corrado Malaspina concessero a Gualtiero II, vescovo di Luni, la facoltà di vendere o dare a livello la metà delle terre che avevano acquistato dalla casa d’Este fa esplicita menzione all’obbligo di “far giurare la osservanza di tale promessa fra gli altri loro vassalli, ai militi o nobili ed ai consoli di Fosdinovo”. Si ricordano tra i cosiddetti “nobili di Fosdinovo” i Bianchi di Erberia, il cui nome deriva dal castello di Rubiera, anticamente denominato Erberia, Herberi o Erbaria, che era situato nel territorio di Reggio e faceva parte dei possessi assegnati dall’imperatore Federico Barbarossa a Opizzone I Malaspina nel 1164. Questa consorteria detenne il castello di Fosdinovo per molto tempo; non fu però l’unica ad averne avuto il dominio: in diversi atti del Codice Pelavicino, tra i cosiddetti “nobili” di Fosdinovo, si ricordano infatti anche i discendenti di Guferio e i Buttafava. Il possesso del territorio fosdinovese da parte dei nobili di Erberia cessò nel 1340, quando Faytino e Bernochino del fu Bernochio vendettero la Signoria di Fosdinovo, insieme con le ville di Tendola e Zucano (antico nome di Giucano), a Spinetta dei Malaspina di Verrucola, per saldare un debito di cinquecento fiorini d’oro contratto con lo stesso Spinetta.

La Fosdinovo dei Malaspina: dall'egemonia al Marchesato

Spinetta Malaspina il Grande: l'alba di una nuova era

Il passaggio dai Domini ai Malaspina è graduale e fino al 1340 il condottiero Spinetta Malaspina il Grande (Verrucola, 1282 - Fosdinovo, marzo 1352) non sarà effettivamente Signore di Fosdinovo, anche se già nel 1308 aveva poteri giurisdizionali. Egli era amico di Cangrande I della Scala, che lo aiutò militarmente nella feroce lotta che ebbe con il condottiero lucchese Castruccio Castracani dal 1317 al 1328, anno della morte del secondo. Proprio Castruccio, a partire dal 1317, aveva occupato vari feudi della Lunigiana, tra cui Fosdinovo (centri come Giucano, Tendola e Gragnola si erano sottomessi spontaneamente) e nel 1320 Spinetta li riconquistò con l'aiuto del nobile veronese, ampliandosi anche sulla Lunigiana orientale, la Garfagnana e impadronendosi persino di Sarzana (dal 1334 al 1343, quando passò sotto il dominio pisano). Nel 1340 Spinetta acquistò tutti i diritti dei nobili fosdinovesi per il prezzo di 500 fiorini d'oro e diventò Signore incontrastato del feudo di Fosdinovo, come certificano le pergamene conservate nell'archivio di Caniparola. Qui trasferì la sua sede principale e provvedette ad ampliare il castello di Fosdinovo (di cui il primo organismo è fatto risalire all'XI sec.) cedutogli dai vecchi Nobili di Fosdinovo, portandolo alle forme odierne. Nel 1343 conquistò Tendola, paese che da allora è sempre sottostato a Fosdinovo (ancor oggi fa parte del Comune di Fosdinovo).

Si andò dunque a delineare il Feudo di Fosdinovo, che confinava ad ovest con le pertinenze comitali del vescovo di Luni-Sarzana e con il feudo di Albiano, ad est con il Feudo di Verrucola e Fivizzano (detenuto sempre da Spinetta), presentando come limite naturale a nord il tracciato dei torrenti Bardine e Aulella e aprendosi a sud sulla piana apuo-versiliese (già feudo degli Obertenghi in età medievale, poi ceduta al vescovo di Luni, quindi alternativamente dominata da Pisa e Lucca). Questa sua posizione offriva una via di comunicazione, alternativa alla direttrice principale della Via Francigena, tra la zona litoranea apuana, la Lunigiana interna ed il crinale appenninico.

Non avendo legittimi eredi (insieme alla moglie Beatrice Visconti, ebbe tre figlie: Giovanna Novella, Ghidda ed Elisabetta), Spinetta indicò come suoi successori Gabriele, Guglielmo e Galeotto Malaspina, figli del fratello Azzolino II, con il titolo di Signori di Fosdinovo, Marciaso, Comano e le Terre dei Bianchi (che comprendevano Viano, il cui castello aveva rappresentato il cuore del potere politico dei Bianchi di Erberia e il cui centro rimarrà a lungo sotto l'egemonia fosdinovese). Si spense nel marzo del 1352, nella dimora castrense fatta ampliare da lui stesso a Fosdinovo.

Galeotto Malaspina: primo Marchese di Fosdinovo