Apparteneva a un'importante famiglia ebraica ferrarese e fu, con Enrico Paolo Salem a Trieste, uno dei due soli podestà fascisti di origini ebraiche in Italia prima dell'introduzione delle leggi razziali.
Fu interventista e volontario durante la prima guerra mondiale e amico di Italo Balbo; questo lo fece prima avvicinare e poi iscrivere al Partito Nazionale Fascista, sino a venir nominato podestà. Si dedicò all'amministrazione della città con particolare attenzione per la situazione economica, la ricostruzione urbanistica e le iniziative culturali. Dopo le sue dimissioni, dovute alla istituzione delle leggi antiebraiche (1938) e con la morte di Balbo (1940), si allontanò definitivamente dal fascismo: la persecuzione con la sua famiglia da parte del regime, la fuga in Svizzera e il successivo ritorno a Ferrara, a guerra finita, ne chiusero definitivamente l'esperienza politica. La sua figura di personalità ebraica ricoprente cariche legate al fascismo lo rende oggetto, ancora oggi, di indagine da parte di storici e appartenenti al mondo culturale e politico.
Biografia Primi anni, Grande Guerra, inizio carriera forense e matrimonio Figlio di Tullio Ravenna ed Eugenia Pardo, quinto di sei fratelli, Renzo fu nipote di Isaia Ravenna, primo docente ebreo nel Regio Liceo Ginnasio "L. Ariosto" di Ferrara. Per scelta dei genitori non frequentò scuole elementari israelite ma scuole pubbliche italiane.
Per il giovane Renzo l'incontro con Italo Balbo nella Palestra Ginnastica Ferrara, presso la quale entrambi furono inseriti nella squadra allievi, si rivelò determinante per tutta la sua vita..
Nel 1912 si arruolò volontario nel Regio Esercito e nel 1913 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Ferrara. Ravenna fu, nel settembre 1914, tra le 25 personalità ferraresi a fondare un gruppo interventista. e allo scoppio del conflitto, nel 1915, fu richiamato alle armi e mandato in guerra, prima nella zona di Vicenza e in seguito in Albania. Si congedò definitivamente col grado di capitano nel 1919,. e nello stesso anno si laureò in giurisprudenza. Iniziò quindi a esercitare la professione di avvocato, inizialmente in un affermato studio cittadino e in seguito in uno proprio. Nello stesso tempo cominciò a ricevere incarichi nella pubblica amministrazione della giustizia. Nel 1921 Ravenna sposò Lucia Modena, con la quale ebbe Tullio, Paolo, Donata e Romano.
Adesione al fascismo e inizio carriera politica Situazione a Ferrara e rapporti con Italo Balbo
A Ferrara lo squadrismo, sostenuto dai grandi proprietari terrieri che volevano in tal modo contenere le richieste operaie e sindacali socialiste, sfociò in vari episodi di violenza,. quale ad esempio il delitto Minzoni. Dopo i primi anni violenti Italo Balbo cercò personalità fidate grazie alle quali modificare la sua immagine pubblica; tra queste vi furono Ravenna, il giornalista Nello Quilici e Umberto Klinger, per vari anni federale cittadino. Si rafforzò il legame tra fascismo e borghesia locale, anche con la componente ebraica, e in seguito, a tale scopo, vennero valorizzati gli aspetti culturali ispirati alla storia estense di Ferrara. Sulle pagine culturali del Corriere Padano, diretto da Quilici, scrissero personalità ferraresi che successivamente presero le distanze dal fascismo; tra questi Giorgio Bassani, Michelangelo Antonioni e Lanfranco Caretti. Bassani, in seguito, attorno al 1941, entrò in un gruppo antifascista e venne incarcerato..
Ravenna fascista
Ravenna si avvicinò al fascismo inizialmente attratto dalle idee nazionaliste e irredentiste,Da ricordare a tal proposito che fu lo stesso Ravenna, alcuni anni prima, a invitare a Ferrara Cesare Battisti per un intervento che si concluse col pubblico inneggiante: «Viva Trento, Viva Trieste!», cfr. . come avvenne del resto per vari esponenti della borghesia ebraica,Considerazione in parte corretta dalla seguente: «Studi recenti hanno ridimensionato l'immagine di una adesione unanime e convinta della comunità ebraica ferrarese al primo fascismo… Tra i primi firmatari c'era ad esempio Enrico Bassani, padre dello scrittore, e non Renzo Ravenna, il futuro podestà», cfr. . e influì molto, in questa fase, l'antica amicizia e stima per Balbo, malgrado l'evidente diversità tra i due.. Con Balbo e Panunzio fondò in città un gruppo di azione rivoluzionaria ed entrò a far parte, nel 1922,. di una piccola cerchia di stretti collaboratori del gerarca, venne candidato alle locali elezioni amministrative alla fine di quello stesso anno, in un clima di forte contrasto politico e violenze,. e divenne assessore. Continuò intanto a esercitare la sua professione di avvocato, pur dedicandovi sempre meno tempo.. Nel 1923 il suo assessorato fu direttamente coinvolto nelle prime fasi dell'intervento urbanistico in città, in particolare con i restauri del Castello Estense e del palazzo del Comune. In quell'occasione contribuì alla decisione di riedificare la torre caduta nel 1570 all'inizio dello sciame sismico che colpì la città sino al 1574,. partecipando anche con una donazione.Nella sottoscrizione pubblica per la costruzione della torre promossa dal Corriere Padano, compaiono Balbo e Ravenna, che donarono rispettivamente 500 e 200 lire. Si contarono oltre 4 000 donazioni tra cui appaiono i nomi di molti membri della locale comunità ebraica, cfr. .
In seguito la sua estraneità agli atti di squadrismo che contraddistinsero l'affermazione del fascismo a Ferrara: Italo Balbo in quel momento stava cercando personalità oneste e preparate, oltre che a lui fedeli, per allontanare da sé e dal fascismo le ripercussioni negative legate all'omicidio Minzoni, cfr. . la sua posizione laica e la stima professionale della quale godeva spinsero Balbo a proporlo come capo del fascismo ferrarese, con un invito formale a iscriversi al Partito Nazionale Fascista (PNF), nel 1924..La vicenda di Ravenna va inserita in un'analisi più precisa della presenza ebraica a Ferrara. «La prima guerra mondiale, alla quale gli ebrei ferraresi, come pure quelli del resto della penisola, avevano partecipato numerosissimi, finì per rappresentare il primo vero e proprio riconoscimento ufficiale di appartenenza alla nazione italiana». A questo va aggiunto che molti ebrei della comunità ferrarese, appartenendo alla borghesia dei proprietari terrieri, scelsero poi il fascismo a difesa dei propri interessi e per contrastare il socialismo, cfr. . Qui occorre precisare che la famiglia Ravenna era di commercianti, non di proprietari terrieri. Ravenna iniziò quindi a dirigere la Segreteria Federale Ferrarese del PNF per poi seguire Balbo a Roma, quando questi venne nominato sottosegretario all'Economia Nazionale. Questa esperienza, comunque, fu di breve durata, anche per motivi di carattere personale. Verso la fine del 1926, con l'entrata in vigore delle leggi fascistissime, venne nominato commissario straordinario alla guida del Comune di Ferrara. Tali disposizioni, in particolare la legge n. 237/1926, sostituirono con autorità di nomina governativa tutte le amministrazioni comunali e provinciali sino ad allora elettive.
Podestà di Ferrara Amministratore della città
Renzo Ravenna venne nominato Podestà di Ferrara il 16 dicembre 1926 con Regio decreto e ricevette un telegramma di felicitazioni augurali dall'amico Italo BalboArchivio personale del podestà di Ferrara Renzo Ravenna, b. I, fasc. Balbo. che si era impegnato in prima persona per tale risultato. Iniziò così la sua attività di primo amministratore della città e, in tale ruolo, dimostrò di possedere, oltre all'onestà personale, le capacità richieste dall'importante funzione: nel pieno rispetto delle direttive fasciste.Un esempio della fedeltà citata nell'operato del podestà è individuabile anche nella piena adesione alla politica demografica, con l'apertura, a Ferrara, nel 1927, di una sezione dell'OMNI. Renzo Ravenna ne fu membro di diritto, e operò in linea con le indicazioni nazionali, cfr. Archivio di Stato di Ferrara, Prefettura, Gabinetto, b. 169, fasc. 5; lettera del prefetto Cesare Bertini al Ministero dell'Interno, 8 ottobre 1926.In particolare Ravenna diede la sua piena adesione alla politica demografica fascista organizzando a Ferrara, nel 1927, una sezione dell'OMNI. Renzo Ravenna ne fu membro di diritto, e operò seguendo fedelmente le direttive del regime, cfr. .
Inizio attività come podestà Uno dei suoi primi e significativi atti politici fu quello di confermare nei loro ruoli diversi validi tecnici dell'amministrazione precedente, anche se noti antifascisti; in particolare, tra gli altri, Girolamo Savonuzzi e Arturo Torboli, che vennero poi uccisi nel 1943, come in seguito riportato.. I problemi che da subito si trovò ad affrontare riguardarono principalmente la situazione delle finanze del Comune, la disoccupazione diffusa e l'indigenza di molti suoi concittadini. Ricevette infatti, per tutto il suo mandato, numerose richieste di aiuti, alle quali rispose sempre.
Non di rado poi intervenne non solo come amministratore ma contribuì personalmente anche sul piano economico a favore di alcuni in situazione di bisogno.Non furono rari i casi nei quali sostenne personalmente il costo degli studi universitari di alcuni giovani privi di mezzi, come avvenne nel caso del futuro storico Carlo Zaghi, cfr. . Istituì inoltre mense per i poveri, attive specialmente nel periodo invernale, che rimasero in funzione sino alle sue dimissioni. L'impegno nell'amministrazione della città ridusse il tempo dedicato al suo studio professionale che tuttavia continuò l'attività, anche grazie ai suoi collaboratori.:
Intervento urbanistico
Sin da prima del suo incarico alla guida di Ferrara (ancora in veste di assessore) partecipò all'importante opera di rinnovamento urbanistico definita in seguito Addizione Novecentista. L'amministrazione coinvolse, in tempi successivi, vari architetti e ingegneri col compito di ridisegnare il volto cittadino che, nelle nuove costruzioni, seguì quasi sempre i nuovi dettami del razionalismo: Adamo Boari, Angiolo Mazzoni, Virgilio Coltro, Giorgio Gandini, Filippo Galassi, Girolamo Savonuzzi (ingegnere capo del comune) e il fratello Carlo Savonuzzi furono tra i principali artefici di questo rinnovamento.
Si misero in cantiere interventi in molti punti della città, oltre ai già ricordati Castello Estense e Palazzo del Comune. Si sistemarono le reti viaria e fognaria, si estese l'illuminazione pubblica, si costruirono vari edifici scolastici e di abitazione popolare. A questo periodo di intensa attività risalgono: il palazzo delle Poste, l'acquedotto, il mercato ortofrutticolo, la caserma Pastrengo, il palazzo dell'Aeronautica, la Casa del Fascio, il museo di storia naturale, il conservatorio Girolamo Frescobaldi, il complesso Boldini e si realizzò lo spostamento dell'arcispedale cittadino. Tale mole di lavori richiese ingenti finanziamenti che solo in parte attinsero alle spese correnti del Comune.L'attività del fascismo nell'amministrazione civica durante il decennio 1923-1932, Ferrara, 1933, pp. XIII-XIV. Vennero attivati mutui anche ventennali con istituti di credito pubblico, e parte dei fondi arrivò direttamente dal Governo, sia per preciso intervento di Balbo sia per scelta politica generale a livello nazionale.