Come re d'Etruria, la storiografia generalista ha talvolta attribuito a Carlo Lodovico la denominazione di "Ludovico II"Si vedano ad esempio Predari e Mateos Sáinz de Medrano, ed anche la scheda del SIAS sul regno d'Etruria ().. Tuttavia, atti ufficiali dell'epoca; , la monetazione, la ritrattistica e l'encomiastica appaiono concordi nel designare il re bambino con il suo nome esteso di Carlo Lodovico, il più delle volte senza numerazione. Anche la più recente storiografia ha di fatto abbandonato la vecchia denominazione di "Ludovico II"Pur non essendo la questione esplicitamente affrontata, la vecchia denominazione è ad esempio completamente ignorata dal Dizionario biografico degli italiani e dagli atti del convegno internazionale di Firenze del 2013, citati in bibliografia. Assai più drastico è l'araldista francese Hervé Pinoteau: «Le deuxième roi d'Étrurie fut Charles-Louis et non pas Louis II» ().. Sul trono di Parma assunse il nome di "Carlo II".
Biografia Giovinezza Carlo Ludovico nacque il 22 dicembre 1799 a Madrid, primogenito maschio di Ludovico di Borbone-Parma e della consorte, Maria Luisa di Borbone-Spagna; apparteneva alla dinastia dei Borbone-Parma, discendendo però anche dalle case di Borbone, Asburgo-Lorena, Wettin, Farnese e Savoia. Al tempo della sua nascita, avvenuta in Spagna dove regnava il nonno materno Carlo IV, il padre era l'erede al ducato di Parma e Piacenza sul cui trono sedeva il nonno paterno Ferdinando I. Carlo Ludovico aveva una sorella minore, Maria Luisa Carlotta di Borbone-Parma, che divenne poi principessa ereditaria di Sassonia, in quanto moglie del principe Massimiliano.
Nel 1801 Napoleone Bonaparte istituì, al posto del Granducato di Toscana, il Regno di Etruria, designando come sovrano del nuovo stato Ludovico di Borbone-Parma, padre di Carlo Ludovico, a seguito della sua rinuncia al ducato parmense. Nel 1803, Ludovico I d'Etruria morì e di conseguenza il figlio gli successe come Carlo Ludovico; il nuovo monarca, tuttavia, che al tempo dell'ascesa al trono aveva solo tre anni, venne deposto alla fine del 1807 dallo stesso imperatore dei Francesi, che lo confinò in Francia, dove rimase fino alla fine del periodo napoleonico.
Dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, i Borbone non vennero restaurati sul trono del Ducato di Parma, che fu invece affidato a Maria Luisa, o Maria Luigia, seconda moglie di Bonaparte, lasciando impregiudicata la questione della destinazione del ducato alla sua morte. La madre di Carlo Ludovico fu compensata con il più piccolo Ducato di Lucca e con una rendita annua di cinquecentomila lire da pagarsi da parte dell'Austria e del Granducato di Toscana, il quale avrebbe alla fine incamerato il ducato stesso quando ai Borbone fosse stata trovata un'altra sistemazione.
L'ex regina d'Etruria si oppose con veemenza, rifiutando di prendere possesso del ducato, mentre suo fratello Ferdinando VII di Spagna ricusava di sottoscrivere lAtto finale del Congresso di Vienna. Nel giugno 1817 si giunse ad una soluzione: con un trattato collaterale allo stesso Atto finale, sottoscritto il 10 giugno, le grandi potenze europee stabilirono che, alla morte di Maria Luisa, il Ducato di Parma sarebbe tornato a Maria Luisa di Borbone e ai suoi discendenti maschi, mentre, con la stessa decorrenza, il Ducato di Lucca sarebbe stato annesso al Granducato di ToscanaTrattato conchiuso a Parigi il 10 giugno 1817 tra le Corti d'Austria, di Spagna, di Francia, della Gran Bretagna, di Prussia e di Russia, il quale, in esecuzione dell'art 99 dell'Atto Finale del congresso, determina la reversione dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, ibidem, p. 74 e ss.. Conseguentemente, in data 22 novembre 1817 l'ambasciatore spagnolo a Torino, Eusebio Bardají Azara, prese possesso del ducato in nome della futura duchessa, ed ella fece il suo ingresso trionfale a Lucca con il figlio, il 7 dicembre successivo.
Duca di Lucca
Ascesa al trono
I vari eventi e le diverse peripezie che caratterizzarono i primi anni di vita di Carlo Ludovico incisero indubbiamente in maniera determinante sulla sua educazione e sulla sua formazione culturale e politica. Alcune testimonianze dei contemporanei parlano di una "vasta cultura", acquisita attraverso un lavoro personale, non sempre coerente e ordinato. Gli interessi rivelati negli anni della maturità dimostrano la natura volubile della sua intelligenza, attratta fin dalla prima giovinezza dai rami più disparati del sapere, dalla medicina alla musica, tanto che compose egli stesso musica sacra, alle lingue straniere. All'età di diciotto anni, giungendo a Lucca come principe ereditario, si trovò sottoposto a un controllo continuo da parte della duchessa Maria Luisa, meschina e bigotta. L'influenza materna su di lui, se si può ritrovare in alcuni aspetti marginali, come nel gusto per lo sfarzo spagnolesco della corte, che anche il figlio ebbe in grado notevole, è stata in complesso molto relativa, anzi determinati atteggiamenti del futuro duca di Lucca sono stati giudicati come il risultato di una profonda avversione alla grettezza di Maria Luisa in campo religioso e alla sua durezza nel modo di governare.
Nel 1820, Carlo Ludovico sposò Maria Teresa di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I di Sardegna e della consorte, la regina Maria Teresa d'Austria-Este, la quale era molto diversa per temperamento e per carattere da suo marito; ella infatti era molto legata ad un'educazione familiare e alla tradizionale religiosità della fede cattolica. La coppia ebbe due figli: Luisa Francesca, morta però all'età di due anni nel 1823, e Carlo, che diverrà poi duca di Parma e Piacenza.
Il 13 marzo 1824 la duchessa Maria Luisa morì e e il figlio le succedette sul trono di Lucca, pur trascorrendo quasi interamente all'estero i primi anni del suo regno. Nel momento in cui su di lui cadeva la responsabilità di governare il piccolo Stato, possesso solo transitorio della sua casata, egli sembrò disinteressarsene, preferendo viaggiare attraverso l'Italia e l'Europa. Tra il 1824 e il 1827 fu spesso a Roma e a Napoli, più volte a Modena, e talvolta a Torino, perché l'austerità dei parenti della moglie e della corte piemontese gli era poco accetta. Dal 1827 al 1833 frequentò soprattutto il mondo germanico e slavo: Vienna, dove aveva affittato il Palazzo Kinsky, Berlino, Francoforte, Praga, città capitali degli Stati germanici e lunghi soggiorni nei castelli di Uchendorff e di Weisstropp. Dato il comportamento disinteressato da parte di Carlo Ludovico nei confronti del ducato di Lucca, la responsabilità di governo rimase in mano al ministro Ascanio Mansi.
Si è attribuito a volte al giovane duca il merito di aver apportato al sistema di governo alcune modifiche, le quali, pur deludendo le aspettative di una parte dei suoi sudditi, che speravano in un ritorno alla costituzione del 1805, potevano tuttavia preludere a una migliore organizzazione dello Stato. In realtà questo non subì sostanziali trasformazioni dal 1817 in poi e con l'avvento al trono di Carlo Ludovico si ebbe solo un aumento del numero dei consiglieri di Stato, aventi il compito di discutere le leggi, in via puramente consultiva. Tra il 1824 e il 1829 furono presi alcuni provvedimenti relativi ai dazi, ad una certa libertà di commercio, a sgravi fiscali, al catasto. Sul piano culturale fu favorito lo sviluppo del liceo universitario e l'istituzione di scuole di mutuo insegnamento. Ma queste riforme si ebbero mentre il duca era lontano da Lucca e la loro attuazione è quasi sempre da attribuire all'iniziativa del ministro Mansi. Sembra che il duca si sia limitato a proporre alcune innovazioni, come la fondazione di un ospedale omeopatico, mai realizzato, e l'apertura degli asili infantili, stima e amicizia lo legavano a Ferrante Aporti e a Matilde Calandrini. Si trattava di improvvisi entusiasmi per cose che vedeva realizzate all'estero e che ordinava si facessero anche a Lucca, senza tanto sottilizzare se le condizioni locali erano atte a recepirle.
Lontano da Lucca
La sua continua lontananza creava non poche difficoltà al governo: spesso capitava che egli firmasse o non firmasse i decreti sovrani secondo lo stato d'animo del momento, senza una vera conoscenza delle questioni. L'interesse di dirigere la cosa pubblica in modo tale da salvaguardare il più possibile l'autonomia del piccolo Stato era propria del lucchese Mansi, non dello "straniero" Carlo Ludovico: a Lucca si diceva che se questi ne era il duca, Mansi ne era il re. Conscio della precarietà dell'esistenza dello Stato in quanto tale e della funzione solo transitoria del duca come suo capo, il vecchio ministro si propose di varare provvedimenti e attuare quelle opere che sicuramente il futuro governo toscano avrebbe trascurato, preoccupandosi nello stesso tempo di non urtare la suscettibilità del granduca di Toscana, Leopoldo II, che, quale legittimo successore, tendeva a opporsi a ogni atto pregiudizievole ai suoi diritti.
Non sempre questa politica del ministro Mansi corrispondeva ai desideri di Carlo Ludovico, che, pur stimandolo, non lo amava e ne subiva mal volentieri l'autorità; geloso del suo potere, il duca giungerà a rimproverargli di aver troppo legato Lucca a Firenze, dimenticando però l'anomalia sancita dal congresso di Vienna, per cui la "piena sovranità" del duca di Lucca risultava limitata da una altra sovranità, quella del granduca di Toscana, che in effetti considerava i Borbone solo usufruttuari della città. Si può forse attribuire ad una improvvisa presa di coscienza di questa anomalia il tentativo che il duca avrebbe fatto nel 1829; secondo voci diffuse negli ambienti diplomatici, per ottenere dai governi di Madrid e di Parigi, il riconoscimento della sua sovranità su Lucca in modo definitivo, dietro rinuncia ai diritti su Parma. Questo passo rappresenterebbe un primo segno di insofferenza per l'intromissione altrui negli affari interni del suo Stato, che si manifesterà più chiaramente negli anni successivi. Ma la debolezza e l'incostanza del suo carattere non gli permetteranno poi di continuare questo tipo di politica, non riuscendo inoltre mai a sottrarsi all'opprimente protezione dei parenti della casa Borbone o al controllo dell'Austria e, di riflesso, a quello di Firenze e di Modena.
Congiura La Cecilia
Il 1830 fu l'anno della supposta "congiura", per cui Carlo Ludovico di Lucca fu "Re d'Italia per una notte", secondo l'espressione di Giovanni La Cecilia (Memorie storico-polit., a cura di R. Moscati, Milano 1946, pp. 67-70) il quale, venendo nell'autunno a Lucca, avrebbe trovato il duca favorevole a concedere la costituzione e disposto a farsi affiliare alla carboneria. Senza entrare nel merito dell'attendibilità di quanto narra La Cecilia, resta il fatto che sia potuta nascere una simile voce. La simpatia manifestata da Carlo Ludovico per l'ambiente liberale nei pochi mesi in cui soggiornò nel ducato è indubbiamente sincera e denuncia uno stato d'animo incline alla ribellione sia contro il capo della casa di Borbone, il detronizzato Carlo X di Francia, sia contro la Spagna e l'Austria. Il cancelliere asburgico Metternich riuscì però ben presto a riportarlo alla ragione e a farlo tornare a Vienna. Le voci che designavano Carlo Ludovico liberale dovevano diffondersi con insistenza negli anni immediatamente successivi.