Sullorigine e provenienza degli Etruschi è fiorita nei secoli una vasta letteratura, non solo in ambito storico e archeologico. Le teorie esposte dalle fonti storiche a partire dal V secolo a.C., ovvero cinquecento anni dopo le prime manifestazioni in Italia della civiltà etrusca, appaiono infatti piuttosto discordanti; tale circostanza dimostra che sull'argomento non vi era tra i Greci un'identità di visioni. Considerate le strette relazioni commerciali e culturali tra Greci ed Etruschi è verosimile ritenere che gli stessi Etruschi non possedessero una propria tradizione su un'eventuale provenienza da altre aree del Mediterraneo o d'Europa; se tale tradizione fosse esistita, gli storici greci e latini l'avrebbero certamente riferita.
Le tesi sull'origine degli Etruschi elaborate nell'antichità possono essere suddivise in due filoni: l'origine orientale e l'origine autoctona. Un terzo filone, riguardante un'origine settentrionale del popolo etrusco, si basa su alcune considerazioni dello storico romano Tito Livio a proposito della popolazione alpina dei Reti ma fu elaborato dagli storici solamente durante il XVIII ed il XIX secolo. Le tesi antiche hanno dato vita a un lungo dibattito, gli studiosi moderni hanno messo in dubbio che le tesi antiche contenessero sempre fatti realmente accaduti, e hanno concluso che fossero delle narrazioni, in molti casi, basate su invenzioni totalmente artificiose. Tutte le evidenze fino a oggi raccolte dall'archeologia preistorica e protostorica, dall'antropologia, dall'etruscologia, e dalla genetica, sono in favore dell'origine autoctona degli Etruschi. La fase più antica della civiltà etrusca è la cultura villanoviana, attestata a partire dal IX secolo a.C., che deriva, a sua volta, dalla cultura protovillanoviana (XII - X secolo a.C.).
Due studi di archeogenetica, pubblicati nel 2019 e nel 2021 con la partecipazione delle università di Stanford, di Harvard, di Firenze e il Max Planck, hanno analizzato per la prima volta il DNA autosomico di campioni etruschi provenienti dalla Toscana e dell'Alto Lazio. I risultati hanno confermato che gli Etruschi erano una popolazione autoctona, geneticamente simile ai Latini del Latium vetus della prima Età del ferro. In particolare, lo studio del 2021 ha evidenziato l'assenza nel DNA etrusco di una componente genetica riconducibile al Mediterraneo orientale o all'Anatolia, un dato che supporta un’origine locale e non alloctona degli Etruschi. Queste conclusioni sono state confermate da ulteriori ricerche successive.
Critiche all'attendibilità delle tesi sull'origine degli Etruschi nella storiografia antica
L'etruscologo francese Dominique Briquel mette in evidenza come tutte le versioni della storiografia greca sull'origine degli Etruschi siano da considerare costruzioni narrative artificiose, elaborate in ambienti ellenici o ellenizzati anche per scopi di natura politica, e non vadano pertanto considerate alla stregua di documenti storici.
Infatti i racconti degli autori greci sulle origini degli Etruschi, oltre che discordanti, sono redatti molti secoli dopo le prime attestazioni archeologiche degli Etruschi in Italia. Peraltro le fonti più antiche, come la Teogonia di Esiodo e un inno omerico, non fanno alcuna menzione a un'origine alloctona degli Etruschi. I racconti greci, basati sul modello del racconto coloniale e il mito di fondazione, sono il risultato di una rilettura di racconti mitici in chiave propagandistica - a volte antietrusca, altre volte proetrusca -, con mutamenti determinati dai cambiamenti avvenuti nel corso del tempo nei rapporti politici tra Greci ed Etruschi. Le due tesi sull’origine orientale (quella pelasgica dalla Tessaglia e quella anatolica dalla Lidia) erano infatti mirate a collegare le origini del popolo etrusco ad un orizzonte etnico, culturale e geografico più vicino al mondo greco, mentre la tesi dell’autoctonia degli Etruschi mirava a sottolineare, con accezione dispregiativa, la distanza etnica e culturale che esisteva tra Etruschi e Greci.
Tutte le evidenze fino a oggi raccolte dall'archeologia preistorica e protostorica, dall'antropologia e dall'etruscologia sono favorevoli a un'origine autoctona degli Etruschi: archeologicamente e linguisticamente non sono state infatti trovate prove di una migrazione dei Lidi o dei Pelasgi in Etruria. Una forte critica in tal senso è stata espressa anche nell'antichità dallo storico Dionigi di Alicarnasso, il quale, a proposito della supposta origine degli Etruschi dalla Lidia cui fa cenno Erodoto, evidenzia che Lidi ed Etruschi non mostravano alcuna somiglianza nella lingua, nella religione o nella cultura; infatti, per quanto gli era noto, la lingua etrusca non poteva essere messa in relazione con alcun altro linguaggio conosciuto; a suo giudizio gli evidenti caratteri di arcaicità degli Etruschi negli aspetti linguistici e culturali dovevano considerarsi una prova dell'autoctonia di quel popolo.Si veda più avanti il passo di Dionigi riportato nel paragrafo dedicato alla tesi dell'autoctonia.
Gli archeologi concordano sulla sostanziale continuità tra la cultura etrusca di età orientalizzante e la precedente cultura villanoviana, attestata a partire dal 900 a.C. circa, e considerata la fase più antica della civiltà etrusca; le manifestazioni culturali della cultura villanoviana derivano a loro volta, senza alcuna evidenza di discontinuità, dalla più antica cultura protovillanoviana (1200 a.C. - 901 a.C.) dell'età del Bronzo finale. Studi recenti di linguistica hanno dimostrato una consistente affinità della lingua etrusca con la lingua retica parlata nelle Alpi: si ritiene che sia la lingua etrusca che quelle retica facciano parte della famiglia linguistica tirrenica, appartenente alla lingue preindoeuropee e paleoeuropee, di cui farebbe parte anche la lingua attestata in poche iscrizioni rinvenute nell'isola di Lemno in Grecia.
Studi di antropologia fisica e studi recenti di genetica su campioni ossei di Etruschi vissuti tra il 900 a.C. e il 1 a.C. hanno concluso che gli Etruschi erano autoctoni: anche gli Etruschi, come i Latini, avevano nel loro DNA percentuali significative della componente ancestrale che rimanda alle popolazioni dell'età del Bronzo della steppa pontico-caspica dell'Europa nord-orientale, considerate progenitori dei popoli di lingua indoeuropea (cultura di Jamna),Alla componente ancestrale Steppe i genetisti attribuiscono un ruolo nella diffusione delle lingue indoeuropee Cfr. David Reich, Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità, Raffaello Cortina Editore, Milano 2019. ma secondo i linguisti gli Etruschi parlavano una lingua preindoeuropea e paleoeuropea, senza apparenti legami con la famiglia delle lingue indoeuropee. Tali dati indicano che la stabilizzazione nella penisola italiana e nella catena delle Alpi dei progenitori linguistici degli Etruschi e dei Reti avvenne in un'epoca ben più antica rispetto alla discesa degli antenati dei Latini e degli altri popoli italici di lingua indoeuropea avvenuta in più fasi nella tarda età del Bronzo.
Le ipotesi della storiografia antica
La più antica testimonianza sui Tirreni (il nome con cui i Greci si riferivano agli Etruschi) è contenuta in un passo della Teogonia di Esiodo, scrittore greco vissuto tra l'VIII ed il VII secolo a.C., tre secoli prima di Erodoto ed Ellanico di Lesbo, che proposero due differenti tesi sull'origine orientale del popolo etrusco.
Il passo citato di Esiodo riecheggia uno dei miti che si erano diffusi in epoca orientalizzante nel tentativo di nobilitare le origini dei popoli italici, con cui i Greci intrattenevano a quel tempo importanti relazioni commerciali. Secondo la versione tramandata da Esiodo, che rimanda al celebre episodio dell'incontro tra Ulisse e la dea Circe narrato nell'Odissea, i re eponimi degli Italici furono il frutto di questa unione: Latino, re eponimo dei Latini (diffusamente presente anche nell'Eneide di Virgilio), fu loro figlio; suo fratello Telegono, come racconta Igino,Igino, Fabulae 127 generò Italo, re eponimo degli Itali (spesso considerati equivalenti o parte degli Enotri stanziati nel Meridione); infine è menzionato un Agrio altrimenti sconosciuto, che sulla base del testo di Esiodo deve essere certamente collegato a qualche tradizione italica su re o eroi eponimi non nota da altre fonti. Si noti che Servio riferisce di una tradizione che fa di Ausone, re eponimo degli Ausoni, un figlio di Ulisse e di Circe non menzionato da EsiodoServio, In Vergilii Aeneidos Libros 8.328 e un ulteriore innominato figlio della coppia è citato da Plinio il Vecchio quale re eponimo dei MarsiPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, 7.2.15 (uno dei due è forse da identificare nell'oscuro Agrio ricordato da Esiodo). Dopo aver menzionato tali tradizioni, Esiodo sembra alludere ad una dominazione dei Latini, degli Itali e del popolo guidato da Agrio sui Tirreni. L'interpretazione più comunemente accettata è che in Esiodo l'uso dell'etnonimo Tirreni fosse esteso in senso generico a tutti gli abitanti dell'Italia centrale e che in ambiente greco il termine Tirrenia fosse al tempo di Esiodo riferibile a tutto il mondo italico occidentale. Esplicita in tal senso è la testimonianza riportata secoli dopo da Dionigi di Alicarnasso, secondo cui
In conclusione la testimonianza sui Tirreni di Esiodo non riporta alcuna informazione sull'origine del popolo etrusco.
Ipotesi della provenienza orientale: Tessaglia o Lidia
Tessaglia
La prima tesi del filone della provenienza orientale venne sostenuta da Ellanico di Lesbo, storico greco del V secolo a.C., ed è riportata da Dionigi di Alicarnasso. L'attidografo Ellanico, rifacendosi alla tradizione ateniese, ricollega i Tirreni al popolo dei Pelasgi, stanziati nella Pelasgiotide, territorio collocato nella regione greca conosciuta in epoca storica come Tessaglia; i Pelasgi erano considerati i discendenti delle popolazioni preelleniche che abitavano la Grecia prima della discesa degli Achei e dello sviluppo della civiltà micenea; la Pelasgiotide fu invasa dalle tribù dei Dori, dei Tesprozi e dei Molossi e da altre tribù greche del nord-ovestPer Dionigi di Alicarnasso i Pelasgi alla fine dell'età del Bronzo, durante gli eventi che seguirono alla guerra di Troia e che portarono al collasso dei regni micenei e all'avvento del cosiddetto medioevo ellenico; secondo Ellanico l'invasione dei Greci determinò la fuga dei Pelasgi dalla loro patria in direzione del Mare Adriatico; essi sbarcarono nel delta del Po nei pressi di Spina e occuparono in seguito Cortona; da qui si irradiarono stanziandosi nella regione poi denominata Tirrenia, dandosi il nome di Tirreni. Sotto il nome di Tirreni tornarono poi a frequentare con le loro navi i mari d'Oriente.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 18.3-5
La tesi di Ellanico di Lesbo, seppur suggestiva, viene elaborata in un clima politico particolarmente favorevole agli Etruschi, quando cioè Etruschi e Ateniesi, sul finire del V secolo a.C., si trovarono alleati contro i Siracusani e le altre città siceliote riunite dal Congresso di Gela. La crisi politica ebbe come esito una fallimentare spedizione ateniese in Sicilia nel 415 a.C. In tale temperie il tentativo di dimostrare un'origine greca del popolo etrusco, più precisamente attraverso la connessione tra i Tirreni e la componente pelasgica preindoeuropea presente nel popolo greco (unica connessione che potesse giustificare le evidenti differenze linguistiche esistenti tra Greci ed Etruschi), appariva utile nella prospettiva di legittimare agli occhi dei cittadini ateniesi e dei loro alleati il rapporto di amicizia di recente instaurato con una popolazione così lontana dal punto di vista geografico e culturale.
Va osservato che la tradizione raccolta da Ellanico non è una semplice riproposizione