I Conti di Carpegna sono una storica famiglia italiana inurbata a Roma alla fine del sec. XVI. Originaria del Montefeltro e consanguinea dell'omonima famiglia, fu a capo della contea di Carpegna dall'inizio del XIII secolo fino al 1819. Nel 1463 si divise in due rami, quello dei conti di Carpegna e quello dei conti di Gattara e Scavolino, poi principi del Sacro Romano Impero, che si riunirono definitivamente nel 1817. Diede alla Chiesa due cardinali, Ulderico e Gaspare.
Storia Ricostruire le origini della famiglia non è agevole in quanto la documentazione più antica, conservata nella rocca di Carpegna, andò bruciata nel suo rogo del 1458 ad opera delle truppe di Federico da Montefeltro. I Carpegna, come per altre famiglie storiche romane, vantano origini leggendarie, identificando il loro capostipite in un Caio Arpineo, eques citato da Cesare nel libro V dei Commentarii de Bello Gallico. Altre tradizioni di famiglia la vorrebbero stabilita nel Montefeltro nel 457 con Armileone Carpineo, appartenuto probabilmente al popolo dei Carpi e disceso in Italia al seguito di Odoacre, oppure originaria della zona e investita di castelli dall'imperatore Ottone I: questa fu a lungo l'ipotesi più accreditata per via di un diploma imperiale del 962, rivelatosi poi un falso cinquecentesco. Oggi pare abbastanza certa l'origine come consortile autoctono da tempo potente nel Montefeltro e investito della giurisdizione della zona da Federico Barbarossa dopo l'estinzione dei conti di Bertinoro.
Il primo personaggio storico della dinastia è Ugolino di Bonconte, legato al Barbarossa che nel 1177 lo invia da Guglielmo II di Sicilia. Ugolino è certo parente, e forse fratello, di Montefeltrano, capostipite della casa di Montefeltro. Le due famiglie dei Carpegna e dei Montefeltro, che continuano ad agire congiuntamente nei decenni successivi, sono le uniche della zona ad avere il titolo di comes e sono in possesso di numerosi castelli per investitura imperiale. La prima citazione della contea di Carpegna appare in un atto del 1238 rogato in comitatu comitum de Carpengna.1238, luglio 10; edizione in Codice diplomatico dei conti di Carpegna, doc. 34, pp. 45-48; riproduzione fotografica e regesto online in Le pergamene della famiglia Carpegna Falconieri Gabrielli, nel SAN (Sistema archivistico nazionale), doc. 1. A questa altezza, essa comprende una trentina di castelli in due nuclei territoriali tra le zone di Carpegna e di San Marino. Fra Due e Trecento, la famiglia è presente sulla scena politica dell'Italia centrale: suoi membri sono cittadini di Rimini, Città di Castello e Ravenna, sono comandanti militari e partecipano alla rete dei magistrati itineranti che governano i comuni, trovandosi attestazioni di podestà e/o capitani del popolo appartenenti a questo lignaggio nelle città di Rimini, San Pietro in Vincoli, Forlì, Città di Castello, Firenze, Todi, Arezzo e Gubbio. Alla metà del Duecento la famiglia passa alla parte guelfa ed è proprio di questa fazione il Guido di Carpegna citato da Dante nel XIV canto del Purgatorio. Nella tradizione di famiglia, è alla sua liberalità che è dovuto il periodo di decadenza che porta nella seconda metà del secolo la famiglia a vendere numerosi castelli. In realtà, il ridimensionamento del potere del lignaggio si deve a diverse concause, fra le quali la crisi, generalizzata in questo tipo di famiglie investite di dominio signorile, del sistema di gestione politica e patrimoniale di tipo consortile di fronte alla riduzione del valore della proprietà fondiaria e al consolidamento di altri poteri concorrenziali.
Tra la fine del Duecento e la metà del Trecento un ramo dei Carpegna, quello di Pietracuta, spicca di nuovo nella fazione ghibellina al fianco dei Montefeltro, Ordelaffi, Faggiolani e Tarlati, fino alla campagna di riconquista della Marca Anconitana e della Romagna ad opera del cardinale Albornoz.Tommaso di Carpegna Falconieri, I feudi imperiali dei conti e principi di Carpegna, p. 188. Nel Quattrocento i conti di Carpegna si alleano con i Malatesta, nemici dei Montefeltro, per evitare di essere inglobati nei domini di questi ultimi. La disfatta di Sigismondo Pandolfo Malatesta porta quasi alla scomparsa della contea, che viene invasa da Federico da Montefeltro nel 1458.Ivi, pp. 187-189.
Rientrata in possesso di otto castelli, tra il 1460 e il 1463 la famiglia si divide in due rami: al conte Ugo va la contea di Scavolino, comprendente anche i borghi fortificati di Gattara, Bascio e Miratoio, mentre ai conti Giovanni e Federico vanno Carpegna, Castellaccia, Torre dei Fossati e Palazzo Corignano. Sul finire del secolo Giovanni, per assicurare la sopravvivenza della sua contea, si pone sotto la protezione di papa Innocenzo VIII e due anni dopo, nel 1489, conclude un trattato di accomandigia con la Repubblica Fiorentina; lo stesso faranno i conti di Scavolino nel 1513.
Orazio, figlio di Giovanni, è capitano di ventura al servizio di Venezia, di Urbino e infine del Papa. A conclusione della carriera viene inviato a Roma come ambasciatore del duca di Urbino: nel 1559 viene ascritto al patriziato romano e muore l'anno dopo. Nel corso del Seicento la famiglia, pur rimanendo in possesso dei suoi domini del Montefeltro, si stabilisce definitivamente nell'Urbe. Orazio II, la cui nascita postuma salva in extremis la sopravvivenza della contea, condivide con il nonno il nome e la professione: capitano di ventura nelle guerre di Fiandra nominato Cavaliere di Santo Stefano per il suo valore, è poi Maestro di campo delle truppe d'Urbino inviate dal duca Francesco Maria II della Rovere nella Prima guerra del Monferrato, dove viene fatto prigioniero nel 1615. Passato al servizio del Papa, Urbano VIII lo nomina governatore generale delle armi pontificie in Romagna, col timore di una guerra con Venezia; Orazio muore a Cento nel 1632. L'apice della famiglia non è ancora giunto: l'anno successivo arriva inaspettata la nomina al cardinalato di Ulderico di Carpegna, del ramo di Scavolino, che sarà seguita da quella di Gaspare di Carpegna nel 1670.
L'ascesa alla porpora del primo cardinale di famiglia è favorita dagli avvenimenti storici: nel 1630 il Ducato di Urbino viene incorporato nello Stato della Chiesa e Ulderico, vescovo di Gubbio come già suo fratello Pietro, assume immediatamente un importante ruolo in Curia come referente per la zona, in considerazione del suo ruolo come anche del prestigio del suo casato tra Marche, Umbria e Romagna. Ulderico prosegue il suo ministero episcopale a Todi, Albano, Frascati e Porto-Santa Rufina; nella sua lunga vita arriva fino all'incarico di vicedecano del Sacro Collegio e partecipa a cinque conclavi, presentando la sua candidatura in quattro di questi e giungendo molto vicino all'elezione nel 1670 e 1676.
La nomina a cardinale di Gaspare è invece aiutata da alleanze familiari: dopo una brillante carriera ecclesiastica che lo porta a ricoprire gli incarichi di Referendario utriusquae signaturae, Uditore di Rota e infine Consultore del Sant'Uffizio, nel 1670 l'elezione al Soglio di Emilio Altieri, il cui nipote aveva sposato sua sorella, gli apre immediatamente le porte del Sacro Collegio. Gaspare, a cui viene affidato l'ambito ufficio della Dataria, riceve anche la nomina a cardinal vicario, incarico che terrà per oltre 40 anni. La sua fermezza nel governo di Roma e la sua intransigenza nell'amministrazione della giustizia come nei rapporti diplomatici lo rendono impopolare presso la cittadinanza e le nazioni straniere: vengono così fermati in conclave i suoi tentativi di innalzare al Soglio nel 1676 il cugino Ulderico, con il veto della Francia, e se stesso nel 1689, per l'opposizione del Granducato di Toscana e di nuovo della Francia. Gaspare è ricordato anche come dotto canonista, intellettuale, collezionista e mecenate: grazie alla fama della sua erudizione è il primo cardinale acclamato in Arcadia, col nome di Ermete Aliano, e fa da protettore ad alcuni arcadi come Marcello Severoli e Raffaello Fabbretti. Avvalendosi dell'aiuto dell'architetto Giovanni Antonio De Rossi, edifica una villa fuori porta a Roma, Villa Carpegna, e un grandioso palazzo nei feudi aviti; nel suo palazzo del rione Sant'Eustachio riunisce un'importante collezione, il Museo Carpegna, in cui spicca una curata raccolta numismatica. Suo fratello, il conte Muzio, è Conservatore nel 1656, 1669 e 1671; approfittando della posizione favorevole a corte, nel 1674 ottiene per i suoi feudi il privilegio di acquistare il sale alle saline di Cervia al prezzo di non suddito e l'esenzione dai dazi per il passaggio del sale in Romagna verso le sue terre. Riesce anche ad ottenere altre immunità ed esenzioni fiscali per gli ecclesiastici dei suoi stati, muovendosi in tal direzione insieme alla Repubblica di San Marino per la quale agisce da protettore a Roma.Tommaso di Carpegna Falconieri, I feudi imperiali dei conti e principi di Carpegna, pp. 191-192. Il figlio Francesco Maria è Conservatore nel 1687, 1701, 1704, 1723 e 1732 ma, allo stesso tempo, nel 1697 rinnova il suo giuramento di fedeltà all'Imperatore per i suoi feudi nel Montefeltro. Attraverso il matrimonio con Giustina Ginevra Baldinotti, unica erede di Cesare, la famiglia entra in possesso del feudo di Pescorocchiano nel Regno di Napoli, che conserverà fino al 1784.
La bilanciata politica dei Carpegna verso Roma e Vienna, volta a conservare la sovranità nei feudi montefeltrani, viene portata avanti anche dal ramo di Scavolino. Ulderico di Carpegna, conte di Scavolino, segue l'Imperatore Leopoldo I nelle guerre d'Ungheria e partecipa alla presa di Buda. Nel 1685 l'Imperatore lo eleva al rango di Principe del Sacro Romano Impero, in virtù del suo possesso di un feudo imperiale immediato. Il ramo dei Principi di Scavolino si estingue con lui, che nel 1728 nomina suo erede il nipote Emilio Orsini de' Cavalieri (di un ramo cadetto della famiglia principesca degli Orsini) e muore senza prole nel 1731. Pochi anni dopo si estingue anche la linea dei conti di Carpegna: privo di discendenza maschile, nel 1741 il conte Francesco Maria istituisce erede il nipote marchese Antonio Gabrielli, figlio della primogenita Laura, con l'obbligo di assumere nome e titoli della casa di Carpegna. La famiglia ha così continuazione nei due rami dei Carpegna Orsini de' Cavalieri, a capo del principato di Scavolino, e dei Carpegna Gabrielli, a capo della contea di Carpegna.
Per tutto il Settecento i due rami della famiglia continuano ad esercitare diritti sovrani nei loro stati, emanando finanche editti intestati con le formule "Dei Gratia Princeps" e "Dei Gratia Comes".Tommaso di Carpegna Falconieri, I feudi imperiali dei conti e principi di Carpegna, p. 192. Alla fine del secolo si riuniscono tramite il matrimonio del principe Ulderico II di Scavolino con Anna Girolama di Carpegna, sorella del conte Gaspare. Mario, fratello minore di Gaspare, intraprende la carriera militare raggiungendo il grado di Colonnello in Spagna; dal suo matrimonio con Gioacchina Jebray Tenciro discendono i rami cadetti della famiglia tutt'oggi fiorenti.