La Biblioteca italiana delle donne di Bologna è la più importante biblioteca specializzata italiana dedicata alla cultura delle donne, studi di genere e femminismo.
Storia
La Biblioteca italiana delle donne è nata nel 1983, inaugurata il 7 marzo presso la prima sede in via Galliera 4. Grazie all'Associazione Orlando, Associazione Orlando fondata con statuto il 7 luglio 1983 da 23 socie fondatrici che ha progettato un luogo di donne, denominato Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città, oppure semplicemente Centro delle donne di Bologna, che ha visto come una delle sue attività principali quella di istituire una biblioteca specialistica legata alla produzione culturale e letteraria delle donne.
Negli anni ottanta in Italia le donne si organizzano in associazioni finalizzate: «La costruzione di archivi, biblioteche, la realizzazione di corsi, di seminari e convegni costituiscono un aspetto dell'attività, ma il dato specifico fu che la dimensione culturale s'intreccio con quella politica, con l'elaborazione di teorie e visioni dell'agire femminile e delle forme di relazione tra le donne“». Esiste, secondo le fondatrici, una necessità urgente condivisa tra le donne che fondano la biblioteca: raccogliere e conservare la conoscenza e la memoria del movimento delle donne e non solo, difendendola dal rischio di cancellazione.
Già nel 1978-1979 un piccolo gruppo di donne, tra cui Raffaella Lamberti, Marina Mizzau, Gianna Pomata, Angela Tromellini, poi Franca Serafini, Rita Alicchio, Adele Pesce, Elda Guerra, Brunella Dalla Casa, Laura Mariani, Giovanna Grignaffini, Leila Falà, Cristina Cacciari, Vita Fortunati, Gianna Pomata, Franca Serafini, Rita Alicchio, Marilena Buscarini decisero di costituire «una biblioteca specializzata dove sia possibile trovare strumenti di informazioni e orientamento (libri, documenti, bibliografie, percorsi di lettura, etc.) pur presentandosi come la necessaria base di avvio non può esaurire il significato del Centro... il nodo è quello di trasformazione la funzione tradizionale della biblioteca di utilizzo individuale, in un contro di produzione, ricerca ed elaborazione culturale delle donne, attraverso forme di partecipazione e coinvolgimento».Reti della memoria. Creazione, gestione e conservazione degli archivi femministi in Italia (1970-2005), tesi di laurea di Rosa De Lorenzo, La Sapienza, 2021Il Comitato scientifico per la costituzione del contro documentazione ricerca ed iniziativa delle donne, nominato dal Consiglio Comunale, 21, gennaio 1982, delibera Comune di Bologna, 463
Modello di riferimento per costruire il progetto della biblioteca fu Atria, l'Istituto per l'uguaglianza di genere e la storia delle donne di Amsterdam, biblioteca nazionale delle donne dell'Olanda, che sostenuta dal Ministero, raccoglie libri, riviste e archivi sulle donne e sulla storia dell'emancipazionismo in Olanda e non solo. Anche la biblioteca della città di Barcellona Francesca Bonemaison, fondata dall'Instituto de Cultura i la Biblioteca Popular de la Dona, fu un modello importante, insieme alla biblioteca Marguerite Durand, fondata nel 1932 a Parigi e diverse altre.
Fin dalla nascita la biblioteca delle donneTarozzi, Fiorenza, La biblioteca delle donne, in "L'eredità culturale di Gina Fasoli: atti del convegno di studi per il centenario della nascita (1905-2005): Bologna-Bassano del Grappa 24-25-26 novembre 2005", a cura di Francesca Bocchi e Gian Maria Varanini, Roma: Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2008, pp. 485-490, ISBN 9788889190470 è sostenuta da una convenzione con il Comune di Bologna, atto amministrativo che preserva l'autonomia di iniziative di azione in un ampio rapporto di scambi, infatti si tratta di una biblioteca ibrida, a metà strada tra pubblico e privato. La gestione culturale spetta all'associazione Orlando, mentre la dimensione finanziaria risulta a carico del Comune, come il personale, la sede, la manutenzione, l'acquisto del patrimonio.
La biblioteca è da sempre stata in rete con Centri delle donne in tutta Italia, e già nel 1983 si giunge alla costituzione formale del "Coordinamento nazionale dei Centri delle donne", inizialmente composto da 14 Centri, con la segreteria a Bologna. Chiusa questa esperienza nel 1990 fu fondato la Rete Lilith, rete informatica delle biblioteche delle donne.
Per 23 anni (dal 1993 al 2016) la biblioteca è stata diretta da Annamaria Tagliavini, dal 2017 al 2019 da Simona Brighetti, dal 2019 da Anna Pramstrahler.
Sede
La prima sede della biblioteca era via Galliera 4, Palazzo Torfanini, utilizzata dal 1983 fino al 1988, successivamente il Centro si trasferisce in via Galliera 8, Palazzo Montanari, fino al 2001. La biblioteca è collocata al piano terra in una unica grande sala dedicata alla biblioteca, al secondo piano si trova il Circolo della stampa, spazio utile per eventi pubblici in assenza di spazi adeguati all'interno del Centro. Solo nel 2001 il Centro delle donne si trasferisce in Sala dei Notai, rimasto chiuso dal 10/05 al 02/09 per il trasferimento nella nuova sede. Una grande Sala che si affaccia direttamente su Piazza Maggiore e uno spazio per la biblioteca, ma dopo 4 anni, dopo il primo semestre del 2005 di chiusura, l’ultimo trasloco al complesso di Santa Cristina con l'inaugurazione il 7 maggio 2005Nel primo semestre del 2005 la biblioteca è stata chiusa al pubblico per il trasloco presso la nuova sede dell’ex convento di Santa Cristina.
Il convento di Santa Cristina, fa parte della Congregazione camaldolese, chiamato anche Santa Cristina della Fondazza, risale al 1245. La chiesa di Santa Cristina esisteva già alla fine del secolo XI nella località di Settefonti (oggi nel comune di Ozzano nell'Emilia), ma le monache camaldolesi che vi risiedevano decisero di trasferirsi all’interno delle mura cittadine di Bologna, probabilmente per il desiderio di rifondarsi in un contesto urbano che offriva relazioni sociali più favorevoli per il monasteroMario Fanti ... [et al.], S. Giuliano, S. Cristina : due chiese’ in Bologna, storia, arte, architettura presentazione: Giacomo Biffi ; introduzione di Niso Albertazzi, Elio Garzillo, Andrea Emiliani, Fotocromo emiliana, Osteria Grande (Castel San Pietro Terme), 1997..‘Santa Cristina della Fondazza: chiesa sussidiale della parrocchia di San Giuliano, Piazzetta G. Morandi’, in Mario Fanti, Eugenio Riccomini, Paola E.Rubbi, Oriano Tassinari Clò, Le chiese di Bologna, L'inchiostroblu, Bologna, 1992..
Una tradizione molto cara alla Biblioteca delle donne è la presenza nei secoli delle monache musicistePer approfondire cfr. , tra cui una delle più conosciute Lucrezia Orsina Vizzana. Sebbene sia vero che la Chiesa cattolica non impiegava donne musiciste nella sfera pubblica al di fuori delle mura claustrali, al loro interno la situazione era totalmente diversa: moltissime organiste, cantanti e compositrici possono infatti essere rintracciate nei registri dei monasteri italiani del periodo post-tridentino, tra cui quello di Santa Cristina.Craig A. Monson, Voci incorporee: musica e cultura in un convento italiano della prima età moderna, Bononia University Press, Bologna, 2009..
Il complesso di Santa Cristina oggi include la biblioteca delle donne che si affaccia, da un lato, su un chiostro interno, caratterizzato dal porticato rinascimentale, e dall’altro su un giardino pubblico, intitolato a Lavinia Fontana.
Fanno parte del centro anche altre due sale: la Sala Timpano in cui si trova il fondo Anna Rossi-Doria e l'Archivio, un’ampia sala affrescata, anch’essa affacciata sul chiostro interno, dove è collocato l’Archivio dell'Associazione Orlando e la Collezione storica. È presente inoltre un'ampia Aula Magna, un tempo usata come refettorio, vi si svolgono oggi eventi pubblici e lezioni universitarie. Il complesso include inoltre un’ala in cui si trovano il Dipartimento delle Belle Arti dell’Università di Bologna e la Fondazione Zeri.
Patrimonio Patrimonio della Biblioteca italiana delle donneClassi DeweyPercentuale000 - Opere generali6%100 - Filosofia6%200 - Religione9%300 - Scienze Sociali (Femminismi)32%400 - Linguistica2%500 - Scienze pure1%600 - Scienze applicate2%700 - Arte7%800 - Letteratura28%900 - Storia7%Totale38.708 Dati aggiornati al 31.12.2022
Il patrimonio della Biblioteca è interdisciplinare e multilingue, catalogato in SBN conta attualmente oltre 45.000 monografie (catalogate al 95%), e 800 periodici, di cui 30% in lingua straniera. Le riviste attive sono 34, di cui 21 sono in lingua straniera (prevalentemente inglese). Circa metà del patrimonio è stato donato da importanti studiose e intellettuali oppure acquistato con fondi dell'associazione Orlando, mentre l'altra metà è stato acquistato con fondi pubblici, in particolare provenienti dal Comune di Bologna. L'inventariazione del materiale librario segue quindi due canali: uno che identifica l'Associazione Orlando (AO), mentre è relativo al Centro documentazione delle donne (DD).
Trattandosi di una biblioteca specializzata e interdisciplinare il patrimonio tocca prevalentemente tematiche relative al femminismo, alla storia del movimento delle donne, emancipazione, al Gender e Womens Studies, ma la saggistica si sviluppa anche su tutte le tematiche che assumono un prospettiva di genere all'interno delle discipline come religione, filosofia, diritto, sessualità, politica, scienze, corpo delle donne, arte, cinema, storia, migrazione, guerra e pace, ecc. Oltre la saggistica vi è una consistente raccolta di letteratura e poesie di donne, italiana e straniera. Raccoglie negli anni documenti in particolare dell'editoria femminista italiana, ma anche internazionale.
La biblioteca è censita dall'ICCU ed è inserita nell'anagrafe nazionale, fa parte dell'ACNP, partecipa al servizio di Nilde, partecipa alla Rete locale delle biblioteche specializzate di Bologna Specialmente in Biblioteca.
Patrimonio librario La biblioteca è da sempre pensata per dare accesso diretto al pubblico alle sue collezioni attraverso lo scaffale aperto. Tutto il patrimonio librario è stato catalogato nel Polo UBO e quindi visibile nel catalogo nazionale di SBN viene soggettato e classificato. La biblioteca attraversa tutte le materie – chiaramente declinato al femminile – e anche per questo è stato scelta la collocazione a scaffale seguendo la Classificazione decimale Dewey, è una biblioteca multilingue, con materiale bibliografico vario (libri, materiale grigio, riviste, video, manifesti, etc.).
Da un'analisi delle collocazioni, riportato nella tabella qui sotto, risulta che le due sezioni maggiormente rappresentate sono le classe 300 (comprende femminismo) e la classe 800 (letteratura). Le collezioni sono quindi raggruppati intorno ai temi del femminismo, della politica delle donne (300) e della letteratura di donne (classe 800). Importante anche la classe dell’arte, come arte femminista, e singole artiste nelle varie epoche, le filosofe e la filosofia femminista (200) e infine la storia (900), come storia delle donne.
Periodici
Tutti i periodici posseduti dalla Biblioteca sono catalogati in ACNP (Catalogo nazionale dei periodici) anche con l’indicazione del link alla versione online Open access delle riviste digitalizzate nella biblioteca digitale.
Una parte importante del patrimonio dei periodici è costituito da un centinaio di riviste storiche italiane, risalenti all’Ottocento e al primo Novecento: si tratta delle prime testate femminili pubblicate nel paese, alcune delle quali godettero anche di larga diffusione. Le più note sono Almanacco della Donna Italiana (1920), Cordelia (1881), Giornale delle Donne (1873), La donna (1900), La donna fascista (1935), Vita femminile (1992). In questa sezione è possibile ricostruire l’evoluzione dell’editoria delle donne e per le donne, seguendo la nascita e la diffusione delle testate che ospitavano gli articoli e i racconti delle prime grandi scrittrici italiane.