Figlio del re Guðröðr il Cacciatore, aveva un fratellastro di nome Hálfdan svarti, futuro padre del noto Harald Bellachioma.
Quando aveva circa 20 anni, alla morte del padre, Ólafr si divise col giovane fratello il Vestfold, prendendone la parte orientale. Sposò Alfhild, una figlia di Alfarin, il re di Alfheim (Bohuslän).
La Saga degli Ynglingar riporta che mori per una "piaga al piede" (fótarverkr), mentre il Flateyjarbók lascia intendere che fosse morto per un'epidemia.
La Saga di Sant'Olaf nella versione del Flateyjarbók lo denomina "Elfo di Geirstad" nel narrare una fantastica storia su come fece da esca andando a pescare da solo. La storia prosegue spiegando come morì (non completamente, divenendo "draugr") e come rinacque come Olaf il Santo..
Secondo alcuni studiosi (Guðbrandur Vigfússon e Frederick York Powell), la denominazione "elfo" non andrebbe presa in senso letterale; inoltre fanno notare che, nelle modalità della morte di Olaf descritta nel Flateyjarbók, secondo il culto degli antenati in uso, "i morti erano chiamati elfi"..
Note
Bibliografia Fonti primarie Ynglinge-saga, opera in prosa di Snorri Sturluson, 1225 circa (traduzione in inglese). Ynglingatal, poema scaldico di Þjóðólfr da Hvinir, IX secolo. Flateyjarbók, importante raccolta di saghe islandesi, Jon Þórðarsson e Magnús Thorhallzson, XIV secolo. Fonti moderne
Categoria:Storia della Norvegia medievale Categoria:Personalità vichinghe