La scuola ebraica di via Vignatagliata era in un edificio medievale che si trova a Ferrara nell'antica zona del ghetto.

Storia L'edificio risale al XV secolo e dalla metà del XIX ospitò l'asilo e la scuola elementare ebraica.. Con la promulgazione delle leggi razziali fasciste, nel 1938, accolse tutti gli studenti ebrei che prima, a Ferrara, studiavano nelle scuola pubbliche. Tra gli alunni vi furono anche i figli dell'ex podestà, Renzo Ravenna, che si era dimesso dalla carica"Paolo Ravenna nasce a Ferrara il 6 marzo 1926, in una delle famiglie più antiche della comunità ebraica, secondogenito di Renzo Ravenna, che alla fine di quell'anno viene nominato podestà di Ferrara. La sua vita scorre tranquilla fino al 1938, quando il padre viene costretto alle dimissioni e lui e i fratelli sono espulsi dalle scuole cittadine a causa delle leggi razziali." (da )., mentre tra gli insegnanti vi fu il neolaureato Giorgio Bassani. Tra gli altri insegnanti vi furono anche Matilde Bassani, il rabbino capo Leone Leoni, l'artista Isa Magrini e il pugile Primo Lampronti."Giorgio Bassani e Matilde Bassani, o i professori espulsi dalle scuole pubbliche, come il professor Veneziani, fratello del direttore del coro della Scala licenziato nel 1938. Il rabbino capo Leone Leoni insegna religione, mentre per la ginnastica c'è il pugile Primo Lampronti, campione italiano, al quale era stato tolto il titolo" (da una scheda sulla scuola di via Vignatagliata, in museoferrara.it).

La scuola venne chiusa definitivamente nel 1943, quando le deportazioni colpirono duramente la comunità ebraica ferrarese e alcuni insegnanti, tra i quali Giorgio Bassani, furono arrestati."Con il passare degli anni e per effetto della forzata emigrazione indotta dalle leggi persecutorie il numero dei ragazzi della scuola di via Vignatagliata andò diminuendo e l'istituto si dissolse nell'estate 1943 [...] già c'erano stati gli arresti di Giorgio e Matilde Bassani" ().

Aspetti architettonici

L'edificio è elegante e semplice, diviso su tre piani, con la facciata in tipico cotto ferrarese e un portone in marmo. Mantiene quasi intatto l'aspetto dei secoli scorsi, con interni oggi trasformati in appartamenti privati. Una lapide, di lato alla porta di ingresso, ricorda che quello fu a lungo un luogo dedicato all'istruzione e testimone della persecuzione del popolo ebraico.

Note

Bibliografia

Voci correlate Giorgio Bassani Ferrara Ghetto di Ferrara Renzo Ravenna Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah

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