Questa pagina tratta la storia del L.R. Vicenza, società calcistica della città di Vicenza, dalle origini e fino al terzo millennio.
Storia I primi anni: dalla fondazione alla finale per il titolo
Il Vicenza Calcio, fondato nel 1902, è una delle più antiche società di calcio italiane. In particolare la formazione del primo consiglio direttivo avvenne il 9 marzo. Il debutto della squadra vicentina avvenne in un incontro amichevole del 18 maggio 1903, nel campionato Provinciale per Scuole; in quel torneo, vinto dal Vicenza, questi affrontarono il Cordellina, il Baggio e lo Schio.
Sin dalle sue radici più antiche, il gioco del calcio a Vicenza è sempre stato un fenomeno popolare, come testimonia ad esempio l'editto in pietra in cui il podestà di Venezia vietava espressamente di praticarlo in quanto gli schiamazzi disturbavano la quiete del vicino convento di suore. Il club nasce la domenica del 9 marzo 1902 sotto la guida del professor Tito Buy, suo primo presidente. Composta da giocatori tutti rigorosamente locali e capitanata dalla sua prima bandiera, Gino Vallesella, la squadra conclude il suo primo decennio di vita sfiorando il titolo nazionale, battuta in finale dalla Pro Vercelli nel 1911.
Fino al 1908 la squadra, denominata allora Associazione del Calcio in Vicenza, disputò solo tornei di carattere minore, senza mai partecipare al campionato nazionale, distinguendosi comunque e prevalendo sulle rivali in vari campionati regionali. Nel 1909 partecipò al Campionato italiano di Prima Categoria, uno dei due tornei (l'altro era il federale, l'unico attualmente riconosciuto dalla FIGC) in cui era suddivisa la massima serie dell'epoca: ammessa direttamente in semifinale in quanto unica compagine veneta iscritta, nelle due partite contro l'US Milanese dovette incassare ben 10 reti contro solo 1 segnata (1-2 a Vicenza e 0-8 a Milano), dimostrando di non essere ancora matura per il calcio nazionale.
L'esordio ufficiale risale al campionato 1910-11: l'Acivi (come venne chiamato il Vicenza per i primi cinquant'anni, dall'acronimo della denominazione ufficiale) inaugurò il 12 febbraio 1911 il nuovo campo di Borgo Casale con una larga vittoria sul e a marzo terminò a punteggio pieno il girone Veneto-Emiliano, qualificandosi alla finale per il titolo. Tuttavia dovette soccombere, sia in trasferta che in casa, alla Pro Vercelli nei suoi anni d'oro.
Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale prese parte in più occasioni alle finali nazionali dell'Italia settentrionale, che si disputavano in un girone fra le vincenti dei gruppi regionali. Il Vicenza incontrò così varie volte il , la Juventus, il Milan, l'Inter, affermandosi fra le migliori squadre italiane. Tuttavia a quegli anni risale un record negativo tuttora imbattuto: il 10 gennaio 1915, a Milano, i biancorossi incassarono addirittura 16 reti contro l'Inter. Riguardo a tale risultato qualcuno insinuò che i biancorossi avessero fatto baldoria la notte precedente la partita e fossero scesi in campo ancora "frastornati".
Il periodo nero
A interrompere l'età dell'oro vicentina venne la prima guerra mondiale, che costrinse la società a chiudere i battenti e molti giocatori a partire per il fronte. Ancor oggi, una lapide all'interno dello stadio Romeo Menti, ricorda i caduti biancorossi di entrambi i conflitti mondiali.
Alla ripresa dei campionati, nel 1919-20, il Vicenza gareggiò nella Prima Categoria divisa in vari gironi regionali. Nel 1921-22 si aggregò allo scisma delle grandi squadre, andando a disputare il campionato della C.C.I.: terminò ultimo nel girone A e doveva retrocedere in Seconda Divisione. All'attuazione del Compromesso Colombo affrontò lo spareggio di qualificazione che perse contro il Derthona lasciando così la massima divisione nazionale. Addirittura l'anno successivo fu retrocesso nuovamente, in Terza Divisione Veneta, ma subito dopo tornò in Seconda.
Nella stagione 1924-25 il Vicenza vinse il girone eliminatorio di Seconda Divisione dopo spareggi con e , ma venne poi squalificato e declassato all'ultimo posto per le posizioni irregolari degli ungheresi Horváth e Molnár;; comunque non venne retrocesso perché la Federazione lo ripescò. Impreparato di fronte alle trasformazioni che avviavano il calcio italiano verso il professionismo, si fece travolgere dalle varie ristrutturazioni dei tornei, fino a ritrovarsi nel 1929 ad essere precipitato al quarto livello della piramide calcistica nazionale.
La riscossa Verso la Serie B Gli anni trenta furono gli anni della riscossa biancorossa, dopo un decennio da dimenticare.
Nella stagione 1932-1933 l'attacco vicentino fu il migliore del girone con 64 reti, la squadra biancorossa concluse il Girone C da capolista con un distacco di cinque punti dal Treviso giunto secondo. Il Vicenza fu ammesso alle finali per la promozione in Serie B. Si piazzò secondo nel girone finale C e fu promosso nella serie cadetta per l'allargamento dei quadri.
Nell'annata 1933-1934 arrivò sulla panchina vicentina il tecnico Otto Krappan e la squadra concluse il campionato all'ultimo posto con 18 punti assieme all'Hellas Verona e al . Queste tre squadre disputarono un triangolare di spareggi salvezza, il Verona si salvò mentre Vicenza e Venezia retrocedettero in Prima Divisione; furono riammesse nella serie cadetta per un ulteriore allargamento dei quadri nella successiva edizione della Serie B.
Nel campionato di Serie B 1934-1935 la formazione vicentina allenata dal nuovo allenatore József Viola retrocesse in Serie C assieme ad altre 15 squadre, a causa di una nuova riforma che riportò la serie cadetta a girone unico.
Nella stagione 1935-1936 il Vicenza si piazzò secondo con 40 punti, dietro al capolista con 42 punti. Fino alla fine la squadra lottò per la promozione in Serie B. Nell'ultima giornata i biancorossi persero a Pola e non approfittarono della sconfitta dei neroverdi a Gorizia. Nonostante l'attacco vicentino fosse il migliore del campionato con 82 reti, nella serie cadetta passarono i lagunari.
Dal 1936-37 al 1939-40 fu dunque in Serie C. In quel periodo i biancorossi sfornano talenti del calibro dei fratelli Umberto e soprattutto Romeo Menti, capitan "Neno" Rossi, Bruno Camolese, Luigi Chiodi, Giovanni Costa, mentre s'avviava sul viale del tramonto la stella di Piero Spinato, ancora oggi il giocatore che ha segnato più reti con la maglia del Vicenza.
Nel 1939-40 arrivò la promozione in B con un netto vantaggio sulla seconda. Alle finali per la promozione, il Vicenza si vide costretto a rinunciare ai due portieri di prima squadra, chiamati sotto le armi, e schierò il sedicenne Antonio Bisson: ma anche questo inconveniente non compromise il risultato positivo. L'8 settembre 1935 era frattanto stato inaugurato il nuovo stadio lungo il Bacchiglione, abbandonando definitivamente il campo di Borgo Casale. Nella partita inaugurale contro gli ungheresi del Saroksar esordì l'appena sedicenne Romeo Menti, il giocatore a cui, per un curioso gioco del destino, lo stesso stadio sarebbe stato intitolato nel 1949 dopo la scomparsa nella tragedia di Superga.
L'approdo in Serie A All'inizio degli anni quaranta il Vicenza conquistò la massima divisione nazionale, grazie anche ad una linea mediana passata alla storia come una delle migliori dell'epoca e formata da Osvaldo Fattori (poi all'), Alfonso Santagiuliana (che giocò anche nel Grande Torino) e Luigi Abeni, la cui carriera fu stroncata dalla malattia.
Il primo campionato di Serie A si concluse con una storica salvezza, conquistata all'ultima giornata sconfiggendo per 6-2 la Juventus a Torino nel giorno di Pasqua del 1943. Dopo l'8 settembre partecipò al girone Veneto del campionato di Guerra del 1944, rinunciando però alle finali nazionali.
Dopo la seconda guerra mondiale, il Vicenza tornò a giocare in Serie A, dopo il campionato misto del 1946.
Nella Serie A 1946-1947 il Vicenza si piazzò sorprendentemente al quinto posto assieme al Bologna con 39 punti. In questa stagione il miglior marcatore della squadra fu il vicentino Bruno Quaresima con 13 reti.
La stagione 1947-1948 fu susseguita da tre allenatori in panchina: per le prime tre giornate di campionato alla guida del Vicenza fu Giovanni Vecchina, al suo posto ritornò Pietro Spinato, dalla decima giornata assunse il timone della squadra l'ungherese Elemer Berkessy ed infine subentrò nuovamente Vecchina. In questa sofferta stagione il Vicenza retrocesse concludendo il campionato all'ultimo posto (che rimane l'unica volta nella storia della squadra a chiudere il campionato da fanalino di coda). In quest'annata il miglior cannoniere dei biancorossi fu Giovanni Sperotto con 8 gol.
Nell'annata 1948-1949 il Vicenza sfiorò l'immediato ritorno in Serie A, posizionandosi terzo con 51 punti, a un punto dal promosso secondo classificato. Seguirono poi alcuni campionati di Serie B conclusi a metà classifica,
L'epoca del Lanerossi
Il 26 giugno 1953 accadde un evento che cambiò la storia della società vicentina per molti decenni: la vecchia Acivi fu acquistata dalla Lanerossi, colosso laniero di Schio fondato nel XIX secolo da Alessandro Rossi. Non si tratta del primo caso di sponsorizzazione calcistica in Italia, all'epoca ancora vietata (anche se siamo molto vicini a ciò), ma invece di un cosiddetto abbinamento, cioè una vera e propria acquisizione: la società calcistica divenne una costola dell'azienda tessile, portandone anche il nome e il simbolola "R"sulle maglie (le sponsorizzazioni saranno permesse solo all'inizio degli anni ottanta). Il logo rimase sulle maglie biancorosse fino alla stagione 1988-1989, anche se l'azienda non contribuiva economicamente più dagli inizi del decennio.
L'iniezione di fiducia e soprattutto di denaro liquido permise di allestire una squadra che ben presto, dopo una stagione di assestamento, tornò in Serie A. Ai fasti della prima squadra si aggiunsero quelli della formazione primavera, che proprio nel 1954 conquistò il prestigioso torneo di Viareggio, facendo bis l'anno successivo, nel 1955, quando la prima squadra conquistò una sorprendente salvezza con un nono posto. Dalla squadra del Viareggio uscirono giocatori del calibro di Azeglio Vicini, Sergio Campana, Renzo Cappellaro, Mario David, Mirko Pavinato, Luigi Menti e molti altri che in seguito vestirono la maglia biancorossa in Serie A.
Nell'annata 1954-1955 con l'allenatore Aldo Campatelli, la squadra biancorossa tornò in Serie A dopo 7 anni di attesa. Il Lanerossi capolista chiuse il campionato con la miglior difesa (con soli 21 gol subiti) e con il minor numero di sconfitte (6). Il miglior marcatore dell'edizione 1954-1955 fu il biancorosso Enrico Motta con 14 gol a pari merito con Achille Fraschini del Brescia e Giancarlo Rebizzi del .
Il ventennio in massima serie Per prepararsi alla Serie A 1955-1956 arrivò a Vicenza il tecnico ungherese Béla Guttmann. A causa di problemi personali, l'allenatore manifestò la sua necessità di riposo e il 12 aprile 1956 venne sostituito dal vicentino Umberto Menti. In questa stagione il maggior bomber della squadra biancorossa risultò il brasiliano Américo Murolo con 10 reti, fra cui due doppiette alla Lazio e alla SPAL.
Nell'annata 1956-1957 la panchina biancorossa venne affidata a Piero Andreoli, il quale per motivi di salute si concesse un periodo di riposo e al suo posto il 18 marzo 1957, subentrò Giovanni Varglien. Al termine del campionato, il miglior marcatore dei berici divenne l'argentino Francisco Lojacono con 11 reti.
Nella stagione 1957-1958 Giovanni Varglien venne sostituito il 24 ottobre 1957 da Roberto Lerici. In quest'annata il maggior goleador della rosa biancorossa si rivelò il vicentino Sergio Campana con 13 gol. Al termine della Serie A 1958-1959 i biancorossi si posizionarono al settimo posto in classifica mentre i migliori cannonieri della squadra furono Renzo Cappellaro e Giulio Savoini: entrambi misero a segno 10 reti ciascuno.