Villa Gentile Bickley, nota anche come Palazzo Gentile o Villa Bickley, è una villa patrizia genovese situata in via Cervetto 35, nel quartiere genovese di Cornigliano. Attualmente ospita la biblioteca civica intitolata a Francesco Domenico Guerrazzi e alcune associazioni locali.

Storia

Dalle prime attestazioni al Cinquecento

La villa è documentata nei registri della Gabella Possessionum del 1414 e del 1425 come proprietà di Benedetto Pallavicino.

Nel 1512 la proprietà risulta legata ad Ambrogio Gentile, che fece realizzare due pilastri scolpiti per la propria casa di villa, indizio dell'esecuzione di lavori di una certa importanza. Nel 1535 la villa era formalmente intestata allo stesso Ambrogio Gentile.

Nel 1549 Ambrogio ottenne l'autorizzazione a costruire una torre nello stretto spazio compreso tra la strada pubblica, indicata nei documenti come crosa, e la dimora già esistente. La torre fu terminata entro il gennaio del 1551.

Alla morte di Ambrogio la proprietà passò ai figli. Nel 1557 è documentato un tentativo di accordo tra Benedetto e Nicolò Gentile, suoi figli ed eredi, per disciplinare l'uso delle case di famiglia a Genova e a Cornigliano. Nel 1564 la villa apparteneva a Benedetto Gentile, il quale, nel testamento del 1570, assegnò la casa di Genova al figlio Tommaso e quella di Cornigliano al figlio Ambrogio, affidando il governo delle proprietà e della famiglia alla moglie Maria Doria.

Nel 1585 Tommaso e Ambrogio Gentile corrisposero al fratello Pietro quanto dovutogli a compensazione delle proprietà familiari loro assegnate. Due anni dopo Ambrogio gravò di un censo la casa, la torre e la villa di Cornigliano.

Il Seicento

Con il testamento del 1617 Ambrogio Gentile destinò la villa al figlio Gio. Gerolamo, riservandone l'usufrutto alla moglie Luigia. Gio. Gerolamo è ripetutamente documentato nella residenza di Cornigliano tra il 1646 e il 1649 ed esercitò anche la carica di priore della Società del Corpus Christi della locale chiesa di San Giacomo.

Nel 1667 Gio. Gerolamo lasciò l'usufrutto della villa alla moglie e nominò erede Marcantonio Gentile, figlio del fratello Filippo. Nel 1668 Marcantonio istituì una rendita a favore della propria cappella di Cornigliano, intitolata a Nostra Signora delle Grazie, che venne riconosciuta dall'arcivescovo di Genova Giovanni Battista Spinola.

Marcantonio partecipò alla vita della comunità locale e nel 1669 intervenne a una riunione dei villeggianti di Cornigliano. Nel 1673 fu candidato alla carica di priore della Società del Corpus Christi. Nel 1683 la villa di sua proprietà venne stimata in 1.280 lire di moneta corrente.

Alla prima parte del secolo risalgono alcuni degli affreschi conservati al piano nobile, attribuiti a Andrea Ansaldo.

Il Settecento

Nel 1700 venne redatta una stima dei beni presenti nella villa degli eredi di Marcantonio Gentile. Nel 1708 i fratelli Filippo, Giacomo Maria e Ambrogio Gentile stipularono un accordo con il marchese Filippo Spinola relativo a un condotto, situato presso la villa di quest'ultimo, che riforniva d'acqua la proprietà dei Gentile.

Nel 1744 la villa risultava ancora intestata agli eredi di Marcantonio Gentile, mentre nel 1764 la proprietà era registrata a nome di Giacomo Gentile, figlio di Filippo.

Nel 1767 Giacomo Maria Gentile e il fratello Marcantonio intrapresero diversi lavori nella proprietà. Fecero innalzare una muraglia provvista di acquedotto, destinato a condurre l'acqua dalla villa detta del «duca Doria» fino alla loro residenza, costeggiando la proprietà del marchese Marcello Durazzo. Nell'agosto dello stesso anno Giacomo Maria commissionò i marmi per una grande fontana da collocare nel giardino; nell'ottobre successivo ordinò una nuova pavimentazione in marmo bianco per i due portici del palazzo.

Questi interventi sono stati messi in relazione con una più generale sistemazione settecentesca del giardino e con la decorazione a stucchi di gusto rococò conservata in diversi ambienti interni.

Nel 1770 Marcantonio e Giacomo Maria Gentile fecero costruire una quinta sopra il muro che separava il loro giardino dalla villa di Marcello Durazzo, in prossimità della torre appartenente a quest'ultimo.

Nel 1798 la villa apparteneva ai fratelli Filippo e Giovanni Antonio Gentile, figli di Giacomo. Il catasto dello stesso anno descriveva la residenza come un «palazzo composto di tre piani», dotato di torre, scuderia, rimessa e altri locali annessi.

Dall'Ottocento all'età contemporanea

Nel 1803 Giovanni Antonio Gentile acquisì la piena proprietà della villa. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1843, il complesso passò per successione ai discendenti della famiglia Gentile; Filippo Gentile, figlio di Gio. Carlo, ne divenne unico proprietario nel 1881.

Nella seconda metà dell'Ottocento furono eseguiti nuovi interventi di aggiornamento degli ambienti. Le facciate, che in precedenza erano decorate con affreschi, vennero rifatte alla fine del secolo secondo un gusto neoclassico. Nel 1885 l'ingegnere Bosco intervenne sui prospetti, rintonacando le costruzioni e introducendo timpani di gusto classicheggiante sopra porte e finestre.

Tra il 1927 e il 1934 Giovanni Battista Gentile, figlio di Filippo, vendette la villa a Ester Ravelli, vedova Bickley. La proprietà appartenne poi a Olga Delfina Bickley fino al 1979. Nel 1986 l'immobile passò al Comune di Genova.

Dopo un periodo di abbandono, nel 1988 furono avviati i lavori di restauro, che permisero il recupero delle pitture del piano nobile. Nel 2001 l'edificio venne destinato alla biblioteca civica intitolata a Francesco Domenico Guerrazzi e a sede di associazioni corniglianesi.

Descrizione

Il complesso è il risultato di numerose trasformazioni succedutesi nel corso dei secoli. La torre, costruita tra il 1549 e il 1551, sorge nello spazio un tempo compreso tra la dimora e l'antica strada pubblica. Alla fine del Settecento il palazzo era articolato su tre piani e comprendeva scuderia, rimessa e altri locali di servizio.

Tra le sale più importanti del piano nobile è degna di nota la cosiddetta Sala dell'Ansaldo. Quest'ultima presenta la scena di Orazio Coclite difende il ponte Sublicio, ispirata all'episodio narrato nell’Ab Urbe condita di Tito Livio, circondata da sei riquadri laterali: affreschi attribuiti ad Andrea Ansaldo e datati ai primi decenni del Seicento.

Sul lato opposto si trova la Sala delle grottesche, gravemente danneggiata in passato dal crollo del tetto. In alcuni punti le decorazioni ottocentesche sono state rimosse durante i restauri per rendere visibili i frammenti delle precedenti pitture a grottesche.

Il salone centrale era decorato con vedute dei possedimenti della famiglia Gentile a Castellaro, Pompeiana, Cassinelle e Molare, in gran parte perdute in seguito al prolungato degrado dell'edificio. Negli interni si conservano inoltre stucchi settecenteschi di gusto rococò e pavimenti alla genovese realizzati nel Novecento.

La cappella, dedicata a Nostra Signora delle Grazie, conserva l'assetto derivato dalle successive trasformazioni del complesso.

Dell'originario parco della villa rimane soltanto una parte, oggi adibita a giardino pubblico.

Essendo sede di istituzioni pubbliche, la villa è accessibile durante gli orari di apertura della biblioteca e in occasione di eventi e visite guidate.

Note

Bibliografia Clario Di Fabio, Gli affreschi della villa Gentile-Bickley di Cornigliano. Contributo al catalogo di Andrea Ansaldo, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, X, 1988 (ma 1991), 28/30, pp. 85-98

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