La strage di Mamasapano venne commessa il 25 gennaio 2015 nella città filippina di Mamasapano, in seguito a uno scontro tra le forze speciali della Polizia Nazionale Filippina (Special Action Force o SAF) e i gruppi terroristici islamisti del MILF e BIFF. Anche diversi membri del Jemaah Islamiyah furono sospettati di aver partecipato alla battaglia contro le forze dell'ordine.
Il territorio di Mamasapano era da tempo noto per essere uno dei numerosi covi di diversi gruppi ribelli attivi a Mindanao.
Nel gennaio 2015 le forze speciali diedero inizio a un'operazione con l'obiettivo di catturare Abdul Basit Usman e Zulkifli Abdhir, meglio noto con lo pseudonimo di Marwan. Quest'ultimo era un terrorista malese esperto di esplosivi e bombe, rifugiatosi nella città filippina di Mamasapano per via di una taglia di 5 000 dollari imposta su di lui da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Marwan, incluso nella lista dei criminali più ricercati dall'FBI e stabilitosi nelle Filippine nel 2003, fu ucciso in un attacco a sorpresa da parte di membri del SAF il 25 gennaio. Pochi istanti dopo l'uccisione di Marwan si verificò uno scontro della durata di quasi dodici ore tra le forze speciali e alcuni gruppi terroristici islamisti, sospettati di aver offerto protezione e riparo al criminale malese, che culminò con la morte di 67 persone, 44 delle quali agenti della polizia filippina. Secondo il comandante delle forze speciali Getulio Napeñas, l'incidente provocò 250 caduti fra poliziotti e membri dei gruppi islamisti, sebbene ciò non sia mai stato confermato; nonostante le affermazioni di Napeñas, dopo lo scontro non fu ritrovata una tale quantità di corpi e non vi fu alcuna prova a supporto delle sue parole, come confermato anche dal MILF e dal governo locale di Mamasapano. L'altro obiettivo della missione, Abdul Basit Usman, riuscì a fuggire dal luogo dello scontro.
L'incidente è considerato l'evento che ha causato la più grande perdita di forze dell'ordine nella storia filippina. La strage di Mamasapano destò impressione e sdegno a livello nazionale e internazionale per via dell'elevato numero di poliziotti rimasti uccisi. L'operazione iniziale fu chiamata Oplan Exodus, chiamata erroneamente Oplan Wolverine dai media locali. Il nome si riferisce a tre dei precedenti nove tentativi di catturare Marwan, Oplan Wolverine 1, 2 e 3, lanciate rispettivamente dal PNP-SAF nel dicembre 2012, marzo e maggio 2014. Nel 2014 era stato siglato un accordo di pace tra il governo filippino e il MILF, dopo decenni di guerra tra i due fronti. In seguito all'attentato di Mamasapano furono rivolte pesanti critiche al Presidente delle Filippine Benigno Aquino III e alla sua gestione dell'incidente, nonché alla proposta di approvare la legge fondamentale sul Bangsamoro (Bangsamoro Basic Law o BBL). Il Capo di Stato delle Filippine fu inoltre discreditato per aver posto Alan Purisima, allora direttore della Polizia Nazionale Filippina sospeso per via di accuse di corruzione, al comando della missione fatale. Conseguentemente alla strage, il Congresso filippino bloccò temporaneamente il BBL, ostacolando parzialmente i processi di pace tra il governo e il MILF, fortemente sostenuti dall'amministrazione di Aquino.
Per via dell'importanza attribuita dagli Stati Uniti alla cattura di Marwan, diverse teorie ipotizzarono un coinvolgimento americano nell'operazione. Il governo di Benigno Aquino III, tuttavia, negò qualsiasi forma di partecipazione da parte di Washington.
Attraverso un test del DNA, l'FBI identificò il corpo dell'uomo ucciso dalle truppe del SAF, affermando che si trattava effettivamente del terrorista malese ricercato da tempo.
Storia Il contesto Gli scontri tra il governo filippino e il Fronte di Liberazione Nazionale Moro (Moro National Libération Front o MNLF), guidato da Nur Misuari, nacquero alla fine degli anni sessanta durante la presidenza di Ferdinand Marcos in seguito a una presunta strage da parte dell'esercito filippino nei confronti di musulmani di etnia moro, il massacro di Jabidah. L'obiettivo del MNLF era la secessione dalle Filippine e la creazione di uno Stato islamico comprendente le Isole Sulu, Mindanao e Palawan. I conflitti tra governo e MNLF proseguirono anche durante gli anni settanta sino all'intervento del Capo di Stato libico Muʿammar Gheddafi, il quale fece da mediatore e permise di raggiungere un armistizio attraverso l'Accordo di Tripoli del 1976. Quest'ultimo imponeva al gruppo islamista di cessare le armi, in cambio del riconoscimento da parte del governo di Marcos di una regione semi-autonoma all'interno di Mindanao. Tale accordo, tuttavia, fu rispettato solo formalmente.
Il Trattato di Tripoli generò scontento in alcuni uomini del MNLF. Uno di essi, Hashim Salamat, guidò un gruppo di 57 ufficiali e lo chiamò con il nome "La Nuova Leadership", portando alla loro espulsione nel dicembre 1977 dal MNLF su ordine di Misuari. Dopo l'allontanamento, Salamat e i suoi uomini si recarono prima a Il Cairo, Egitto, e poi a Lahore, Pakistan, nel 1980, dove furono impegnati in attività diplomatiche. Questo gruppo riemerse formalmente nel 1984 con il nome di Fronte di Liberazione Islamico Moro (Moro Islamic Liberation Front o MILF). In seguito alla sua creazione, il MILF ottenne grande supporto da parte di Gheddafi.Qaddafi, terrorism, and the origins of the U.S. attack on Libya (1990). Brian Lee Davis
Nonostante l'intervento di Gheddafi, i conflitti tra governo e MNLF non cessarono completamente. Nel gennaio 1987 l'amministrazione di Corazon Aquino offrì al gruppo la gestione di una territorio semi-autonomo noto come Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano o ARMM, e l'offerta fu accettata dal MNLF. Tuttavia, il MILF rifiutò la proposta di Aquino e continuò con le sue attività di insurrezione contro il governo filippino. Nel luglio 1997 fu raggiunto un armistizio fra il governo di Fidel V. Ramos e il MILF, ma fu tuttavia annullato nel 2000 dall'esercito filippino durante la presidenza di Joseph Estrada. Estrada si rivelò un grande oppositore del MILF e dichiarò guerra totale contro il gruppo islamista. In risposta, quest'ultimo dichiarò un jihād offensivo nei confronti del governo filippino. Nel corso dell'amministrazione di Gloria Macapagal-Arroyo, il governo stabilì un nuovo armistizio con il MILF e intraprese nuove trattative di pace.
Le trattative iniziate da Gloria Arroyo furono continuate durante il governo di Benigno Aquino III, figlio di Corazon Aquino. Aquino si rivelò sin da subito contrario alla guerra con il MILF e sostenne con veemenza i processi di pace con il gruppo. Di conseguenza nel 2014 fu raggiunto un accordo di pace con il governo filippino e il MILF cessò le proprie operazioni di insurrezione, che si protraevano da decenni. Inoltre, Aquino richiese con insistenza l'approvazione della legge fondamentale sul Bangsamoro (Bangsamoro Basic Law o BBL) da lui ideata, la quale non considerava più il MILF come una minaccia alla sicurezza nazionale, ma come un alleato e si proponeva di affidare ai musulmani di etnia moro una regione autonoma che potesse sostituire la già esistente Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano. La proposta ottenne consenso anche da parte del MNLF.
Le operazioni precedenti all'Oplan Exodus Sin dall'elezione a Presidente di Benigno Aquino III avvenuta nel 2010, la Polizia Nazionale Filippina ha organizzato un totale di dieci operazioni, incluso l'Oplan Exodus implementato il 25 gennaio 2015, tutte aventi lo scopo di catturare l'esperto di bombe malese Zulkifli Abdhir, meglio noto con lo pseudonimo di Marwan. L'Oplan Exodus, ultima delle dieci operazioni, fu l'unica azione terminata con successo e risultò nella morte di Marwan in seguito a un conflitto nella sua residenza segreta locata nella cittadina di Mamasapano.
Operazione (Oplan) Luogo Data di implementazione RisultatoPitas Parang, Sulu dicembre 2010 Eseguita, obiettivo non raggiuntoSmartbomb Butig, Lanao del Sur luglio 2012 Eseguita, obiettivo non raggiuntoWolverine Mamasapano, Maguindanao dicembre 2012 Missione abortitaCyclops Marawi aprile 2013 Eseguita, obiettivo non raggiuntoCyclops 2 Marawi giugno 2013 Missione abortitaWolverine 2 Mamasapano, Maguindanao marzo 2014 Missione abortitaWolverine 3 Mamasapano, Maguindanao maggio 2014 Missione abortitaTerminator Mamasapano, Maguindanao novembre 2014 Missione abortitaTerminator 2 Mamasapano, Maguindanao dicembre 2014 Missione abortitaExodus Mamasapano, Maguindanao gennaio 2015 Obiettivo primario raggiunto - uccisione di Marwan
Lo scontro di Mamasapano Diversi agenti delle forze speciali testimoniarono su ciò che accadde nel corso dello scontro con i ribelli:
Morti ufficiali Special Action Force 44 Bangsamoro Islamic Freedom Fighters 5 Moro Islamic Liberation Front 18 Totale 67
Poco prima dell'alba del 25 gennaio 2015, tre plotoni delle forze speciali filippine (Special Action Force o SAF) entrarono nel quartiere di Tukanalipao, Mamasapano, noto covo delle guerriglie islamiste, con l'obiettivo di catturare due terroristi fra i più ricercati dagli Stati Uniti e affiliati al gruppo Jemaah Islamiyah: Zulkifli Abdhir (noto anche come Marwan) e Abdul Basit Usman. Le truppe del SAF circondarono una capanna dove si pensava fosse nascosto Marwan. Un uomo che si credeva fosse Marwan, il quale si trovava all'interno della capanna, scambiò colpi d'arma da fuoco con le truppe e in seguito a una breve battaglia fu ucciso per via di una ferita da proiettile al torace. Il SAF pensò inizialmente di prelevare il suo corpo per poterlo in seguito identificare, ma i colpi di arma da fuoco allarmarono truppe dei Combattenti per la Libertà del Bangsamoro Islamico (Bangsamoro Islamic Freedom Fighters o BIFF) e del MILF presenti nella vicinanze che si recarono immediatamente nel luogo dell'uccisione. Questi due gruppi erano sospettati di aver collaborato con il terrorista e di avergli offerto riparo e protezione, nascondendolo dalle forze dell'ordine filippine. Conseguentemente, il SAF non ebbe tempo di ritirare il corpo dell'uomo: gli tagliarono l'indice della mano per le impronte digitali e gli scattarono una foto, per poi lasciare il corpo dove era riposto. Verso le 04:15 circa (UTC/GMT +8) le forze speciali incominciarono a scontrarsi con i gruppi islamisti nemici nei pressi della capanna in cui era avvenuta l'uccisione dell'uomo. Alle 06:18 un breve SMS fu inviato dal comandante delle forze speciali impegnate in battaglia al direttore del SAF Getulio Napeñas, informandolo che erano stati attaccati di sorpresa. La battaglia tra SAF e i ribelli armati si svolse principalmente tra i campi di mais nei pressi del nascondiglio di Marwan e Basit Usman. Nonostante le richieste di soccorso da parte delle truppe impegnate nella battaglia, i rinforzi da parte dell'esercito filippino arrivarono solamente diverse ore dopo. Nel corso dei combattimenti con i ribelli islamisti, molti agenti impegnati nella battaglia finirono le proprie munizioni e terminarono per essere lentamente sopraffatti dal gran numero di forze nemiche. Lo scontro durò sino alle 16:00 circa e provocò la morte di 67 persone, tra cui 44 membri del SAF, 18 uomini del MILF e 5 del BIFF. All'arrivo dell'esercito filippino, diverso tempo dopo che la battaglia era terminata, furono ritrovati i cadaveri degli agenti delle forze speciali deprivati delle loro armi e altri oggetti, alcuni di essi con ferite che indicavano un'uccisione da posizione ravvicinata.
Il 4 febbraio 2015, l'FBI confermò che il DNA prelevato dal dito dell'uomo corrispondeva a quello del fratello di Marwan detenuto in una prigione degli Stati Uniti, dimostrando che si trattava effettivamente del terrorista malese.
Un portavoce del MILF accusò gli squadroni del SAF di aver incominciato la battaglia, dichiarando che il loro fu solamente un gesto di auto-difesa, e invitò inoltre il governo filippino a proseguire le trattative di pace con il gruppo islamista.