Villa Pallavicini Serra, nota anche come Villa Domenico Serra, è una storica villa patrizia genovese situata nel quartiere di Cornigliano, a Genova.

Sorge sul lato settentrionale dell'antica strada principale di Cornigliano, presso gli attuali Giardini Melis, lungo l'asse che dal ponte sul Polcevera conduceva alla chiesa di San Giacomo. Storicamente confinava a sud con la strada, a ponente con Villa Spinola Balbases e a nord con villa Spinola Invrea.

La doppia denominazione ricorda le due famiglie maggiormente legate alla sua storia: i Pallavicino, che possedettero la villa fin dal Medioevo, e i Serra, ai quali pervenne per successione ereditaria nel Settecento e che ne promossero la radicale ricostruzione neoclassica.

Storia

Le origini e la proprietà dei Pallavicino La presenza di una proprietà dei Pallavicino nel luogo è documentata almeno dal 1333, quando Cristoforo Pallavicino, figlio del fu Percivale, concesse ad alcuni suoi cugini il diritto di attraversare il terreno situato presso l'antica strada romana, non lontano dal torrente Polcevera, per raggiungere i loro possedimenti.Filippo Tassara, Le ville di Cornigliano tra Quattro e Settecento, vol. I, Genova, Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, 2022, p. 344.

Nel 1390 la villa risultava intestata a Petra, moglie di Gabriele Pallavicino e curatrice dell'eredità del suocero Cristoforo, in qualità di tutrice dei figli Cristoforo, Percivale, Galeazzo e Bartolomeo. Nel 1414 l'edificio, già dotato di una loggia, apparteneva ad Alaone Pallavicino.

Nel 1489 Pietro Pallavicino, figlio di Alaone, concesse in perpetuo l'uso di una loggia, situata nella sua proprietà e adiacente alla strada, per le riunioni dei nobili che soggiornavano a Cornigliano. L'episodio testimonia il ruolo assunto da questa villa come luogo di incontro della comunità aristocratica locale.

Nel 1533 Agostino Pallavicino, figlio di Pietro, nominò eredi in parti uguali i figli Francesco, Simone e Lazzaro, i quali completarono nel 1562 il rifacimento, da lui iniziato, del coro della chiesa di San Giacomo di Cornigliano.Filippo Tassara, Le ville di Cornigliano tra Quattro e Settecento, vol. I, Genova, Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, 2022, p. 348.

Nel 1551 la villa risultava di Simone Pallavicino e nel 1564 dei fratelli Felice e Stefano Pallavicino, figli dello stesso Simone.Filippo Tassara, Le ville di Cornigliano tra Quattro e Settecento, vol. I, Genova, Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, 2022, p. 345.

Felice Pallavicino morì senza figli e senza testamento nel 1578; la villa rimase quindi al fratello Stefano.

Nel corso del Seicento la documentazione registra alcuni passaggi della proprietà. Nel 1639 la villa risultava intestata ai fratelli Domenico e Baldassarre Cattaneo, figli di Giovanni Battista. I Cattaneo continuarono a partecipare alla vita della comunità dei villeggianti di Cornigliano almeno fino agli anni Settanta del secolo.

Il passaggio alla famiglia Serra All'inizio del Settecento la villa risulta nuovamente legata ai Pallavicino. Nel 1715 Domenico Pallavicino morì nella propria casa di villa di Cornigliano e lasciò eredi, in parti uguali, le figlie Anna Maria e Maria Giovanna. Le due donne sposarono rispettivamente Giovanni Giacomo Imperiale e Marcello Serra.Filippo Tassara, Le ville di Cornigliano tra Quattro e Settecento, vol. I, Genova, Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, 2022, pp. 346-347.

Nel 1751 Anna Maria Pallavicino, detta Annetta, morì senza figli e lasciò la maggior parte dei propri beni alla sorella Maria Giovanna e, in subordine, al nipote Domenico Serra.

Nel testamento del 1769 Maria Giovanna, morta nel 1777, nominò erede universale il figlio Domenico Serra, al quale la villa pervenne definitivamente.

La ricostruzione di Domenico Serra Il grande palazzo raffigurato nelle planimetrie della metà del Settecento era probabilmente il risultato di più fasi costruttive e poteva risalire, almeno nel suo nucleo principale, ai secoli XV o XVI. Nel 1783 erano già in corso importanti lavori nella proprietà di Domenico Serra; in particolare, il muro di cinta lungo la strada diretta alla chiesa di San Giacomo venne demolito fino alle fondamenta.

Nel 1787 Domenico Serra incaricò l'architetto Emanuele Andrea Tagliafichi della radicale trasformazione dell'edificio preesistente secondo il nuovo gusto neoclassico. L'intervento non consistette quindi nella costruzione di una villa completamente nuova, ma nella ricostruzione e nell'ampliamento di un complesso più antico.

Tagliafichi si occupò dell'intero progetto, dall'architettura agli arredi, elaborando i disegni dei camini, dei soffitti, delle sedute e degli altri elementi necessari alla vita della dimora. Il progetto prevedeva un «superbo palazzo» inserito nel verde, con lunghe logge o gallerie sporgenti dagli angoli del basamento e nicchie destinate a gruppi scultorei.

Secondo Federico Alizeri, in una prima fase fu probabilmente completata soltanto la loggia di ponente, poiché il terreno disponibile non consentiva la costruzione simmetrica di quella orientale. Ancora nel 1810 il palazzo non sarebbe stato completamente terminato; la loggia di levante venne realizzata successivamente, dopo l'acquisizione di una parte del terreno confinante appartenente alla famiglia Spinola Invea. La sua assenza è riscontrabile anche nella cartografia catastale di età napoleonica.

Tagliafichi intervenne anche sul giardino, precedentemente impostato secondo il modello all'italiana, progettando fra l'altro un innovativo viale d'acqua nel quale il flusso avrebbe dovuto procedere in direzione contraria rispetto alla naturale pendenza del terreno.

Nel Catasto del 1798, quando il proprietario era ancora Domenico Serra, il complesso è descritto come un palazzo di villeggiatura formato dal pianterreno e da tre piani superiori, accompagnato da due fabbricati di servizio adibiti a rimessa e scuderia.

Dall'Ottocento all'età contemporanea Per tutto l'XIX secolo la villa rimase di proprietà della famiglia Serra. Nel 1916 il marchese Orso Serra vendette l'edificio e il parco al Comune di Cornigliano Ligure, che ne fece la propria sede municipale. Dopo la costituzione della cosiddetta Grande Genova, nel 1926, il complesso passò al Comune di Genova e continuò a ospitare gli uffici comunali del quartiere.

Durante la seconda guerra mondiale la villa venne gravemente colpita dai bombardamenti. Dell'edificio originario sopravvisse intatta soltanto una parte dell'ala di ponente, mentre gli intonaci esterni furono ricostruiti dopo il conflitto sulla base delle forme precedenti.Filippo Tassara, Le ville di Cornigliano tra Quattro e Settecento, vol. I, Genova, Associazione Amici della Biblioteca Franzoniana, 2022, p. 347.

Un primo intervento di ripristino venne affidato all'architetto Balzaretti. Per garantire l'agibilità furono tuttavia introdotte modifiche strutturali che alterarono alcuni ambienti originari: i solai furono rifatti in cemento e il soffitto del salone principale, precedentemente a doppia altezza, venne abbassato e allineato a quello delle stanze circostanti. Le decorazioni e gli stucchi interni, già danneggiati dalla guerra, andarono completamente perduti.

Negli anni Novanta il progressivo degrado interno ed esterno costrinse al trasferimento degli uffici e delle istituzioni. Parte delle funzioni municipali venne spostata in Villa Durazzo Bombrini e in Villa Spinola Narisano. Dopo circa un decennio di abbandono, la struttura fu sostenuta mediante ponteggi e circondata da transenne, rimaste sul posto durante i primi anni del XXI secolo.

Nel 2010 il Comune approvò un progetto di restauro conservativo con il sostegno della Società per Cornigliano, dell'Associazione Sviluppo Genova e della Soprintendenza competente. Durante l'inaugurazione dei lavori, l'allora sindaca Marta Vincenzi prospettò per l'immobile una destinazione come polo per l'innovazione e incubatore di imprese.

Il restauro venne concluso nel 2012, mentre proseguirono gli interventi di sistemazione del verde pubblico circostante, oggi denominato Giardini Melis. Nel corso dei lavori fu inoltre individuato sul retro della villa un ninfeo precedentemente sconosciuto.

La villa ospita il presidio di Cornigliano della Polizia locale.

Descrizione La villa presenta un corpo centrale di gusto neoclassico, caratterizzato da linee regolari, archi ciechi sopra le finestre del piano mediano, balaustre e rilievi architettonici. L'originario contrasto cromatico fra le superfici intonacate e gli elementi in rilievo accentuava la profondità della facciata; tale decorazione è stata in parte semplificata durante i restauri moderni.

Agli angoli anteriori del basamento si protendono due avancorpi loggiati, sormontati da terrazze. Come documentato dalle fonti ottocentesche, la loggia di ponente venne realizzata alla fine del Settecento, mentre quella di levante fu probabilmente completata soltanto dopo l'inizio dell'Ottocento.

L'ingresso è organizzato secondo una successione di piani prospettici che richiama l'esperienza di Tagliafichi come scenografo teatrale. Al centro si trova una fontana al di sopra di una piccola loggia sporgente dalla facciata; due scaloni laterali collegano il livello inferiore ai loggiati e alla balaustra antistante il piano nobile.

Gli ambienti interni e gli arredi erano stati progettati unitariamente in stile neoclassico. Gli stucchi che ornavano pareti e soffitti , in seguito ai bombardamenti e alle successive trasformazioni, sopravvivono soltanto nell'ala occidentale del palazzo.

Il parco era di estensione piuttosto limitata: verso monte era limitato dalla proprietà di villa Spinola Invrea e verso mare arrivava all'attuale via Cornigliano. Il parterre antistante il palazzo era attraversato da un viale principale e all'inizio del Novecento comprendeva aiuole geometriche di piante sempreverdi, una spalliera di azalee, un giardino d'inverno con specie esotiche e numerose palme, alcune delle quali ancora visibili. Degli elementi scultorei e delle sistemazioni progettate per il giardino rimangono soltanto poche tracce.

Note

Bibliografia

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Pallavicini Serra Categoria:Architetture neoclassiche di Genova Categoria:Cornigliano