La fortezza di Civitella del Tronto è un'opera fortificata eretta come caposaldo preposto al controllo del territorio, con funzioni tattiche e difensive. La possente struttura è sorta a protezione dell'area strategica che la accoglie, elevandosi a ridosso della cresta di roccia, che sovrasta il centro urbano di Civitella del Tronto, sede dell'omonimo comune abruzzese, nel territorio della provincia di Teramo.L. Franchi dell'Orto, C. Vultaggio, Le valli della Vibrata e del Salinello: dizionario topografico e storico, op. cit., p. 706.M. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 10.

Il complesso dell'insediamento difensivo rappresenta una delle più importanti piazzeforti del Regno di Napoli nel periodo del vicereame spagnoloM. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 21. ed imponenti opere di ingegneria militare realizzate sul suolo dell'Italia meridionale.M. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 7. Per la sua estensione è paragonabile al Forte della Brunetta, costruito dai Piemontesi nei pressi della città di Susa e alla Fortezza di Hohensalzburg di Salisburgo, con cui è gemellata dal 1989. Le sue costruzioni si articolano per una lunghezza di circa 500 metri ed una larghezza media di 45, ricoprendo una superficie di 25.000 m2.

Con i suoi 45.000 visitatori annui, (dato del 2016), è risultato il monumento più visitato d'Abruzzo.

Il sito è principalmente ricordato per essere stato l'ultimo baluardo del Regno delle due Sicilie che si arrese ai Piemontesi il 20 marzo 1861, tre giorni dopo l'incoronazione del Re d'Italia Vittorio Emanuele II.

Geografia fisica Territorio La fortificazione è stata edificata a più di 600 m. s.l.m nell'area prossima alla linea di confine tra le contee ascolana ed aprutinaL. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., p. 42. ed eleva le sue costruzioni in posizione dominante rispetto al nucleo abitato del paese, sull'altura posta tra il torrente Vibrata ed il fiume Salinello. Dagli spalti si osserva un vasto panorama che spazia dalla valle del Salinello alla val Vibrata fino alla valle del Tronto. Si vedono anche i monti Gemelli, i massicci del Gran Sasso, dei monti della Laga, della Majella, il monte Ascensione ed il mare Adriatico.

Storia Le fonti storiche attestano l'esistenza di scritture dell'XI secolo che citano il borgo di Civitella. È riportata la data dell'anno 1001, riferita ad un atto di donazione sottoscritto da Raterio, figlio di Giuseppe,L. Franchi dell'Orto, C. Vultaggio, Le valli della Vibrata e del Salinello: dizionario topografico e storico, op. cit., p. 710. che descrive la «curtis» di «Tibitella», posta a guardia del confine del Salinello, tra il comitato ascolano e quello aprutino. A questo segue, nel 1069, un altro atto di donazione sottoscritto da Siolfo, figlio di Trasmondo e nipote di Trasmondo, che destina la proprietà del castello di «Civitellae» a Stefano, vescovo di Ascoli.Civitella era posta a guardia del confine del Salinello e, nei secoli che seguiranno, le vicissitudini del presidio difensivo vedranno l'alternarsi dell'arretramento o dell'avanzamento della linea di delimitazione territoriale che divideva la sovranità delle due giurisdizioni.

Il 30 gennaio dell'anno 1255, papa Alessandro IV confermò il potere sulla rocca a Teodino, vescovo di Ascoli, ed esortò gli ascolani a fortificare e risarcire il castello di Civitella.G. Rosa, Disegno della storia di Ascoli Piceno, op. cit., pag. 98.

In seguito, Carlo I d'Angiò, organizzando un riassetto difensivo del regno, decise di potenziare alcuni castelli tra i quali, nell'anno 1269, fu annoverata anche la riparazione di Civitella.M. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 114.

Tra il XII ed il XIII secolo, il forte ebbe un incremento di inservienti che passarono dai trenta del 1269 ai sessanta del 1271. Nel 1273 vi furono portate munizioni avanzate e macchine d'assedio per la conquista di Castel Manfrino.Un documento dell'anno 1276, redatto durante la dominazione angioina, riferisce di una rocca come «appena costruita», riportando probabilmente informazioni di lavori di consolidamento o di rinnovamento delle costruzioni sveve.

Due pergamene, conservate presso l'Archivio di Stato ascolano, comprovano che dopo il 1387, 13 probiviriA. De Santis, op. cit., p. 482. di Civitella si riunirono pubblicamente e nominarono due ambasciatori da inviare ad Ascoli per trattare con il locale Consiglio degli Anziani al fine di porre la loro patria sotto «obbedienza, protezione e difesa» della giurisdizione cittadina.A. De Santis, op. cit., p. 478. All'anno 1426 appartiene un documento che convalida il pagamento di un compenso «a quattro mastri carpentieri e a due trasportatori di Ascoli» per aver trasferito nel forte una bombarda.L. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., pag. 43

Verso la metà del XV secolo, nel 1442 il dominio del castello passò dagli Angioini agli Aragonesi. Alfonso I dispose il potenziamento e l'ampliamento della fortificazione e già nel 1450 il complesso difensivo aveva le sue cinque torri. In questi anni furono realizzate modificazioni con la messa in opera di strutture protettive erette all'estremità orientale del forte, conferendo al sito l'aspetto di una «cittadella fortificata del primo Rinascimento».

Negli anni che seguirono il popolo di Civitella non ebbe sempre rapporti ottimali con i castellani. Del comandante Leone Gazull chiesero la rimozione al re Ferrante I d'Aragona con una formale istanza nel 1475.L. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., p. 45. Nel 1481, l'Università di Civitella procedette a reperire fondi per restaurare le mura della Terra, mentre nel 1485 Alfonso d'Aragona, duca di Calabria, si recò ad ispezionare la fortezza.L. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., p. 44. Quattro, delle cinque torri della fortezza, furono distrutte dai civitellesi nell'anno 1495 per il diffuso malcontento e «per non patire le insolenze de' i castellani».L. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., p. 46.

Odet de Foix, al comando di truppe francesi, occupò Civitella nel febbraio del 1528 quando la fortificazione aveva una sola torre idonea alla difesa, avendo le altre quattro non ancora ricostruite. Queste furono riparate negli anni che seguirono e nel 1557 la fortezza risarcita fu pronta a fronteggiare l'assalto della Guerra del Tronto. Nell'anno 1557 subì l'assedio condotto dal duca di Guisa ed Antonio Carafa.

Nel 1734, i Borboni si insediarono come nuovi dominatori del forte, sostituendo la precedente sovranità asburgica, realizzando nuove modifiche strutturali che consentirono alla fortificazione di opporsi agli assedi francesi e piemontesi.

Nel 1798 e nel 1806 subì gli assedi dalle truppe francesi, durante la campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte,M. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 23. guastarono le strutture al punto che nel 1820 la fortezza fu completamente restaurata mantenendo il suo carattere rinascimentale. L'ultimo assedio, quello più noto alle cronache storiche, si ebbe tra il 1860 ed il 1861 e derminò l'inizio della fine della funzione del presidio.

Queste vicissitudini determinarono il venir meno della funzione della fortezza cui seguì un lungo periodo di abbandono e un progressivo smantellamento del complesso difensivo. Si verificarono anche furti, posti in essere dagli stessi abitanti civitellesi che utilizzarono i ruderi «come cava di materiale da costruzione».M. Latini, P. Franci, P. Cialini, Civitella del Tronto – Guida storico-artistica alla fortezza e al borgo, op. cit., p. 39.

La fortificazione beneficiò di una consistente opera di restauro condotta dal 1975 sino al 1985, grazie al patrocinio della Soprintendenza delle Belle Arti dell'Aquila, della Cassa del Mezzogiorno e della locale amministrazione comunale. Oltre che a restituire per gran parte l'uso del forte e dei suoi ambienti, ha fatto sì che si conservasse il suo carattere di cittadella fortificata del primo Rinascimento, particolarmente rilevante per l'importanza storico, culturale e militare della fortezza.

Gli assedi Assedio del 1557 Le truppe francesi comandate dal duca di Guisa Francesco I di Lorena, generale di Enrico II, alleato del papa Paolo IV, e Antonio Carafa, marchese di Montebello, nipote di papa Paolo IV,L. Franchi dell'Orto, G. Ronchi, Le valli della Vibrata e del Salinello, voll. IV, 1, op. cit., p. 82. sottoposero il castello antecedente alla fortezza ad un duro assedio che cominciò il 24 aprile del 1557 e si concluse il 16 maggio dello stesso anno.L. Franchi dell'Orto, C. Vultaggio, Le valli della Vibrata e del Salinello: dizionario topografico e storico, op. cit., p. 718. Questo episodio bellico sancì l'importanza strategica del sito. La fortificazione, resa più potente, riuscì ad avere la meglio sugli assalitori.

Del campo dell'assedio esistono tre piante prospettiche ad incisione che forniscono con buona approssimazione la consistenza della conformazione della struttura dell'epoca. Il complesso appare cinto su tre lati da una muraglia merlata scandita, a distanze regolari, dalla presenza di cinque torri merlate con opere in aggetto, in perfetto stato. Il lato orientale presenta mura di cinta, in parte prive di merlatura, camminamenti, un torrione con basamento a scarpa e un bastione che proteggeva l'ingresso. Oltre la porta d'ingresso sono rappresentati i corpi di fabbrica più antichi, racchiusi tra le mura.

Assedio del 1798 L'assedio del 1798 si concluse durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre dello stesso anno, quando il comando del presidio fu consegnato ai francesi di Giovanni Battista Rusca dal governatore militare Giovanni Lacombe.L. Franchi dell'Orto, C. Vultaggio, Le valli della Vibrata e del Salinello: dizionario topografico e storico, op. cit., p. 720.

Assedio del 1806 Il 22 gennaio 1806 l'esercito francese assedió nuovamente la fortezza. Al comando della fortezza civitellese si trovava Matteo Wade, militare irlandese che prestava servizio nell'esercito del Regno di Napoli. Il maggiore aveva una dotazione di 19 cannoni, un mortaio, 323 uomini e viveri per resistere tre mesi. Respinse le richieste di resa dei generali francesi che mitragliarono il forte conquistandolo il 21 maggio.

Assedio del 1860-1861

L'assedio del 1860-1861 fu posto dal tenente colonnello Antonio Curci, che aveva al seguito 400 volontari garibaldini, e dal maggiore della marina Renzo Carozzi che guidava altri 400 uomini con Francesco Franchi e Monaldo Marcitti, ufficiali. A capo della fortezza vi era il maggiore Luigi Ascione con 430 uomini. Lo stato di assedio si prolungò dal 26 ottobre 1860 al 20 marzo 1861, quando le milizie borboniche, dopo una coraggiosa resistenza, si arresero tre giorni dopo la proclamazione dell'Unità d'Italia.

Architettura Non vi sono tracce di come fosse organizzata e disposta la costruzione più antica del presidio urbano difensivo. S'ipotizza, tuttavia, che avesse un nucleo fortificato racchiuso in una cinta muraria.La fortificazione assunse vera consistenza durante il periodo svevo e poi sotto il regno di casa D'Angiò, poiché la vicinanza del confine tra il Regno di Napoli e il nascente Stato Pontificio gli conferiva un'importante posizione strategica.