Jihādismo o gihadismoSi veda ad esempio Patrizia Manduchi, Dalla penna al mouse. Gli strumenti di diffusione del concetto di ǧihād, Milano, FrancoAngeli, 2006, pp. 119 e passim. è il nome usato per descrivere un fenomeno terroristico armato che invoca il principio-dovere islamico del jihād, alla luce - estremamente riveduta - del pensiero più radicale del cosiddetto "fondamentalismo islamico". Questo perché jihād nella dottrina islamica indica tanto lo sforzo di miglioramento del credente (il «jihād superiore»), quanto la guerra condotta «per la causa di Dio», ossia per l'espansione dell'islam al di fuori dei confini del mondo musulmano (il «jihād inferiore»).

Il termine "jihādismo" () è stato coniato all'inizio del XXI secolo per indicare i movimenti insurrezionalisti ed eversivi manifestatisi già con l'assassinio, nel XX secolo, del Presidente della Repubblica egiziano Anwar al-Sadat nel corso di una parata militare, poi esplosi in maniera drammatica con le prime azioni di Al Qaida a Nairobi e Dar es Salaam, con gli attentati dell'11 settembre 2001 e l'intervento militare armato in Iraq degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro il regime dittatoriale di Saddam Hussein nel 2003.

Con questo termine si indicano, tuttavia, anche i fenomeni relativamente meno appariscenti delle forme di lotta condotta in alcuni Paesi islamici dai cosiddetti Mujahidin (guerriglieri armati).

Il jihādismo pretende di rifarsi al movimento ideologico e culturale del Riformismo islamico degli ultimi anni del XIX secolo e dei primi del XX, che viene anche definito salafismo, degenerato nel secondo dopoguerra nel Qutbismo (le cui linee furono ispirate al pensiero del Fratello Musulmano egiziano Sayyid Qutb), che conobbe un improvviso sviluppo e una notevole capacità di reclutamento a seguito dell'invasione militare sovietica in Afghanistan nel 1979. Uno studio pionieristico in materia è stato quello di Gilles Kepel, che studiò nel suo Le Prophète et Pharaon la formazione del pensiero jihādista egiziano all'epoca di Sadat.DJIHADISME Une déclaration de guerre contre Moubarak, Courrier International, 14 ottobre 2004; Islamismo radicale e jihādismo online, Le Monde 28 settembre 2005.

Il jihādismo ha un obiettivo internazionale panislamico, tanto da essere anche chiamato jihādismo globale. Ha una precisa matrice sunnita e dagli inizi del XX secolo ha assunto uno spiccato orientamento violentemente anti-sufi, anti-ahmadi e anti-sciita, in totale contrasto perciò con l'orientamento ideologico, giuridico e culturale del sunnismo ortodosso, che ha giudicato da oltre un millennio lo sciismo una variante erronea dell'Islam ma pur sempre all'interno del suo sistema dogmatico e giuridico di valori. Esistono comunque gruppi di jihādisti sciiti, che si ispirano al khomeinismo.

Terminologia

Il termine "jihādismo" è stato usato verso il 2000, quando era chiamato anche "jihādismo salafita", "French academics have put the term into academic circulation as 'jihadist-Salafism.' The qualifier of Salafism—an historical reference to the precursor of these movements—will inevitably be stripped away in popular usage. "Jihadist-Salafism" is defined by Gilles Kepel, Jihad: The Trail of Political Islam (Harvard, Harvard University Press, 2002), pp. 219-22; and Guilain Deneoux, "The Forgotten Swamp: Navigating Political Islam", su: Middle East Policy, June 2002, pp. 69-71." per essere semplificato in "jihādismo",Secondo Martin Kramer (2003). per la prima volta dai media indiani e pakistani.

Storia

Movimenti precursori Il jihādismo auspica che in tutto il mondo sia restaurato un califfato universale, anche se più concretamente si interessa dei problemi areali del Vicino e Medio Oriente musulmano, sia attraverso azioni "esemplari" di cruento terrorismo, sia di guerriglia e, da ultimo, cercando di costituirsi una base territoriale in una parte dell'Iraq e della Siria, tramite Daesh (il cosiddetto ISIS (poi semplicemente IS, e ISIL).

Approssimativi precedenti del fenomeno sviluppatosi nel XX secolo possono essere rintracciati già nel XIX secolo, quando ancora possente era il dominio delle potenze coloniali europee. Prodromi del fenomeno, che non ebbe tuttavia le caratteristiche strutturali del terrorismo più sanguinario del XX secolo, quanto piuttosto quelle dei movimenti patriottici anti-coloniali, possono essere considerati: Jihad Fula, che ebbero luogo tra la fine del XVIII secolo e la caduta del Califfato di Sokoto nel 1903; Guerra Fulani (1804-1810) Guerra dei Paderi (1821-1838) Guerra di Giava (1825-1830) Guerra del Caucaso (1828-1859) Dominazione francese dell'Algeria (1832-1847) Guerra mahdista (1881-1899) Dervisci somali (1896-1920) Ribellione Moro (1899-1913) Guerra dell'Aceh (1873-1913) Rivolta dei Basmachi (1916-1934) Resistenza libica (1911-1943)

l'Islamismo moderno conta un certo numero di "jihad" armati, sviluppatosi a partire dagli anni venti, sempre con un preciso orientamento ideologico anti-colonialistico, tra cui: Ribellione degli Uiguri Kumul (1931-1934) Rivolta islamica in Xinjiang (1937) Insurrezione Moro nelle Filippine (1969-oggi) Ribellione Arakan (1978)

Diversamente devono essere considerati quei fenomeni di contrasto violento, anche terroristico, intervenuti dopo l'auto-proclamazione nel 1948 dello Stato d'Israele e l'insorgere di quella che viene ancora eufemisticamente definita "questione palestinese". Il ricorso ad azioni estreme di contrasto allo Stato israeliano, cominciarono a essere espletate verso gli anni ottanta, ma la matrice ideologica delle organizzazioni di resistenza palestinese non ebbe, per lungo tempo, alcuna coloritura confessionale islamica.

Revival islamico e Salafismo (dal 1990)

Il termine jihādismo ha cominciato a essere usato nel XXI secolo, ma la prima azione coerente con tale ideologia fu quella portata a segno il 3 luglio del 1977 contro il ministro egiziano dei beni Waqf, Muhammad Husayn al-Dhahabi, dal movimento clandestino armato salafita e jihādista "al-Takfīr wa l-Hijra" (Scomunica e allontanamento [dal paganesimo]). All'assassinio seguì quello, ancor più clamoroso, del Presidente egiziano Anwar al-Sādāt, perpetrato al Cairo il 6 ottobre 1981, nel pieno di una sfilata militare, per mano di un militante della cellula - attiva all'interno delle Forze armate egiziane - della stessa "al-Takfīr wa l-Hijra", significativamente chiamata "al-Jihād", di cui il massimo teorico era Shukrī Muṣṭafā,Soprannominato "il profeta" (al-Nabī), contrapposto a Sādāt, giudicato un intollerabile tiranno, tanto da meritarsi il soprannome di "Faraone" (in arabo Fira'un), come ricorda Gilles Kepel nel suo Le prophète et Pharaon. fuoriuscito anni prima dalla Fratellanza Musulmana, giudicata troppo moderata. Un opuscolo attribuibile allo stesso Shukrī Muṣṭafā, dall'eloquente titolo L'obbligo assente (al-farīḍa al-ghayba), ricordava pressantemente che il jihād costituisce un preciso e ineludibile obbligo per qualunque buon musulmano che abbracci l'Hanbalismo sunnita. L'obbligatorietà del jihād - proseguiva l'opuscolo - era da troppo tempo trascurata di fatto dai musulmani, soggetti a un crescente effetto "estraniante" dalla società globalizzata dall'Occidente "crociato ed ebraico", tornata al paganesimo per colpa delle società secolarizzate, solo nominalmente musulmane, costituitesi dopo la fine del dominio coloniale occidentale.Non a caso tali società erano e sono ancora definite sprezzantemente "giahilite" (dal termine arabo Giahiliyya, che identifica il periodo preislamico, dominato nel mondo arabo dai culti pagani politeisti).

Un fondamentale sviluppo fu costituito in Afghanistan dall'invasione sovietica del Paese centrasiatico. Qui i servizi di sicurezza statunitensi costituirono un folto "database" (in arabo al-qāʿida) che raccoglieva i nominativi di quanti volontariamente intendevano battersi contro i sovietici, a prescindere dalla loro nazionalità. Questi Mujāhidīn (lett. "combattenti del jihād") furono addestrati e riforniti di armi dagli USA, nel riuscito tentativo di ostacolare lo sbocco al mare dell'Unione Sovietica e d'impedire in quelle regioni il potenziale (anche se improbabile) affermarsi nel mondo islamico dell'ideologia del marxismo-leninismo, per quanto profondamente "riveduta" dall'URSS.

Tenendo sempre ben presenti a livello dottrinario le considerazioni di Sayyid Qutb e di Muḥammad ʿAbd al-Salām Faraj, i combattenti della guerra in Afghanistan passarono dalla teoria alla pratica, cogliendo insperati successi e guadagnandosi l'attenzione di una parte importante dell'opinione pubblica islamica. Il protratto impegno contro i sovietici in Afghanistan (1979-1989) si pensa abbia "amplificato le tendenze jihādiste, trasformando un fenomeno sostanzialmente marginale in una realtà non più trascurabile nel mondo musulmano.

Combattere comportò un'approfondita pratica di armi, di tecniche di combattimento e di guerriglia e portò a sviluppare sempre più le capacità organizzative e quelle di una concreta leadership. ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām sviluppò tecniche avanzate di propaganda per la causa afghana. Dopo la conclusione della guerra, i jihādisti veterani tornarono nei loro Paesi di provenienza, dall'Algeria alla Bosnia, dall'Egitto alla Cecenia, creando una "corrente jihādista transnazionale" basata sull'ideologia nota come salafismo-jihadismo.

In qualche misura, sia pure con differente intensità, se ne colsero i risultati nei sottostanti conflitti, ancora in corso: Conflitto del Kashmir (Lashkar-e Taiba, 1990-oggi) Guerra civile somala (1991-oggi) Guerra di Bosnia, 1992-1995) Guerra civile in Afghanistan (1978-oggi) (Talebani 1994-oggi) Irredentismo del Turkestan orientale (Movimento islamico del Turkestan orientale, 1997-oggi) Guerra cecena e Insurrezione nel Caucaso settentrionale, 1994-oggi) Insurrezione Boko Haram in Nigeria (Boko Haram 2001-oggi) Guerriglia irachena (Stato Islamico dell'Iraq, 2003-oggi) Insurrezione di al-Qa'ida in Yemen (Governatorato di Abyan, 2010-oggi) Guerra civile siriana (Fronte al-Nusra 2011-oggi)

Lo stravolgimento jihādista della tradizione islamica

Partito dalla ben nota posizione passatista - alimentata dal mito dell'"età dell'oro" islamica, che considera come la migliore storia concessa da Allah al mondo quella della prima Umma in cui agirono Maometto, i suoi Compagni e i suoi Seguaci - il jihādismo ha lentamente ma progressivamente innovato una parte non trascurabile del tragitto giuridico islamico sunnita maturato in oltre 14 secoli di storia.

Secondo lo studioso d'Islamistica e di Storia del mondo islamico Rudoph Peters,Professore nel Dipartimento di Studi arabi e islamici dell'Università di Amsterdam, autore tra l'altro di Jihad in Classical and Modern Islam: A Reader, Princeton, Markus Wiener Publishers (Princeton Series on the Middle East), 1996. i musulmani tradizionalisti hanno ad esempio copiato "frasi dei lavori classici sul fiqh" relativi al jihād, dando loro però un nuovo significato, grazie alla liceità d'interpretazione dei testi sacri concessa al singolo dal sistema islamico, in cui è notoriamente assente qualsiasi forma di "Chiesa docente" e d'intermediazione tra Allah e ogni sua creatura. I musulmani modernisti - secondo Peters - "enfatizzano gli aspetti difensivi del jihād, considerandolo alla stessa stregua del bellum justum nel moderno diritto internazionale; e i fondamentalisti (Abul Ala Maududi, Sayyid Qutb, ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām, etc.) lo considerano senza ipocrisia come una lotta per l'espansione dell'Islam e la realizzazione degli ideali islamici".