La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria è un edificio del centro storico di Gaeta, situato in via Pio IX, 41.
La chiesa, chiusa al culto dal 1987 e in stato di abbandono, ma non sconsacrata, si trova all'interno del territorio della parrocchia che insiste sulla cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta.
Storia
La prima notizia accertata riguardante un monastero femminile dedicato a santa Caterina d'Alessandria risale al 1384; secondo la "Platea del Venerabile Monastero S. Caterina della Città di Gaeta" del 1748 circa, invece, sarebbe esistito già nell'XI secolo (come confermato da una concessione in enfiteusi firmata dalla badessa di Santa Caterina nel 1202), per quanto essa citi un documento che ne porrebbe la fondazione nel 1298.Giulia Anna Bianca Bordi, Un eterno inseguimento ritrovato. Appunti su un'inedita testimonianza pittorica dal monastero di Santa Caterina a Gaeta, in Quasi certamente di regola benedettina sin dalle origini, era contiguo a un altro monastero femminile benedettino denominato San Chirico o Quirico, citato per la prima volta in un documento del 1024 del Codex diplomaticus cajetanus. Non è chiaro se i monasteri fossero in origine uniti o se siano sempre stati distinti, seppur in qualche modo interdipendenti. Nel 1255, per volontà del podestà di Gaeta Gilberto dei Ramisidis nell'area del monastero fu elevato un faro, l'accensione della cui lanterna ad olio fu affidata alle religiose, le quali a loro volta nel corso dei secoli la subappaltarono a privati cittadini. Alla fine dello stesso secolo, contestualmente alla fondazione del monastero cistercense di Santo Spirito di Zennone (1295) nell'entroterra gaetano, Santa Caterina passò al ramo femminile di tale ordine.Assunta D'Andria, Chiesa e Monastero di Santa Caterina, Gaeta, in Nel XIV secolo fu edificata l'attuale chiesa di Santa Caterina, in stile gotico.
Con una bolla pontificia di Niccolò V del 25 aprile 1451, le benedettine del non lontano monastero di Santa Maria della Maina confluirono in San Chirico, divenendo cistercensi. Secondo Giuseppe Fiengo, il complesso di Santa Caterina/San Chirico e quello di Santa Maria della Maina/San Domenico costituivano «nella zona più alta dell'abitato, una vera e propria cittadella monastica». Nel censimento del 1459 San Chirico era indicata come sede dell'omonima parrocchia, la quale contava 53 famiglie; non si hanno notizie circa la data di soppressione della stessa. Fin dal XV secolo è attestata nel cenobio la presenza di monache provenienti anche dalle famiglie della nobiltà gaetana. Nell'estate 1547 Ignazio di Loyola, fondatore e preposito generale della Compagnia di Gesù, si prodigò affinché venisse ripristinata e rispettata integralmente da parte della comunità la clausura. Nel 1625 il monastero ospitava 41 religiose, il che lo rendeva il più numeroso cenobio femminile della diocesi di Gaeta;Assunta D'Andria, Chiesa e Monastero di Santa Caterina, Gaeta, in nel corso dei secoli esso godette di notevole prestigio, legato al faro (in virtù del quale riscuoteva una gabella da parte delle navi in ingresso o uscita dal porto), alle molte rendite e proprietà terriere (nonostante le quali esso era oggetto anche di sovvenzioni pubbliche),. e al fatto che custodisse l'archivio cittadino; nel 1584 il magistrato civico di Gaeta dotò il monastero di un orologio pubblico; nel 1639 il monastero fondò nella campagna gaetana, in località Conca, una cappella dedicata alla Madonna Bambina su un terreno di sua proprietà, affidandone la cura ad un eremita che ivi dimorava. Nel 1673 il vescovo di Gaeta Martín Ibáñez y Villanueva procedette ad una ricognizione delle spoglie mortali di san Montano, soldato romano martirizzato nel II secolo, fino ad allora venerate all'interno dell'antica chiesa di San Chirico; in tale occasione, l'intero complesso fu diviso in due monasteri indipendenti mediante l'erezione di una parete: l'area di Santa Caterina rimase alle cistercensi, mentre quella già di San Chirico divenne sede di una comunità di terziarie francescane; i due monasteri erano messi in comunicazione fra di loro esclusivamente da una piccola finestra all'interno del faro.Laura Bartoni, La pala di Santa Caterina d'Alessandria di Andrea Vaccaro a Gaeta, in Il culto dei santi Quirico e Giulitta fu trasferito nella nuova chiesa di San Montano, nella quale fu loro intitolato un altare laterale.
Nel 1705 la chiesa di Santa Caterina fu decorata con una veste barocca; nell'ambito di tale intervento furono eretti tre altari in marmi policromi riconducibili all'ambito del napoletano Domenico Antonio Vaccaro, dei quali uno laterale andò ad incorniciare una pala preesistente, realizzata da Andrea Vaccaro intorno al 1660 e raffigurante la santa titolare; al primo artista è attribuito anche il dipinto Madonna col Bambino che appare a san Bernardo, posto sull'altare dirimpetto.Laura Bartoni, La pala di Santa Caterina d'Alessandria di Andrea Vaccaro a Gaeta, in L'altare maggiore era sormontato da un dipinto raffigurante il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria tra i santi Agostino e Benedetto, di Pietro Novelli. Nel 1720 fu sepolto nella chiesa il vescovo di Gaeta José Guerrero de Torres, che aveva promosso il restauro barocco. Nel 1722 il monastero accoglieva 37 professe, 11 converse e 2 educande; nel resoconto stilato dal vescovo Carlo Pignatelli, C.R. per la visita ad limina del 1725, venne registrata nel monastero la presenza di 43 professe e 10 converse; in analogo contesto, nel 1742 Gennaro Carmignano riportò il calo del numero di religiose, in totale circa 40 delle quali 27 professe, denunciando le ampie libertà arrogatesi dagli amministratori laici, in particolar modo la detenzione da parte loro delle chiavi della clausura.
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1809, entrambi i monasteri furono chiusi e l'intero complesso requisito a scopi militari, riconvertito dapprima in caserma con la denominazione "Caserma Cavour", poi in ospedale militare (trasferito nel 1860 dall'ex convento di San Francesco) e successivamente in infermeria;Laura Bartoni, La pala di Santa Caterina d'Alessandria di Andrea Vaccaro a Gaeta, in la chiesa di Santa Caterina cadde in abbandono e fu utilizzata come magazzino di paglia fino al 1850. L'anno successivo su interessamento del vicario generale Giuseppe Iannitti, i tre altari barocchi furono trasferiti rispettivamente nella chiesa di Sant'Antonio Abate (quello maggiore) e nelle prime due cappelle di destra della cattedrale (i due laterali); in San Giacomo, invece, insieme all'altare maggiore della non lontana chiesa di San Montano, furono traslate le due acquasantiere di Santa Caterina.
Ferdinando II delle Due Sicilie in seguito alla permanenza di papa Pio IX a Gaeta (1848-1849) volle che diverse chiese della città cadute in abbandono per la soppressione degli ordini religiosi, venissero restaurate e riaperte al culto. I lavori in Santa Caterina iniziarono nel 1852 e si protrassero fino al 1856, e furono eseguiti sotto la direzione di Giacomo Guarinelli, che in quegli stessi anni si stava occupando anche del rifacimento del tempio di San Francesco; essi consistettero in un consolidamento della struttura gotica e della realizzazione di un sobrio apparato decorativo esterno e interno di gusto neoclassico. Nel 1854 si intervenne anche sul faro modernizzandolo, mentre nel 1857-1858 si procedette a necessari interventi di riqualificazione e riadattamento dell'ex monastero, rimasto di pertinenza militare. La chiesa di Santa Caterina divenne di patronato regio con proprie rendite; tale rimase fino al 9 novembre 1889, insieme a San Francesco fu annessa al capitolo della cattedrale. Onorato Gaetani dell'Aquila d'Aragona, sindaco di Gaeta nel 1870-1876, durante il suo mandato avrebbe voluto trasferirvi la parrocchia di Santa Lucia, per trasformare la vicina chiesa omonima, una volta sconsacrata, in museo d'arte e storia locale.
Durante la seconda guerra mondiale, il 3 novembre 1943, le truppe tedesche fecero saltare con delle mine l'antico faro annesso al convento; la chiesa fu officiata regolarmente fino al 1945. Nel 1958-1960 i locali della caserma Cavour accolsero il carcere giudiziario di Napoli, divenendo poi abitazione provvisoria per profughi, prima di cadere nuovamente in abbandono; solo l'area già attinente al monastero di San Montano fu restaurata per diventare sede del comando della Scuola nautica della Guardia di Finanza. Quando la chiesa di Santa Lucia fu chiusa al culto nel 1966 (per poi venire sconsacrata nel 1972), il culto della martire siracusana e la relativa parrocchia furono trasferiti dapprima in San Domenico, poi in Santa Caterina fino alla chiusura anche di quest'ultima, avvenuta nel 1987. Da allora essa giace in stato di abbandono; agli inizi degli anni 2010 le sue facciate esterne furono oggetto di un restauro conservativo.
Descrizione Architettura La chiesa di Santa Caterina sorge nel luogo più elevato del promontorio di punta Stendardo, in posizione dominante sull'abitato circostante. L'edificio si sviluppa parallelamente a via Pio IX e il suo prospetto anteriore dà su un'angusta piazzetta, ottenuta nel 1840 tramite l'ampliamento del vicolo preesistente, la quale sul lato opposto della strada summenzionata scende con un'ampia scalinata verso salita Chiaromonte. La sua struttura è tutt'oggi quella gotica trecentesca, rivestita con sobrie decorazioni neoclassiche nell'ambito dei restauri condotti da Giacomo Guarinelli nel 1852-1856.
Esterno
Le superfetazioni ottocentesche dell'esterno (prevalentemente cornicioni) furono in gran parte rimosse nell'ambito dei restauri del 2010, insieme ad ampi brani del rivestimento ad intonaco; risulta visibile il paramento murario medioevale, costituito da blocchi squadrati di pietra calcarea locale.Assunta D'Andria, Chiesa e Monastero di Santa Caterina, Gaeta, in Lungo il fianco sinistro, nella muratura, è inserito un frammento marmoreo di spoglio recante, a bassorilievo una decorazione a tralci viminei con foglie alternati a grappoli, presumibilmente pertinente in origine ad un pilastrino.D. Mastrolilli, D. Quadrino, A. Vella, Gaeta tardoantica e altomedievale: topografia cristiana e arredo scultoreo, in Le volte a crociera della navata, estradossate secondo l'uso tipico gaetano, sul lato anteriore e su quello sinistro sono inglobate entro una sopraelevazione posteriore, analogamente a quanto accaduto nella chiesa di Sant'Angelo in Planciano, senza tuttavia la sovrapposizione di un'ulteriore copertura che è invece presente nella Santissima Annunziata.. Tale sovrapposizione, in seguito alla rimozione dell'intonaco, permette comunque di leggere il profilo ogivale delle crociere e risultano visibili le finestre che si aprivano al centro di ciascuna lunetta, rispettivamente una monofora a sesto acuto strombata (prima e seconda campata, tuttora aperta) e un oculo (terza e quarta campata e abside, murato); esse si impostano sul cornicione sommitale gotico, che cinge l'aula su tutti i lati e reca ancora, su via Pio IX, alcuni dei semplici doccioni in pietra. Sul medesimo fianco, nella parte inferiore della parete, sono visibili a due diverse altezze differenti per la presenza all'interno della cantoria, le quattro grandi finestre rettangolari che danno luce alla navata, nonché il profilo marmoreo di un portale tamponato ad arco a tutto sesto, sito in corrispondenza della quarta campata, in asse con un vicolo non più esistente. Anche la volta dell'abside è su due lati protetta da una sopraelevazione analoga a quella della navata.