La Metamorfosi delle Piante è un saggio scritto da Johann Wolfgang von Goethe nel 1790, col quale egli riconobbe l'omologia delle componenti di piante diverse, e soprattutto quella di fasi successive della vita di una stessa pianta (petali e foglie). Questo saggio rientra nel corpus della cosiddetta scienza goethiana.
Nella tradizione tedesca della "Naturphilosophie", sviluppatasi nella nascente filosofia idealistica,Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico scientifico - Vol. 4 Cap. X: La scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, Garzanti, 1971, pp. 234-242Vedi Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Demetra ed, 1999, pag. 390 l'omologia venne interpretata da Goethe come una manifestazione dell'unità della natura, conseguentemente i componenti omologhi si svilupperebbero a partire da un'idea archetipa originaria. Il successivo sviluppo della biologia ha interpretato questa "idea archetipa" come corrispondente all'informazione codificata in una omologa struttura genetica.Coen, Enrico; Carpenter, Rosemary. 1992 The power behind the flower: What makes a plant flower?, in New Scientist, 25 April 1992, Vol. 134, No. 1818Bown, William. 1991. Flowers start from a single gene, in New Scientist, 06 July 1991, Vol. 131, No. 1776
Goethe riteneva cioè che le parti e il tutto fossero inseparabili, e non potessero essere compresi nell'ottica del meccanicismo atomistico derivante dalla «cattiva metafisica di Newton», perché «la misurazione è un'azione grossolana».Goethe, Teoria della natura, pag. 18, trad. it. a cura di M. Montinari, Torino, Boringhieri, 1958. La teoria di Goethe è annoverata tra i precursori dell'evoluzionismo,Federica Cislaghi, Goethe e Darwin: la filosofia delle forme viventi, Mimesis Edizioni, 2008. benché i suoi studi sulla natura dei componenti del fiore come prodotti dalla metamorfosi delle foglie divergano da quelli di Darwin.Charles, Darwin, The Origin of Species, Penguin , Introduction, Ch. 1, 13.
Le intuizioni di Goethe, per alcuni versi anticipatrici di alcuni sviluppi della scienza, vennero perciò sviluppate in un contesto di pseudoscienza, secondo L. Geymonat la "Naturphilosophie" ha costituito un "torbido abbandono alle forze sfrenate della fantasia, ..., che ha prodotto le più ridicole assurdità che mai uomo di scienza moderno abbia udito nel campo di sua competenza.vedi p. 225 in Storia del pensiero filosofico scientifico - Vol. 4, Cap. X: La scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, Garzanti, 1971, pp. 234-242
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Secondo Goethe l'infinita varietà delle piante diffuse sulla terra non sarebbe apparsa di getto, in maniera statica, ma sarebbe l'espressione di un'unica «pianta-tipo» originaria (die Urpflanze), che egli contrapponeva alla rigida suddivisione in generi e specie imposta dai botanici del suo tempo.Goethe, Metamorfosi delle piante, a cura di Stefano Zecchi, pag. 86, Guanda, Milano 1983.
Metamorfosi delle piante Capitoli• Introduzione Dei cotiledoni Sviluppo delle foglie dello stelo da un nodo all'altro Passaggio allo stato d'infiorazione Formazione del calice Formazione della corolla Formazione degli stami Nettari Ancora qualche cenno sugli stami Formazione dello stilo Dei frutti Dell'involucro immediato del seme Ricapitolazione e transizione Delle gemme e del loro sviluppo Formazione dei fiori e dei frutti composti Rosa prolifera Garofano prolifero Teoria di Linneo sull'anticipazione Riepilogo
La morfologia di Goethe, difficilmente riconducibile a una precisa dottrina filosofica,Cfr. Stefano Zecchi, Il tempo e la metamorfosi, introduzione a Goethe, La metamorfosi delle piante, pp. 9-28, Milano, Guanda, 1983. si basa in particolare su due concetti fondamentali: il tipo e la metamorfosi.
Tipo
Secondo Goethe le diverse parti di cui è composta una pianta non stanno tra di loro in un semplice rapporto di causalità meccanica: il modo in cui ad esempio si sviluppano le foglie o i petali non è determinato dall'aspetto o dalla conformazione delle radici, ma sia gli uni che le altre sottostanno ad un complesso di leggi formative, il quale non è qualcosa di tangibile o percepibile agli occhi. Si tratterebbe piuttosto di un quid immateriale, afferrabile soltanto col pensiero, ma osservabile nella forma, nei colori, o nella grandezza dei vari organi. Questo quid rappresenterebbe appunto il prototipo della pianta, le cui infinite e diverse estrinsecazioni tangibili consistono in un adattamento alle differenti condizioni ambientali in cui esso si imbatte di volta in volta.
Tutti gli organi di ogni pianta sarebbero costruiti secondo il medesimo principio formativo, al punto che ogni singola parte conterrebbe in potenza l'intero; le diverse parti, in tal modo, sarebbero in relazione tra di loro, e ognuna con il tutto. Goethe considera in particolare la foglia come l'organo principale in cui consiste la pianta, la quale deriva dalla capacità di metamorfosi di quella: foglie superiori ed inferiori, ma anche petali, stami e pistilli, non sarebbero che foglie metamorfosate, cioè trasformazioni di un medesimo organo.
Metamorfosi Secondo il pensiero di Goethe nei diversi stadi evolutivi di questa ipotizzata metamorfosi della pianta-tipo prevarrebbero alternativamente due forze: una di concentrazione in un'entità ristretta, e una di espansione e dispiegamento.
Nel seme si avrebbe la massima contrazione della pianta in un punto, mentre nelle foglie si avrebbe la prima manifestazione della sua forza espansiva. Nel calice del fiore questa tornerebbe a restringersi, per poi dispiegarsi nuovamente nella corolla. Gli stami e il pistillo rappresenterebbero una forma ulteriore di concentrazione, che si espanderebbe successivamente nel frutto.
L'alternarsi della medesima forza vitale della pianta, che Goethe chiama entelechia, sarebbe quindi ripetuta attraverso queste tre fasi: seme – foglie calice – corolla stami e pistillo – frutto Dal frutto essa torna infine a celarsi nel seme.
Influenza postuma Mondo scientifico Accolta già all'inizio con difficoltà dal mondo scientifico, l'opera di Goethe ha influenzato alcuni botanici della prima metà del XX secolo: Adolph Hansen (1907),Adolph Hansen, Goethes Metamorphose der Pflanzen. Geschichte einer botanischen Hypothese, Alfred Töpelmann, Gießen 1907. Wilhelm Troll (1926),Wilhelm Troll, Goethes Morphologische Schriften, Eugen Diederichs Verlag, Jena 1926. Agnes Arber (1946),Agnes Arber, Goethe's Botany, in "Chronica Botanica", vol. X, 2, 1946. sullo studio della morfologia delle piante. In uno studio recente è stato proposto di interpretazione la morfologia goethiana come una teoria dei principi generativi della forma, mettendo in relazione il concetto di Urpflanze con successive tradizioni scientifiche rappresentate dalla morfologia matematica di D'Arcy Thompson, dalla teoria della morfogenesi di Alan Turing e dal programma minimalista di Noam Chomsky. Secondo il biologo tedesco Ernst Haeckel,Ernst Haeckel, Storia della creazione naturale, trad. it. di Daniele Rosa, Unione tipografico-editrice, Torino, 1892. la teoria dell'evoluzione sviluppata da Charles Darwin avrebbe punti di contatto con la concezione goethiana della natura, nel sostenere che la varietà di generi e specie vegetali non è qualcosa di fisso e statico, ma è il risultato mutevole della loro adattabilità all'ambiente. Da diversi punti di vista sono state evidenziate tuttavia le differenze tra Darwin e Goethe cfr. ad esempio Ernst Cassirer, Saggio sull'uomo, pag. 385, Armando, 2004. Sul dibattito circa la possibilità di considerare Goethe un precursore del darwinismo, cfr. anche Federica Cislaghi, Goethe e Darwin: la filosofia delle forme viventi, Mimesis Edizioni, 2008. È stato rilevato come Darwin, a differenza di Goethe, interpretasse i fattori dell'ambiente esterno come delle cause meccaniche in grado di modificare tramite la selezione naturale gli organismi, mentre il poeta tedesco considerava questi fattori soltanto come l'occasione perché le forze della pianta-tipo si manifestassero ora in una direzione, ora in un'altra.
Filosofia steineriana L'opera di Goethe fornì un contributo fondamentale al pensiero del filosofo ed esoterista Rudolf Steiner, che ne aveva curato l'edizione all'interno dell'Opera Omnia di Goethe. Steiner la elogiò con queste parole:
L'esoterista e teosofo Rudolf Steiner vide nella capacità delle teorie di Goethe di immergersi dentro l'essenza delle forme, non astraendola dagli oggetti ma «come se formassero gli oggetti stessi», una delle caratteristiche principali della scienza goethiana, da lui ulteriormente rielaborata.Rudolf Steiner, Le opere scientifiche di Goethe , pag. 25, Fratelli Bocca Editori, Milano 1944.
Note
Bibliografia Johann Wolfgang von Goethe, Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären, Ettingersche Buchhandlung, Gotha 1790 Paola Giacomoni, Le forme e il vivente: morfologia e filosofia della natura in J.W. Goethe, Napoli, Guida Editori, 1993.
Traduzioni italiane Saggio sulla metamorfosi delle piante di G. W. Goethe tradotto da Pietro Robiati, Pirotta, 1842 La metamorfosi delle piante, trad. di Giovanni Castelli, Siena, Lazzeri, 1907 La metamorfosi delle piante e altri scritti sulla scienza della natura, trad. di Stefano Zecchi, Milano, Guanda, 1983
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