La Comunità ebraica di Foligno è un'antica Comunità ebraica oggi estinta che risiedeva nella città umbra (principale centro commerciale e viario della regione) posta al centro e fino al margine orientale della Valle Umbra, sulla sinistra del fiume Topino e alla confluenza dei due diverticoli della via Flaminia; il suo territorio si estende su gran parte dell'Appennino umbro-marchigiano fino al confine con la regione Marche. La Comunità trae origine da quella romana, come anche le altre di Umbria e Marche ed era pertanto di rito italiano. Contigue ed in certi periodi unite, erano le Comunità di Trevi, Spello, Assisi, Sellano, Montesanto, Camerino e Caldarola (con i loro territori nelle Marche) ed anche Norcia.
Anticamente Fulginium fu città umbra, secondo le divisioni dell'Italia medievale fu parte del ducato di Spoleto poi libero comune ghibellino combatté sanguinose guerre contro Perugia. Nel 1305, la famiglia Trinci, vicari apostolici di Foligno, Nocera Umbra e territori limitrofi, messasi a capo dei guelfi di Foligno, ottenne il dominio della città con una Signoria comunale di notevole estensione che giungeva fino a comprendere Leonessa nel Regno Borbonico. Nel 1439 la città fu sottomessa direttamente al dominio papale.
Testimonianze archivistiche certe di una comunità ebraica organizzata a Foligno si hanno tra il XIII al XVI secolo, per i secoli precedenti non si hanno certezze documentate.
I primi documenti che attestano la presenza certa di una comunità a Foligno sono datati intorno al 1290. Nei tre secoli successivi i documenti attestanti la presenza di una Comunità ebraica sono sempre più frequenti.
Nel 1555, quando papa Paolo IV istituì (nello Stato Pontificio) i ghetti solo a Roma ed Ancona, iniziò la stretta finale che portò al decreto di espulsione del 1569 che mise fine alla presenza ebraica nella città, i cui componenti si spostarono nelle Marche, o si dispersero tra le montagne dell'Appennino, o si convertirono a forza al cristianesimo (vedi alcuni cognomi presenti nelle zone montane del folignate che sono di possibile origine ebraica, come per esempio Moscati, Barnocchi, Stella, Gubbiotti, Pastore).
Al di fuori dei documenti archivistici, non v'è oggi più alcuna testimonianza della presenza della Comunità, della Sinagoga e del cimitero, se si fa eccezione per i molti cognomi di ebrei costretti a spostarsi nelle Marche e in Romagna, in cui resta il riferimento alla città di Foligno.
La Comunità
Fino a qualche anno fa poco si sapeva circa una Comunità ebraica a Foligno e in altre città umbre nel basso Medioevo. Qualche notizia si era avuta sul finanziamento da parte degli ebrei folignati degli spettacoli cittadini più costosi, a cominciare dalla "corsa del palio rosato di San Feliciano" (Quintana), per esempio, che comportava una spesa di 27 fiorini ed era forzatamente finanziata da loro.Mario Sensi, Quaderno n.1, Centro Giostra Quintana - Foligno 1983
Un primo studio approfondito è stato condotto da Ariel Toaff, professore di storia economica del Medioevo e del Rinascimento nelle Università israeliane Bar Ilan e di Tel Aviv, studio pubblicato nel 1975 col volume “Gli Ebrei a Perugia”.Ariel Toaff: "Gli ebrei a Perugia", Dipartimento di storia patria, Perugia, 1975
A Foligno, intorno al 1290, si tenne una riunione dei rappresentanti delle comunità ebraiche dell'Umbria e delle Marche alla presenza del famoso rabbino Menahem Recanati, tra i membri più noti dell'ebraismo italiano medievale. Una minuziosa documentazione archivistica riguardo alla vita delle comunità ebraiche di Foligno, Bevagna, Trevi, Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, viene poi riportata ancora da Toaff nel 1998 nel volume ”Il vino e la carne, una Società Ebraica nel Medioevo”.Ariel Toaff: "Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo", Il Mulino, Bologna, 1989, ISBN 8815020853 (tradotto in francese e inglese)
Verso la fine del XIV secolo si stabilirono a Foligno, a causa di una forte migrazione, molti mercanti ebrei romani dediti all'attività feneratizia. Furono i reggenti dei Comuni ad invitare gli ebrei romani ad inserirsi nei tessuti economici delle città umbre per esercitare l'attività creditizia. Gli ebrei contribuirono quindi in maniera determinante all'affermarsi della "Fiera di Foligno", ma in particolare dopo la caduta della signoria dei Trinci ed in coincidenza con la creazione dei Monti di Pietà su impulso delle diocesi umbre, si accentuò la discriminazione e la persecuzione nei confronti dei giudei con l'incitazione delle feroci prediche dei francescani ed il sostegno di vari vescovi (tra cui quello di Foligno), che culminarono con l'espulsione degli ebrei da Foligno, non prima di alcuni massacri e violenze in varie città umbre. L'allontanamento degli ebrei da Foligno portò alla decadenza della "Fiera di Foligno" ed al conseguente fiorire della "Fiera di Senigallia", dal momento che molti ebrei da Foligno si spostarono nelle più tolleranti diocesi marchigiane e nel Ghetto di Ancona.
Cronologia attraverso notizie d'archivio salienti Salomone di Elia, è citato in un documento del 1325 come abitante a Foligno; meno di due decenni dopo viene menzionata una società di banchieri di Foligno composta dallo stesso Salomone e da Aronne di Aleuccio, Salomone di Bonaventura e Musetto di Elia.Ariel Toaff, The Jews in Umbria, docc. 111, 165.
Dall'inizio degli anni sessanta, compare nei documenti Mele di Salomone, attivo nel prestito a Foligno, dove aveva una casa in affitto; nel 1367,compaiono Abramo di Vitale e Vitale di Beniamino anche loro locatari di un alloggio in città; pochi anni dopo compare anche Daniele di Beniamino.Ivi, docc. 216, 224, 228, 229, 237. Mele di Salomone ricorre in più documenti : docc. 224, 255, 282, 283, 286, 293.
Nella seconda metà degli anni settanta, troviamo pure Vitale di Elia e Deodato di Mele di Salomone, impegnato nel credito.Ivi, 257, 285
Nel 1380, oltre a Mele di Salomone e al figlio Bonaventura, risulta a Foligno anche Sabato di Vitale.Ivi, doc. 293.
Dal 1384, Bonaventura di Mele compare in molti documenti relativi al prestito a privati.Ivi, docc. 326, 327, 328, 329, 330, 331, 332, 333, 334, 335, 345, 348, 352, 353, 354, 355, 357, 358, 360, 361, 362, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377, 378, 379, 380, 381, 382, 383, 386, 387, 388, 389, 390, 391, 393, 395, 396, 401, 402, 403, 404, 405, 406, 409, 410, 411, 412, 413, 414,415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, 422, 423, 424, 425, 428, 429, 430, 433, 434, 435, 436, 437, 438, 439, 440, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 453, 454, 457, 462, 520, 522, 523, 525, 530, 538, 555, 586, 593, 595, 618, 638, 639, 642. Nel 1410 Bonaventura di Mele prometteva di restituire entro un anno a un cittadino di Foligno una somma considerevole, facente parte di un prestito con un mercante di Assisi che viveva a Foligno Bonaventura aveva come garanti un cristiano e tre ebrei, che vincolavano beni mobili e immobili a garanzia del prestito. Ivi, doc. 678.
Dal 1384, accanto a Bonaventura c'è pure il fratello Salomone, residente a Foligno e attivo nel settore creditizio.Ivi, docc. 336-337, 343, 346, 349, 350, 351.
In un documento del 1385, Salomone è citato come "Magister Salomone".Ivi, doc. 455. La famiglia di Salomone di Mele, protetta da papa Bonifacio IX cominciò ad assumere una posizione di spicco grazie al suo banco, di cui sono registrate operazioni creditizie con o senza ipoteca, ma non prestiti al Comune o prestiti su pegno. Su Salomone, in seguito residente a Rimini e accusato di libertinaggio con donne cristiane, v. Simonsohn, The Apostolic See, docc. 488, 489. Per i dettagli relativi al giro di denaro del banco v. A. Toaff, The Jews in Umbria, Introduction, p. XIX.
A partire dalla metà degli anni ottanta circa, Bonaventura e Salomone di Mele e il nipote Gaio di Deodato acquistano e vendono case e terreni a Foligno e dintorni.Ivi, docc. 356, 397, 408, 432, 442, 456, 629.
All'inizio degli anni novanta, sciolgono la società che avevano, Daniele di Beniamino e Daniele di Abramo, mentre Guglielmo di Abramo, pure residente a Foligno, forma una società commerciale con due cristiani di Foligno ed un ebreo, di cui si specifica l'origine romana, Ventura di Aleuccio di Ventura residente in città.Ivi, docc. 513, 531, 534.
Nel 1393, Salomone di Abramo, risiede nel quartiere di Foligno denominato Contrastanga, dove già Bonaventura di Mele aveva acquistato una casa; anche Guglielmo di Abramo abitava nello stesso quartiere.Ivi, docc. 356, 554, 591. Ebrei nel quartiere Contrastanga sono menzionati anche in un documento del 1484. Ivi, doc. 1879.
Nel 1411, Guglielmo di Abramo presta denaro a privati e due anni dopo riceve una condotta creditizia a Todi; in seguito è a Spoleto, col soprannome di “Zucchero”.Ivi, docc. 685, 710, 769.
Da un documento del 1431, risulta che gli ebrei pagavano all'inquisitore francescano il contributo che erano soliti pagare per il salario e le spese dell'inquisitore stesso.Mario Sensi, “Ebrei finanziatori dell’inquisizione”, Collectanea franciscana, 45 (1975), pp. 269-273, p. 272.
Nel 1437, fa la sua comparsa Salomone di Matassia, noto come “Zucchero”, che riceve (e in seguito restituisce) un prestito di notevole entità da un cittadino di Foligno.Ariel Toaff, The Jews in Umbria, docc. 923, 942.
Nel 1438 Manuele di Elia da Imola ha un banco a Foligno.Ivi, doc. 937.
Nel 1439, viene stipulata una condotta tra il Comune e gli ebrei di Foligno, non citati per nome.Ivi, doc. 963.
Nel 1445, i Priori di Foligno, in considerazione del bisogno della popolazione, si rivolsero agli ebrei per far loro riprendere l'attività creditizia, ma essi, dato che non erano stati rispettati i patti del 1439, non ritennero di poter continuare la loro attività. I Priori, ammettendo che la ragione fosse dalla parte degli ebrei, stipularono una nuova condotta. Gli ebrei di Foligno menzionati nella condotta: Salomone di Matassia, detto “Zucchero”, Manuele di Magister Gaio e il padre Gaio, Abramo di Ventura di Perugia, Consiglio di Dattilo, Magister Gaio di Guglielmo e Consiglio di Vitale da Foligno. Sino alla fine della condotta gli ebrei sarebbero stati equiparati ai cittadini di Foligno nel diritto civile e criminale; inoltre venivano esentati da ogni tipo di tassazione e potevano spostarsi liberamente per la città e il distretto senza pagare dazi; erano obbligati, tuttavia, a versare al Comune 50 fiorini all'anno alla festa del patrono San FelicianoIvi, doc. 1064. Nel 1450 figura tra gli ebrei di Foligno Abramo di Angelo da Camerino che, a nome degli ebrei residenti nella città, pagava ai Priori i 50 fiorini d’oro che costituivano il contributo ebraico al palio di San Feliciano. Troviamo attestazione dell’avvenuto pagamento di 50 fiorini d’oro in occasione della festa di San Feliciano anche nel 1492. Nel 1496, nel 1497, invece, la cifra pagata era di 60 fiorini V. ivi, docc. 1131, 1990, 2044, 2059; erano anche tenuti a concedere al Comune, una volta all'anno e qualora richiesti, un prestito senza interesse di 50 fiorini. L'interesse concordato col Comune era del 36% per cifre superiori ai 2 fiorini, del 40% se inferiori; se il prestito era contratto con forestieri, il tasso era lasciato alla libera contrattazione tra le parti.
La durata della condotta era lasciata alla discrezione del Comune e dei feneratori, che potevano terminarla consensualmente. Nel 1451 venivano inclusi nella condotta anche Aleuccio di Elia da Imola e il figlio Leone, dietro pagamento di un contributo annuale di 10 fiorini.Ivi, doc. 1064, 1155.
Nel 1456, anche per far fronte all'esborso straordinario richiesto da papa Callisto III per la flotta che stava armando contro i Turchi, una nuova condotta fu concessa agli ebrei di Foligno, in questa si accordava loro anche il permesso di vendere carne macellata ritualmente ai macellai cristiani, nonché di avere un cimitero ed una sinagoga in città.Ivi, docc. 1221, 1222.