La Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa e gran parte delle Chiese riformate riconoscono che Pietro avesse un ruolo preminente tra gli apostoli. La questione è molto dibattuta, infatti resta il fatto che un ruolo particolare lo hanno avuto anche Giovanni evangelista, come testimoniato in diversi brani del VangeloR. Alan Culpepper, Anatomy of the Fourth Gospel, pag. 134., Andrea (il Primo chiamato) e Giacomo che presiedette il primo concilio ecumenico, tenutosi a Gerusalemme (alla presenza dei Dodici e di Paolo). Proprio per questo l'entità del primato di Pietro (primatum Petri) è oggetto tra le confessioni cristiane di dispute dottrinali, che influenzano anche la dottrina sul primato papale, oggi riconosciuto solo dai cattolici.

La questione dottrinale riguardante l'unità della Chiesa e la natura dell'autorità, era in origine radicata nella politica e nella cultura. Soprattutto dopo la fondazione di Costantinopoli da parte dell'imperatore Costantino, l'Oriente e l'Occidente si trovarono di fatto divisi. Costantinopoli divenne la città più importante dell'impero. La divisione politica in Pars Occidens e Pars Oriens aveva accresciuto le differenze, comportando un indebolimento politico, economico e militare dell'Occidente. A fronte della decadenza di Roma, già iniziata ancor prima dell'avvento di Costantino, Costantinopoli continuava a crescere e l'imperatore vi aveva la propria residenza. Questa separazione, in campo religioso, si traduceva nell'aumento della distanza tra Roma e Costantinopoli.

La concezione che un "corpo" deve poter avere un capo per mantenere tale unità fu interpretata in maniera diversa in Oriente e in Occidente: l'Oriente restava ancorato alla tradizione ignaziana (Ignazio di Antiochia, successore di San Pietro nella sede sira), che affermava che la Chiesa era unita al proprio vescovo e «laddove c'era il vescovo lì c'era la Chiesa». Tale visione vedeva tutti i vescovi operare insieme in armonia e nessuno aveva autorità sugli altri. La chiesa d'Oriente aveva, come oggi, un carattere prevalentemente sinodale; in Occidente prevaleva una concezione verticistica, descrivibile con l'immagine della piramide. Alla base di essa vi è la totalità dei fedeli, più in alto i consacrati, ancora più in su i vescovi. Ciò comporta che nel cattolicesimo il vertice della piramide è costituito dal vescovo di Roma (che i cattolici considerano "vicario di Cristo", unico e vero capo della Chiesa): questo è il senso del primato per i cattolici. Diversamente, nella Chiesa ortodossa il patriarca di Costantinopoli assume solamente il ruolo di Primus inter pares, ciò per effetto della collegialità e dell'autonomia di ciascun vescovo (all'interno della propria comunità dei fedeli) e della natura teologica della funzione episcopale. La concezione del Primus inter pares sta alla base del mito della presunta Pentarchia presente nella Chiesa dei primi secoli, ovvero una chiesa collegiale che vedeva la partecipazione di tutti i vescovi, coordinati dai Patriarchi delle sedi di Costantinopoli, Roma, Antiochia, Alessandria d'Egitto e Gerusalemme.

Benché molti siano i passi del Nuovo Testamento in cui si parla di Pietro, il dibattito si riduce spesso alla discussione sul significato e la traduzione del verso del vangelo di Matteo, ma ce ne sono diversi in cui si parla anche degli altri Apostoli, e la discussione tra esegeti e teologi (alla ricerca del vero significato) è oggi ancora aperta.

Il primato di Pietro nei vangeli L'ordine dei nomi Significativamente, nei tre elenchi dei 12 che compaiono nei Sinottici (, , ), Pietro è sempre ricordato per primo.

L'appellativo Pietro Nel Nuovo Testamento Gesù promette a Pietro che su di Lui avrebbe fondato la sua Chiesa, poiché Pietro è il primo a riconoscerLo come il Messia e il figlio del Dio vivente. afferma che "nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo", segno che già prima della Pentecoste le parole di Pietro erano ispirate dallo Spirito Santo.

Gesù chiama Simone con l'appellativo Pietro, e in altre parti delle scritture un soprannome indica un carattere o uno status particolare (Abram in Abraham, Giacobbe in Israele, e Saul in Paolo). Nel testo greco di Mt 16,18 a "Simone" viene dato il nome di "πέτρος" (petros) e la "pietra" di cui si parla nella seconda parte del versetto è in greco "πέτρα" (petra).

Si tratta di un nome che non era in uso all'epoca, utilizzato da Gesù come nome proprio di persona, e dunque di un nome intenzionalmente profetico, indicativo della missione particolare assegnata a Pietro. In tutti i Vangeli, le parole "Beato tu sei!" sono rivolte da Gesù soltanto a quest'ultimo.Giacomo Biffi, Pecore e pastori: riflessioni sul gregge di Cristo, Cantagalli, Siena 2008, p. 39. ,

Il genere è diverso, , Non si vuole fare la distinzione (in genere circoscritta al linguaggio poetico greco) tra "roccia" e "piccola pietra" o "sasso".

Il nome proprio di un uomo dovrebbe essere maschile (-ος), mentre πέτρα, la parola usata per "pietra", è femminile (-α). Gesù dichiara dunque il primato di Pietro in mezzo agli altri apostoli,

La consegna delle chiavi In Matteo Gesù dice a Pietro: A te darò le chiavi del regno dei cieli.

In modo particolare per il popolo ebraico le chiavi erano un simbolo dell'autorità: chi ha le chiavi è il padrone di casa.

In Apocalisse Gesù dice di avere le chiavi della morte e dell'inferno, che significa che ha potere sulla morte e sull'inferno; anche in Isaia compaiono le chiavi come simbolo.

Il cardinale James Gibbons, nel suo libro The Faith of Our Fathers (La fede dei nostri padri) indica che le chiavi sono un simbolo dell'autorità anche nella cultura odierna; usa l'esempio di qualcuno che dà le chiavi di casa propria a un'altra persona, e così quest'ultima diventa la rappresentante del padrone di casa durante la sua assenza.

Luca 22,31-32

Secondo il cardinale Giacomo Biffi, anche questo passo è una testimonianza del primato petrino. Infatti, Gesù prega specificamente per la fede di Pietro cui affida il compito di sostenere e aiutare quella degli altri fratelli del gregge divino, dopoché egli avrà recuperato la propria.Giacomo Biffi, Pecore e pastori: riflessioni sul gregge di Cristo, Cantagalli, Siena 2008, pp. 40-41. ,

"Pasci le mie pecore" Un'altra fonte del primato di Pietro si trova nel Vangelo secondo Giovanni , dove Cristo dice a Pietro per tre volte: "pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle". Il retroterra biblico di queste frasi sta nelle numerose ricorrenze dell'Antico Testamento in cui Dio dice di essere pastore del suo gregge, cioè del popolo di Israele, Nel Nuovo Testamento è Gesù a dire di sé stesso: "Io sono il buon Pastore" (Giovanni, ); il gregge in questo caso rappresenta coloro che credono in Gesù. Per queste ragioni i cattolici credono che a Pietro è stata affidata la guida dell'intero gregge di Cristo, cioè della Chiesa.

Poiché Gesù gli dice "Pasci il mio gregge", a Pietro è affidato l'intero gregge di Cristo, tutte le nazioni e l'intera Chiesa. Egli è costituito come Pastore supremo dopo Cristo.

Significativamente, Gesù ripete la frase per tre volte, in ricordo del triplice rinnegamento di Pietro durante la Passione. L'apostolo comprende l'allusione tanto che il Vangelo precisa: "Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: "Mi vuoi bene?".Giacomo Biffi, Pecore e pastori: riflessioni sul gregge di Cristo, Cantagalli, Siena 2008, pp. 41-42. ,

La triplice ripetizione potrebbe anche esprimere l'idea di un impegno solenne o di un contratto, secondo l'uso semitico della stipulazione attraverso la triplice ripetizione dei termini dell'accordo. Il passo intende in questo modo presentare in modo solenne l'incarico pastorale affidato da Gesù a Pietro su tutta la Chiesa.

Primo apostolo Pietro è sempre indicato per primo in tutti gli elenchi degli apostoli (), mentre Giuda Iscariota si trova sempre all'ultimo posto; Pietro è elencato per primo anche quando si indicano gruppi di alcuni apostoli nei vangeli () e negli Atti degli Apostoli (At ), ma non sempre (Gv ). Spesso, Pietro risponde e parla a nome di tutti gli apostoli, come nei casi seguenti ().

In Matteo Pietro è dichiarato essere il "primo apostolo" e, non essendo il più anziano né il primo degli apostoli scelti da Gesù, è probabile che si intenda "primo" in autorità.

Pietro e Giacomo Eusebio di Cesarea, riportando un frammento di Egesippo, scrisse:

Tra l'altro in At sembra emergere un ruolo di leadership da parte di Giacomo all'interno dell'assemblea degli apostoli. Gesù roccia Le Sacre Scritture si riferiscono anche allo stesso Gesù come "roccia":

Gesù dà a Simone il nuovo nome di πητρος, ma quando parla di "pietra" usa la parola πητρα. Le Scritture ispirate del Nuovo Testamento furono scritte in greco, non in aramaico. In greco c'è una distinzione tra le due parole, dato che πητρα vuol dire "roccia", mentre πητρος vuol dire "piccola pietra" o "sasso".

Tuttavia, in greco, sia πητρα sia πητρος significano "roccia", benché il secondo possa avere in altri contesti anche il significato di "pietra piccola"; inoltre, in greco non sarebbe stato possibile dire altrimenti, in quanto l'appellativo di Pietro deve necessariamente essere posto al maschile (come anche in latino e in italiano, ad esempio).

Simon Pietro stesso si riferisce a Gesù come "pietra" (1Pietro ): "Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Nella Scrittura si legge infatti: «Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato». Per voi dunque che credete essa è preziosa, ma per coloro che disubbidiscono: «La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d'angolo, pietra d'inciampo e roccia d'intoppo che li fa cadere». Essendo disubbidienti, essi inciampano nella parola, e a questo sono altresì stati destinati".

Anche l'apostolo Paolo che scrive in 1 Corinzi si riferisce a Gesù Cristo come "pietra del fondamento": "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, e altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco. Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo. Nessuno inganni se stesso; se qualcuno fra voi pensa di essere savio in questa età, diventi stolto affinché possa diventare savio. Infatti la sapienza di questo mondo è follia presso Dio, poiché sta scritto: «Egli è colui che prende i savi nella loro astuzia»; e altrove: «Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani». Perciò nessuno si glori negli uomini, perché ogni cosa è vostra: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future; tutte le cose sono vostre. E voi siete di Cristo e Cristo è di Dio."