Interamnia Praetuttiorum (o Praetutia) era l'antica Teramo, capitale del popolo italico dei Pretuzi. Nell'epoca romana, dal I secolo a.C. in poi, dagli storici era detta anche "Urbs Interamnia", per ricordarne l'elevazione a mūnǐcǐpǐum.
Storia Origini, Italici e conquista romana Secondo lo scrittore romano Sesto Giulio Frontino l'antica Petrut o Pretut crebbe in dimensioni e importanza fino a divenire la capitale del Praetutium e conciliabulum dei Pretuzi.
Lo storico Niccola Palma nella Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli (1832), ipotizza le varie origini del popolo pretuziano, immaginando che le popolazioni migranti provengano dagli Etiopi o dai PersianiN. Palma, Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli. Vol I., Napoli 1832, p. 7, successivamente cita i Troiani e i Greci, per poi arrivare alla derivazione osca della popolazione picena. Citando ovviamente la prima fonte di Frontino, il Palma arriva alla conclusione che il nome romano di Teramo: Interamnia Praetuttiorum (cioè "città tra due fiumi"), fosse stata una derivazione di indubbia inflessione latina da parte dei nuovi conquistatori.N. Palma, Ibid. Citando Plinio il Vecchio: Quinta regio Piceni est, quondam uberrimae mutitudinis. CCCLX Picentium in fidem p. R. venere. orti sunt a Sabinis voto vere sacro. tenuere ab Aterno amne, ubi nunc ager Hadrianus et Hadria colonia a mari VI. flumen Vomanum, ager Praetutianus Palmensisque, item Castrum Novum, flumen Batinum, Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia relicum est, flumina Albula, Tessuinum, Helvinum, quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit (Naturalis Historia, III, 110), le coste dell'Adriatico teramano furono conquistate dai Liburni, soprattutto l'antica Truentum, successivamente l'agro Pretuziano passò in mano ai Siculi, agli Umbri, ed infine ai Sabini-Piceni. Il Palma attribuisce con sicurezza la presenza dei Siculi nell'agro pretuziano per via di una contrada chiamata Sicilia, e per via della stessa Valle Siciliana alle pendici di CastelliN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., p. 9.
Dopo la cacciata dei Siculi da parte degli Umbri tra l'XI ed il X sec. La presenza di varie popolazioni nella zona, soprattutto nelle grotte del teramano, venne testimoniata anche da Muzio de Muzii nei Dialoghi sette della Storia di Teramo (1893)M. de Muzii, Storia di Teramo. Dialoghi sette, (1893) I giornata. Da questa presenza di diverse popolazioni, nacque anche il centro fortificato di Hat poi Hatria Picena ed infine Adria Latina la quale secondo Tito Livio avrebbe dato il nome al Mar Adriatico.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, mentre la presenza etrusca nella fascia litorale era sporadica ai tempi di Hatria picena e di tipo commerciale come attestata a Fermo, nelle Marche. Si ricorda la citazione di Marco Terenzio Varrone: Atrium appellatum est ab Atriatibus TuscisM. Varrone, De lingua latina (I, 4), La presenza etrusca è stata confermata dal ritrovamento di alcuni oggetti in Atri oggi esposti al British Museum di Londra, come uno specchio di pregiata lavorazione etrusca. Il numero limitato di questi ritrovamenti fa pensare, come nel caso delle testi e vitrie puniche, che siano stati in loco per il solo scopo commerciale. Gli Etruschi avrebbero portato il culto di Feronia.
Più sicurezze si hanno nella definizione dei Pretuzi, di stirpe picena, basandosi sulle parole di Livio nel XIV libro della Storia di Roma dalla fondazione ("Ex reliquis vinis a Supero Mari Praetutia"). Nella seconda guerra punica si ha menzione certa dei Pretuzi, sempre seguendo Livio, che parla dell'arrivo di Annibale Barca nel Piceno passando per l'Umbria dopo la battaglia del Trasimeno. Una lapide romana rinvenuta nel 1790 nella Casa Cocolla del quartiere San Leonardo, riporta T. STATIO. T. F. VEL / PRAETUTIANO / PRAEFECTO. COII. II / BREVCORVM. TRIBV. / COII. II. HISPANORVM [...] C. STATIVS. PRAETVTTIANVS. / FRATER. L'importanza della lapide sta nella menzione del cognome "Praetuttiarum", che assunsero certi personaggi influenti nell'epoca della prima presenza romana nell'agro.
Il territorio geografico abitato dai Praetuttii era delimitato da elementi naturali, come accade tutt'oggi nelle società tribali e tra le popolazioni seminomadi. In particolare i confini tra le tribù umbre, sabine, picene, vestine, peligne, frentane, marrucine, sannite erano tracciati dai fiumi, che dalle montagne dell'Appennino, situate ad ovest, sfociano, seguendo le valli solcate tra le colline, nel mare Adriatico ad est. Cosi' si è tentato dalle descrizione di Strabone, Plinio il giovane e Tito Livio di ricostruire il territorio abitato dai Pretuzi. Questo pare comprendesse lAger Hatriensis a partire dai fiumi Saline e Piomba a sud, fino al fiume Tronto a nord, ad ovest la catena montuosa del Gran Sasso e ad est il Mare Adriatico. Strabone afferma che Pretuziano era anche considerato il territorio dell'''Ager Palmensis, il quale comprenderebbe l'attuale territorio tra la Vibrata e Pedaso, mentre le aree interne dell'Ascolano ricade a o nel territorio dei Piceni. La relazione tra Pretuziano e Piceni rimane un mistero. Infatti dalle attuali fonti e resti archeologici non si comprende la distinzione fatta dagli storici Romani. In effetti in molti passi i Pretuzi vengono identificati unitamente ai Vestini nell'area sud-picena. In altri, sono addirittura considerati più antichi per via delle loro origini in parte liburnie in parte sabine. Dai ritrovamenti archeologici, il luogo centrale in cui sembra costituirsi per prima una koinè italica sulle coste del medio adriatico è proprio quello che va dal fiume Aterno al fiume Aso, comprendendo in pieno sia il territorio dei Vestini, che dei Pretuzi. I centri esistenti nell'area erano l'antica Interamnia Praetuttiorum (Teramo), Hatria (Atri) con il suo porto allo sbocco del Vomano (oggi è Torre di Cerrano), Truentum.
La politica locale doveva essere quella di una "città-stato" simile alle altre città del territorio piceno. Una lapide rinvenuta nel 1828 conferma l'indipendenza amministrativa di Interamnia, nonché la descrive come capitale dei Pretuzi: PVBLICVM / INTERAMNITVM / VECTICAL / BALNEARVM. Ossia si parla di un dazio pubblico da pagare alla cittadinanza per il passaggio dal mare attraverso l'agro.Entrata dunque, dal III secolo a.C., nelle mire espansionistiche di Roma, secondo il Muzii nei suoi Dialoghi, Teramo non fu mai colonia, benché nell'opera di Frontino venga citata numerose volte Interamnia come colonia romana. Già all'epoca di Sesto Frontino (II secolo d.C.), è interessante notare come Teramo venga citata sia come Interamnia sia come Teramna, toponimo che poi con il passare dei secoli si tramuterà nell'attuale.
Con l'accesso dei Romani nell'Etruria, anche i Sanniti dovettero sottostare alle clausole del console Manio Curio Dentato, dopo le vittorie che riportò. Sotto i consoli Marco Valerio Massimo Corvino e Quinto Cedicio Nottua, vennero inviati coloni nell'agro teramano, a Castro (Giulianova), ad Atri e a Sena (oggi Senigallia). La caduta in potere di Roma dell'agro teramano avvenne quando, nel 268 a.C., il console P. Sempronio Sofo soppiantò i Piceni, e sbaragliò quel che restava delle colonie dei Senoni, spingendosi poi a sud nel cuore del Sannio. Teramo e le altre città dell'agro stipularono un trattato di amicizia, divenendo "confederati" della Repubblica, a differenza dell'irriducibilità dei vicini Marsi, Sabini, Frentani, Marrucini, e così le città dell'area ebbero la concessione di poter mantenere la loro forma di ordinaria e secolare amministrazione pubblica.Nel corso della guerra annibalica, i Pretuzi non sono menzionati nelle minute descrizioni di Silio Italico e Tito Livio, nelle quali gran parte dei confederati italici si schierarono coi Cartaginesi. Per questo forse Annibale dopo il Trasimeno si accanì particolarmente nel territorio teramano, spingendosi anche nel resto dell'attuale Abruzzo, suscitando la reazione dei sanniti locali.
Nell'ambito della guerra sociale dell'88 a.C., anche i Pretuzi parteciparono alla lega italica costituitasi a Corfinio (AQ), stanchi del fatto che da confederati, a guerre fatte, non potessero partecipare alla distribuzione delle ricompense, che acquisiva soltanto Roma per sé. Benché i Pretuzi avessero partecipato alle operazioni di disobbedienza e di sabotaggio contro l'esercito romano, Interamnia non subì saccheggi, come avvenne con le vicine Ascoli Piceno e Penne, di cui si ricordano le rappresaglie del console Pompeo Strabone (Ascoli) e l'episodio del giovane Pultone a Penne.
La città romana e l'archeologia Sempre seguendo il PalmaN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., Vol. I, p. 24, l'orografia urbana di Interamnia abbracciava i quartieri medievali di San Leonardo e Santa Maria a Bitetto, e tutto il piano fuori Porta Reale, come confermano gli scavi della domus nel Largo Madonna delle Grazie. Seguendo anche le descrizioni di Muzio de Muzii, le mura racchiudevano: Ponente: Largo della Cittadella, Episcopio, Duomo, Seminario. Mezzogiorno: Largo Santo Spirito, Porta San Giuseppe, area abitativa prospiciente il fiume Tordino, la costa che circonda Piazza del Carmine verso Porta Reale. Settentrione: Orto del convento dei Frati Minori Osservanti, ingresso al Corso di Porta Romana. Nord-Est: via sul pendio del Vezzola (Circonvallazione Ragusa - Porta delle Recluse) - Porta Santo Stefano.
Diversi sono stati, sin dall'epoca di Muzio de Muzii (1595) i ritrovamenti archeologici, fino agli scavi degli anni '90 del Novecento. All'epoca del Muzii fu ritrovato un pavimento mosaicato a fioroni, ossia il Mosaico di Bacco in via dei Mille, mentre dalla fornace costruita sopra la domus di Porta Reale, vennero effettuati ritrovamenti nell'area Madonna delle Grazie, che all'epoca era il Campo della Fiera. Altri ritrovamenti ci furono nel 1544 a Casa de Tuzii, una colonna venne rinvenuta a Casa Durante-Mezzuccelli (1586), mentre nel 1534 nel chiostro di San Francesco d'Assisi venivano trovate tavolette. Altri importanti ritrovamenti vennero fatti nei fondaci di Casa Urbani, e in quelli delle vecchie carceri sul Corso Cerulli, dove venne edificato poi il Palazzo Savini, vale a dire la domus col Mosaico del Leone.Le famiglie romane documentate a Teramo i Livinea, i Cassia, Herennia, i Sulpicia, i Mussidia, che si distinsero militarmente al fianco di Marco Antonio, Ottaviano e Vespasiano.