Le campagne galliche di Valentiniano I furono una serie di campagne militari e di operazioni di fortificazione della frontiera del Reno, compiute dall'imperatore romano Valentiniano I tra il 365 e il 374, volte a migliorare le difese della Gallia, minacciata soprattutto dagli Alemanni.

Campagne Anno 365 Gli Imperatori Valentiniano I e Valente, assunto il consolato il primo a Milano e il secondo a Costantinopoli, dovettero fronteggiare due gravi problemi: il primo dovette affrontare l'invasione alemannica della Gallia, il secondo l'usurpazione di Procopio, cugino del precedente Imperatore Giuliano.Ammiano Marcellino, XXVI,5.

Gli Alemanni avevano invaso l'Impero con il seguente pretesto: gli ambasciatori alemanni inviati a corte avevano ricevuto doni di valore inferiore a quello loro dovuto, il quale costituiva un affronto; gli ambasciatori addirittura, presi dall'indignazione, li gettarono a terra, e per tale motivo subirono maltrattamenti dal magister officiorum Ursazio; quando gli ambasciatori alemanni ritornarono nei loro territori e riferirono del maltrattamento subito con considerevoli esagerazioni, essi fornirono ai loro connazionali il pretesto per invadere l'Impero, ovvero vendicare tale affronto.

All'inizio dell'anno 365 gli Alemanni oltrepassarono il Reno e invasero la Gallia in numeri formidabili, devastando i distretti di frontiera.Ammiano Marcellino, XXVII,1. Cariettone, Comes a cui era stata affidata la difesa delle province di Germania I e II, intervenne rapidamente per contrastare l'invasione, coadiuvato dal comes collega Severiano: quest'ultimo aveva sotto il suo comando le legioni Divitensis e Tungricana a Cabillonum (Chalons). Avendo unito le forze, i due generali, dopo aver attraversato un fiume con un ponte, si scontrarono con gli invasori: l'armata romana assalì i barbari a distanza con frecce e altre armi a lunga gittata. Ma quando si passò alle spade, i Romani conobbero una netta disfatta: Severiano, ferito, cadde da cavallo, mentre Cariettone fu ucciso nel corso dello scontro; andarono inoltre perse le insegne delle legioni degli Heruli e dei Batavi, salvo poi essere recuperate in seguito.

La notizia della rivolta di Procopio pervenne all'imperatore d'Occidente Valentiniano I il 1º novembre, lo stesso giorno in cui gli giunse la notizia della disastrosa sconfitta patita dai Romani contro gli Alemanni, mentre si apprestava ad entrare a Parigi. Entrambe le notizie vennero ricevute con enorme preoccupazione, e Valentiniano inviò immediatamente il generale Dagalaifo con un'armata a contrastare l'invasione degli Alemanni, ma non prese misure immediate per reprimere la rivolta di Procopio prima che acquistasse troppo potere.Ammiano Marcellino, XXVII,2. La notizia dell'usurpazione lo aveva infatti gettato in uno stato di grande perplessità e di ansia per le sorti di suo fratello Valente, non sapendo nemmeno se quest'ultimo fosse ancora vivo oppure fosse stata la sua presunta morte a spingere Procopio a usurpare la porpora. Equizio aveva infatti riportato all'Imperatore le circostanze della rivolta in termini molto vaghi, basandosi sulle uniche laconiche informazioni che aveva ottenuto dal tribuno Antonio, al comando dei soldati nella Dacia centrale. Valentiniano promosse Equizio al rango di magister militum per Illyricum, e decise di dirigersi in Illirico per prevenire che il nuovo ribelle, dopo essersi insignorito della Tracia, invadesse anche la Pannonia. Sembra che egli tenesse bene a mente il caso di Giuliano, il quale, rivoltatosi contro Costanzo II, era avanzato con repentina velocità.

Ma i suoi consiglieri lo trattennero dal partire, implorandolo di non lasciare la Gallia esposta alle incursioni dei barbari che la stavano minacciando, e le loro richieste furono corroborate dall'arrivo di numerose ambascerie da alcune importanti città galliche, che richiedevano protezione contro i barbari. Alla fine, Valentiniano decise di accontentare la maggioranza dei suoi consiglieri, affermando che Procopio era nemico solo suo e di suo fratello Valente, mentre gli Alemanni erano i nemici dell'intero Impero romano, e quindi la precedenza spettava a loro; Valentiniano, pertanto, si risolse ad avanzare verso la frontiera del Reno. Giunto a Reims, Valentiniano, preoccupato per una possibile invasione dell'Africa, inviò Neoterio, che all'epoca era notarius ma che in seguito fu innalzato al rango di console, a difenderla; e con lui inviò, anche Masaucione, protector domesticus, che conosceva bene i luoghi in quanto figlio del precedente comes Africae Crezione, e Gaudenzio, un tribunus degli Scutarii.

Ma Dagalaifo esitò ad affrontare gli Alemanni, con numerosi pretesti: affermava che non era in grado di attaccare i Barbari, che erano dispersi per i numerosi distretti, e a causa della sua inazione fu richiamato subito dopo per ricevere il consolato con Graziano, figlio di Valentiniano I.

Anno 366 Giovino, assunto come comandante della cavalleria, attaccò nei pressi di Scarponne (Churpeigne) i barbari inaspettatamente, prima che essi stessi avessero il tempo di armarsi, e in breve tempo li annientò. Mentre avanzava lentamente per confrontarsi con altri gruppi di invasori, Giovino apprese dal fedele resoconto dei suoi esploratori che una banda di incursori, dopo aver devastato i villaggi limitrofi, stava riposando sulla riva del fiume. E mentre si avvicinava, Giovino scorse il nemico intento allo svago: alcuni soldati nemici si facevano il bagno, altri si adornavano i capelli, e altri stavano bevendo. Sfruttando questa opportunità favorevole, l'esercito di Giovino fece irruzione nell'accampamento nemico: gli incursori non ebbero nemmeno il tempo di prendere le proprie armi, e furono annientati e messi in fuga. Dopo questa seconda vittoria, Giovino marciò verso Chalons per confrontarsi con un terzo esercito di Alemanni, che questa volta era già pronto alla battaglia e non si fece sorprendere dall'arrivo inaspettato dell'esercito romano: dopo una battaglia aspra combattuta con vigore da entrambi gli schieramenti e protrattasi per un'intera giornata, i Romani ottennero una vittoria, anche se non così netta come le precedenti. Balcobaude, tribuno delle legioni, era fuggito nel corso dello scontro, ma per fortuna il resto delle coorti non seguirono il suo esempio e continuarono a combattere, uccidendo soldati nemici e ferendone , mentre dei Romani furono uccisi e 200 feriti. Il nemico aveva approfittato della notte per fuggire, e Giovino, non temendo imboscate, li inseguì sulla pianura aperta: senza trovare nemico alcuno ritornò indietro, apprendendo poi che il re dell'armata nemica era stato preso prigioniero, con alcuni seguaci, dagli Ascarii, un reggimento che egli stesso aveva inviato per un'altra via per saccheggiare gli accampamenti degli Alemanni. Ma il generale, arrabbiato che i soldati avessero impiccato il re nemico, ordinò la punizione del tribuno che si era avventurato in tale atto senza consultare il proprio ufficiale superiore, e lo avrebbe condannato se non avesse appurato con prove manifeste che l'atto atroce era stato commesso per impulso violento dei soldati. Dopo questi successi, ritornò trionfante a Parigi; l'Imperatore gli venne incontro con gioia, e lo premiò nominandolo console per l'anno successivo (367). Nel frattempo, Valentiniano I ricevette un'altra ottima notizia: ricevette la testa dell'usurpatore Procopio, inviatagli dal fratello e collega Valente. Ammiano Marcellino riferisce inoltre che in quell'anno avvennero numerose altre battaglie in Gallia, ma che in ogni caso non ebbero molta importanza e per questo motivo decise di non trattarle, in quanto non portarono a risultati degni di nota.

Anno 368 Un principe degli Alemanni, Randone, con un corpo di truppe armate alla leggera equipaggiate unicamente per un'incursione a fini di saccheggio, sorprese e devastò Magonza, completamente priva di guarnigione.Ammiano Marcellino, XXVII,10. E poiché la prese di sorpresa nel corso di una festività cristiana, non trovò ostacoli a impadronirsi di una grande moltitudine di prigionieri di entrambi i sessi, nonché di una quantità non piccola di bottino. Nel frattempo re Viticabio, figlio di Vadomario, uomo audace e bellicoso, anche se in apparenza effeminato e di costituzione flebile, manifestava intenzioni ostili contro l'Impero romano. E poiché, dopo molti tentativi, era risultato impossibile sconfiggerlo od ottenere il suo tradimento, i Romani corruppero uno dei suoi servi affinché lo uccidesse; dopo aver eseguito con successo la sua commissione, l'assassino si rifugiò subito in territorio romano. Dopo questi avvenimenti, l'Imperatore Valentiniano I allestì una spedizione a grande scala contro gli Alemanni: un immenso esercito fu allestito, ben rifornito di armi e di rifornimenti, rinforzato dalle legioni illiriche e italiche condotte dal comes Sebastiano. All'inizio della stagione calda, Valentiniano, accompagnato dal figlio Graziano, da poco associato al trono, attraversò il Reno senza trovare resistenza. Diviso l'esercito in quattro divisioni, Valentiniano stesso si pose al comando di quella centrale, mentre Giovino e Severo comandavano le divisioni ai lati, con l'incarico di proteggere l'esercito da ogni eventuale attacco improvviso. Condotto da guide che ben conoscevano le strade, l'esercito avanzò lentamente in un distretto molto vasto: dopo molti giorni di marcia, dopo non aver trovato nessuna resistenza alla loro avanzata, le truppe cominciarono a dare fuoco a tutte le case e i campi di grano che trovavano di fronte, con l'eccezione delle provviste di cui avevano bisogno. Dopo un'ulteriore avanzata, l'Imperatore si fermò nei pressi di Solicinium, essendo stato informato dall'avanguardia che i barbari erano a breve distanza da loro. Dopo aver passato in rassegna le centurie e i manipoli, avanzò egli stesso con una piccola scorta di soldati fidati per passare in ricognizione i piedi della collina, ma finì in un'imboscata nemica e riuscì a stento a fuggire grazie alla sveltezza del cavallo. Tornato dai suoi soldati, diede inizio alla battaglia, che ebbe esito incerto per lungo tempo; alla fine però prevalsero i Romani, che misero il nemico in fuga: la ritirata disorganizzata del nemico si tramutò presto in fuga, e molti dei nemici furono uccisi in un'imboscata tesa loro da Sebastiano, mentre il resto riuscì a trovare riparo nei boschi. I Romani, nel corso dello scontro, non subirono perdite rilevanti. In seguito a questa battaglia, l'esercito ritornò nei propri accampamenti invernali per svernarvi, mentre l'Imperatore fece ritorno a Treviri.

Anno 369