Il carillon (pronuncia francese: ) è uno strumento musicale idiofono costituito da una batteria di campane, spesso installato su una torre campanaria di una chiesa o di un municipio. Lo strumento consiste di diverse campane di bronzo che formano una scala cromatica completa (ad eccezione eventualmente delle tre campane più gravi), consentendo tramite opportuni meccanismi di controllo di suonare linee melodiche e accordi; i carillon da concerto hanno un numero elevato di campane, solitamente più di 40, e coprono almeno quattro ottave di estensione. Il meccanismo manuale tradizionale impiega una tastiera e una pedaliera azionate dall'esecutore (chiamato carillonneur), che tramite una serie di leve e cavi muovono i battenti metallici che colpiscono le campane con forza proporzionale a quella usata dal musicista sul tasto o pedale. Molti strumenti sono anche provvisti di un meccanismo ad orologeria che permette di suonare in maniera automatica delle musiche preimpostate, usato spesso per scandire le ore.

Il termine carillon viene usato in lingua italiana per riferirsi anche ad un altro strumento idiofono a pizzico, noto in francese come boîte à musique e in inglese come music box.

In lingua tedesca il carillon di campane viene anche chiamato Glockenspiel, termine usato anche per riferirsi ad un differente strumento idiofono.

Caratteristiche Campane

Ogni nota è prodotta da una campana, quindi l'estensione dello strumento è legata al numero di campane, che non è standard e varia a seconda del costo e delle dimensioni dello strumento, in proporzione alla disponibilità di spazio e alla capacità economica del committente. Un carillon che ha tra le 23La World Carillon Federation non considera veri e propri carillon gli strumenti che abbiano meno di 23 campane. e le 27 campane è detto "a due ottave", mentre un carillon "da concerto" ha almeno 47 campane (4 ottave). Gli strumenti moderni hanno tipicamente l'intera scala cromatica e non meno di 55 campane (grand carillon). Non esiste un'accordatura standard e gli strumenti possono essere traspositori, specie quelli antichi, mentre i moderni strumenti nordamericani sono solitamente non traspositori.

Lo strumento è molto ingombrante e pesante, tra le due e le quaranta tonnellate: le campane possono pesare da soli l'una per le più acute fino a diverse tonnellate l'una per i bordoni. Si distinguono "carillon pesanti", che hanno il tasto do più grave collegato ad una campana che suona un do e pesa almeno , e "carillon leggeri", che hanno il tasto do più grave collegato ad una campana che suona un sol e pesa non oltre 650 kg. I carillon pesanti hanno un suono reso ricco dall'ampia escursione dinamica e dal lungo riverbero, mentre i carillon leggeri hanno minore espressività in questo senso, ma un suono più brillante. Il suono è influenzato anche dalle caratteristiche della camera campanaria: una camera chiusa (che abbia non oltre il 30% di superficie aperta) è un buon risonatore e si presta bene soprattutto per i carillon pesanti, esaltandone l'omogeneità sonora.

Esistono anche piccoli strumenti che non sono installati stabilmente in un edificio ma possono essere trasportati.. Le campane male accordate suonano stonate, e una simile campana può essere stonata anche quando suonata da sola, in quanto ha forti armonici.

Tastiera e meccanica

La tastiera del carillon è disposta con lo stesso schema di una tastiera da pianoforte, ma è costituita da tasti ben più grossi e distanziati, realizzati tipicamente in frassino. Oltre alla tastiera, la consolle è munita usualmente anche di una pedaliera. La musica è scritta tipicamente su due righi, con le note del manuale in chiave di violino e quelle della pedaliera in chiave di basso. I tasti mettono in tensione un cavo d'acciaio che corre in verticale, il quale aziona una leva che a sua volta tira un cavo orizzontale collegato al battente, che colpisce la campana con forza proporzionale a quella impressa dal musicista sul tasto o pedale. Essendo i cavi piuttosto lunghi, la dilatazione termica al variare della temperatura stagionale ha una influenza non trascurabile, e viene compensata tramite delle chiavi poste nella consolle, sopra la tastiera.

I battenti sono tipicamente in bronzo, ghisa o ferro battuto e contribuiscono tra il 3% (gravi) e il 6% (acute) del peso finale della campana. Anche il loro peso e il materiale costituente influiscono sul timbro finale dello strumento. Poiché i battenti hanno peso diverso, questo viene usualmente bilanciato con delle molle, che sono in tensione nella direzione del movimento del battente nel caso dei più pesanti, addolcendo la forza necessaria, o in direzione opposta nel caso dei battenti più leggeri, per rendere più consistente la forza necessaria e facilitando il rilascio rapido del battente, per non smorzare la campana. Le molle aiutano anche i battenti a tornare rapidamente al loro posto al rilascio, permettendo la ripetizione rapida delle note.

I carillon europei hanno tipicamente una tastiera che va dal si♭ al do quattro ottave sopra, e una pedaliera che va dal si♭ al sol un'ottava sopra. Nei carillon nordamericani la campana più grave è di solito in sol (circa per gli strumenti moderni) e la pedaliera va dal sol al do due ottave sopra. Anche il design dei moderni strumenti nordamericani differisce da quelli europei, con i primi che solitamente hanno una corsa dei tasti minore e una pedaliera disposta a raggiera concava. A differenza del pianoforte, i tasti vengono premuti dal carillonneur con il pugno e non con le singole dita (che sul carillon è invece una tecnica particolare di uso limitato). Gli intervalli non più ampi di una quarta vengono presi con una sola mano, con il pollice sulla nota più grave e indice e medio insieme sulla più acuta nel caso della mano destra, l'opposto per la mano sinistra. I pedali vengono premuti con la parte anteriore del piede.

Meccanismi automatici

Tradizionalmente i carillon installati nelle torri campanarie sono usati per scandire il trascorrere del tempo, anche se tale uso varia a seconda delle differenti aree geografiche. In Europa i carillon sono solitamente muniti di meccanismi automatici programmabili che assolvono a tale compito: nei Paesi Bassi e in Belgio la tradizione prevede di cambiare frequentemente la melodia impiegata, mentre in Francia o Gran Bretagna tipicamente le stesse melodie vengono impiegate immutate per anni. Al contrario, negli Stati Uniti d'America i carillon solitamente non sono muniti meccanismi di rintocco automatico.

I meccanismi automatici di solito usano dei martelli che colpiscono la superficie esterna della campana. Le meccaniche tradizionali sono analoghe al carillon a pizzico, impiegando un cilindro rotante sul quale sono praticate file equidistanti di fori, dove ogni fila corrisponde alle note suonate in un determinato istante temporale e ha un foro per ogni nota. La melodia viene impostata fissando dei pioli entro i fori, in posizione opportuna: quando il cilindro ruota, i pioli azionano delle leve che muovono i martelli sulle campane. Verso la metà del XX secolo sono stati introdotti nuovi meccanismi elettrici, con i martelli azionati da elettromagneti, che consentono un controllo più preciso ma hanno un suono tipicamente più aggressivo rispetto alla trasmissione meccanica. I primi sistemi impiegavano dei nastri perforati per la registrazione delle melodie, progressivamente sostituiti da sistemi MIDI.

Impiego e repertorio XVII-XIX secolo Il repertorio per carillon fino al termine del Seicento era quasi esclusivamente di natura sacra. Lo strumento veniva usato per suonare, manualmente o automaticamente, musica da una a tre parti, anche se le fonti superstiti in merito del XVII secolo sono abbastanza limitate. Sopravvivono un libro scritto a Bruxelles da Theodoor de Sany nel 1648 e uno scritto a Gand da Philippus Wyckaert nel 1681, che illustrano la disposizione dei pioli per le musiche da riprodurre. A partire dal XVIII secolo in area cattolica si è progressivamente fatta strada la musica profana per carillon, mentre l'area protestante è rimasta più a lungo legata all'esecuzione di musica sacra.

Sono tuttora conservati diversi libri di musica per carillon del XVIII secoloTra i quali due libri scritti ad Anversa (1728 e 1746), un testo a Lovanop (1756), uno a Saint-Omer (1780-85) e uno a Delft (1775-1816)., contenenti prevalentemente musica di danza, trascrizioni dal clavicembalo, motivi tradizionali e musiche civiche per cerimonie pubbliche. I carillonneur erano infatti soliti attingere il loro repertorio dalla musica popolare e da danza, spesso sotto forma di variazioni precedute da un preludio. Essendo infatti il carillon uno strumento di collocazione prevalentemente pubblica, l'opportuno arrangiamento di motivi popolari e temi ben noti è stato da sempre (e rimane ancora oggi) un aspetto fondamentale nella professione del carillonneur. Nel corso del XIX secolo il mutamento della moda musicale si riflette anche sulla musica per carillon, e i temi popolari sono principalmente sostituiti da arrangiamenti di arie d'opera.

XX-XXI secolo

Per secoli la musica per carillon era principalmente funzionale o frutto di trascrizioni. La prima testimonianza nota di musica idiomatica per carillon è una raccolta di undici preludi (1755) di Matthias Vanden Gheyn, carillonneur al municipio di Lovanio, ma il repertorio idiomatico per carillon si è sviluppato concretamente solo nel corso del XX secolo. Gli aspetti acustici caratteristici dello strumento sono la ricchezza di armonici, il riverbero e la prominenza dell'intervallo di terza minore. A partire da Jef Denyn, padre della scuola di Malines, è nata una tecnica virtuosistica per lo strumento che ha assorbito le caratteristiche idiomatiche della musica del Romanticismo, con passaggi veloci, grande contrasto sonoro e lo sviluppo di una tecnica per il tremolo. Tra i principali esponenti della scuola belga vi furono Benoit Franssen, Jef van Hoof, Jos Lerinckx, Staf Nees e Jef Rottiers. La produzione dei Paesi Bassi ha invece un approccio meno romantico e più aperto a innovazioni non tonali dello stile musicale, come la scala alternata o le scale modali. Tra i principali autori olandesi vi furono Leen't Hart e Henk Badings.

La musica statunitense è stata influenzata dalla differenza tecnica degli strumenti in uso nel continente americano, carillon pesanti e sonori, spesso di produzione inglese o prodotti localmente in stile inglese. La produzione di autori come Ronald Barnes, Roy Hamlin Johnson, Gary White e Albert Gerken si caratterizza per il minimalismo e l'uso di effetti impressionistici. Il carillon è stato oggetto d'interesse anche per i grandi compositori atonali statunitensi, come John Cage e Daan Manneke.

Il carillon, per via della sua notevole potenza sonora, mal si presta ad essere abbinato ad altri strumenti tradizionali. Sono state composte alcune musiche originali e arrangiamenti di repertorio sinfonico per carillon a quattro mani, ma per quanto riguarda l'abbinamento ad altri strumenti si ha solo dalla fine del XX secolo, in composizioni contemporanee insieme a strumenti elettronici oppure in abbinamento a ottoni (sovente impiegando carillon mobili).

Storia Nascita ed evoluzione tecnica del carillon (XVI-XVIII secolo)