LAsia centrale è una regione interna dell'Asia che, convenzionalmente, si estende dalla sponda asiatica del Mar Caspio fino alla Cina nord-occidentale. Conosciuta dai Romani con il nome di Transoxiana e attualmente chiamata anche Turkestan Occidentale, la regione comprende cinque Stati, un tempo parte dell'Unione Sovietica e indipendenti dal 1991, di cultura e lingua turca, ad eccezione del Tagikistan, di lingua e cultura persiana. Parte della popolazione pratica ancora oggi il nomadismo e la religione più diffusa è l'islam sunnita.
L'area è caratterizzata da una variegata realtà etnica, geografica e culturale, dovuta al susseguirsi di invasioni, migrazioni, stanziamenti di tribù, formazione di città-Stato e vasti imperi. In tempi e geografie diverse, la regione fu dominata da Ciro il Grande, dall'Impero macedone di Alessandro Magno, dalle orde mongole di Gengis Khan e dalla dinastia timuride di Tamerlano, per poi passare infine sotto il dominio russo e successivamente sovietico.
Situata al crocevia dell'antica via della Seta, l'Asia centrale è stata nei secoli attraversata da mercanti, artisti, scienziati e intellettuali, che ne fecero una regione culturalmente ricca e stimolante, una grandezza che si può ancora percepire nelle storiche città di Samarcanda, Khiva e Bukhara. Recentemente, la regione è oggetto di un grande piano strategico di sviluppo cinese, chiamato Nuova Via della Seta, che mira a potenziare e creare infrastrutture di trasporto e logistica per collegare Asia, Europa e Africa.
Storia Dal neolitico al Medioevo
Il Neolitico in Asia centrale risale a periodi remotissimi; successivamente si trovano segni della presenza di agricoltori sedentari dal VII millennio a.C. nella regione del Kopet Dag, testimoniati dalla cultura di Geitun. A questa succede la cultura di Namazga a partire dal VI millennio a.C. L'Asia centrale fu un vero crocevia di civiltà. I suoi più antichi abitanti chiaramente identificati sono popoli indoeuropei provenienti da ovest: i Tocari, che vissero nel bacino del Tarim dal 2000 a.C., e gli Iranici, i quali occuparono, a partire dal I millennio a.C., l'intera regione tranne il bacino del Tarim e la Mongolia. Si possono citare anche gli Indoari, affini agli Iranici, che vissero in Battriana attorno al 2000 a.C. prima di spostarsi in India settentrionale alcuni secoli più tardi. Più a nord, in Siberia meridionale, fioriva la cultura di Andronovo.
Le regioni note ai Greci erano la Battriana (tra l'odierno Uzbekistan e l'Afghanistan), la Sogdiana (attorno a Samarcanda) e la Corasmia (a sud del lago d'Aral). I loro nomi sono tutti di origine iranica. In queste tre regioni sorsero civiltà sedentarie avanzate i cui popoli fondatori non sono ancora stati identificati con certezza. Stabilendosi qui, Iranici e Indoari assimilarono almeno in parte i costumi degli autoctoni, che erano sedentari e si dedicavano all'agricoltura e al commercio. Un popolo iranico, i Sogdiani, fondò Samarcanda, la cui bellezza fu esaltata anche da Alessandro Magno. Più a nord, gli Iranici rimasero nomadi e occuparono il Kazakistan e il nord dell'Uzbekistan, lasciando tombe risalenti al I millennio a.C..
Il conflitto tra nomadi e sedentari è una costante della storia dell'Asia centrale. I nomadi, di carattere guerriero, effettuavano razzie che costringevano i sedentari a rifugiarsi entro centri fortificati. A volte si riunivano per formare vasti imperi capaci di terribili distruzioni. I Tocari divennero sedentari e adottarono l'agricoltura di irrigazione. Una parte di loro rimase tuttavia nomade, si stabilì nel Gansu e fondò il primo impero dell'Asia centrale; i Cinesi li chiamarono Yuezhi. L'Asia centrale era attraversata dalla via della seta, la cui apertura risale a epoche molto antiche: la presenza di seta cinese è attestata in Battriana fin dal 1500 a.C. Nel 1918, fu ritrovata in Zungaria una moneta datata III secolo a.C. e proveniente da Panticapeo, una città greca a est della Crimea.
A partire dagli ultimi secoli a.C., la storia dell'Asia centrale fu segnata dall'avanzata dei popoli turchici e mongoli, originari della Siberia e della Mongolia orientale, che assimilarono progressivamente gli Indoeuropei o li spinsero a migrare. Fu in questo periodo che gli Xiongnu obbligarono i Yuezhi ad abbandonare il Gansu, e mezzo millennio più tardi sorse l'impero dei Turchi Celesti (Göktürk), che sottomise tutta l'Asia centrale fino alla Battriana e alla Sogdiana.
I Turchi Blu (o Celesti) furono seguiti dagli Uiguri nel 744; anch'essi turchi, vennero costretti dai Kirghisi a lasciare la Mongolia. Si diressero allora verso il Gansu e il bacino del Tarim, dove assimilarono i Tocari. A ovest, intanto, avanzavano gli Arabi, portatori dell'Islam. Ciò provocò la scomparsa dell'antica religione iranica (nata probabilmente in Battriana), lo zoroastrismo, e del buddhismo, arrivato in Asia centrale all'inizio dell'era cristiana. Più di Sogdiani e Battriani, i Tocari erano divenuti ferventi buddhisti.
Al loro arrivo nel bacino del Tarim, gli Uiguri si convertirono inizialmente al buddhismo, ma poi divennero musulmani, come quasi tutti i popoli turchi, in seguito alla conquista da parte dello Stato turco-islamico qarluq-karakhanide e poi del Khanato Chagatai, anch'esso musulmano, i quali islamizzarono completamente il bacino del Tarim.
Anche manicheismo e cristianesimo nestoriano si diffusero in Asia centrale durante il Medioevo: il khan degli Uiguri si convertì al manicheismo dopo aver conquistato Chang'an (Xi'an) nel 762, e preziosi manoscritti risalenti alla fine del I millennio sono stati ritrovati nello Xinjiang e nel Gansu, nel nord-ovest della Cina. Il nestorianesimo raggiunse la Mongolia e la Cina, e diverse principesse della famiglia di Gengis Khan furono nestoriane.
Dall'inizio del II millennio, l'Asia centrale fu il centro di vasti imperi formati da conquistatori come Gengis Khan e Tamerlano, che però durarono ben poco oltre la morte dei loro fondatori. I popoli turchi (Kirghisi, Uzbeki, Kazaki, Turkmeni, Uiguri) che oggi abitano la maggior parte dell'Asia centrale vi giunsero in epoca relativamente recente. Gli Uzbeki, per esempio, si insediarono in Uzbekistan a partire dal XIV secolo, dopo aver sconfitto i discendenti di Tamerlano. Gli Uiguri attuali non parlano più la lingua dei loro antenati arrivati nello Xinjiang dopo l'840, ma una lingua di ceppo karluk, strettamente imparentata con l'uzbeko e assai simile a quest'ultimo.
Della lingua sogdiana non resta che un dialetto parlato in qualche villaggio sulle rive del fiume Yaghnob. Molto del suo vocabolario è però stato assorbito dal persiano moderno, di cui il tagico è una variante. Un'altra lingua iranica, il pashto, è parlata in parte dell'Afghanistan. Il pashto è, inoltre, l'unica lingua iranica orientale attuale ad avere un numero considerevole di parlanti (tra i 50 e i 60 milioni), mentre l'osseto, la seconda lingua iranica orientale per diffusione, non arriva nemmeno a un milione di parlanti. Nello specifico, il pashto appartiene al ramo sud-orientale delle lingue iraniche.
Espansione russa L'espansione russa in Asia centrale ebbe inizio con la sconfitta dei Tatari e la conquista di Kazan' nel 1552 da parte di Ivan il Terribile, per poi concludersi quattro secoli dopo con l'assoggettamento delle regioni centro-asiatiche, che sarebbero diventate Repubbliche dell'Unione Sovietica.
Dopo la caduta di Kazan', numerose spedizioni russe si spinsero in Asia centrale a scapito dei popoli turchi, fino alla definitiva conquista della regione tra il 1864 e il 1876. Sottomesso il Caucaso nel 1859, l'Impero zarista completò l'espansione a est con rapide vittorie: nel 1865 fu catturata Tashkent, destinata a diventare capitale della nuova provincia del Turkestan; tre anni dopo cadde Samarcanda (1868) e, nello stesso anno, l'Emirato di Bukhara divenne un protettorato russo, mentre Khiva, che aveva respinto le proposte russe, si arrese solo nel 1873.
Le motivazioni che spinsero la Russia a cercare il dominio della regione furono di varia natura: imperativi economici – in primo luogo il rifornimento di materie prime, soprattutto cotone, e l'accesso a nuovi mercati per un'economia in espansione – motivi strategici, volti a creare una zona cuscinetto meridionale per bloccare la penetrazione britannica e guadagnare una posizione di vantaggio da cui minacciare il subcontinente indiano nel caso di una nuova guerra di Crimea - e infine una giustificazione di tipo morale, basata sulla presunta superiorità dei russi e sulla loro «missione civilizzatrice» in Asia.
La rapida espansione zarista preoccupò tuttavia le altre potenze interessate all'area, in primo luogo la Gran Bretagna, che temeva per i propri territori nel subcontinente indiano. Si sviluppò così il cosiddetto «Grande Gioco», ovvero la competizione anglo-russa nell'area, che terminò nel 1907 con la firma di un'intesa tra Russia e Gran Bretagna, in cui venivano definite le rispettive sfere d'influenza.
I territori conquistati dai russi furono amministrati in stile coloniale, attraverso la forma del protettorato, e «coloniale» fu anche la politica zarista nei confronti della popolazione musulmana della regione: questa non venne considerata cittadina dell'Impero, continuò a sottostare alla propria Legge islamica e fu esentata dal servizio militare.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, i protettorati centroasiatici si dichiararono inizialmente fedeli allo zar, ma quando i musulmani rifiutarono di arruolarsi nell'esercito, venne avviata una dura repressione che rese evidente il fallimento del governo nel creare un rapporto di fiducia con le popolazioni dell'Asia centrale..
Le richieste di autodeterminazione dei popoli musulmani della regione, i quali durante il colonialismo zarista avevano vissuto un periodo di fermento culturale grazie a movimenti riformisti islamici come lo jadidismo e stavano ora sviluppando un sentimento di nazionalismo panturco, furono ignorate sia dal nuovo governo provvisorio sia da quello rivoluzionario. L'appello di Lenin, «A tutte le popolazioni musulmane di Russia e dell'Est», prometteva infatti alle minoranze solo l'autonomia, e non l'indipendenza, favorendo così la nascita di movimenti ribelli. Benché non organizzati in un vero e proprio movimento indipendentista per mancanza di una leadership unitaria, essi ebbero un ruolo di rilievo nelle rivolte contro il governo: molti aderirono alla guerriglia dei Basmachi o si unirono alle truppe Bianche.
Terminata la guerra civile, le élite tradizionali furono cooptate nel sistema comunista e si procedette a una «bolscevizzazione» delle masse musulmane, affrontando al contempo la «questione nazionale» secondo il modello marxista, che prevedeva l'autodeterminazione dei popoli senza la disgregazione dello Stato.. Portavoce delle richieste dei comunisti dell'Asia centrale fu Mirsaid Sultan Galiev, il quale propose la creazione di un partito comunista musulmano e di un'Armata Rossa islamica indipendente: entrambe le istanze furono però respinte..
Periodo sovietico