Lo Spedale degli Innocenti è un edificio storico del centro di Firenze che si trova in piazza Santissima Annunziata. Nato come brefotrofio (il primo del genere in Europa), fu costruito a partire dal 1419 su progetto di Filippo Brunelleschi, facendone una delle prime architetture rinascimentali in assolutoEsiste l'incertezza della data del primo progetto, nato più o meno in concomitanza con quello della cupola di Santa Maria del Fiore e di altre opere minori di Brunelleschi.. Oggi ospita il Museo e l'Istituto degli Innocenti''', con asili nido, una scuola materna, più case famiglia destinate all'accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà, nonché alcuni uffici di ricerca dell'UNICEF; con la legge 451/1997 l'istituto è divenuto il Centro nazionale di documentazione e analisi sull'infanzia e l'adolescenza, punto di riferimento nazionale ed europeo per la promozione della cura dei diritti dell'infanzia.
Il complesso appare, nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Storia
Lo Spedale nacque grazie ad un lascito di mille fiorini da parte del mercante pratese Francesco Datini all’ospedale di Santa Maria Nuova per creare un luogo di accoglienza per l’infanzia abbandonata. Il termine "spedale", entrato nell'uso comune per chiamare questa istituzione, deriva dall'antico dialetto fiorentino, ed era dedicato a istituzioni caritatevoli che accoglievano, oltre ai bambini abbandonati, anche poveri, vedove, pellegrini. Lo Spedale degli Innocenti, destinato ai soli bambini abbandonati, prese il suo nome in riferimento all'episodio biblico della strage degli innocentiPaolini, cit..
La fabbrica è una delle opere più significative della Firenze quattrocentesca, sia nel suo aprire l'età del Rinascimento cittadino in architettura, sia nel suo essere simbolo alto e tangibile di una civiltà che, nell'ambito della sua attenzione alle opere di pubblica utilità, cercò di rispondere in modo moderno ed efficace al problema del ricovero, della cura e dell'istruzione dei fanciulli abbandonati. Per questa ragione è enorme la ricchezza degli studi che sono stati dedicati al complesso e alla molteplicità degli ambienti e spazi interni, modificati e ampliati nel corso dei secoli e specialmente tra Settecento e Ottocento.
Il loggiato, in particolare, è opera di Filippo Brunelleschi (seppure in parte snaturata rispetto al progetto iniziale), avviata nel 1419 a cura dell'Arte di Por Santa Maria individuata come garante del lascito di Francesco Datini per la costruzione e patrona. Nel gennaio del 1421 venne innalzata la prima colonna del portico, iniziando dalla parte più vicina alla chiesa della Santissima Annunziata. Sotto la direzione dell'architetto si costruirono entro il 1427 il portico, i due corpi di fabbrica a esso perpendicolari (a sinistra la chiesa e a destra il dormitorio dei fanciulli) e separati dal cortile d'ingresso (chiostro degli Uomini). Dopo un periodo di interruzione, i lavori ripresero nel 1436 sotto la direzione di Francesco della Luna, che inizialmente operò nella zona oltre il dormitorio dei fanciulli.
Nel 1436 lo stesso Francesco della Luna, dopo aver già aggiunto al portico di facciata una campata cieca sulla destra, soprelevò con un piano finestrato il portico per ottenere una vasta sala coperta, sempre da destinarsi al soggiorno dei fanciulli: così facendo, reinterpretò il progetto di Brunelleschi, che prevedeva il loggiato coperto da una semplice tettoia a spiovente, ai lati della quale si disponevano i due volumi equivalenti della chiesa e del dormitorio, che superavano in facciata l'altezza del portico e ne sporgevano con tutto il colmo triangolare del tetto.
Aggiunte e modifiche al progetto originario di Brunelleschi sono oggi di controversa identificazione, ma sicuramente ci furono e furono rilevanti, come testimonia Antonio Manetti, riportando nella biografia di Brunelleschi la notizia che il maestro aveva mosso critiche alle proporzioni ed all'aggiunta di elementi decorativi. Per esempio, si sa che criticò la mancata prosecuzione delle paraste al secondo piano, che sottolineasse la partizione tra il portico e le strutture laterali e colmasse il vuoto maggiorato nella distanza tra le finestre in quel punto.
Il 25 gennaio 1445 l'ospedale fu inaugurato; l'11 aprile 1451 fu consacrata la chiesa dall'arcivescovo Antonino Pierozzi.
Il passaggio sulla volta di via della Colonna fu realizzato sotto il priorato di Vincenzo Maria Borghini.
Nel 1845 l'architetto Leopoldo Pasqui avviò un restauro, nell'ambito del quale furono consolidate e sostituite le colonne del porticato, lesionate dal terremoto del 1842. Sempre per quanto riguarda la storia delle trasformazioni, si ricorda il cantiere condotto dall'architetto Luigi Fusi, volto a una razionalizzazione di tutto il complesso che, venute meno le due ali su via dei Fibbiai e via degli Alfani cedute a Santa Maria Nuova, fu dotato di un attico sulla facciata rinascimentale, inaugurato nel 1895.
Tra gli anni 1966 e il 1970 si data invece un complesso cantiere di restauro su progetto degli architetti Rodolfo Raspollini, Domenico Cardini e Guido Morozzi e con direzione dei lavori dell'architetto Domenico Cardini e dell'ingegnere Mario Focacci. Il fronte sulla piazza, compreso il loggiato, fu poi nuovamente restaurato nel 1994.
Il corpo di fabbrica che si estende al di sopra del portico accoglie la Galleria dello Spedale degli Innocenti, ora Museo degli Innocenti, che ha visto fasi di ampliamento e riordino e che è stato inaugurato, nella sua nuova veste, nel 2016.
Vita nell'ospedale
L'Arte della Seta finanziava lo Spedale tramite il versamento obbligatorio di un contributo da parte dei suoi iscritti. Per la gestione era eletto uno "spedalingo", affiancato da tre "operai"Tramonti, cit..
Inizialmente i fanciulli abbandonati potevano essere deposti in una pila, una sorta di conca simile a un'acquasantiera, situata sotto il porticato, sostituita successivamente da una "finestra ferrata". Nel 1660 la finestrella attraverso la quale venivano introdotti i piccoli abbandonati venne spostata all'estrema sinistra. Chi portava il bambino o la bambina ("i gettatelli") poteva così appoggiarli e suonare la campanella, facendoli entrare al riparo senza essere visti. Spesso i neonati venivano accompagnati da piccoli fogli di carta o da "segnali" di riconoscimento. Era usanza diffusa, infatti, munire i neonati di un pezzetto di carta che indicava il loro nome, la data di nascita o almeno il mese, accompagnato da un piccolo oggetto, spesso tagliato a metà. Molte volte si trattava di medaglie o monete spezzate, con le quali si sperava, presentando l’altra metà, di ottenere un ricongiungimento con i figli in tempi migliori. Alcune delle quali, insieme ad altri oggetti, sono esposte all’interno del museo. La notte del 30 giugno 1875 la finestra ferrata venne definitivamente murata.
Nel 1448, a tre anni dall'apertura, i registri riportano 260 piccoli ospiti; nel 1560 erano diventati 1320 e nel 1681 più di tremila. Per garantire un sufficiente allattamento, gli spedalinghi ricorrevano spesso alla prestazione di donne di campagna, che ricevevano, come balie, i bambini in fasce. Già nel 1577 venne predisposto l'allattamento artificiale tramite l'acquisto di una vacca dalla Romagna, che produceva quattro fiaschi di latte al giorno, somministrato ai bambini tramite "certi bicchierini fatti apposta col pippio".
I bambini potevano essere adottati, ma più di frequente venivano dati a famiglie affidatarie che li riconsegnavano all'età di sette anni. I maschi venivano istruiti con gli studi essenziali e poi erano mandati nelle botteghe a imparare un mestiere. Le femmine, invece, venivano spesso tenute nell'ospedale per curarne il funzionamento e per lavorare per l'Arte della Seta. Fino a 25 anni le ragazze vestivano di bianco, poi di azzurro e, al compiere dei 45, di nero.
Grande timore destavano le epidemie, che si cercava di evitare lavando i bambini con "aceti forti". Nel 1756 fu effettuato nell'ospedale il primo esperimento in Italia di vaccinazione contro il vaiolo. Uno spaccato della vita quotidiana nell'ospedale è testimoniato dall'affresco della Strage degli Innocenti di Bernardino Poccetti che in vecchiaia, dal 1610, si stabilì nell'ospedale con la moglie in cambio della decorazione ad affresco di alcuni locali. Nella parte destra di tale affresco, conservato nel vecchio refettorio, si vede uno spaccato dell'edificio, con una donna, in fuga dalla strage, che sembra dirigersi per abbandonare il proprio figlio avvicinandosi al portico; all'interno si vedono i preparativi per il pranzo, la scuola e la preghiera davanti all'altare prima di coricarsi; in primo piano si vedono le balie che allattano i trovatelli sorvegliate da un'anziana priora, mentre all'estrema destra alcune bambine rendono omaggio al granduca Cosimo II venuto in visita, condotto dal priore Roberto Antinori e da tre dignitari tra i quali lo stesso Poccetti, in secondo piano.
I trovatelli A Firenze i cognomi Innocenti, Degl'Innocenti e Nocentini, tutt’oggi molto diffusi, sono un retaggio del cognome dato anticamente ai trovatelli. Il significato stava a indicare che i bambini “ripudiati” erano appunto innocenti del fatto di essere “figli della colpa”, cioè il frutto di unioni adulterine o pre-nuziali. Molto diffusi anche altri cognomi, che indicavano in origine la condizione di “figli di nessuno” cui erano costretti: si tratta dei cognomi Diolaiuti, ancora molto diffuso, e Diotallevi e Diotiguardi, Piacquadio che invece sono ormai desueti. Tutte le informazioni dei trovatelli, venivano registrate su un bollettario a numerazione progressiva, detto Campione.
A partire dal XIX secolo per decisione del commissario Carlo Michelagnoli invece i trovatelli ebbero, sistematicamente, cognomi di fantasia - dati da parroci, ufficiali di stato civile o dallo scrivano degli Innocenti - per evitare che ne fosse palesata l'origine. I bambini erano chiamati con il nome del santo, celebrato in quel giorno.
Descrizione
Il portico Il portico esterno fu sicuramente opera di Brunelleschi. Esso è lungo 71 metri e composto da nove campate con volte a vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena. Rispetto alla piazza è rialzato da una gradinata ed alle estremità è affiancato da due corpi pieni, delimitati da paraste scanalate e con un portale ciascuno. La parte superiore è composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano e con una copertura a falda inclinata del tetto con grondaia sporgente.
L'edificio che guarda alla piazza si erge sopra una scalinata, e si caratterizza per un porticato definito da nove ampie arcate a pieno centro su colonne con capitelli d'ordine composito e, ai lati, da due altre arcate fiancheggiate da lesene scanalate. Su queste e sugli archi poggia un leggero architrave sormontato da una fascia marcapiano, su cui si impostano finestre a timpano.
La scelta dei materiali e del modulo
Una serie di elementi scelti per contenere i costi fu alla base di una delle più felici realizzazioni architettoniche, che ebbe uno straordinario influsso sull'architettura successiva, anche se reinterpretato in infiniti modi. Innanzitutto vennero scelti dei materiali a basso costo come la pietra serena, fino ad allora poco usata in architettura per via della sua fragilità agli agenti atmosferici, e l'intonaco bianco, che crearono quell'equilibrata accoppiata di grigio e bianco che divenne un tratto caratteristico dell'architettura fiorentina e rinascimentale in generaleLa facciata dell'Ospedale degli Innocenti..., cit..