Il Partito della Democrazia Sociale di Romania (, PDSR) è stato un partito politico rumeno.

Il PDSR raccolse l'eredità del Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN) del presidente della repubblica Ion Iliescu, partito di maggioranza che guidava il governo, che nel 1993 diede vita al proprio continuatore diretto, in cui confluirono altre formazioni minori.

Conclusasi l'esperienza del governo Văcăroiu (1992-1996), il PDSR registrò due gravi sconfitte elettorali: Iliescu fu battuto alle elezioni presidenziali del 1996 da Emil Constantinescu, sostenuto dalla Convenzione Democratica Romena (CDR) mentre, dopo le elezioni parlamentari del 1996, i socialdemocratici si ritrovarono all'opposizione dei governi di centro-destra guidati da Victor Ciorbea, Radu Vasile e Mugur Isărescu.

Costretto ad una dura riorganizzazione interna, il PDSR ritornò al potere con le elezioni presidenziali del 2000, che videro nuovamente Iliescu diventare presidente della repubblica. Il successo fu confermato anche alle elezioni parlamentari del 2000, in occasione delle quali fu il principale partito di una coalizione denominata Polo della Democrazia Sociale di Romania, cui aderirono anche il Partito Umanista Romeno (PUR) e il Partito Social Democratico Romeno (PSDR). Il governo passò, quindi, ad Adrian Năstase, fino a quel momento primo vicepresidente del PDSR.

Nel 2001, infine, il PDSR si fuse con il Partito Social Democratico Romeno (PSDR), dando luogo al Partito Social Democratico (PSD).

Storia Origini

In seguito alla rivoluzione romena del 1989 che rovesciò la dittatura di Nicolae Ceaușescu, nacque un organo di governo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), guidato dal Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), grande partito di ispirazione socialdemocratica composto essenzialmente da ex militanti del Partito Comunista Rumeno (PCR), tra i quali il presidente Ion Iliescu e il primo ministro Petre Roman. Grazie alla propria egemonia istituzionale, politica e mediatica, il FSN dominò le prime libere elezioni tenutesi nel 1990 e gestì in totale autonomia la prima fase di transizione del paese alla democrazia.

Nel corso 1992, tuttavia, emersero due correnti contrapposte, che portarono alla scissione dell'ala conservatrice maggioritaria di Ion Iliescu, che sosteneva una politica di lenta transizione all'economia di mercato e di più ampie garanzie di protezione sociale, elementi che attraevano le fasce popolari dell'elettorato ancora legate all'ideologia comunista. Mentre l'ala riformista di Petre Roman mantenne la sigla originale di FSN (e nel 1993 si tramutò nel Partito Democratico), nell'aprile 1992 Iliescu creò il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN).

Il FDSN fu la prima forza politica alle elezioni parlamentari del 1992, vincendo la concorrenza della coalizione di centro-destra Convenzione Democratica Romena (CDR) e ottenendo anche la rielezione di Iliescu alla presidenza della repubblica. Nacque, quindi, il governo Văcăroiu, che ebbe il sostegno parlamentare persino dei nazionalisti populisti del Partito dell'Unità della Nazione Romena (PUNR) e del Partito Grande Romania (PRM), nonché dei postcomunisti del Partito Socialista del Lavoro (PSM).

Nascita del PDSR

Dopo alcuni mesi di governo, il FDSN incorporò altre forze minori: il Partito Repubblicano (in rumeno: Partidul Republican), il Partito Cooperativista (in rumeno: Partidul Cooperatist) e il Partito Socialista Democratico Romeno (in rumeno: Partidul Socialist Democratic Român). Viste le nuove adesioni, in occasione della conferenza nazionale del 9-10 luglio 1993, cambiò denominazione, dando vita al Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR). A causa del divieto posto dalla Costituzione della Romania al presidente della repubblica di essere iscritto ad un partito politico, non fu possibile assegnare ad Iliescu la funzione di presidente del PDSR. Questa andò formalmente a Oliviu Gherman, già presidente del FDSN. Fu introdotta, inoltre, la figura di presidente esecutivo, che fu assegnata ad Adrian Năstase (già vicepresidente del FSN e ministro degli esteri nei governi Roman II e Roman III) che divenne, in tal modo, la seconda personalità più importante del gruppo.

Il PDSR, in ogni caso, si preoccupò di allargare la propria base e, nell'estate 1994, assorbì il minuscolo Partito della Solidarietà Sociale (in rumeno Partidul Solidarității Sociale) di Miron Mitrea, importante personaggio del panorama sindacale romeno, che fu subito nominato vicepresidente (1995) e, poi, segretario generale del partito (1996).

A livello di governo, minacciando il ritiro del proprio supporto a Nicolae Văcăroiu, nell'estate del 1994 il PUNR entrò nel consiglio dei ministri con quattro ministeri. L'alleanza tra PDSR, PUNR, PRM e PSM (il cosiddetto "quadrilatero rosso") funzionò in maniera non ufficiale fino al 1995, quando tutte e quattro le forze si impegnarono a rispettare un accordo firmato il 25 gennaio presso il Palazzo di Elisabetta di Bucarest. I rapporti con gli alleati, tuttavia, si ruppero tra l'ottobre del 1995 e l'agosto del 1996: il 19 ottobre 1995 Năstase annunciò la fine dell'intesa con il PRM per vie di alcune dichiarazioni del suo presidente Corneliu Vadim Tudor; il 16 marzo 1996 lasciò il PSM; il 31 agosto 1996 fu la volta del PUNR di Gheorghe Funar, che non gradì i termini del trattato di collaborazione che stava per essere siglato tra il governo e l'Ungheria.

Nell'ultimo anno di mandato governativo, nel corso della conferenza nazionale del 25 novembre 1995, il PDSR si riunì per approvare il programma politico in vista delle elezioni amministrative, parlamentari e presidenziali previste per l'anno successivo.

Sconfitta del 1996 Nel corso dei quattro anni di governo, tuttavia, il consenso popolare per il PDSR fu eroso da continui scandali di corruzione e dalle difficoltà strutturali del sistema economico che, basandosi su un timido programma di privatizzazione, non riuscì a garantire un netto miglioramento delle condizioni di vita. Il discorso dell'opposizione si inserì in tali spaccature, promettendo un radicale cambio di rotta in modo da avvicinare la Romania agli standard dei paesi occidentali.

Benché il PDSR avesse ottenuto un discreti risultati alle elezioni amministrative del giugno 1996, questi furono conseguiti nelle aree rurali e nelle piccole città che, confermando la resistenza al cambiamento verso l'economia di mercato del proprio elettorato, diedero prova della propria adesione al programma di protezione sociale rappresentato dal PDSR. Le grandi città furono dominate dal centro-destra. Bucarest, ad esempio, passò a Victor Ciorbea, rappresentante del Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD). L'argomento principale della conferenza nazionale del PDSR del 26-27 luglio 1996 fu, quindi, l'analisi della sconfitta nelle aree urbane alle elezioni amministrative, che furono preparatorie per le elezioni legislative e presidenziali di novembre.

Alle elezioni presidenziali Iliescu arrivò al ballottaggio contro Emil Constantinescu, sostenuto dalla Convenzione Democratica Romena (CDR), che aveva già affrontato e battuto in occasione delle elezioni presidenziali del 1992. Mentre al primo turno del 3 novembre Iliescu giunse al primo posto, al ballottaggio la scelta degli altri partiti di opposizione (PD e UDMR) di appoggiare Constantinescu fu decisiva per la vittoria finale del candidato di centro-destra, che ottenne il 54,71% delle preferenze, contro il 45,59% di Iliescu.

Alle elezioni legislative il PDSR riuscì ad avere la meglio della CDR solamente nelle zone rurali, mentre il centro-destra trionfò nelle aree urbane e divenne il primo partito della Romania. Per la prima volta dopo 7 anni dalla rivoluzione, quindi, Iliescu e il partito erede del FSN passarono all'opposizione, perdendo la guida delle maggiori istituzioni del paese. La CDR formò un governo di coalizione con il PD di Petre Roman e l'UDMR.

Riorganizzazione del partito e opposizione alla CDR

Due mesi dopo le elezioni fu convocata una conferenza nazionale straordinaria, che ebbe luogo il 17 gennaio 1997, con lo scopo di analizzare le cause del fallimento elettorale e mettere in atto una riorganizzazione radicale della struttura di vertice del PDSR, che prevedeva profonde modifiche allo statuto. Su indicazione di Iliescu fu creato un Ufficio esecutivo centrale (in rumeno: Biroul executiv central) che sostituiva la vecchia Delegazione permanente (in rumeno: Delegația permanentă), mentre le attribuzioni del presidente esecutivo passarono alla nuova figura del primo vicepresidente. L'Ufficio esecutivo centrale era composto dal presidente, dal primo vicepresidente, da 4 vicepresidenti (inizialmente Oliviu Gherman, Teodor Meleșcanu, Hildegard Puwak e Ioan Mircea Pașcu) e da altri 13 membri. Iliescu, libero da funzioni istituzionali di incompatibilità, fu rieletto ufficialmente presidente del partito (era stato presidente del FSN nel 1990) per due volte nel corso della stessa giornata, con i regolamenti sia del vecchio statuto (secondo il quale la nomina del presidente spettava al Consiglio nazionale), sia del nuovo (che conferiva tale compito alla Conferenza nazionale). Unico candidato alla posizione, Iliescu ricevette 622 voti a favore e 2 contrari. Il Consiglio nazionale, invece, elesse Adrian Năstase come primo vicepresidente. Tra gli intenti dichiarati di Iliescu vi fu, inoltre, quello di porre rimedio ai problemi dei casi corruzione che avevano coinvolto numerosi membri del PDSR.

La conferenza nazionale del 20-21 giugno 1997, convocata con lo scopo di confermare le nomine dei vertici fu, invece, il preludio ad una scissione. Un gruppo riformatore guidato da Teodor Meleșcanu (già ministro degli esteri di Văcăroiu) fu autore di una dichiarazione che reclamava l'esclusione dal PDSR degli elementi implicati in scandali di corruzione e l'allontanamento di Iliescu, Năstase e Miron Mitrea dagli incarichi dirigenziali. La fazione, in realtà, attrasse le antipatie della maggioranza dei rappresentanti del PDSR fedeli ad Iliescu. Nel corso della conferenza, infatti, Iliescu fu riconfermato presidente con 483 voti a favore e 41 contrari (riconducibili ai dissensi interni) e Năstase fu rieletto primo vicepresidente. Il meeting si concluse con le dimissioni dal partito di Teodor Meleșcanu, Mircea Coșea, Marian Enache e Mugurel Vintilă, mentre Iosif Boda e Viorel Sălăgean furono espulsi. Il gruppo scissosi, pertanto, formò il nuovo partito di Alleanza per la Romania (rumeno: Alianța pentru România, ApR).

Mentre la CDR, indebolita da problemi interni alla propria coalizione di governo che portarono alla successione di tre primi ministri (Victor Ciorbea, Radu Vasile e Mugur Isărescu), non riuscì a trovare una soluzione per la crisi, il PDSR iniziò a predisporre la propria strategia elettorale per il ritorno al potere. Nel periodo tra il 30 luglio e il 24 agosto 1999, in prospettiva delle elezioni amministrative e presidenziali del 2000, strinse protocolli di collaborazione con diverse formazioni politiche minori e con associazioni civiche e sindacali. Tra queste furono assorbite il Partito della protezione sociale (rumeno: Partidul Protecției Sociale) e il Partito nazionale degli automobilisti (rumeno: Partidul Național al Automobiliștilor).

Nel corso della conferenza nazionale 9 ottobre 1999 fu presentato il Rapporto politico per l'uscita della Romania dalla crisi (in rumeno: Raport politic pentru scoaterea României din criză), che divenne il documento programmatico per le elezioni del 2000. Furono apportate, inoltre, leggere riforme allo statuto, che chiarirono i ruoli delle strutture dirigenziali del partito: Conferenza nazionale (rumeno: Conferința națională), Consiglio nazionale (rumeno: Consiliul național), Presidente, Primo vicepresidente, Comitato direzionale (rumeno: Comitetul director), Ufficio esecutivo centrale (rumeno: Biroul executiv central) e Segretariato (rumeno: Secretariatul).