La famiglia Mastai è una nobile famiglia marchigiana che si distingue per antichità, fecondità, longevità di vita e successo economico ma anche per santità, dal momento che molti suoi membri abbracciarono la vita monastica o sacerdotale fino a raggiungere il soglio pontificio nel XIX secolo, quando il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti fu eletto papa Pio IX (1792-1878).
Da Crema a Senigallia La famiglia Mastai era originaria della Lombardia, probabilmente di Crema, anche se non mancano riferimenti a Brescia.Stando a Francesco Dall'Ongaro (Giovanni Maria Mastai Papa Pio IX, Torino, Unione tipografico-editrice, 1861, p. 7; consultabile on line su books.google), a metà del XVI secolo sarebbe stato il fabbricante di pettini Alberto Mastai a trasferirsi da Brescia a Senigallia. Secondo il sacerdote Antonio Lodrini (Il Cittadino di Brescia, 1º maggio 1878), il ceppo originario dei Mastai sarebbe quello bresciano dei Mastai de' Federici. A favore della tesi cremasca invece, al di là di vari Mastallius, Mastagius o Mastaius attestati dal Codex Diplomaticus Cremonensis, vi è una lettera del 3 gennaio 1847 in cui il conte Gaetano Mastai Ferretti, dopo l'elezione del fratello al soglio pontificio, chiede all'allora vescovo di Crema Giuseppe Sanguettola notizie del proprio antenato Francesco Mastai. Trent'anni dopo, il 14 agosto 1877, lo stesso Pio IX donò alla cattedrale di Crema una mitria di tela d'argento ricamata in oro per dimostrare la sua "predilezione per la città nella quale ebbero stanza" i suoi antenati. Morto il pontefice, i cremaschi decisero di onorarne la memoria erigendogli un monumento marmoreo (opera dello scultore cremasco Quintilio Corbellini) che venne inaugurato l'8 dicembre 1878 nel Duomo cittadino, dov'è tuttora collocato e sulla cui base si legge l'iscrizione: cremenses ipsius atavorum concives ("i cremaschi, concittadini dei suoi antenati"). I documenti citati sono custoditi nell'Archivio della Curia diocesana di Crema e in quello capitolare della cattedrale cremasca; l'argomento è trattato anche da Paolo Uberti Foppa nell'articolo "Papa Mastai Ferretti e Crema", apparso sul settimanale locale Il nuovo Torrazzo del 4 febbraio 1978. Notizie sulle origini dei Mastai si trovano anche nel testo on line di Flavio Solazzi, Gabriela Solazzi e Antonio Maddamma, Giovanni Anastasi a Senigallia, 2006 librisenzacarta.it, nella biografia di Yves Chiron, Pio IX papa moderno, Napoli, Grafite, 2001 e in Angelo Mencucci, La genealogia della famiglia Mastai-Ferretti dal Mille ad oggi, Senigallia, Rotary Club, 1992. A Crema infatti nacque nel 1520 Francesco Mastai, che vi risiedette fino al 1540, prima di trasferirsi a Venezia in seguito al matrimonio con una giovane veneziana di nome Santa, da cui ebbe due figli: Pompeo e Giovanni Maria (1557-1624). L'attività commerciale cui erano dediti spinse successivamente i Mastai, come molti altri imprenditori lombardi e veneti, a cercar fortuna nella Senigallia dei Della Rovere, dove l'antica e frequentata Fiera Franca (tanto celebre da diventare proverbiale in tutta Italia) esercitava una potente attrattiva su chiunque fosse coinvolto nella "mercatura" a qualsiasi titolo, dalla compravendita di merci al prestito di denaro.È opportuno ricordare che anche Crema, provincia di confine sotto la Serenissima Repubblica di Venezia dal 1499 al 1797, fruì di notevoli agevolazioni economiche, compresa quella di essere un porto franco.
L'ascesa sociale: il primo Giovanni Maria A Senigallia, Giovanni Maria Mastai sposò Caterina di Claudio Gariboldi, che gli portò in dote alcune terre e il quattrocentesco e imponente edificio nel centro della città, dove la famiglia prese dimora nel 1579 e che da allora assunse il nome di palazzo Mastai.Palazzo Mastai, privato del terzo piano dopo il terremoto del 1930, è oggi sede del Museo Pio IX ed è ubicato al numero 14 della centralissima via Mastai. Di fronte, in piazza Roma, sorge il secentesco Palazzo del governo, sede del municipio senigalliese. Secondo i coniugi Solazzi e Maddamma (Giovanni Anastasi a Senigallia, cit., p. 6), i Mastai vi si stabilirono solo nel 1629. L'intraprendenza mercantile dei fratelli Mastai, pur sotto la "paterna potestà" (da cui Giovanni Maria si emancipò nel 1587) e in società con Pasquino Augusti (altro lignaggio senigalliese in ascesa), procurò agiatezza all'intera famiglia e ai suoi discendenti (mentre il ramo di Pompeo si estinguerà nel giro di due generazioni, quello di Giovanni Maria sarà più longevo). I Mastai divennero in breve uno dei principali casati di Senigallia e delle Marche: nel giugno 1594 Giovanni Maria venne aggregato al Senato aristocratico della città (il consiglio comunale), in cui sedevano solamente i nobili, e negli anni successivi entrambi i fratelli Mastai assunsero importanti cariche pubbliche, come quelle di regolatore e di gonfaloniere.
Degli undici figli di Giovanni Maria e Caterina, cinque perirono in giovane età, Leonilde e Agnese entrarono in convento, Porzia e Camilla si maritarono con i Beliardi e i Fagnani, Andrea divenne arciprete del capitolo e protonotario apostolico, mentre Francesco fu il solo a continuare la discendenza. Nato nel 1588, anch'egli sedette più volte nel consiglio comunale, fu gonfaloniere della città (1654), svolse svariati incarichi pubblici, ma si dedicò soprattutto agli affari di famiglia con acquisti di case e terreni, prestiti, commerci, appalti e subappalti. Dei figli di Francesco Mastai e Benedetta Bruni, il primogenito Giovanni Battista seguì la carriera ecclesiastica, Agnese andò sposa ad Alessandro della nobile famiglia Mariotti di Fano e Giovanni Maria proseguì l'attività mercatale della famiglia.
Il prestigio della nobiltà: il secondo Giovanni Maria Anche il secondo Giovanni Maria Mastai (1625-1688) fu eletto, al pari dei suoi avi, nel consiglio comunale di Senigallia, tornata allora sotto il dominio diretto dello Stato Pontificio, e rivestì più volte la carica di gonfaloniere. Rimasto vedovo di Eleonora Benedetti, il 9 settembre 1653 sposò in seconde nozze la contessa Margherita Minerva Ferretti, di Ancona, apparentandosi così con una stirpe d'alto lignaggio. Sei anni dopo, alla morte del fratello Angelo (12 dicembre 1659), Margherita ne ereditò per i propri figli il palazzo in Ancona, i possedimenti in Castelferretti e il titolo comitale. Da allora, in base alle clausole testamentarie, i suoi discendenti si chiamarono "conti Mastai Ferretti" e lo stemma del casato incluse gli emblemi delle rispettive famiglie. Dei figli di Giovanni Maria e di Margherita, il primogenito Francesco Filippo (1647-1688) seguì la carriera ecclesiastica, divenendo consultore del Sant'Uffizio, Benedetta andò sposa al nobile Forestieri di Fano, mentre le attività e le fortune economiche della famiglia furono gestite in comune dagli altri due figli: Antonio Maria Andrea (1656-1732) e Gerolamo (1659-1713).
Il primo, comunemente conosciuto come "abate Andrea",Nel già citato saggio dei coniugi Solazzi e Maddamma su Giovanni Anastasi a Senigallia (p. 7), viene precisato che la qualifica di abate gli spettava in quanto, pur essendo laico, godeva tuttavia di una rendita ecclesiastica. rimase celibe e si assunse il compito del capofamiglia, vivendo in accordo con il fratello Gerolamo nel palazzo avito, che si preoccupò di decorare e abbellire per renderlo più consono all'accresciuta ricchezza e al prestigio nobiliare dei Mastai Ferretti. A tale scopo si affidò al pittore senigalliese Giovanni Anastasi che, sul finire del Seicento, nel vetusto palazzo dipinse tele bibliche, pareti e cassapanche. Gerolamo s'impegnò invece nell'ambito pubblico, rivestendo più e più volte la carica di gonfaloniere e, sposatosi con Felicita Maria dei Rossi di Moltalboddo, diede al casato ben diciannove figli. Fra i sopravvissuti, cinque femmine e un maschio presero i voti monastici, gli altri cadetti furono avviati alla carriera ecclesiastica e la discendenza fu assicurata dal primogenito Giovanni Maria (1687-1760), il terzo della famiglia a portare quel nome.
Le Cronache Mastai: il terzo Giovanni Maria Nato nel 1687 e battezzato come Antonio Maria, l'anno successivo gli venne mutato nome in Giovanni Maria per rinnovare quello del nonno, morto appunto nel 1688. Il padre e lo zio lo inviarono giovanetto alla corte del duca di Parma Francesco Farnese, dove prestò servizio per sei anni in qualità di paggio ottenendo nel 1705 il diploma comitale (ambito dalla famiglia per poter rivaleggiare con i parenti Ferretti) e il titolo di gentiluomo di camera. L'accresciuto prestigio nobiliare gli impose un matrimonio d'eccellenza: Giovanni Maria impalmò così Maria Isabella, figlia di Ercole Maria Ercolani marchese di Fornovo e Rocca Lanzona (nel ducato farnesiano di Parma e Piacenza), che gli angustiò la vita con le sue ricorrenti crisi psichiche e morì nel 1738 dopo avergli dato sei figli. Giovanni Maria, rimasto vedovo, si fece chierico di prima tonsura, rifiutò ogni incarico pubblico e si dedicò a tramandare la storia locale facendo copiare manoscritti (come il Libro d'oro della Città di Senigaglia dello storico ed erudito locale Giuseppe Tiraboschi, corrispondente epistolare del Muratori) e scrivendo cronache lui stesso, come l'Indice o sia Catalogo di tutti li Consiglieri che sono stati Aggregati nel Consiglio di Senigaglia cominciando dal anno 1520 e in particolare le cosiddette Cronache Mastai (5 volumi manoscritti sulla vita di Senigallia dal 1707 al 1778, i primi tre redatti da Giovanni Maria e gli altri dal figlio Ercole e da un terzo membro di casa Mastai Ferretti).
Dei suoi figli, fattasi suora Margherita, sposatesi Maria Benedetta con Guido Consalvi di Macerata e Anna Maria Tommasa con Francesco Boni, entrambi nobili, la discendenza fu assicurata da Ercole (1727-1818), che prese in moglie Caterina Guglielmi Balleani, nobile di Jesi, avendone nove figli. Come da consuetudine, i figli cadetti presero la via ecclesiastica: Andrea (17..-1822) divenne vescovo di Pesaro nel 1806, Gabriele fu canonico a Senigallia e Paolino canonico in Santa Maria Maggiore a Roma. Il primogenito Gerolamo (1750-1833) sposò nel 1780 Caterina Solazzi, venne eletto varie volte alla carica di gonfaloniere e fu membro del R. Cesareo Magistrato. L'ultimo dei suoi nove figli, Giovanni Maria, divenne papa con il nome di Pio IX. Gerolamo e Caterina sono sepolti nella cappella gentilizia Mastai Augusti–Arsilli nella chiesa della Maddalena in Senigallia.
Habemus papam: il quarto Giovanni Maria
Nel 1792, anno di nascita del quarto Giovanni Maria, la famiglia Mastai era giudicata «abbastanza nobile e agiata per que' paesi».Francesco Dall'Ongaro, Giovanni Maria Mastai..., citato. Così ne sintetizzava la storia il democratico Ferdinando Petruccelli della Gattina nel 1861:
L'ascesa sociale, come s'è visto, non si era fermata, ma l'acme della fama, il massimo della distinzione, il trionfo pubblico per non dire universale, non venne ai Mastai-Ferretti dai gradi nobiliari o dalle fortune economiche, bensì da quella carriera ecclesiastica riservata ai cadetti di famiglia. Anche in questo settore molti Mastai avevano già ottenuto titoli e riconoscimenti, tant'è che il quarto Giovanni Maria (1792-1878) poteva contare ben tre zii "monsignori", compreso il vescovo di Pesaro. Ordinato sacerdote nel 1819, nel 1827 divenne arcivescovo di Spoleto, cui aggiunse nel 1832 il titolo di vescovo di Imola e nel 1840 la porpora cardinalizia. Il conclave del 1846 lo acclamò papa con il nome di Pio IX e il suo pontificato (1846-1878) fu tra i più lunghi nella storia della Chiesa cattolica.