Per politica interna di Augusto, si intendono tutti gli eventi politici interni ai confini imperiali, messi in atto dal primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, dopo la trasformazione dello Stato da Repubblica a principato.
Contesto storico Ottaviano, una volta ricevuti i necessari poteri da parte di Senato e Popolo romano, cominciò ad assumere misure adatte a dare all'Italia e alle Province il sospirato benessere dopo oltre un decennio di guerre civili: riordinò il cursus honorum delle magistrature repubblicane, ne creò di nuove (come la figura del curator o quella del praefectus Urbis.), ripristinò la carica magistratuale del censore, aumentò il numero dei pretori e promosse leggi che frenavano il diffondersi del celibato e incoraggiavano la natalità, emanando la lex Iulia de Maritandis Ordinibus del 18 a.C. e la lex Papia Poppaea del 9 d.C. (a completamento della prima legge).
Politiche interne adottate Politica sociale e di moralizzazione I molti abusi che esistevano ancora dopo la fine della guerra civile, particolarmente pericolosi per l'ordine pubblico, vennero in gran parte ridimensionati dalla nuova politica autoritaria del princeps. In quel periodo, infatti, un gran numero di briganti si mostrava in pubblico con pugnale alla cintura, utilizzando il pretesto del doversi difendere; nelle campagne, poi, spesso i viaggiatori venivano sequestrati, senza alcuna distinzione fra uomini liberi e schiavi; numerose, infine, erano le associazioni criminali venutesi a creare. Augusto represse il brigantaggio mettendo posti di guardia nelle località più opportune, spesso facendo ispezionare luoghi ove si credeva vi fossero in corso sequestri, disciolse poi tutte le associazioni (collegia), ad eccezione di quelli più antichi..
Considerando importante conservare la purezza della razza romana, evitando potesse mescolarsi con sangue straniero e servile, fu molto restio nel concedere la cittadinanza romana, ponendo anche precise regole riguardo all'affrancamento. A Tiberio che gli chiedeva la cittadinanza per un suo cliente greco, rispose che l'avrebbe concessa solo se gli avesse dimostrato i giusti i motivi della richiesta; la negò anche alla moglie Livia che la chiedeva per un gallo tributario.. E così degli schiavi, una volta tenuti lontani dalla libertà parziale o totale, stabilì il loro numero, la condizione e la divisione in differenti categorie, in modo da stabilire chi potesse essere affrancato. Aggiunse, infine, che colui che fosse stato imprigionato o sottoposto a tortura non avrebbe mai potuto diventare un uomo libero.
Riorganizzò e ripulì l'ordine senatorio di quegli elementi giudicati deformi et incondita turba, come ci racconta Svetonio:
Ridusse il numero dei senatori alla cifra di un tempo, pari a 600, e gli restituì la sua antica dignità attraverso due selezioni: la prima era generata dai senatori stessi, in quanto ognuno sceglieva un collega; la seconda era operata dallo stesso princeps e dal fedele Marco Vipsanio Agrippa.. Svetonio racconta che in questa circostanza, mentre presiedeva le sedute del Senato, Augusto indossasse una corazza e tenesse alla cintura un pugnale, mentre dieci senatori, suoi amici fidati, selezionati tra i più robusti, circondavano il suo seggio. In questo periodo nessun senatore era ricevuto da solo e senza essere stato prima perquisito. Decise anche di creare, mediante estrazione a sorte semestrale, un gruppo di consiglieri con i quali studiare le questioni, prima di sottoporle all'intero Senato riunito in seduta plenaria. Sulle questioni importanti egli chiedeva un parere a suo piacere, in modo che ciascuno facesse attenzione a come si esprimeva e si trovasse sempre pronto, come se dovesse esprimere un parere e non come se dovesse semplicemente approvare. Elevò il censo senatoriale, portandolo da ottocentomila a un milione e duecentomila sesterzi, e diede la differenza ai senatori che non ne avevano abbastanza..
Fece bruciare le liste dei vecchi debitori dell'erario, spesso utilizzate per accuse calunniose; a Roma lasciò ai proprietari del momento quei terreni che, in modo discutibile, la Res publica aveva ritenuto fossero suoi; fece distruggere i nomi di coloro che venivano costantemente accusati in modo sadico, senza che nessuno si lamentasse di loro, salvo i propri nemici; dispose inoltre che, qualora qualcuno avesse voluto nuovamente perseguitare costoro, avrebbe corso il rischio di essere a sua volta accusato e di subire la stessa pena.
Venne incrementato il numero dei patrizi e fu ordinato un censimento della popolazione, da cui risultò che gli abitanti di Roma sfioravano 1.000.000 di unità. Narrando dei propri donativi, Augusto rammenta che le elargizioni erano sempre dirette a più di 250.000 persone e di come in quattro occasioni egli avesse aiutato la tesoreria pubblica.
Politica religiosa
Riguardo invece alla politica religiosa, sappiamo che dopo il lungo periodo delle guerre civili, la crisi della religione romana, iniziata nella tarda età repubblicana, venne fermata in parte dagli interventi di Augusto, il quale
Ebbe il massimo rispetto per i culti religiosi stranieri, ma solo per quelli di antica tradizione. Disprezzò invece gli altri. Egli ricevette infatti l'iniziazione ad Atene. Quando più tardi si trovò a Roma, davanti al tribunale dove si trattava sulla questione relativa ai privilegi dei sacerdoti di Cerere ateniense, e venivano svelati alcuni dei suoi segreti, egli congedò il consiglio dei giudici ed i loro assistenti, preferendo seguire il dibattito da solo. Quando invece visitò l'Egitto, evitò di andare a vedere il bue Api, e si complimentò con il nipote Gaio Cesare, il quale passando per la Giudea non si era recato a Gerusalemme per farvi dei sacrifici.. Sempre in Egitto, per avvicinarsi alle antiche tradizioni di quella terra nel momento di passaggio dall'autonomia che aveva sotto i Tolomei all'assoggettamento da parte di Roma, Augusto nominò nell'anno egizio 28/27 a.C. Psenamon II gran sacerdote di Ptah, titolo da lui ereditato dal padre, al quale aggiunse anche il titolo di sacerdote di Cesare in Egitto; dopo la morte di Psenamon, però, Augusto non fece continuare la linea dei gran sacerdoti, avendo ormai totalmente annesso la provincia..
Amministrazione della giustizia Anche la giustizia ed il diritto romano vennero riformati. Augusto, infatti, per evitare che nessun delitto risultasse impunito o archiviato a causa di continui ritardi, dispose che per gli atti forensi fossero previsti più di trenta giorni. Alle tre decurie di giudici ne aggiunse una quarta, seppure di censo inferiore, chiamata «dei ducenari»,Il termine di ducenario si riferisce al reddito annuale di un funzionario pubblico, pari a 200.000 sesterzi. con il compito di giudicare riguardo a importi inferiori. Fece sì che si potesse diventare giudici a trent'anni, ovvero cinque anni prima dei quanto era previsto in precedenza. E poiché molti cittadini si sottraevano alle funzioni giudiziarie, permise a ciascuna decuria, a turno, di andare in vacanza per un anno e che, contrariamente a quanto previsto in precedenza, si interrompessero i lavori in novembre e in dicembre. I processi in appello a Roma, vennero affidati ad un pretore urbano, quelli in provincia a consoli anziani, preposti dall'imperatore a questo genere di funzione..
Lo stesso Augusto giudicava con assiduità e, qualche volta, anche di notte. Svetonio racconta che, quando non si sentiva bene, faceva portare la sua lettiga davanti al tribunale, mentre altre volte riceveva in casa da sdraiato sul suo letto. Emise sentenze con il massimo scrupolo, ma anche con estrema indulgenza. Svetonio racconta che quando testimoniava in tribunale, permetteva che lo interrogassero e lo contraddicessero con la più grande disponibilità e pazienza..
Il princeps ritoccò alcune leggi, altre le rifece completamente, come la legge sulle spese oppure quelle sugli adulteri (tra il 18 e 16 a.C.), la (della quale egli stesso fu accusato, sembra ingiustamente.), il broglio e il matrimonio tra gli ordini sociali. E poiché quest'ultima legge era stata rifatta con maggiore severità rispetto alle altre, molti protestarono, soprattutto quelli dell'ordine equestre, tanto che Augusto fu obbligato, per farla passare, a attenuare una parte delle sanzioni, permettendo una dilazione di tre anni e aumentando le ricompense.. Egli, infatti, aveva ritenuto necessario assumere precisi provvedimenti per frenare il diffondersi del celibato e incoraggiare la natalità, emanando la Lex Iulia de Maritandis Ordinibus del 18 a.C. e la lex Papia Poppaea del 9 d.C. (quest'ultima a completamento della prima).
In sintesi le ultime due leggi poco sopra citate, prevedevano la rimozione di tutte quelle restrizioni non necessarie che potessero limitare i matrimoni, l'uso del diritto di successione per favorire il matrimonio e la paternità, l'impulso dato alla natalità rivolto alle classi più abbienti, offrendo privilegi nella vita pubblica ai padri di famiglie numerose.
Amministrazione dell'Italia e di Roma
Augusto divise l'Italia in undici regioni arricchendola di nuovi centri. Svetonio e le Res gestae divi Augusti parlano della fondazione di ben 28 colonie... Riconobbe, in un certo qual modo, l'importanza di queste colonie, attribuendo diritti uguali a quelli di Roma, creando un modo differente di votare: permise ai decurioni delle colonie di votare, ciascuno nella propria città, per l'elezione dei magistrati di Roma, facendo pervenire il loro voto nellUrbe, il giorno delle elezioni, con plico sigillato. Al fine poi di incoraggiare coloro che meritavano, oltre alle famiglie numerose, concedesse il grado equestre a chiunque lo chiedesse, anche dietro una sola raccomandazione ufficiale della città di ciascuno e quando visitava le regioni d'Italia, distribuiva mille sesterzi ciascuno a tutti i plebei che dimostravano di avere figli maschi o femmine.
Rispetto alle province fu soprattutto l'Italia ad essere privilegiata da Augusto, che vi costruì una fitta rete stradale ed abbellì le città dotandole di numerose strutture pubbliche (fori, templi, anfiteatri, teatri, terme...) e di uffici di raccolta tributari. In segno di riconoscimento, Svetonio racconta che:
L'economia italica era florida: agricoltura e artigianato ebbero una notevole crescita, che permise l'esportazione dei beni verso le province. L'incremento demografico fu rilevato da Augusto tramite tre censimenti (il primo ed il terzo con un collega.): i cittadini maschi furono 4.063.000 nel 28 a.C., 4.233.000 nell'8 a.C. e 4.937.000 nel 14 d.C. Se si considerano anche le donne e i bambini la popolazione totale nell'Italia del I secolo d.C. può essere stimata sui 10 milioni di abitanti circa. Migliorò infine la situazione di Roma, capitale dell'impero.