Non deve essere confuso col figlio - anch'egli astronomo - Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Fazārī. Compose varie opere di carattere astronomico ("Sull'astrolabio",L'invenzione dell'astrolabio viene tuttavia attribuita a suo figlio. Cfr. Richard N. Frye, The Golden Age of Persia: the Arabs in the east. (History of Civilisation, xiii+290 pp. e 16 tavole, Londra, Weidenfeld and Nicolson, 1975, p. 163. "Sulle sfere armillari", "Sul calendario").

Il califfo ordinò a lui e al figlio di tradurre il testo astronomico indiano che sarà infine ricordato come il Zīj al-Sindhind, fruendo anche dell'apporto di Yaʿqūb ibn Ṭāriq. Il lavoro fu completato a Baghdad verso il 750, col titolo primitivo di al-Zīj ʿalā Sinī al-ʿArab e divenne probabilmente il principale veicolo di trasmissione delle conoscenze sui numerali indiani che l'India classica trasmise al mondo islamico.

Note

Bibliografia

H. Suter, Die Mathematiker und Astronomer der Araber (3, 208, 1900) Richard Nelson Frye, The Golden Age of Persia

Voci correlate Muḥammad ibn Ibrāhīm al-Fazārī Ya'qub ibn Tariq Astronomia islamica Scienziati e studiosi del mondo arabo-islamico Zij

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