Con il termine sanscrito Brahmodya (devanāgarī: ब्रह्मोद्य; lett. "discutere intorno al brahman") si indica nella cultura hindū quelle discussioni vivaci, quelle rivalità sulle dottrine, proprie delle questioni religiose o sacre.
In particolare, in riferimento al sacrificio vedico, lo yajña, esso consiste nella contesa rituale tra i sacrificanti.
Secondo Jan C. HeestermanJan C. Heesterman. Il mondo spezzato del sacrificio. Studio sul rituale nell'India antica. Milano, Adelphi, 2007 il sacrificio vedico era infatti di tipo "agonistico". Il ruolo centrale in questo caso era affidato al deva Indra e il procedimento sacrificale prevedeva gare tra carri e competizioni verbali (brahmodya) tra gli officianti dove «è in ballo la spartizione della vita e della morte fra i partecipanti»Jan C. Heesterman. Op. cit. pag. 15.
Sempre secondo Jean C. HeestermanOp. cit. anche la nozione del Brahman è collegato, nelle quattro raccolte degli inni dei Veda, alla contesa verbale, ovvero al rito del Brahmodya propria della cultura vedica con particolare riferimento al sacrificio del cavallo (aśvamedha). In questo contesto, prima del sacrificio i due officianti si sfidavano con domande enigmatiche, colui che riusciva a risolverle affermava di sé stesso:
Jan C. Heesterman ricorda come queste contese non erano affatto pacifiche, il concorrente che insisteva a sfidare il vincitore con ulteriori enigmi avrebbe pagato con la sua testa i suoi affronti.
La Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, probabilmente la più antica Upaniṣad, attribuibile ad un periodo compreso tra il IX e l'VIII secolo a.C.Questa è la datazione assegnata alle prime Upaniṣad dagli studiosi contemporanei, cfr., tra gli altri, Gianluca Magi. Enciclopedia Filosofica vol. 12. Milano, Bompiani, 2006, pag.11935; William K. Mahony. Enciclopedia delle Religioni vol.9 Milano, Jaca Book, 2004 pag.407; Mario Piantelli. In (a cura di Giovanni Filoramo) Hinduismo. Bari, Laterza, 2002, pag. 6; Margaret Sutley e James Sutley. Dizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, pag.453; Anna L. Dallapiccola. Induismo. Milano, Bompiani, 2005, pag.273., contiene nel terzo adhyāya ("lettura") un esempio, in questo caso upaniṣadico, di brahmodya. Questo l'avvio:
Note
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