Di origine britannica, naturalizzato franceseLe négationniste Robert Faurisson est mort , egli divenne principalmente conosciuto per il suo negazionismo dell'Olocausto. Provocò forti controversie con una serie di articoli pubblicati nella rivista Journal of Historical Review (rivista californiana di estrema destra), e in altre riviste e periodici a sfondo politico improntati sulla stessa linea, e in lettere inviate ai quotidiani francesi, in principal modo a Le Monde, contraddicendo la storia e l’intero impianto su cui si impernia l'Olocausto, negando l'esistenza delle camere a gas, l'uccisione sistematica degli ebrei europei durante la seconda guerra mondiale con l'utilizzo del gas, e l'autenticità del diario di Anna Frank. Dopo l'approvazione nel 1990 in Francia della legge Gayssot contro il diniego dell'Olocausto, Faurisson fu processato, condannato e nel 1991 rimosso dall'insegnamento universitario.
Le sue tesi sono unanimemente respinte dalla comunità degli storici..Per la «comunità scientifica» il negazionismo è «un'operazione [...] scientificamente infondata, politicamente indirizzata e moralmente inaccettabile»: .Valentina Pisanty, Sul negazionismo, Italia contemporanea, n. 212, settembre 1998 pdf online
Biografia Nato a Shepperton, nel Regno Unito da padre francese e madre scozzese, si laureò in lettere nel 1972 alla Sorbona di Parigi, in cui tenne inoltre lezioni dal 1969 al 1974, e insegnò presso l'Università di Lione 2 dal 1974 al 1990. Nel corso degli anni sessanta e settanta pubblicò alcune monografie di critica letteraria.
Faurisson iniziò a occuparsi della Shoah dopo la lettura nel 1960 di un articolo dello storico tedesco Martin Broszat, futuro direttore dell'Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera (Istituto di storia contemporanea), nel quale si affermava che nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, territorio del vecchio Reich tedesco, non ci sarebbero state camere a gas, le cui installazioni sarebbero state riservate ai territori acquisiti durante la guerra."Keine Vergasung in Dachau", Die Zeit, 19 agosto 1960, p. 16 (traduzione italiana online ). Anche il negazionista italiano Carlo Mattogno (Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista, Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985; vedi anche ) afferma che Broszat non sostenesse l'inesistenza dell'Olocausto, ma che sia stato praticato nei campi costruiti per questo fine nel 1938 al di fuori dei territori appartenenti al Reich, in particolare in Polonia. Nella sua ricerca Faurisson consultò sia altri negazionisti sia storici "ortodossi", entrando inoltre in corrispondenza con Paul Rassinier, un ex partigiano francese deportato nei campi di Buchenwald e Dora, impropriamente indicato dai negazionisti stessi come il padre fondatore del negazionismo. In realtà, il primo a mettere in dubbio l'Olocausto fu Maurice Bardèche, noto neofascista francese, cognato di Robert Brasillach.
Nel 1978 Faurisson scrisse un articolo, «Le problème des chambres à gaz»,L'espressione del titolo è ripresa dalla storica ebrea Olga Wormser-Migot che, nel suo "Le Système concentrationnaire nazi, 1933-1945" (Parigi, Presses universitaires de France, 1968) dedicò un capitolo a ciò che ella chiama "Il problema delle camere a gas" (pp. 541-544). un breve scritto che metteva in dubbio l'esistenza delle camere a gas naziste. Non trovando testate disponibili, Faurisson pubblicò l'articolo sulla rivista "Défense de l'Occident", di proprietà di Maurice Bardèche."Défense de l'Occident", giugno 1978, pp. 32-40. traduzione italiana online . Alla fine dell'articolo, nell'"Avvertenza" Faurisson minacciò di far ricorso alla legge nel caso in cui il suo scritto fosse stato accusato di apologia del nazismo.
Lo stesso testo fu poi ripubblicato sul quotidiano Le Monde il 29 dicembre 1978, accompagnato da un articolo a commento dello storico Georges Wellers. Nell'articolo Faurisson, persuaso dell'inesistenza delle camere a gas, sollecitava gli storici ad aprire un dibattito sul tema, e invitava chiunque a presentare prove incontrovertibili della loro esistenza e del loro funzionamento. Il giorno successivo intervenne sul quotidiano Olga Wormser-Migot, a cui seguì la Lettre en droit de réponse publiée par le journal (Le Monde, 16 gennaio 1979). Il 21 febbraio 1979 ancora "Le Monde" pubblicò la dichiarazione detta dei trentaquattro storiciDichiarazione dei trentaquattro storici ., redatta da Pierre Vidal-Naquet e Léon Poliakov, in cui si rispose a Faurisson che le numerose testimonianze documentali e orali raccolte, fra le quali le confessioni dei tedeschi stessi, rendevano impossibile dubitare della realtà dello sterminio. Sulla questione tecnica, di cui Faurisson aveva chiesto conto, l'articolo chiosava:
Faurisson inviò quindi il 26 febbraio 1979 una lettera al quotidiano, in risposta alla dichiarazione, intitolata Une preuve… une seule preuve", in cui chiedeva che gli fosse fornita una singola prova inoppugnabile sull'esistenza delle camere a gas. "Le Monde" rifiutò tuttavia di pubblicare la sua lettera. Faurisson acquisì quindi grande notorietà grazie a questa polemica.
Nel 1980 il linguista statunitense Noam Chomsky, intellettuale ebreo e socialista libertario, sebbene contrario alle tesi esposte, curò la prefazione dell'opera di Faurisson "Mémoire en défense (Contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz.)" ("Tesi difensiva contro coloro che mi accusano di falsificare la storia. La questione delle camere a gas"), sostenendo il principio della libertà di espressione di tutti, e quindi anche di FaurissonAlcune riflessioni elementari sul diritto alla libertà d'espressione. Traduzione italiana on-line .. Per questo Chomsky ricevette numerose critiche, alle quali rispose con le "Réponses inédites à mes détracteurs parisiens" (Risposte inedite ai miei detrattori parigini) Réponses inédites à mes détracteurs parisiens, Spartacus, 1984. . Chomsky dichiarò fra l'altro di non conoscere bene le tesi di Faurisson, e che ciononostante, per quello che egli poteva giudicarne, Faurisson gli appariva come «una specie di liberal relativamente apolitico». Per queste sue asserzioni Chomsky fu criticato duramente dallo storico francese Pierre Vidal-Naquet, che lo accusò di superficialità e di disonestà intellettuale.
Il 26 aprile del 1983 si concluse un processo a suo carico, con la duplice imputazione di "danni recati a terzi" e "falsificazione della storia". La corte d'appello di Parigi condannò Faurisson per "danni recati a terzi" per le sue affermazioni prive di valore scientifico, non giustificate dai suoi studi e di carattere puramente polemico, quale "i pretesi massacri nelle camere a gas e il preteso genocidio sono una sola e stessa menzogna". La corte si dichiarò tuttavia incompetente a esprimere un giudizio sulle sue tesi relative all'impossibilità dell'esistenza delle camere a gas, rimandando tale giudizio agli esperti e al pubblico, e respinse l'altro capo di imputazione, ossia di "falsificazione della storia", affermando che le accuse di leggerezza formulate contro i suoi studi non erano pertinenti e non potevano essere sufficientemente provate, e che nelle sue opere non si ravvisava né negligenza né incuriaRobert Faurisson, L'incroyable affaire Faurisson . Il testo contiene in appendice la sentenza della corte emessa il 26 aprile 1983: «Considérant qu'à s'en tenir provisoirement au problème historique que M. Faurisson a voulu soulever sur ce point précis, il convient de constater que les accusations de légèreté formulées contre lui manquent de pertinence et ne sont pas suffisamment établies; qu'en effet la démarche logique de M. Faurisson consiste à tenter de démontrer, par une argumentation [qu'il estime] de nature scientifique, que l'existence des chambres à gaz, telles que décrites habituellement depuis 1945, se heurte à une impossibilité absolue, qui suffirait à elle seule à invalider tous les témoignages existants ou à tout le moins à les frapper de suspicion; Que s'il n'appartient pas à la cour de se prononcer sur la légitimité d'une telle méthode ni sur la portée des arguments exposés par M. Faurisson, il n'est pas davantage permis d'affirmer, eu égard à la nature des études auxquelles il s'est livré, qu'il a écarté les témoignages par légèreté ou négligence, ou délibérément choisi de les ignorer;Qu'en outre, personne ne peut en l'état le convaincre de mensonge lorsqu'il énumère les multiples documents qu'il affirme avoir étudiés et les organismes auprès desquels il aurait enquêté pendant plus de quatorze ans;Que la valeur des conclusions défendues par M. Faurisson relève donc de la seule appréciation des experts, des historiens et du public».. Faurisson, a seguito del processo, affermò impropriamente che la corte avrebbe riconosciuto la fondatezza dei suoi studi e la sua legittimità nel dubitare dell'esistenza delle camere a gas, mentre in realtà essa non s'era pronunciata nel merito, bensì unicamente sul metodo. Pur tuttavia, le conclusioni della corte di appello di Parigi vennero contestate da Wellers e Vidal-NaquetWellers: «La corte ha riconosciuto che [Faurisson] si era ben documentato. Il che è falso. È stupefacente che la corte ci sia cascata.» ("Le Droit de vivre", giugno-luglio 1987, p. 13); Vidal-Naquet: «[La corte] ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson, che è il colmo, e, insomma, lo ha condannato solo per aver agito con malanimo riassumendo le sue tesi in slogan.» (Les Assassins de la mémoire, Parigi, 1987, p. 182).
In seguito Faurisson ha pubblicato una vasta bibliografia "revisionista", in cui critica aspramente la storiografia sulla Shoah, che con disprezzo definisce "sterminazionista" in risposta all'epiteto di "negazionista" a lui attribuito.
Nel 1990 fu rimosso dall'insegnamento e privato della pensione a causa delle sue tesi negazioniste. Egli ha inoltre subìto altri processi per avere negato i crimini contro l'umanità, ricevendo in alcuni delle assoluzioni e in altri delle condanne a pene pecuniarie (oltre a tre mesi in libertà vigilata, il 3 ottobre 2006).
Robert Faurisson è stato anche fatto oggetto di aggressioni fisiche; nella più grave (1989) ha riportato la frattura della mascella.
Le sue tesi Faurisson ha concentrato i suoi scritti prevalentemente sul punto relativo alle camere a gas, e la sua tesi principale è stata chiamata, dai suoi sostenitori, come l"impossibilità tecnica dell'esistenza delle camere a gas naziste", poi ripresa da altri negazionisti come Carlo Mattogno, seppur criticata su alcuni dettagli tecnici dal negazionista italiano.
Faurisson sosteneva che: non sarebbe mai esistito un piano preordinato di sterminio fisico degli ebrei, bensì sarebbe esistito un progetto per una loro emigrazione forzata (le leggi di Norimberga sarebbero state una risposta ai boicottaggi del Congresso Ebraico Mondiale"Camere a gas: Verità o Menzogna?" Intervista al Professor Robert Faurisson - Storia Illustrata, agosto 1979, n° 261) fuori dell'Europa (ad es. Madagascar, Palestina o Uganda) e, in tempo di guerra, un piano di evacuazione verso i territori dell'Est appena occupati; non sarebbero stati uccisi 6 milioni di ebrei ma un numero molto inferiore (circa 500 000), a causa delle operazioni militari, della durezza dei campi di lavoro forzato, delle epidemie di tifo e dei bombardamenti alleati sui campi di concentramento; le immagini dei prigionieri denutriti sarebbero da contestualizzare nel momento di abbandono dei campi da parte dei tedeschi in ritirata; Hitler non sarebbe responsabile di nessun ordine di sterminio; l'esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio tedeschi sarebbe stata tecnicamente impossibile; il gas Zyklon-B sarebbe stato utilizzato solo per disinfestazioni dai pidocchi presenti nei vestiti; i forni crematori erano usati a fini igienici;