AcliAngelo Sicca, Dizionario di mitologia, Firenze, 1845, pag. 14.Èmile Lefranc, Corso completo di mitologia, Napoli, 1831, pag. 19. (, "Nebbia" o "Tenebra") è la divinità dei veleni e personificazione della tristezza, disperazione e lamento nella mitologia greca; secondo alcune cosmogonie antiche era la notte eterna che esisteva prima ancora del Caos. In Esiodo compare come personificazione della miseria e della tristezza. Ascendenza Secondo alcune fonti sarebbe esistita già prima del Caos, altre invece la considerano figlia di Nyx e gemella di Momo. Se consideriamo l'ultima ipotesi come vera, allora Acli sarebbe una delle Keres.
Descrizione Ne Lo scudo di Eracle viene così descritta:
Riferimenti in altre opere Nonno di Panopoli, poeta greco del V secolo la cita nel IV libro delle sue Dionysiaca, dove appare non come dea che simboleggia miseria, ma come una dea del veleno che viveva in Tessalonica. Infatti Era, che aveva l'obiettivo di rapire l'infante Dioniso, figlio illegittimo di suo marito Zeus e di una mortale, Semele, si procurò proprio da Acli alcuni fiori soporiferi, con cui fece addormentare le guardie del neonato, una pozione che distillò nei loro capelli e un unguento che spalmò nelle loro facce. Così facendo le guardie si trasformarono in esseri simili a Centauri.
Curiosità Dalla dea prende il nome il piccolo genere floreale Achlys della famiglia Berberidaceae.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Personificazioni della mitologia greca Categoria:Divinità primigenie della religione greca