La 1ª Brigata proletaria d'assalto, in serbo-croato Prva proleterska udarna brigada, in cirillico Прва пролетерска ударна бригада, è stata la prima formazione militare regolare dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia; venne costituita il 21 dicembre 1941 in Bosnia con alcuni distaccamenti partigiani della Serbia e del Montenegro su decisione di Josip Broz Tito.

La brigata, considerata uno dei reparti più esperti e combattivi, ebbe un ruolo fondamentale soprattutto nel primo periodo della guerra di liberazione sul fronte jugoslavo nel corso della seconda guerra mondiale, contribuendo in modo decisivo ai primi successi partigiani ed a contrastare le offensive degli eserciti occupanti dell'Asse. Durante tutto il conflitto rimase una delle unità più famose dell'Esercito popolare.

Storia Tito comunicò per la prima volta la sua decisione di costituire unità regolari mobili partigiane in grado di combattere in ogni regione della Jugoslavia occupata, nella famosa riunione di Drenovo del 7 dicembre 1941; dopo le pesanti sconfitte subite contro i tedeschi e la distruzione della "repubblica di Užice", egli riteneva indispensabile una radicale riorganizzazione delle forze partigianeM. Gilas, La guerra rivoluzionaria jugoslava, pp. 158-159.. La nuova formazione venne ufficialmente costituita il 21 dicembre 1941 a Rudo, il giorno del compleanno di Stalin, e venne denominata brigata "proletaria" d'assalto di liberazione nazionale; questa denominazione suscitò le vivaci critiche del Comintern e della dirigenza sovietica che ritennero il termine "proletaria" troppo strettamente legato all'ideologia comunista e privo delle connotazioni unitarie e patriottiche ritenute indispensabili per suscitare il consenso tra tutta la popolazioneM. Gilas, La guerra rivoluzionaria jugoslava, p. 161.. In realtà, secondo Milovan Đilas il termine non identificava l'appartenenza esclusivamente operaia dei partigiani ma era utilizzato come attributo onorifico premiante una "unità modello"; di fatto la maggior parte dei partigiani della 1ª Brigata erano membri del partito comunista jugoslavo o della gioventù comunista, mentre i veri operai erano solo una piccola parte.

Dopo la diramazione da parte di Tito il 20 dicembre 1941 del decreto di costituzione della "brigata proletaria d'assalto", il giorno seguente il commissario politico Filip Kljajić "Fića" parlò per la prima volta alle truppe schierate e assunse il comando fino al 29 dicembre quando Koča Popović, veterano della guerra di Spagna e della repubblica di Užice, prese la direzione della nuova unità mentre Kljajić rimase commissario politicoG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 121.. La brigata venne formata con sei battaglioni, due del Montenegro e quattro della Serbia provenienti da Kragujevac, Kraljevo, Šumadija e Belgrado. In totale i partigiani presenti nella brigata proletaria erano circa 1.200, privi di armamenti pesanti ma ben equipaggiati con armi automatiche individuali; la nuova organizzazione sarebbe stata il modello delle numerose altre formazioni che il comando supremo di Tito avrebbe costituito nei mesi seguenti. Il 21 dicembre, data della formazione della 1ª Brigata proletaria in un primo tempo divenne il giorno ufficiale della festa dell'Esercito popolare di liberazione, fino al momento della rottura con Stalin e del violento contrasto con l'Unione Sovietica dopo la fine della guerra quando i capi jugoslavi decisero di spostare di un giorno la data della ricorrenza fissandola al 22 dicembreM. Gilas, La guerra rivoluzionaria jugoslava, p. 162..

Durante la guerra di liberazione la 1ª Brigata proletaria d'assalto fu in azione per 1.240 giorni e prese parte a 530 combattimenti; quasi ogni due giorni quindi partecipò a scontri con il nemico, mentre nei restanti giorni in prevalenza fu impegnata in estenuanti marce attraverso il territorio jugoslavo per sfuggire alle offensive dell'Asse. I partigiani della brigata percorsero durante il conflitto oltre 22.000 chilometri e subirono pesanti perdite; su 22.000 combattenti che militarono nell'unità, 7.500 furono i morti, feriti e dispersi. La Prva proleterska fu molto efficace nella guerra e rivendicò di aver inflitto migliaia di perdite agli eserciti nemici; inoltre dai ranghi della formazione provennero circa 3.000 partigiani che assunsero posizioni di rilievo dirigendo altri reparti dell'Esercito popolare; in riconoscimento dei loro comportamento in azione, 83 partigiani della brigata ricevettero l'onorificenza di "Eroi nazionali".

Alla 1ª Brigata proletaria furono assegnati numerosi riconoscimenti al valore: l'"Ordine della Liberazione Nazionale", l'"Ordine della Stella partigiana", l'"Ordine della Fratellanza e Unità" e l'"Ordine al Merito"; in occasione del quindicesimo anniversario della battaglia della Sutjeska, nel mese di giugno 1958, venne anche conferito l'Ordine dell'Eroe nazionale alla brigata nel suo complesso.

La nuova formazione partigiana entrò per la prima volta in combattimento già il giorno seguente la sua costituzione e prese parte, insieme al quartier generale supremo di Tito, al tentativo di espandere il territorio libero in Bosnia orientale dove aveva ripiegato il nucleo principale delle forze dopo la disfatta in SerbiaG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 144.. I tedeschi reagirono rapidamente all'aggressività dei partigiani nelle regioni minerarie di Vareš, Breza e Zenica, e sferrarono una nuova offensiva dal 17 al 23 gennaio 1942 che diede origine a violente battaglie. La 1ª brigata combatté duramente a Han Pijesak il 19 gennaio e quindi difese coraggiosamente Rogatica contro gli attacchi della 342. Infanterie-Division. Nonostante l'efficace resistenza, i partigiani non poterono fermare l'avanzata nemica e la 1ª Brigata dovette intervenire per coprire la ritirata del comando supremo di Tito verso Foča dal 19 al 23 gennaio 1942G. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 146.. Mentre una parte delle forze partigiane riuscivano a ripiegare in salvo, il grosso della 1ª brigata, 730 combattenti e 50 feriti con il comando di Popović e Klijajć, rimase isolato e dovette marciare verso Foča passando attraverso la pianura a sud di Sarajevo e valicando l'impervio monte Igman; la ritirata, effettuata in pieno inverno con un tempo proibitivo e temperature molto basse, fu estremamente faticosa e mise a dura prova i partigiani. Nonostante le difficoltà, la manovra ebbe successo e la maggior parte della brigata proletaria si congiunse a Foča con il gruppo del comando supremo entro il 28 gennaio 1942; i partecipanti alla sfibrante ritirata ricevettero in ricordo del drammatico evento, la cosiddetta marcia dell'Igman, il soprannome onorifico di Igmanči, gli uomini del monte IgmanS. Clissold, La Jugoslavia nella tempesta, p. 161..

Dopo una breve pausa operativa, alcuni reparti della 1ª Brigata proletaria rientrarono in azione nel marzo 1942 per stabilizzare la situazione dei partigiani in Bosnia orientale; dal 7 al 18 marzo 1942 vennero riconquistate dai combattenti della 1ª proletaria, insieme ai reparti della nuova 2ª Brigata proletaria, le cittadine di Srebrenica, Bratunac e VlasenicaG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 150.. I successi partigiani in Bosnia orientale spinsero le potenze dell'Asse a sferrare una nuova offensiva, l'operazione Trio, che ebbe inizio il 22 aprile e diede luogo a pesanti combattimenti; la 1ª Brigata cercò di rallentare l'avanzata concentrica del nemico verso Foča, ma il 10 maggio la città dovette essere evacuata e il gruppo partigiano principale, compreso le due brigate proletarie, ripiegò con successo sulla direttrice Foča-bosco Hum-monte DurmitorG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, pp. 152-154.. La situazione partigiana in Montenegro però era estremamente critica e, nonostante l'intervento della 1ª e 2ª Brigata proletaria, italiani e cetnici guadagnarono progressivamente terreno. Tito dovette ordinare la completa evacuazione del Montenegro; la 1ª Brigata proletaria ripiegò verso il monte Golija e per guadagnare tempo bloccò la strada da Antovac a Krstac, mentre le altre forze partigiane si ritiravano dal Durmitor verso il Vučevo e il Zelen GoraG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 155..

Dopo la ritirata generale dal Montenegro e l'Erzegovina, Tito prese la decisione di trasferire le forze operative partigiane in Bosnia occidentale dove la resistenza era in pieno sviluppo; il 24 giugno 1942 il raggruppamento principale partigiano si mise in movimento e la 1ª Brigata proletaria fece parte, insieme alla 3ª Brigata proletaria d'assalto del Sangiaccato, della colonna meridionale che comprendeva anche Tito e parte del quartier generaleM. Gilas, La guerra rivoluzionaria jugoslava, p. 240.. La 1ª Brigata inizialmente raggiunse la stazione di Rastelica e distrusse parte della linea ferroviaria Sarajevo-Mostar tra cui alcuni ponti e il tunnel di Bradina, quindi ricevette dal comando supremo l'ordine di marciare su Konjic. L'attacco alla città, sferrato dalla brigata di Koča Popović nella notte del 7-8 luglio 1942 ebbe successo, i partigiani entrarono a Konjic e raccolsero molte armi, equipaggiamenti e viveri abbandonati dalla guarnigione croata che aveva ripiegato verso MostarG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, pp. 162-163..

Dopo il successo a Konjic la brigata conquistò il 10 luglio Šćit ma il 16 luglio le formazioni del gruppo settentrionale furono respinte a Bugojno e anche una parte della 1ª proletaria subì un insuccesso a Donji VakufG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, pp. 164-165.. Tito decise di modificare i suoi piani e l'offensiva partigiana riprese vittoriosamente: la 1ª brigata proletaria partecipò ai riusciti attacchi contro Šujic e Duvno, che vennero conquistate alla fine di luglio, e all'importante vittoria di Livno del 4-5 agosto; la città venne totalmente occupata entro il 7 agosto 1942 in collaborazione con la 3ª BrigataG. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, p. 165.. In ottobre 1942, la formazione partecipò alla liberazione di Ključ, e alla fine del mese di ottobre era impegnata contro i cetnici e le forze italiane nel settore di Bosansko Grahovo.

Il 1 novembre 1942 il Comando supremo partigiano decise la costituzione delle prime divisioni dell'Esercito popolare e la 1ª Brigata proletaria entrò a far parte della 1ª Divisione proletaria di cui assunse il comando Koča Popović; il comando della brigata venne assegnato all'esperto Danilo Lekić. Il 7 novembre 1942 a Bosanski Petrovac, Tito in persona passò in rivista la 1ª brigata a cui fu consegnò, in riconoscimento del suo valore, una bandiera proletaria. Dal novembre 1942 al gennaio 1943 la brigata continuò le operazioni in Bosnia centrale per estendere il nuovo "territorio libero" partigiano; dopo alcuni combattimenti nella valle del Vrbas, l'unità nella notte del 19-20 novembre conquistò il caposaldo nemico di Sitnica mentre nella notte del 25-26 novembre prese parte, insieme ad altre formazioni partigiane, all'attacco e alla liberazione di Jajce. Nei mesi seguenti la 1ª Brigata proletaria ottenne continui successi: a dicembre liberò Skender Vakuf e Kotor Varoš; a gennaio 1943 contribuì alla liberazione di Teslić e di Prnjavor, in queste battaglie inflisse pesanti perdite al nemico, catturò numerosi prigionieri e raccolse grande quantità di materiale bellico.