Insegnante presso l'Istituto d'arte Gaetano Ballardini di Faenza insieme ad Angelo Biancini, ebbe fra i tanti allievi lo scultore e ceramista Romano Mazzini. Acquisì fama come ceramista a partire dagli anni cinquanta, quando realizzò un grande fregio per la reggia di Baghdad. Partecipò a diverse edizioni del Premio Faenza (che vinse nel 1953, 1958 e 1962), della Triennale di Milano e della Quadriennale di Roma, che gli garantirono un notevole successo commerciale, talvolta ritenuto soffocante per la ricerca artistica e creativa, pur di notevole qualità.
A partire dagli anni sessanta, la sua ricerca si orientò progressivamente verso una concezione della ceramica come linguaggio scultoreo autonomo, contribuendo al superamento della distinzione tra arti applicate e arti maggiori. In questo senso, Zauli è riconosciuto a livello internazionale come una figura centrale della ceramica artistica del secondo Novecento, per la capacità di sviluppare una scultura ceramica dinamica e sperimentale, fondata sull’esplorazione delle potenzialità espressive della materia.
Dopo la morte fu inaugurato nella città natale il Museo Carlo Zauli e gli vennero dedicate mostre retrospettive al Museo internazionale delle ceramiche di Faenza (2002), al Museo nazionale d'arte moderna di Tokyo (2008), alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2014) e ai Musei civici d'arte antica di Bologna (2015).
Biografia Carlo Zauli nasce a Faenza il 19 agosto 1926. Sin da piccolo manifesta grandi attitudini manuali che lo portano ad iscriversi, nel 1937, al "Regio" Istituto d'Arte per la Ceramica di Faenza poi intitolato alla memoria di "Gaetano Ballardini", dove frequenta il corso di studi tecnologici sotto la guida di Anselmo Bucci e di Domenico Rambelli.
La formazione di Zauli s'interrompe nel 1944, per la deportazione in Germania, nel campo di lavoro di Hülz. Torna a scuola soltanto due anni dopo, diventando allievo e collaboratore di Angelo Biancini; Zauli ottiene il diploma di "Magistero Tecnico" nel 1948 e, l'anno successivo, completa gli studi con un "Corso Speciale di Decorazione Ceramica". Il lungo percorso artistico dello scultore inizia nel 1950 quando, assieme agli amici Umberto Zannoni, Averardo Giovannini e Renato Zama, rileva lo studio del ceramista Mario Morelli, la Nuova Cà Pirota, sito in via della Croce a Faenza, nello stesso spazio dove attualmente si trova il Museo Carlo Zauli.
Attraverso le collezioni del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, le numerose fiere ed i concorsi d'arte cui partecipa, Zauli può essere aggiornato sui grandi rinnovamenti formali avvenuti nel mondo della ceramica nei primi anni Cinquanta, rivoluzionata da artisti come Fontana, Picasso e Mirò.
Zauli inizia la sua carriera lavorando il materiale della tradizione ceramica italiana. Le prime maioliche, dai vasi asimmetrici ai bivasi, sono ispirate ai modelli fittili mediterranei. Con un Vaso asimmetrico di maiolica policroma, l'artista ottiene il primo riconoscimento ufficiale: il "Premio Faenza" al XI Concorso Nazionale della Ceramica del 1953.
La prima mostra personale dell'artista risale al 1954 e presenta, nel Circolo Artistico di Bologna, quarantotto maioliche di straordinario gusto cromatico. Nello stesso anno, Carlo Zauli partecipa alla X Triennale di Milano (alla Triennale partecipa anche nel 1957, 1964 e nel 1968, entrando in contatto con le ricerche ceramiche informali degli artisti del gruppo CO.BR.A., degli "Spazialisti" e dei "Nucleari", nonché con le concezioni ambientali portate avanti da Lucio Fontana. L'artista faentino partecipa anche alle Mostre Nazionali di Pesaro, di Messina, di Monza e di Vicenza, vincendo numerosi premi. Sono gli anni in cui Carlo Zauli conosce gli amici Albert Diato, Nanni Valentini e Giuseppe Spagnulo, spesso ospiti nel suo atelier. È Albert Diato a portare dalla Francia l'interesse per i materiali di alta temperatura, tipici della tradizione ceramica orientale. Mentre continua a realizzare le opere ceramiche in maiolica, Carlo Zauli inizia la sua ricerca tecnologica con il grès. Tra il 1956 e il 1957 ottiene i primi smalti bianchi a 1200°, precursori dei cosiddetti "Bianchi di Zauli". Nella personale milanese presso la Galleria Montenapoleone (1957), l'artista espone una sessantina di opere, tutte in grès, che costituiscono i primi risultati importanti con questo materiale innovativo; nello stesso anno espone a Roma, nella Galleria del Vantaggio, numerosi oggetti dall'aspetto biomorfo, decorati con segni informali.
Il 1958 è un anno ricco di attività e successi: Carlo Zauli vince la cattedra di "Tecnologia Pratica", iniziando la sua carriera di docente presso l'Istituto d'Arte per la Ceramica in Faenza, attività che svolgerà, parallelamente alla ricerca artistica, per oltre vent'anni; realizza i ventuno bassorilievi in maiolica policroma che compongono il grande fregio (84 m²) per la Reggia di Baghdad. Inoltre, Zauli vince nuovamente il "Premio Faenza" con il Grande vaso ovoide irregolare di grès.
Nel 1960, Zauli è tra i fondatori di "La Faenza", che produce piastrelle di grès in monocottura al posto della tradizionale maiolica; l'artista realizza un design di avanguardia, occupandosi della progettazione delle superfici e dei decori. Nello stesso anno, Zauli espone "Cinquantotto pezzi di ceramica" in una personale a Madrid. Sono opere funzionali realizzate in grès, rivestite con smalti policromi; presentano forme totemiche dalla geometria elementare, con decori che conservano ancora tracce informali. L'artista continua ad ottenere numerosi riconoscimenti nei concorsi nazionali ed internazionali: a Vicenza (2º Premio, 1957), a Gubbio (Medaglia d'Argento,1957), a Lerici (Medaglia d'Oro della Pubblica Istruzione, 1960 e 1961), a Gubbio (2º Premio, 1960 e 1962; 1º Premio, 1964), a Gualdo Tadino (1º Premio, 1961; 3º Premio, 1964; Medaglia d'Oro, 1967), a Praga (Medaglia d'Oro, 1961), a Cesena (Medaglia d'Oro, 1967), a Vallauris (Medaglia d'Oro, 1968). Carlo Zauli prosegue il suo lavoro nel campo dei fregi decorativi architettonici; nel 1960 realizza il bassorilievo (97 m²) per l'Hotel Hilton di Teheran (Iran) e, l'anno successivo, conclude il grande fregio in altorilievo destinato al Poligrafico di Stato del Kuwait.
Nel 1962 Zauli vince, per la terza volta, il "Premio Faenza" con il Vaso bianco a forma sferica realizzato in grès, allontanandosi definitivamente dalla tradizione della maiolica faentina. L'artista inizia un periodo artistico in cui può essere definito "scultore di vasi". Il vaso del ceramista è sottoposto ad un progressivo lavoro di sintesi geometrica che, unita ad una sorta di crescita abnorme, lo fa diventare un oggetto scultoreo vero e proprio. Nello studio del faentino sono frequenti le visite di Arnaldo Pomodoro e Giò Pomodoro, di Giuseppe Spagnulo, di Nanni Valentini e di Lucio Fontana.
Nel 1964, Zauli espone per la prima volta in Giappone in una collettiva itinerante a Tokyo, Kurume, Kyoto e Nagoya; espone anche a Roma, nella Galleria Penelope, con Leoncillo Leonardi, Fontana, Biancini Gambone, Meli, Placidi e Caruso. Sono sempre più numerose le personali in Italia e all'estero, tra cui quelle a Johannesburg (Sud Africa) e a Rochester (USA, 1964).
Nel 1966, Zauli realizza i quattro grandi pannelli murali (tre in grès bianco e uno in maiolica smaltata con un rosso cupo) per l'Istituto Tecnico Commerciale di Faenza. I riconoscimenti ufficiali continuano ad arrivare: al 2º Convegno Internazionale di Estetica Sperimentale di Verucchio, Zauli ottiene la Medaglia d'Oro per la sua interpretazione moderna della tradizione della ceramica, mentre alla Mostra Nazionale di Vicenza ottiene il Premio "Andrea Palladio" per la sua attività di designer. La poetica dell'artista, dagli anni Sessanta in poi, si riassume nel titolo della sua relazione presentata al convegno dell'Accademia Internazionale di Ceramica di Ginevra nel 1966: creatività e fedeltà alla materia sostenuta da una "ricerca dell'espressione della forma, esaltata e vivificata dalla materia stessa". Gli oggetti realizzati in questi anni abbandonano le asimmetrie tipiche del decennio precedente per affrontare forme dalla geometria elementare, riscontrabili anche in certe opere di Nanni Valentini e di Ettore Sottsass; spicca, nella ricerca del faentino, l'interesse per gli aspetti tattili dei materiali che lo porta ad ottenere una gamma ricchissima di sfumature materiche, tutte tendenti alla monocromia del bianco, poi conosciuta come "Bianco di Zauli".
Tra il 1967 e il 1968, Zauli diventa compiutamente scultore. Alla scultura giunge dopo aver ultimato un'analisi esaustiva del linguaggio della ceramica, dopo aver messo a punto le metodologie e le tecniche che consentono la realizzazione di grandi opere con materiale ceramico greificato. Nascono così le grandi Sfere, le Ruote, i Cubi e le Colonne, tra il 1968 e il 1972.
Zauli mette in atto una sintesi tra la "linea zen" della ceramica, introdotta in Europa da Bernard Leach, e la visione scultorea italiana portata avanti da Leoncillo e da Fontana. L'artista inizia la frequentazione dei pittori Enzo Brunori e Vittoria Lippi. Conosce anche Capogrossi, Afro e Giulio Carlo Argan, che presenta la sua prima monografia pubblicata nel 1968.
Lo scultore espone in numerose personali a Lucca, a Carpi 1968, a Reggio Emilia, ad Albisola, a Cesena 1969, a Bologna 1970. Nel 1970, Zauli è nominato "Membro Accademico" dall'Accademia Internazionale di Ceramica di Ginevra ed espone a Kyoto (Giappone), in una mostra collettiva presentata da Yoshiaki Inui.
Il 1972 è ricco di avvenimenti artistici: realizza il Grande Rilievo (850 x 260 cm) e la Colonna destinati alla Biblioteca e allo scalone della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna; presenta una quarantina di pezzi in grès nelle personali ai Musées Royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles e all'Hetjens-Museum di Düsseldorf. Partecipa ad una collettiva presso il Victoria and Albert Museum di Londra.
Dal 1973 al 1977 Zauli sforna numerose opere dall'aspetto fortemente materico e terroso, realizzate con un grès nero molto ricco di ossido di manganese. Queste nuove opere sono denominate Zolle, quando si tratta di piccole sculture; sono invece definite Arate quando si sviluppano in grandi pannelli in rilievo. Zauli partecipa alla X Quadriennale di Roma del 1973 con cinque sculture: Origine, Palpito sferico, Torsione materica, Fremito mediterraneo e Forma mediterranea, poi esposte nella personale presso la Galleria Forum di Trieste. L'artista vince il Primo Premio all'Esposizione Internazionale di Ceramica di Nagoya nello stesso anno.
Zauli continua a sfornare nuove Sfere, Cubi esplosi, Stele materiche e Geometrie modulate ancora più sfumati nei bianchi e molto più dinamici: sono sculture nate per dialogare con lo spazio naturale, per essere installate all'aperto. Il loro piazzamento più congeniale è il giardino Zen, oppure l'ambiente architettonico in cui potersi espandere sotto forma di pannelli murali. Sono queste le opere con cui lo scultore faentino è "scoperto" in Giappone. Infatti, nel 1974, Zauli presenta una grande personale itinerante ad Osaka, Tokyo, Nagoya e Kyoto, in cui espone 120 opere; oltre alle ceramiche, presenta alcune sculture in bronzo e in argento.
Nel 1975, l'artista inaugura uno studio a Milano, mantenendo sempre lo studio faentino dove realizza le opere monumentali. Zauli sente la necessità di misurarsi con la grande città, entrare in contatto con i circuiti artistici per approfondire e scambiare con altri artisti il suo bagaglio estetico, tecnico e umano; frequenta Arnaldo Pomodoro e Giò Pomodoro. In questi anni la ricerca di Zauli è indirizzata verso la sperimentazione dei materiali della tradizione scultorea, affrontando le tecniche del bronzo nelle fonderie di Milano, Bologna e Verona e sfidando la durezza dei marmi di Pietrasanta. Lo scultore presenta le personali a Castellamonte, a Parma, a Pescara e a Cremona.