min|upright=1.7|Il promontorio e il golfo di Ancona visti dalle colline di Falconara. In primo piano, il quartiere di Collemarino; in secondo piano, la collina più a sinistra è il Guasco, su cui sorge il Duomo; andando verso destra, si scorge Monte Cappuccini, con il faro vecchio e il faro nuovo, e ancora più a destra, Monte Cardeto. La città di Ancona sorge su un promontorio di forma pressoché triangolare formato dalle pendici settentrionali del Monte Conero. Questo promontorio dà origine verso ovest al golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale; verso est, invece, esso è caratterizzato da costa alta, con rupi alte in media circa 100 m.
Nella parte del promontorio che più si protende verso il mare si trova il centro storico, affacciato sull'arco del porto; il Duomo si trova sul colle Guasco, che rappresenta il vertice del promontorio. Il territorio cittadino è costituito da un'alternanza tra fasce collinari e vallate. Sulla fascia di colline più settentrionale si estende il Parco del Cardeto, affacciato sul mare; a sud di questa si allunga l'arteria stradale "da mare a mare", che porta dalle banchine del porto alle rupi del Passetto; sulla fascia collinare ancora più a sud si estendono il Parco della Cittadella e quello del Pincio.
Il promontorio di Ancona
Dal punto di vista orografico il territorio su cui sorge Ancona è un promontorio di forma triangolare, con il colle del Duomo posto al vertice settentrionale, il porto sul lato occidentale e la costa alta del Passetto sul lato orientale; il lato meridionale è saldato al resto del territorio. Ad ovest si estende il golfo di Ancona. Il promontorio di Ancona è parte di quello del Monte Conero, di cui costituisce le propaggini settentrionaliL'Universo, volume 8 Editore Istituto geografico militare, 1927 (pagina 1021).. Questa particolare forma della costa era stata già notata dai greci che, fondando Ancona nel 387 a.C. diedero alla nuova città il nome di Ankón (), ovvero "gomito", "angolo".
In corrispondenza della linea che congiunge il promontorio di Ancona e quello di Piombino c'è la massima larghezza degli Appennini e della Penisola italiana: 254 kmBattista Melzi, Alfredo Comandini Il nuovissimo Melzi: dizionario italiano..., A. Vallardi, 1920 (pagina 563)..
Alba e tramonto sul mare Il promontorio cittadino è bagnato dall'Adriatico sia ad est che a ovest; da ciò deriva una delle caratteristiche distintive di Ancona: quella di poter vedere sia l'alba, sia il tramonto sul mare. Il fatto è considerato particolare perché, mentre osservare il sole sorgere sul mare è tipico di tutta la costa adriatica occidentale, non è così per il tramontoDato che citare il fenomeno è una costante di ogni testo di presentazione della città, si riportano solo alcune fonti, scelte tra quelle di edizioni non locali.
Phoebe Leed, Nathan Neel, The Land of Piceno, Rondini Press, 2021 (p. 47). ISBN 978-17-9235-087-0; rivista Adriaeco, 7 agosto 2017, articolo Benvenuta Fontana dei Due Soli (p. 13); Il respiro italiano EXPO 2015: The Italian breath - El respiro italiano - Der italienische Atem, Gangemi Editore, 2015 (p. 329). ISBN 978-88-4928-061-6; rivista Itinerari, 30 settembre 2013, editoriale C&C (p. 97); Chiara Giacobelli, 101 cose da fare nelle Marche almeno una volta nella vita, Newton Compton Editori, 2011 (capitolo Intrufolarsi nel centro di Ancona, la città dove il sole sorge e tramonta sul mare). ISBN 978-88-2274-317-6; René Seghers, Franco Corelli: Prince of Tenors, Amadeus Press, 2008 (p.1). ISBN 978-15-7467-163-6 Curzio Maltese, I padroni delle città, Feltrinelli Editore, 2007 (p. 88). ISBN 978-88-07-17137-6 rivista Ulisse, anno XXII, nº 225, 2002, edito da Alitalia, 2002 (p. 109) rivista Bell'Italia, n. 197, settembre 2002, editoriale Giorgio Mondadori (p. 242) Emilio d'Alessio, Ancona e il mare: un rapporto difficile, in Polis, idee e cultura nelle città, anno V, nº 8, editoriale Koiné, 2000 rivista Meridiani, n. 77, aprile 1999, editoriale Domus (p. 68, 74) rivista Bell'Italia, n. 145, maggio 1998, editoriale Giorgio Mondadori (p. 156) Contemporary art, Bruce D. Kurtz, Prentice Hall, 1992 (p. 187) ISBN 978-01-3173-022-9 Italy, Dickens Press, 1983 (p. 46) Max Monsarrat, The book of Europe, Littlehampton Book Services Ltd, 1973 (p. 199). ISBN 978-08-5533-014-9 Guido Piovene, Viaggio in Italia , Arnoldo Mondadori Editore, 1957 - XI edizione - 1961 (p.403) Jean-Charles-Léonard Sismondi, Histoire des républiques italiennes du moyen âge, Vol. 1, Société typographique belge, 1838 (p. 352)..
Il fenomeno è visibile nella sua completezza per circa un mese, a cavallo del solstizio d'estate, quando il sole cala immergendosi direttamente nell'orizzonte marino, dato che in questo periodo, come è noto, il punto del tramonto si sposta verso nord-ovest; negli altri periodi il sole tramonta dietro ad una sottile striscia di terra (il Monte San Bartolo, a Pesaro), specchiandosi comunque sul golfo.
In alcuni luoghi della città è possibile vedere l'alba e tramonto dallo stesso punto di osservazione: ad esempio dall'ingresso del Duomo, dal belvedere del faro vecchio e dagli scogli del Passetto.
Vista sulle montagne della Dalmazia
Il promontorio di Ancona fa parte di quello del Conero, che divide la costa adriatica italiana in due lunghi tratti con andamento diverso: quello settentrionale è orientato da nord-ovest a sud-est, il meridionale da nord-nord-ovest a sud-sud-est. L'incontro tra le due linee di costa crea una sporgenza che riduce la distanza con la Dalmazia: circa 130 km separano Ancona dall'Isola Lunga.
Da ciò deriva un'altra particolarità geografica della città: la possibilità di osservare ad occhio nudo le vette più alte delle Alpi Dinariche, in Dalmazia, dunque al di là dell'Adriatico. Il fenomeno si verifica solo nelle giornate molto serene e dalla sommità delle varie colline; infatti l'altezza amplia il raggio dell'orizzonte e buona parte di Ancona è in media alta 100 metri s.l.m. Di solito accade alcune decine di volte all'anno, specie in corrispondenza dell'alba e del tramonto*Nando Cecini, Le parole e la città, Il Lavoro Editoriale, 2010 (capitolo Ancona) - il testo raccoglie diverse testimonianze letterarie del fenomeno. ISBN 978-88-7663-469-7; Gabriel Faure, Pèlerinages d'Italie, Perrin, Parigi, 1920; Gladys Gretton, La Forestiera, Il lavoro editoriale, 2003 (p. 206). ISBN 88-7663-345-6. Edizione originale : Impression of life in Roman States, 1860; Jean-Charles-Léonard Sismondi, Histoire des républiques italiennes du moyen âge, Vol. 1, Société typographique belge, 1838 (p. 352); Friedrich Johann Lorenz Meyer, Darstellungen aus Italien, Berlino, 1792 (capitolo Ancona); Bernard de Montfaucon, Voyage en Italie, Slatkine, 1987 (scritto nel 1702) (p. 129-130).
Jean-Charles-Léonard Sismondi, lo storico svizzero a cui si deve il concetto di repubbliche marinare, nell'Histoire des républiques italiennes du moyen âge ("Storia delle repubbliche italiane del Medioevo" - 1838)J. C. L. Sismondi, Histoire des républiques italiennes du moyen âge vol. 1, Société typographique belge, 1838 (p. 352) riassume in una sola frase tre particolarità geografiche di Ancona: la possibilità di vedere ad occhio nudo le montagne della Dalmazia, il sole che sorge e tramonta sul mare e infine la presenza di alte rupi marine, che hanno sempre reso inutile la costruzione di mura di difesa sul lato orientale del promontorio.
Costa
La punta estrema del promontorio cittadino, costituita dal colle del Duomo, si spinge verso nord e divide la costa in due parti nettamente diverse. A ovest di questa punta la costa è bassa e forma il Golfo di Ancona, occupato nella sua parte più interna dal porto e per il resto bordato da spiagge sabbiose; sul lato orientale del promontorio, invece, la costa è alta, con spiagge rocciose e rupi alte in media circa 100 metri s.l.m.
Il punto più basso della falesia si trova in corrispondenza della scalinata a mare del Monumento ai Caduti, appena 50 metri s.l.m. mentre il più alto è dato dalla cima di Monte Conero, con uno strapiombo marino di 572 m s.l.m..
Costa bassa e sabbiosa Affacciate sul golfo sono le spiagge sabbiose di Torrette e di Palombina Nuova; quest'ultima è contigua alle spiagge analoghe di Falconara Marittima, ha un'estensione di un chilometro circa ed è attrezzata con stabilimenti balneari.
Costa alta e rocciosa Generalità A sud della piccola grotta di erosione marina detta "Grotta Azzurra", la costa alta anconitana è compresa all'interno del Parco regionale del Conero, mentre a nord di essa ricade nel Parco del Cardeto.
Lungo questo litorale rupestre, si alternano due morfologie costiere: ci sono tratti che sporgono verso il mare, con punte bordate da file di scogli naturali, mentre altri tratti rientrano formando piccole baie, che accolgono brevi spiagge sassose. Questa alternanza di forme si spiega in base ai diversi tipi di roccia che costituiscono le falesie del promontorio del Conero, tutte comunque di origine sedimentaria.
Nel tratto urbano e sino al Monte dei Corvi, le rupi si sono formate tra i 16 e i 14 milioni di anni fa, durante il Miocene. Per la maggior parte sono rocce marnose, intervallate però da strati più calcarei che, in alcuni casi, arrivano al mare; ciò dà luogo ad un fenomeno di erosione selettiva da parte delle onde: i tratti di costa marnosa sono più erodibili, mentre i tratti in cui prevalgono la marna calcarea e il calcare marnoso sono più resistenti all'azione demolitrice del mare. Nel corso delle ere geologiche, quindi, gli strati più calcarei, risparmiati dall'erosione, hanno formato banconi di scogli paralleli alla costa, costituendo una ulteriore barriera per l'azione delle onde; i tratti marnosi, al contrario, nel corso dei secoli sono arretrati, formando le baie.
Una caratteristica distintiva di questo tratto di costa è la presenza di circa cinquecento grotte di pescatori scavate alla base della rupe a partire dalla fine dell'Ottocento, allo scopo di ricoverare barche e strumenti di lavoro. Per poter uscire con le barche anche durante le mareggiate, le grotte più antiche sono state scavate nei tratti di costa in cui le file di scogli naturali attenuano la potenza delle onde. Ora la maggior parte di esse sono utilizzate per la pesca amatoriale o come ricovero estivo e sono considerate una peculiarità cittadina, dal punto di vista paesaggistico e antropologico, essendo un esempio non comune di architettura spontanea integrata con l'ambiente naturalePer tutta la sezione:
Marina Turchetti Le grotte del Passetto. Storia ambientale e cultura materiale della marina di Ancona. Nuova ediz. Affinità Elettive edizioni, 2021 - ISBN 978-88-7326-549-8; Marina Turchetti, Storie del Passetto, Affinità Elettive Edizioni, 2010 - ISBN 978-88-7326-156-8; Alessandro Montanari, Paolo Sandroni, Le rocce del Conero raccontano, editore Parco del Conero, 1995; Emilio D'Alessio, Le grotte del Passetto: architettura e natura del litorale di Ancona, ARS Books, 1990; Sergio Anselmi, Gianni Volpe, Marche, volume della collana L'architettura popolare in Italia, Edizioni Laterza, 1987 - ISBN 978-88-4202-819-2. Le norme del Parco del Conero prevedono il "rispetto dell'architettura spontanea e della tradizione viva e permanente delle grotte". Inoltre prescrivono che "Non deve essere in alcun modo interrotto e compromesso il rapporto diretto delle grotte con il mare che costituisce uno straordinario esempio di integrazione tra uomo e natura. Si veda: "Variante generale al Piano del Parco del Conero - APS 20 - azione 2 .
Le spiagge rocciose sono raggiungibili attraverso stretti sentieri che scendono lungo le rupi, detti stradelli, tracciati dai pescatori, che spesso univano la loro attività di pesca professionale con quella della coltivazione dei campi. La presenza delle grotte e degli antistanti terrapieni, utilizzati per passare da una grotta ad un'altra, ha alterato il naturale processo di erosione marina, rallentandolo o bloccandolo.