La quarta guerra siriaca fu un conflitto armato combattuto fra l'Impero seleucide e il Regno tolemaico d'Egitto tra il 219 e il 217 a.C., guidati rispettivamente da Antioco III e Tolomeo IV Filopatore per il possesso della Celesiria (la regione del Medio Oriente che include il Libano, la Palestina e la Fenicia). Nonostante Antioco inizialmente fosse riuscito a ottenere una grande serie di successi, le forze tolemaiche trionfarono nella grande battaglia di Rafah, vincendo la guerra.

La quarta querra siriaca è il conflitto ellenistico meglio documentato, in quanto Polibio le dedicò un'ampia sezione del libro V delle sue Storie; è dunque particolarmente importante per illustrarci l'organizzazione militare, l'addestramento, il comando, l'armamento, la strategia, la tattica e l'ideologia militare degli stati ellenistici.

Antefatti La questione della Celesiria La Celesiria era una zona molto ricca sia per le sue risorse, sia per i notevoli flussi commerciali che attraversavano le città fenicie, sia per il gran numero di città prospere. Questa regione era contesa da quelle che all'epoca erano le due maggiori potenze del mediterraneo orientale: l'impero seleucide, che si estendeva per quasi tutta l'Asia, e il Regno d'Egitto, governato dalla dinastia tolemaica. La contesa era sorta quando i fondatori dei due regni, Seleuco I Nicatore e Tolomeo I Sotere, erano alleati contro Antigono I Monoftalmo. Entrambi avevano aderito a una coalizione che voleva abbattere l'egemonia di Antigono: Tolomeo, pur partecipando formalmente, non aveva inviato truppe, mentre Seleuco aveva contribuito in maniera determinante alla sconfitta di Antigono nella battaglia di Ipso. Dunque, nella spartizione che seguì la morte di Antigono, a Seleuco era stata assegnata l'intera Siria: tuttavia Tolomeo l'aveva già in parte occupata e si rifiutò di concederla a Seleuco, il quale decise di non reclamarla in virtù dell'amicizia che lo legava a Tolomeo. Tuttavia i loro discendenti intrapresero una serie di feroci guerre per mantenere il controllo di questa regione e delle coste dell'Asia Minore.

La situazione dell'Egitto

Era da poco stato incoronato in Egitto il giovane Tolomeo IV Filopatore, che secondo alcuni era salito al trono uccidendo il padre e la madre. Anche suo fratello Magas, popolare fra le truppe per la sua fortunata campagna in Asia Minore durante il regno del padre, venne brutalmente assassinato dal generale Teodoto Etolo bollendolo vivo nella vasca da bagno. Il giovane re si distinse, oltre che per la tendenza l'intrigo e la crudeltà, per la sua pigrizia e la sua dissolutezza. Infatti trascurava completamente la gestione del regno, che lasciò in mano ai suoi ministri Agatocle, fratello della sua amante Agatoclea, e Sosibio, e trascorreva il giorno gozzovigliando, facendo festa e amoreggiando con prostitute e ragazzini. Mentre i suoi avi erano molto attenti alla politici estera e avevo acquisito, attraverso una brillante politica, il controllo di numerose città in Asia Minore, in Tracia e nelle isole dell'Egeo, creando un impero di formidabile potenza ed estensione, il nuovo re non si occupava minimamente dei suoi possedimenti all'infuori dell'Egitto, mentre l'esercito era lasciato nella totale incuria. Persino il vecchio re di Sparta, Cleomene III, amico del padre di Tolomeo, fu imprigionato in quanto ritenuto pericoloso: quando tentò di ribellarsi coi suoi compagni fu ucciso. In sostanza Filopatore dava l'impressione della più totale debolezza e inettitudine.

La situazione in Siria

Nel frattempo l'impero seleucide attraversava uno dei momenti più difficili della sua storia. La pesante sconfitta nel precedente conflitto contro i Tolomei (Terza guerra siriaca) aveva fatto sì che le satrapie di Partia e la Battria dichiarassero l'indipendenza, mentre il controllo seleucide in Asia Minore era andato man mano indebolendosi. Antioco III venne incoronato a sedici anni ed ereditava uno Stato decisamente disorganizzato: a causa del carattere crudele e tirannico del primo ministro Ermia, Molone e Alessandro, satrapi delle province di Persia e Media si erano ribellati; anche lo zio di Antioco, Acheo, che comandava le province in Asia Minore, sostenuto da Tolomeo si era dichiarato indipendente e aveva cinto la corona. Il regno, che un tempo si estendeva fino all'India, era ridotto alle province di Siria e Babilonia. Nonostante questo il ministro Ermia, pensando che più il regno fosse stato debole, più il sovrano sarebbe stato controllabile, consigliava al re di non occuparsi personalmente della ribellione, ma di attaccare i possedimenti tolemaici, considerando anche quanto fosse debole e dissoluto l'attuale re d'Egitto.

La guerra La prima spedizione Su consiglio di Ermia, Antioco decise dunque di intraprendere una spedizione contro il regno di Egitto, affidando ai suoi generali il compito di sedare la rivolta di Molone. Teodoto Etolo, il generale tolemaico in servizio in Celesiria, tuttavia riuscì efficacemente a far fronte all'attacco di Antioco: fortificò con un sistema di fossati e palizzate le paludi fra Brochi e Gerra e vi si arroccò con i propri uomini. Antioco tentò di sfondare lo sbarramento nemico, ma a causa del terreno disagevole e della posizione vantaggiosa dei nemici subiva più perdite di quante non ne riuscisse a infliggere. Mentre rifletteva sul da farsi, li venne riferito che Molone non solo aveva sconfitte gli strateghi che gli erano stati mandati contro, ma con un contrattacco si era persino impadronito della Babilonide. Antioco decise dunque di lasciare momentaneamente da parte la spedizione contro l'Egitto per affrontare finalmente i ribelli.

La presa di Seleucia Dopo avere schiacciato la sedizione di Alessandro e Molone, riconquistato gran parte delle satrapie orientali e fatto uccidere lo scomodo ministro Ermia, il re si sentì pronto per riprendere le ostilità contro il regno tolemaico. Riunì l'esercito ad Apamea e cominciò a discutere coi suoi generali quale piano adottare nella guerra contro i Tolomei. Il medico e consigliere di corte Apollofane suggerì di riconquistare subito la città di Seleucia Pieria, città ancestrale dei Seleucidi, che era caduta nelle mani dei Tolomei dopo la disastrosa terza guerra siriaca. Oltre ad essere una base tolemaica pericolosamente vicina ai più importanti territori seleucidi, era vergognoso che una città dal così alto valore simbolico rimanesse in mano al nemico. Il consiglio fu approvato e l'esercito partì immediatamente verso Seleucia. Non era semplice conquistare la città, in quanto era non solo ben difesa grazie alla sua vantaggiosa posizione naturale, ma anche a un'imponente cerchia di mura. Proprio in questa difficile impresa il giovane re seleucide diede un assaggio delle sue qualità di stratega. Inizialmente tentò di corrompere il governatore della città, Leonzio: non riuscendoci, corruppe alcuni comandanti di livello inferiore. L'attacco sarebbe stato condotto da quattro squadre diverse: la prima, condotta dai comandanti Ardi e Diogneto, avrebbe assalito il sobborgo, la zona più facile da prendere in quanto vi si potevano appoggiare le scale, assieme alla flotta che avrebbe attaccato dal mare. Le altre due squadre, guidate da Zeusi ed Ermogene, avrebbero dovuto distogliere l'attenzione del nemico dall'attacco di Ardi, assalendo altre zone della città. Prima dell'assalto, Antioco promise corone e doni a coloro che si fossero distinti nello scontro.

Il piano funzionò: dovendo frammentare le forze per far fronte al triplice attacco su terra, i soldati tolemaici non riuscirono a impedire che le forze di Ardi appoggiassero le scale e attaccassero il sobborgo, mentre allo stesso modo i soldati della flotta presero il porto. Quando il sobborgo fu conquistato, i sottocomandanti corrotti, fingendo di essere nel panico, incitarono Leonzio a chiedere la resa prima che Antioco prendesse la città con la forza. Leonzio fu ingannato mandò dei messaggeri per discutere la resa con Antioco. In questo modo il re riconquistò Seleucia: non solo risparmiò i cittadini, ma richiamò anche coloro che ne erano stati cacciati dopo la conquista tolemaica.

Il tradimento di Teodoto Nel frattempo Teodoto Etolo, il generale che aveva fermato la spedizione di Antioco, si era recato ad Alessandria sperando di essere ricompensato per i suoi ottimi servigi. Tuttavia, anziché essere premiato, rimase quasi vittima di un complotto ordito dai cortigiani di Tolomeo. Egli, che già disprezzava il carattere del re per la sua empietà, rimase infuriato da questo avvenimento e decise di passare dalla parte di Antioco. Immediatamente occupò la città di Tolemaide di Fenicia e mandò un comandante a lui fedele di nome Panetolo a conquistare Tiro, invitando di tutta fretta Antioco a venire in suo soccorso e annunciandogli che gli stava consegnando la Celesiria. Antioco, che aveva appena conquistato Seleucia, si mise subito in marcia per approfittare della fortunata occasione che gli era stata offerta. Nel frattempo, per sedare la sommossa di Teodoto, Tolomeo inviò il proprio generale migliore, Nicolao, che assediò il ribelle a Tolemaide. Giunto in Celesiria, Antioco lasciò delle truppe ad assediare la fortezza di Bronchi e si mosse personalmente con le truppe leggere per liberare Teodoto dall'assedio. Nicolao fece occupare il passo di Berito da alcune sue forze per fermare Antioco: tuttavia il re sconfisse le truppe egizie con un attacco improvviso e Nicolao fu costretto a togliere l'assedio. Teodoto, Panetolo e le loro forze accolsero festosamente il re e li consegnarono Tiro e Tolemaide con tutti i beni che vi si trovavano, fra cui quaranta navi da guerra (20 corazzate e 20 leggere). Il piano di Antioco era di attaccare direttamente l'Egitto: tuttavia fu informato che Tolomeo aveva già fatto ostruire i pozzi di acqua potabile, aveva aperto i canali del Nilo e aveva raccolto tutto l'esercito a Pelusio. La spedizione in Egitto era dunque impossibile. Il seleucide decise di conquistare comunque tutta la Celesiria e di ridurla in suo possesso.

Riorganizzazione dell'esercito tolemaico A causa della completa trascuratezza in cui il re aveva abbandonato l'esercito, ora i Tolomei assistevano impotenti all'avanzata di Antioco senza poter attuare nessuna utile difesa. In questa situazione di estremo pericolo, i corrotti e debosciati ministri tolemaici si attivarono improvvisamente e mostrarono grinta e qualità che gli avrebbero fatto salvare il regno. Decisero che avrebbero preso tempo con Antioco mediante trattative, mentre in realtà avrebbero ricostituito la potenza dell'esercito tolemaico. Agatocle e Sosibio si alternarono i compiti: mentre uno avrebbe accolto gli inviati di Antioco a Menfi, l'altro avrebbe presieduto alla riorganizzazione dell'esercito. Furono spediti inviati all'estero per reclutare milizie, mentre furono chiamati ad Alessandria numerosi mercenari; intanto veniva raccolta una sorta di task-force di professionisti militari dalla Grecia, perlopiù veterani delle guerre di Antigono III Dosone, che furono incaricati di riaddestrare l'esercito. In questa situazione d'emergenza fu presa l'eccezionale decisione di addestrare nativi egiziani a combattere nella temuta falange macedone. Questa decisione portò finalmente alla superiorità numerica rispetto alle forze di Antioco, ma ebbe gravi conseguenze nel futuro.

Trattative inconcludenti