Il Castel novo è un castello nella frazione di Castelnovo, nel comune di Isola Vicentina in provincia di Vicenza.

Descrizione Il castello sorge su quello che nei documenti è definito "grumo", ovvero una piccola collina che dà sulla pianura sottostante usata come avamposto per la difesa e il controllo della zona.. La costruzione del "castello nuovo" (che si contrappone ad una precedente fortificazione ora inglobata nella chiesa di San Lorenzo),. insieme alle bonifiche e alle opere di evangelizzazione benedettine, contribuì all'espansione della parte collinare di Castelnovo e fu quindi un importante evento che segnò la storia del paese..

Originariamente comprendeva due torri, una minore e una maggiore, e un'area circostante circondata da una zona boschiva ad uso difensivo. Nel 1263 la struttura venne parzialmente distrutta, lasciando in piedi solo la torre minore e parte delle mura della torre maggiore, che fungeva anche da residenza signorile.. Nel Quattrocento la torre maggiore venne ricostruita e la torre minore parzialmente ristrutturata per uso abitativo.

Attualmente le due torri sono ancora presenti e visibili. In particolare la torre maggiore, insieme al pezzo di collina su cui è sita, è denominata dai paesani Torón..

Storia Castrum vetus

L'appellativo novo al castello fu messo inizialmente per differenziarlo da una struttura militare che costituiva la prima fortificazione presente sul territorio da inquadrare nel periodo delle scorribande ungare,. che lo storico Berlaffa chiama castrum vetus. Questa è ora inglobata nel campanile della chiesa di San Lorenzo ed è ancora visibile nella parte inferiore della struttura, dove la presenza di due archi nella muratura sta ad indicare che prima lì doveva essere presente un passaggio, che sicuramente non poteva esistere in un semplice campanile. Tale struttura doveva essere accompagnata da un recinto di legno o di pietra (un cui pezzo potrebbe essere la parete nord della chiesa) a cui era addossata la chiesetta originaria.La chiesa delle dimensioni con cui la vediamo oggi è opera di una ristrutturazione avvenuta nel 1166, quando venne allargata verso est e la torre venne trasformata in campanile. cfr. .

I primi riferimenti e il feudo La prima citazione del Castel Novo nei documenti storici è in un atto della seconda metà dell'XI secolo,In un documento datato 30 maggio 1061 (o 1091) tal prete Martino e la moglie Anziverga donano al figlio Adamo tutti i possedimenti «in comitatu vicentino in locas et fundas villa Castelnovo tam infra ipsa villa et castro quamque et de foris et in eorum finis et territoreis». cfr. . mentre in un documento del 1029 si trova già il toponimo Castronovo, ma non si fa nessun riferimento all'edificio.In un documento datato 12 maggio 1029 si legge: «in comitatu Vicentino, loco e fundo Ingnago at locus qui vocatur Castronovo, Gaogna, Biviygo, Maline, Fussinigo et prato Molexo» cfr. . In realtà nel primo documento, con il termine castrum non si fa riferimento direttamente alla struttura, ma al villaggio che gravitava attorno al castello, che non era più una mera fortificazione, ma anche una sede giuridica.. Il riferimento al villaggio e quindi necessariamente al castello che vi dominava, viene fatto anche in un documento del 1113.In un documento datato 28 marzo 1113 viene effettuata una donazione ai monaci benedettini di San Felice e Fortunato di alcuni beni «in villa Castronovo qui vocatur Ignago tam infra ipsa villa quamque et de foris seu in ipso castro» cfr. .

Nonostante Castelnovo fosse all'interno dei territori che vennero donati da Berengario al vescovo Vitale,Il Mantese, nella sua ricerca su svariati documenti, circoscrisse la zona della donazione nei territori tra l'Astico e l'Orolo, le valli dell'Astico e del Leogra compresi i colli che separano la valle dell'Agno da tali zone. cfr. . in nessun documento successivo si fa mai riferimento a Castelnovo come uno dei possedimenti vescovili, nemmeno nei diplomi imperiali per l'esenzione dalla tassa del fodro, i quali contenevano sempre l'elenco completo dei castelli in possesso del vescovo.. Appare quindi chiaro, visti i mancanti riferimenti ai possedimenti vescovili, che Castelnovo non fosse un feudo dominicale del Vescovo. I documenti, a partire dal 1308, ci permettono invece di affermare che il castello fosse sotto i possedimenti di un signore laico che veniva investito del diritto di decima da parte del Vescovo di Vicenza.

Dalla metà del Duecento alla prima metà del Cinquecento La distruzione Il castello, o parte di esso, andò sicuramente distrutto nel corso del Duecento, dopo la morte di Ezzelino III. La conseguente crisi dei ghibellini portò alla loro fuga da Vicenza nel 1263 e l'occupazione Marostica, Malo, Thiene e Isola.«Vicentini extrinseci ceperunt Marosticam, Maladum, Thienem et Insulam, terras de Vincentina et faciebant maximam guerram civitati Vincentiae» cfr. . Chiaramente la loro sconfitta causò anche la distruzione dei castelli in cui combatterono.«In villa Insule et eius pertinentis... unus campus terre arative in castello brusato...» cfr. .

Dopo questa disfatta è molto probabile che della residenza del signore non sia rimasto molto. In un documento del 1308In un elenco di terre a Castelnovo soggette al diritto di decima del 1308 si trova scritto: «el grumo in quam est turris et castellare». cfr. . si trova scritto «turris et castellare» ed è un dettaglio importante per due motivi: con il termine castellare si intende, in latino medioevale, un castello in rovina (si sarebbe potuto descriverlo come castrum) e il fatto che sia citata dopo la torre ne indica una minore importanza, quasi sicuramente per il fatto di essere distrutta che per un reale ruolo minore..

La conquista di Vicenza da parte di Cangrande della Scala non portò alla ricostruzione del sistema difensivo, dal momento che la zona a nord della città fu sempre controllata da signori fedeli agli scaligeri.. La torre maggiore non fu quindi mai ricostruita, almeno fino al Quattrocento, quando il Pagliarino ne attestò lo stato di abbandono.«oppidum Castelnovum fuit in monte situm, et nunc diruptum» cfr. .

La ricostruzione La torre rimase integra e a testimonianza di ciò ci sono diversi documenti che ne attestano i passaggi di proprietà. Del castellare, invece, si perdono le tracce storiografiche fino al secolo XV, quando lo storico Pagliarino attesta che la costruzione è ancora distrutta.«oppidum Castelnovum fuit in monte situm, et nunc diruptum» cfr. .

Nel 1452 la proprietà venne venduta a Marchioro per 4 ducati,«Petrus quandam Divixii, Thomeus quondam Gerardi, Vitalis quondam Facini et domina Gerarda quondam Johannis dicti Bonama omnes de dicta villa Castelnovi» vendono il giorno 14 marzo 1452 per quattro ducati a «Merchiore marangono filio Henrici quondam Danielis de Arserio habitatore Vincentie in sindicaria de domo... una positam in pertinentiis dicte ville Cstelnovi super monte in contrata turis apud predictos Petrum, Thomeum et dominam Gerardam undique» cfr. . passò ad una sua discendente che la vendette a Nicolò Loschi, il quale nel 1481 la lasciò al figlio Gerolamo tramite un lascito in cui specificava che la torre non dovesse mai essere distrutta e che rimanesse sempre all'interno della famiglia.«dicta turris numquam dirruatur neque unquam possit alienari extra familiam Luscorum» cfr. .

Nel 1564 il Balanzon elenca fra i possedimenti di Nicolosa Loschi un castello sul monte«un castello sul monte, murato, cupato et sollarato, con volti sotto et sopra, con caneva subterania» cfr. . in cui è possibile intuire che venne costruita la casa-torre ancora oggi visibile sulle fondamenta del vecchio mastio.. Sembra infatti appartenere alla seconda metà del secolo XV,. la ricostruzione della torre maggiore che per quasi due secoli era rimasta in stato di rudere, cercando di imitare la struttura precedente, ma adattandola allo stesso tempo ad un uso abitativo. La torre venne innalzata fino a raddoppiarne l'altezza, la costruzione delle pareti si basò sui resti delle mura medioevali che vennero quindi mantenute, mentre all'interno vennero ottenuti due locali (uno al pian terreno e uno al primo piano). La ristrutturazione coinvolse anche la torre minore che si vide sostituire le feritoie da grandi finestroni rettangolari. Ma se la ristrutturazione quattrocentesca ricostruì una torre ad uso abitativo da un aspetto poco militare, la paura della Guerra della Lega di Cambrai obbligò il proprietario Antonio Mario Loschi ad apportarvi delle merlature e delle bocche di osservazione..Tale aggiunta è stata testimoniata dal ritrovamento della trama interna del coronamento durante il restauro avvenuto fra il 1998 e il 2002. . che possono giustificare il termine castello in riferimento all'edificio.. Successivamente venne trasformato anche all'interno..

Dalla metà del Cinquecento a fine Ottocento Il castello rimase nelle proprietà dei Loschi fino a Nicolosa Loschi che, alla sua morte nel 1581, lo passò al figlio Ippolito Fiocardi. il quale nel 1625 ne deteneva ancora la proprietà.. Da questo momento, fino all'estinzione della famiglia a inizio del XIX secolo, il castello rimase in mano ai Fiocardi, pur con gli alti e bassi che la famiglia subì.. Per tutto l'Ottocento passò a diversi proprietari e per vent'anni fu anche delle suore Canossiane di Vicenza, che lo usarono come luogo di villeggiatura per le suore e le alunne..

Dal Novecento in poi Nel 1923 venne acquistato da Antonio Dell'Osbel, un bellunese trapiantato nel vicentino, e passò poi nelle mani del figlio, Giusto Dell'Osbel.. Giusto possedette il castello fino al 1963, dopo che per molti anni il suo giardino fu ritrovo dei picnic domenicali organizzati da Giuseppe Dalle Molle, fautore e sostenitore della nascita della pro loco locale. L'idea di Dalle Molle era quella di usare il castello per i ritrovi e come fulcro della vita associativa e che quindi una società dovesse acquistarlo e gestirlo per i cittadini a nome della pro loco..

Riuscì nell'impresa e dal 1963 divenne un luogo a uso della comunità.. Per molti anni venne usato per feste e ritrovi, ma l'entusiasmo alla fine scemò e già alla fine degli anni ottanta entrò in decadenza. Nel 1993 venne messo in vendita e nel 1995 venne comprato dai coniugi Pierino e Marilisa Meggiorin, attuale proprietaria,. che provvidero a restaurarlo tra il 1998 e il 2002..

Descrizione Non si sa molto della struttura del castello per mancanza di dati certi, ma la si può desumere da due documenti (uno del 1308 e uno del 1391).In un atto di acquisto datato 19 luglio 1391 si fa riferimento alla contrada frate, che sta ad indicare la fracta. cfr. . Nel complesso il castello doveva essere costituito da un edificio principale (il mastio, sito nel punto più alto della collina e che fungeva da abitazione), una torre (a scopo di controllo e di difesa). e da una fracta, termine antico per intendere una zona boschiva a scopo di difesa. che doveva circondare tutta la proprietà per permettere l'entrata solo dalla zona vicino alla torre, che aveva quindi uno scopo di controllo e di difesa..

Torre maggiore o Torón Questa parte del castello, che doveva essere l'edificio principale, non ha un nome preciso. Nelle fonti viene definito come torre maggiore, torrione o mastio. Nel suo periodo più sventurato, la storiografia lo cita come castellare. Attualmente gli abitanti di Castelnovo lo chiamano anche Torón, ma con questo appellativo si riferiscono non solo alla costruzione, ma anche alla collina su cui è sito.

Un tempo residenza del signore, fu la parte di castello che subì i maggiori danni nel XIII secolo e rimase un rudere per circa due secoli. Venne ristrutturata nel Quattrocento e nel Cinquecento in modo massiccio e restaurata senza porvi modifiche a cavallo fra II e il III millennio.

Torre quattrocentesca