Il parco nazionale della foresta pietrificata () è un parco situato nel nord-est dell'Arizona, negli Stati Uniti d'America. Chiamato così per via dei suoi grandi depositi di foresta fossile, il parco si estende per circa 900 km² comprendendo una steppa semi-desertica e arbustiva, così come dei calanchi altamente erosi e variopinti. Il cuore del parco si trova a circa 42 km a est di Holbrook lungo la Interstate 40 (I-40), che corre parallela alla linea ferroviaria Southern Transcon della BNSF Railway, al fiume Puerco e alla storica U.S. Route 66, la quale attraversa il parco grosso modo da est a ovest. Il sito, la cui parte settentrionale si estende nel Deserto Dipinto, è stato dichiarato monumento nazionale nel 1906 e parco nazionale nel 1962. Il parco ha ospitato visitatori nel 2018.
Con una media di circa metri di altitudine, il parco vanta un clima secco e ventoso, con temperature che variano da massime estive di circa 38 gradi a minime invernali ben al di sotto dello zero. Nel parco si trovano più di 400 specie di piante, ma si riscontra un netto dominio di erbe a basso fusto, soprattutto graminacee. La fauna include animali di taglia grande come antilocapre, coyote e linci rosse e altri più piccoli tra cui topi cervini, serpenti, lucertole e sette tipi di anfibi. Tra gli uccelli si contano più di 200 specie, alcune delle quali stanziali e altre migratori. Circa un terzo del parco, ossia 203 km², è designato come territorio incontaminato (wilderness).
La foresta pietrificata è nota per i suoi fossili, in particolare alberi caduti vissuti nell'era del Triassico superiore, circa 225 milioni di anni fa. I sedimenti contenenti i tronchi fossili fanno parte della vasta e colorata Formazione Chinle, a cui il Deserto Dipinto deve il nome. A partire da circa 60 milioni di anni fa, l'altopiano del Colorado, di cui fa parte il parco, fu spinto verso l'alto dalle forze tettoniche e sottoposto a una maggiore erosione. Tutti gli strati rocciosi del parco sopra il Chinle, ad eccezione di quelli geologicamente recenti trovati in alcune parti del parco, sono stati erosi dal vento e dall'acqua. Oltre ai tronchi pietrificati, i fossili rintracciati nel parco includono felci del tardo Triassico, cicadine, ginco e molte altre piante, nonché fauna tra cui rettili giganti detti fitosauri, grandi anfibi e antichi dinosauri. I paleontologi hanno portato alla luce e studiato i fossili nell'area sin dall'inizio del XX secolo.
Le prime tracce della presenza umana nel parco risalgono a anni fa ed erano antenati dei nativi americani. Circa anni fa, nella zona vivevano popolazioni dedite alla coltivazione del mais stanziate in rifugi sotterranei. Mille anni fa cominciò la costruzione di strutture in muratura non più sotterranee chiamate pueblo, e le comunità si riunivano in grandi edifici comuni chiamati kiva. Entro il 1450 d.C., si verificò una migrazione che portò all'unione dei popoli stanziati nell'area del moderno parco con quelle situate sulle Hopi Mesas, a nord-ovest, e quelle del Pueblo di Zuni, a est, le quali apparivano in uno stato di forte sviluppo. Questi luoghi ospitano ancora oggi migliaia di membri discendenti di quelle comunità. Nel parco sono stati scoperti più di 1000 siti archeologici, tra cui delle caratteristiche incisioni rupestri. Questi luoghi ancestrali continuano a rivestire grande importanza per le comunità discendenti dai nativi americani. Nel XVI secolo, gli esploratori spagnoli visitarono la zona e, a metà del XIX secolo, un gruppo statunitense aveva esaminato una rotta est-ovest attraverso l'area in cui ora si trova il parco e aveva notato le tracce del legno pietrificato. Nei decenni successivi, la costruzione delle strade e di una ferrovia diedero origine al fenomeno del turismo nella regione e, prima che essa fosse protetta, a innumerevoli razzie di fossili. Il furto di legno pietrificato continua a rimanere un problema nel XXI secolo.
Descrizione Geografia fisica
Il parco nazionale della foresta pietrificata si estende a cavallo del confine tra la contea di Apache e quella di Navajo, nel nord-est dell'Arizona, negli Stati Uniti d'America. Il parco si estende per circa 50 km da nord a sud e la sua larghezza varia da un massimo di circa 20 km a nord a un minimo di circa 1,6 km lungo uno stretto corridoio tra nord e sud, dove il parco si allarga di nuovo fino a circa 6-8 km.
L'I-40, la vecchia U.S. Route 66, la BNSF Railway e il fiume Puerco tagliano in due l'area seguendo perlopiù un andamento da est a ovest lungo un percorso simile. Adamana, una città fantasma, si trova a circa 1,6 km a ovest del parco lungo i binari della BNSF. Holbrook, a circa 40 km a ovest della sede centrale del parco lungo la I-40, è la città più prossima. La Park Road, che attraversa il parco da nord a sud, corre tra la I-40 vicino alla sede centrale del parco a nord e la Route 180 a sud. La storica Highway 180, predecessore della moderna strada, attraversa il confine meridionale del parco. Come la Route 66, non ha subito interventi di manutenzione e attualmente è chiusa. Sono infine molte le strade sterrate interdette al pubblico che intersecano la Park Road.
L'area a pagamento del parco di proprietà del NPS copre circa 600 km². La Riserva Navajo confina con il parco a nord e a nord-est. I terreni di proprietà statale, quelli federali controllati dal Bureau of Land Management e quelli privati, molti dei quali utilizzati per l'allevamento di bovini, lambiscono gli altri confini. L'altitudine del parco sul livello del mare varia da un minimo di m lungo il fiume Puerco a un massimo di m a Pilot Rock; l'altitudine media è pari a circa m. Il terreno ha una conformazione abbastanza variegata che passa da dolci colline e grandi depositi di legno pietrificato a sud a calanchi erosi a nord. Il grosso dei corsi d'acqua stagionali del parco, tra cui il Lithodendron Wash, il Dead Wash, il Ninemile Wash e il Dry Wash, sfociano nel fiume Puerco. Nella parte meridionale del parco, il Cottonwood Wash e il Jim Camp Wash raggiungono il Little Colorado.
Geologia La foresta pietrificata locale è conosciuta soprattutto per i fossili che ospita, in particolare per gli alberi caduti vissuti nell'epoca del Triassico superiore e nel Mesozoico, circa 225-207 milioni di anni fa. Durante questa epoca, la regione che oggi ospita il parco era prossima all'Equatore sul margine sud-occidentale della Pangea, con un clima umido e subtropicale. La futura Arizona nord-orientale era all'epoca una bassa pianura fiancheggiata da montagne a sud e sud-est e da un mare a ovest. I corsi d'acqua che scorrevano attraverso la pianura dagli altopiani depositavano sedimenti inorganici e materia organica, compresi alberi e altre piante e animali che erano entrati o caduti nell'acqua. Sebbene la maggior parte della materia organica si decompone in fretta o viene mangiata da altri organismi, una parte ne è rimasta intatta sepolta così rapidamente da rimanere intatta e si è poi fossilizzata.. All'interno del parco, i sedimenti contenenti i tronchi fossili da cui il parco prende il nome fanno parte della cosiddetta Formazione Chinle.
Il variopinto Chinle, che si palesa in molte aree degli Stati Uniti sud-occidentali e che conferisce il nome al Deserto Dipinto, presenta in loco uno spessore fino a 240 m. È costituito da una varietà di rocce sedimentarie tra cui letti di fanghiglia, siltite e argilla a grana fine e morbida, gran parte della quale è bentonite, così come arenaria e conglomerato più duri e calcare. Esposto al vento e all'acqua, il Chinle di solito erode in modo differenziale (degradazione meteorica) in calanchi contraddistinti da scogliere, burroni, mese, butte e colline arrotondate. L'argilla bentonitica locale, che tende ad aumentare il proprio volume quando si bagna e si restringe quando vi è siccità, provoca movimenti superficiali e crea delle fratture che impediscono la crescita delle piante. La mancanza di copertura vegetale rende il Chinle particolarmente suscettibile agli agenti atmosferici.
Circa 60 milioni di anni fa, i movimenti tettonici della crosta terrestre iniziarono a sollevare l'altopiano del Colorado, nel quale rientra il Deserto Dipinto. Alla fine, alcune parti dell'altopiano si sollevarono fino a metri sopra il livello del mare. Questa deformazione della superficie terrestre portò alla graduale e continua distruzione dell'altopiano per erosione. All'interno del parco si verifica una discordanza angolare (interruzione nel normale avanzamento della sedimentazione delle rocce) di circa 200 milioni di anni, dove l'erosione ha rimosso ogni strato roccioso sopra il Chinle, ad eccezione di quelli geologicamente recenti. La Formazione Bidahochi, depositatasi solo da 4 a 8 milioni di anni fa, poggia direttamente in cima al Chinle e le rocce depositate nel Giurassico, nel Cretaceo e in gran parte nel Terziario sono assenti.
Durante il periodo della deposizione di Bidahochi, un grande bacino lacustre ricopriva gran parte dell'Arizona nord-orientale. Gli strati più antichi (inferiori) della formazione sono costituiti da depositi di limo, sabbia e argilla fluvio-lacustri. Gli strati più recenti legati al Bidahochi contengono cenere e lava provenienti da vulcani che eruttarono nelle vicinanze e fino al Nevada sud-occidentale. Sebbene il grosso del Bidahochi sia stato eroso nel frattempo, una piccola parte di esso affiora nella parte settentrionale del parco, su Pilot Rock, nella sezione dichiarata incontaminata nel parco e lungo il limite del Deserto Dipinto tra i punti Pintado e Tawa. Vulnerabili all'erosione del Bidahochi, esistono formazioni vulcaniche chiamate maar (crateri vulcanici a fondo piatto, approssimativamente circolari, di origine freato-magmatica). Dal belvedere di Pintado Point si può vedere una bocca di maar.
Durante il Quaternario (da 2,6 milioni di anni fa a oggi), depositi di sabbia trasportata dal vento e dalle alluvioni ricoprivano gran parte del Chinle e del Bidahochi. Le dune più antiche risalgono a un arco temporale compreso tra i anni nelle altitudini più elevate nella parte settentrionale del parco fino a circa anni nelle aree più sabbiose lungo il Lithodendron Wash. Stabilizzate da erbe e altra vegetazione, giovani dune di circa anni si trovano in tutto il parco.
Paleontologia
Durante il tardo Triassico, gli alberi caduti che si accumulavano nei canali fluviali in quello che divenne il parco venivano periodicamente sepolti da sedimenti contenenti cenere vulcanica. Le falde acquifere dissolsero la silice (biossido di silicio) dalla cenere e la trasportarono nei tronchi, dove formarono cristalli di quarzo che hanno gradualmente sostituito la materia organica. Le tracce di ossido di ferro e le altre sostanze combinate con la silice hanno creato vari colori nel legno pietrificato.
Nel parco in esame, la maggior parte dei tronchi del parco ha preservato il suo aspetto esteriore originario durante la pietrificazione, perdendo però la propria struttura interna. Tuttavia, una piccola porzione dei tronchi e numerosissime ossa animali pietrificate del parco presentano cellule e altri spazi pieni di minerali, ma che conservano ancora gran parte della loro struttura organica primordiale. Grazie a questi fossili permineralizzati, è possibile studiare la composizione cellulare degli organismi dell'epoca con l'ausilio di un microscopio. Altra materia organica, in genere foglie, semi, pigne, granuli di polline, spore, piccoli steli e resti di pesci, insetti e animali, è sopravvissuta sotto forma di fossili da compressione, appiattiti dal peso dei sedimenti sovrastanti fino a casi in cui la roccia non è più spessa di una sottile pellicola..