Il lupo africano (Canis lupaster, ), detto anche sciacallo lupastro,Giuseppe Scortecci, Animali: Mammiferi, Volume 1 di Animali: come sono, dove vivono, come vivono, Labor, 1953, p. 738 o sciacallo grigio è un canide lupino indigeno del Nordafrica e del Corno d'Africa. La specie è comune nell'Africa settentrionale, occidentale e orientale, dal Senegal all'Egitto in un areale che include il Marocco, l'Algeria e la Libia nel nord e Nigeria, Ciad e Tanzania nel sud. È un canide adattato ai climi desertici, ed è diffuso nelle pianure e le steppe, persino quelle in cui scarseggia l'acqua. Sui monti dell'Atlante la specie è stata segnalata fino a d'altezza. Rachid Tarik, "Le loup apparaît dans la région d'Azilal" , Le Matin (April 29, 2013)
È principalmente un predatore di invertebrati e mammiferi di taglia piccola, benché a volte si nutra anche di prede più grosse. Altre fonti di nutrimento includono le carogne, la spazzatura umana e la frutta. Il lupo africano è un animale monogamo e territoriale, la cui struttura sociale comprende anche i cuccioli d'un anno d'età che restano con i genitori per assisterli nell'allevamento delle nuove cucciolate. Estes, Richard (1992). "The behavior guide to African mammals: including hoofed mammals, carnivores, primates". University of California Press. pp. 398–404. ISBN 0-520-08085-8. È generalmente comune, sebbene ci sia un declino al di fuori delle zone protette, dove viene perseguitato, con estinzioni locali in aree dove viene praticato l'avvelenamento illegale.L. Hunter, Field Guide to Carnivores of the World, 2nd edition, Bloomsbury Publishing, 2018, p. 106, ISBN 1472950801
Fu precedentemente classificato come una variante africana dello sciacallo dorato eurasiatico, con almeno una sottospecie (C. l. lupaster) classificata come un lupo grigio. Nel 2015, una serie di analisi sul genoma mitocondriale e nucleare dimostrarono che in realtà era una specie a parte, più imparentata con il lupo grigio e il coyote che non con lo sciacallo dorato. Urios, Vicente; Donat-Torres, Maria P.; Ramírez, Carlos; Monroy-Vilchis, Octavio; Hamid Rgribi-Idrissi (2015): El análisis del genoma mitocondrial del cánido estudiado en Marruecos manifiesta que no es ni lobo (Canis lupus) ni chacal euroasiático (Canis aureus). figshare. https://dx.doi.org/10.6084/m9.figshare.1524971 Retrieved 08:25, Sep 14, 2015 (GMT) Rimane pur sempre però abbastanza imparentato con quest'ultimo da poter produrre cucciolate meticce, come dimostrato dai test genetici sugli sciacalli in Israele e un esperimento d'incrociamento fatto nel diciannovesimo secolo. Cuvier, Frédéric (1824), Histoire naturelle des mammifères, tome 3, A Paris: Chez A. Belin... Il sequenziamento dell'intero genoma nel 2018 dimostrò che la specie ebbe origine come un ibrido tra il lupo grigio e il caberù. Gopalakrishnan, Shyam; Sinding, Mikkel-Holger S.; Ramos-Madrigal, Jazmín; Niemann, Jonas; Samaniego Castruita, Jose A.; Vieira, Filipe G.; Carøe, Christian; Montero, Marc de Manuel; Kuderna, Lukas; Serres, Aitor; González-Basallote, Víctor Manuel; Liu, Yan-Hu; Wang, Guo-Dong; Marques-Bonet, Tomas; Mirarab, Siavash; Fernandes, Carlos; Gaubert, Philippe; Koepfli, Klaus-Peter; Budd, Jane; Rueness, Eli Knispel; Heide-Jørgensen, Mads Peter; Petersen, Bent; Sicheritz-Ponten, Thomas; Bachmann, Lutz; Wiig, Øystein; Hansen, Anders J.; Gilbert, M. Thomas P. (2018). "Interspecific Gene Flow Shaped the Evolution of the Genus Canis". Current Biology. 28 (21): 3441–3449.e5. doi:10.1016/j.cub.2018.08.041. PMC 6224481. PMID 30344120.
Il lupo africano svolge un ruolo importante in alcune culture africane; nell'antico Egitto, fu considerato sacro, soprattutto in Licopoli, dove secondo fonti greche fu venerato come una divinità.Diodoro Siculo, Biblioteca storica, vol. I (libri I-II), tradotto da Giuseppe Compagnoni, Sonzogno, Milano, 1820, pp. 172-173.Plutarco, Opuscoli di Plutarco, vol. III, tradotto da Marcello Adriani, Tip. de' Fratelli Sonzogno, p. 96 Nel folclore nordafricano, viene visto come un animale inaffidabile, ma utile per motivi medicinali e ritualistici, Osborn, Dale. J.; Helmy, Ibrahim (1980). "The contemporary land mammals of Egypt (including Sinai)". Field Museum of Natural History, pp. 360-371 Bidwell, M. & Bidwell, R. (2005), The Traveller's Companion, Second Edition, Tauris Parke Paperbacks, p. 228, ISBN 1845111079Westermarck, E. (2013), Ritual and Belief in Morocco: Vol. II, Routledge Revivals, ISBN 1317912616 mentre è stimato nella religione dei Sérèr, che lo considerano la prima creature creata dal dio Roog. Thiaw, Issa laye, "Mythe de la création du monde selon les sages sereer", pp. 45−50, 59−61 [in] "Enracinement et Ouverture" – "Plaidoyer pour le dialogue interreligieux", Konrad Adenauer Stiftung (23-24 June, 2009), Dakar Gravrand, Henry (1990), "La Civilisation Sereer - Pangool", vol. 2. Les Nouvelles Editions Africaines du Senegal, pp. 201−203, ISBN 2-7236-1055-1
Descrizione
Il lupo africano è un piccolo canide, con entrambi i sessi pesanti 7-15 chili e misuranti 40 cm in altezza. Ha il muso e le orecchie relativamente lunghi, mentre la coda è proporzionalmente corta, misurando solo 20 cm. Il colore della pelliccia varia individualmente, stagionalmente e geograficamente, ma il colore tipico è giallastro e grigio argentato con sfumature rossicce sugli arti e schizzi di nero sulla coda e le spalle. La gola, l'addome, e parti della faccia sono normalmente bianchi, e gli occhi sono di colore ambra. Le femmine sono fornite di quattro o otto mammelle. Benché superficialmente simile allo sciacallo dorato (soprattutto nell'Africa orientale), il cranio del lupo africano ha una fronte più elevata, e le orecchie e il muso sono più lunghi e appuntiti. Mivart, George (1890), Dogs, Jackals, Wolves and Foxes: A Monograph of the Canidæ, R.H. Porter, London, pp. 41–43 Vari fenotipi di C. lupaster, variando da forme gracili simili agli sciacalli a forme robuste simili ai lupi.
Storia tassonomica Prime descrizioni Aristotele scrisse di lupi in Egitto, scrivendo che erano più piccoli dei lupi in Grecia. Georg Ebers scrisse su come il lupo fosse tra gli animali sacri dell'Egitto, descrivendolo come una forma meno imponente di quella europea, e notando come il nome della città di Licopoli, dedicata al dio Anubis, significasse "città del lupo".
Il lupo africano fu riconosciuto per la prima volta come una specie separata dallo sciacallo dorato da Frédéric Cuvier nel 1820. Questi lo descrisse infatti come un animale più elegante dell'ultimo, con una voce più melodica e un odore meno forte. Il nome binomiale che scelse per la specie derivava dalla famiglia arcada Anthus descritta da Plinio il Vecchio nella sua opera Naturalis historia, i cui membri erano descritti come licantropi. Cuvier, Frédéric (1824), Histoire naturelle des mammifères, tome 2, A Paris: Chez A. Belin... Nel 1821 fu fatto un tentativo per incrociare le due specie, il quale portò alla nascita di cinque cuccioli, di cui tre perirono prima dello svezzamento. Si notò che i due superstiti avevano temperamenti totalmente diversi e non giocarono mai insieme; uno ereditò la timidezza dello sciacallo, mentre l'altro fu affettuoso con i suoi padroni umani. Il biologo inglese George Jackson Mivart mise in enfasi le differenze tra il lupo africano e lo sciacallo dorato nelle sue scritture:
I canidi presenti soprattutto in Egitto erano notati di essere molto simili ai lupi grigi, fino al punto che Hemprich e Ehrenberg gli diedero il nome binomiale Canis lupaster nel 1832. Similmente, Thomas Henry Huxley, dopo aver notato le somiglianze tra i crani di lupaster e i lupi grigi d'India, classificò l'animale come una sottospecie di lupo grigio. Nel 1926 però, Ernst Schwarz lo sinonimizzò con lo sciacallo dorato. Questa classificazione non fu messa in discussione fino al 1981, quando Walter Ferguson, dell'università di Tel Aviv, sostenne che lupaster fosse una sottospecie di lupo grigio in base a misure craniche, dichiarando che la classificazione dell'animale come una variante di sciacallo fosse basata solo sulle sue piccole dimensioni e che la sinonimizzazione precedeva la scoperta del lupo grigio arabo, che è una sottospecie legittima di lupo grigio di dimensioni ridotte.
Scoperte nel ventunesimo secolo Ulteriori dubbi sull'ipotesi della specie come variante di sciacallo dorato vennero nel dicembre del 2002, quando un canide con una fisionomia simile a quella del lupo grigio fu avvistato nel deserto dei Dancali in Eritrea. A causa del suo clima inospitale e del fatto che fu un campo di battaglia durante la guerra di indipendenza eritrea e la guerra Etiopia-Eritrea, la zona fu poco esplorata. Malgrado ciò, le popolazioni afar conoscevano l'animale e lo chiamavano wucharia (lupo).
I tratti lupini dell'animale furono confermati nel 2011, quando si scoprì che varie popolazioni di sciacallo dorato dell'Egitto e del Corno d'Africa, classificate come Canis aureus lupaster, avevano un DNA mitocondriale più vicino a quello del lupo grigio che allo sciacallo dorato. Tracce di questo DNA furono rinvenute in canidi abitanti in una zona lunga che includeva Algeria, Mali e Senegal. Inoltre, gli esemplari africani mostravano una diversità di nucleotidi e aplotipi superiore a quelli dei lupi grigi dell'India e dell'Himalaya, dimostrando così di avere una popolazione ancestrale più vasta. Entrambi questi studi proposero la ridenominazione di Canis aureus lupaster come sottospecie di lupo grigio.
Nel 2015, uno studio più approfondito dei genomi mitocondriali e nucleari di un campione più grande di canidi lupini africani provenienti dall'Africa settentrionale, orientale e occidentale dimostrò come questi fossero tutti distinti dallo sciacallo dorato, con una divergenza genetica di circa il 6,7%, che è superiore a quella tra i lupi grigi e i coyote (4%) e tra i lupi grigi e i cani domestici (0,2%). Inoltre, fu scoperto che questi canidi africani (rinominati Canis anthus) erano più imparentati con i lupi grigi e i coyote che agli sciacalli dorati, e che C. a. lupaster rappresenta semplicemente un fenotipo distinto del lupo africano invece di essere un lupo grigio. L'albero filogenetico sotto si basa sulle sequenze nucleari:
Fu calcolato che la stirpe del lupo africano si divise dal clade dei lupi grigi e dei coyote circa 1,0-1,7 milioni di anni fa durante il Pleistocene. A base di questo dato, la somiglianza con lo sciacallo dorato (soprattutto nell'Africa orientale) si tratta di evoluzione parallela. Considerando la sua posizione filogenetica e i reperti fossili, è probabile che il lupo africano deriva da antenati più grandi che divennero sempre più gracili dopo che entrarono nell'Africa, a causa della concorrenza interspecifica con i carnivori indigeni grossi già stabiliti. Tracce di DNA del lupo africano furono rinvenute negli sciacalli dorati in Israele, connesso geograficamente con l'Egitto, così indicando la presenza d'una zona tra i due stati dove le due specie si incrociano. I ritrovamenti dello studio furono confermate nello stesso anno da scienziati spagnoli, messicani e marocchini che analizzarono il DNA mitocondriale di lupi in Marocco e scoprirono che fossero distinti da entrambi gli sciacalli dorati e i lupi grigi, ma più imparentati con gli ultimi.
Nel 2017, fu proposto che C. anthus fosse un nomen dubium, siccome la descrizione dell'olotipo da parte di Cuvier sembrava descrivere uno sciacallo striato piuttosto che un lupo africano, e non corrispondeva all'aspetto dell'esemplare descritto da Cuvier nei suoi scritti successivi. Questa ambiguità, insieme alla scomparsa dell'olotipo, condusse agli scienziati di dare priorità al nome binomiale C. lupaster di Hemprich e Ehrenberg, dato che l'esemplare tipo dispone d'una descrizione più dettagliata e coerente, ed è tuttora esaminabile al Museum für Naturkunde.