Il santuario basilica di Nostra Signora di Montallegro è un luogo di culto cattolico situato nella frazione di Montallegro nel comune di Rapallo, nella città metropolitana di Genova.

L'edificio è posto su un colle a circa 612 m s.l.m.

Considerato tra i principali santuari mariani del territorio metropolitano genovese e della Liguria, fu edificato dalla popolazione rapallese tra il 1557 e il 1558, assieme all'annesso ricovero per pellegrini, dopo l'apparizione della Vergine Maria avvenuta, secondo la tradizione, il 2 luglio 1557 al contadino Giovanni Chichizola.. L'attuale facciata marmorea è risalente al rifacimento compiuto dall'architetto milanese Luigi Rovelli nel corso del 1896, ed inaugurata con solenne cerimonia il 21 giugno di quell'anno.

La Madonna di Montallegro è la patrona della Città di Rapallo dal 1739L'elezione di Nostra Signora di Montallegro a patrona principale di Rapallo e del suo capitaneato, venne confermata dalla Sacra Congregazione dei Riti con decreto datato al 31 gennaio 1739; in precedenza furono i santi Biagio e Sebastiano i patroni della città., anno in cui venne eletta come santa protettrice della comunità rapallese, del suo capitaneato e delle parrocchie di Santa Margherita LigureLa Madonna di Montallegro fu patrona di Santa Margherita Ligure fino al 1798, anno di nascita della municipalità del borgo sanmargheritese e dell'elezione a patrona di santa Margherita d'Antiochia. Tale riconoscimento è riprodotto sullo stemma comunale che riporta, dal 28 novembre 1948, il monogramma mariano, formato dalle lettere M e A intrecciate, posto tra i due grifoni sorreggenti la corona reale.

Assieme alla Madonna dell'Orto — apparsa a Chiavari il 2 luglio 1610 — è compatrona della diocesi di Chiavari, quest'ultima eretta con bolla papale di Leone XIII il 3 dicembre 1892. L'inno religioso di Nostra Signora di Montallegro, intitolato Splende in alto, è stato composto e musicato dal maestro e sacerdote Giovanni Battista Campodonico.

Storia

L'apparizione mariana Secondo la tradizione locale la Vergine apparve nel primo pomeriggio di venerdì 2 luglio 1557 al contadino Giovanni Chichizola, originario di San Giacomo di Canevale, frazione del comune fontanino di Coreglia Ligure, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Genova. Giunto nell'entroterra rapallese, nelle proprietà boschive della famiglia di fazione ghibellina Della Torre, all'altezza del monte LethoIn alcune fonti viene citato anche con il nome latino di Montis Lethi o nell'altra denominazione di monte Ponzema (conosciuto dai locali come "monte di morte" o "della morte" a causa delle numerose scorribande dei briganti), l'uomo - affaticato dal lungo viaggio a piedi e stremato dal caldo - si addormentò nei pressi di uno sperone di roccia.

All'improvviso, fu destato da un bagliore: al contadino apparve una "dama vestita d'azzurro e bianco e dall'aspetto grazioso e gentile", come testualmente riportò in seguito ai primi popolani e alle autorità civili e religiose accorsi sul monte. La donna pronunziò solo poche parole, che per la comunità cristiana rapallese risuonano ancora vive:

Per dar prova della "miracolosa apparizione", la Madonna lasciò in dono al contadino un quadretto di arte bizantina raffigurante la Dormitio Marie (il Transito di Maria Santissima), da donare alla comunità rapallese. Dopo l'improvvisa scomparsa della "Bella Signora", sulla stessa roccia in cui era avvenuta l'apparizione cominciò inoltre a sgorgare acqua fresca e pura.

Ripresosi dall'eccezionale evento religioso, il contadino di Canevale intraprese quindi il sentiero a ritroso per il borgo di Rapallo per annunciare agli abitanti il messaggio affidatogli dalla Vergine Maria, e quindi raccontarne l'accaduto. Giunse nella cittadella cercando di attrarre l'attenzione dei rapallesi, ma questi, provati dagli scontri tra le fazioni guelfe e ghibelline, inizialmente non considerarono le notizie e le parole del contadino che figurò ai loro occhi come un "visionario" o un "esaltato". Il Chichizola, sconsolato e provato dalla situazione di sfiducia, chiese allora di poter conferire con il locale parroco, l'unica autorità religiosa che avrebbe potuto credergli.

Ed effettivamente il parroco parve dare credito alle parole del contadino (che fu ascoltato e interrogato anche dalle autorità civili della locale podesteria) e assieme ad un gruppo di fedeli si recarono presso il presunto luogo dell'apparizione dove, di fatto, poterono constatare la presenza del citato quadretto bizantino, vicino all'improvvisa e sgorgante fonte d'acqua. Oramai in prossimità della sera, il curato decise di trasportare questa effigie mariana a Rapallo e in un luogo più sicuro, all'interno della basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Il mattino seguente, però, la tavoletta fu ritrovata sul monte Letho. Nuovamente il parroco, seguito dal clero e dai reggenti del popolo e autorità si recarono sul luogo dell'evento e con cerimonia più solenne e religiosa si trasportò l'icona nel borgo rapallese, dove fu rinchiusa in un armadietto della parrocchiale. Grande stupore destò, il giorno successivo, la nuova scomparsa del quadretto e il ritrovamento dello stesso sul monte ove, oramai acclamata dalla popolazione e "ufficializzata" dal clero rapallese, l'immagine mariana voleva essere conservata e venerata.

Così scrisse in uno dei due verbali redatti il 6 agosto 1558 dal vicario dell'arcidiocesi di Genova monsignor Egidio Falceta, quest'ultimo incaricato dall'arcivescovo Gerolamo Sauli nei necessari approfondimenti e indagini del caso:

Le fasi di edificazione del santuario Con la diffusione del culto religioso verso la Madonna di Montallegro e l'icona bizantina si rese ben presto necessaria la costruzione di un adeguato luogo di preghiera e di ricovero per i sempre più numerosi flussi di pellegrini. E fu proprio un ospizio per i viandanti e per il clero a sorgere ancor prima di una chiesa vera e propria, anche se già tra il 1557 e il 1558 fu edificato dagli abitanti un piccolo tempio per la conservazione e l'esposizione del quadretto.

I lavori per la costruzione di un nuovo luogo di culto furono avviati nel breve, con il supporto e la manodopera degli stessi rapallesi, diretti dal maestro comacino Tommasino Lagomaggiore, che con non poca fatica per il trasporto dei materiali sul colle completarono la prima versione architettonica del santuario, a navata unica, nel 1559. Parallelamente ci si adoperò nella realizzazione della mulattiera in ciottoli tra la località di San Bartolomeo di Borzoli e il monte Letho, un percorso boschivo in salita lungo circa 4 km.

Al nuovo santuario fu unito con bolla papale di Gregorio XIII del 1572 il soppresso monastero di Valle Christi, ubicato nella frazione rapallese di San Massimo, mentre alla parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio fu affidata definitivamente la gestione del tempio con decreto arcivescovile di monsignor Antonio Maria Sauli dell'8 marzo 1589, nonostante la richiesta presentata dalla vicina comunità parrocchiale frazionale di San Maurizio di Monti.

Nel corso della visita apostolica nel 1582 del vescovo di Novara, monsignor Francesco Bossi, si prescrissero alcune modifiche alla chiesa, sollecitate dallo stesso vescovo novarese. Nei lavori si adeguò all'ampliamento dell'altare, collocando sullo stesso una pietra sacra, più grande, e una maggiore copertura a protezione dalla polvere. Tuttavia, il primo e più sostanzioso ampliamento del santuario venne realizzato nel corso del 1640 che permise, inoltre, la collocazione dei nuovi altari laterali. Il tempio assunse così le sue attuali dimensioni: 25 metri di lunghezza, 11 di larghezza e 12 di altezza.

Nel 1772 fu ampliata la vicina foresteria, mentre al 1867 risale il rinnovamento artistico degli interni della chiesa, sotto la direzione del maestro Descalzo di Chiavari, con l'aggiunta di nuovi stucchi, lesene e capitelli ad opera dell'architetto svizzero Pietro Delucchi. Al pittore rapallese Francesco Boero si deve invece la realizzazione dei quattro affreschi nella volta riproducenti gli eventi principali legati al quadretto bizantino, mentre il genovese Nicolò Barabino fu l'artefice del grande affresco nel catino dell'abside raffigurante lApparizione di Nostra Signora di Montallegro al Chichizola.

Nel 1882 l'architetto milanese Luigi Rovelli fu il progettista del nuovo altare maggiore, donato dal zoagliese Gianbattista Merello, che fu inglobato assieme alla preesistente ancona, e lo stesso Rovelli realizzò la nuova facciata in stile gotico lombardo (completata il 21 giugno 1896) e l'attiguo campanile cuspidato (alto 30 m) nel 1907 e che nel 1946 fu munito delle otto campane. Negli stessi anni fu eseguita la nuova e più ampia scalinata d'accesso al piazzale del santuario, poi rivista nel 1982.

Altri lavori di rilevanza architettonica sono stati poi portati a termine nel corso del XX secolo. Tra essi il completamento della strada carrozzabile nel 1932 che in circa 11 km, ricalcando un già accennato percorso per Coreglia Ligure e quindi per la val Fontanabuona (attraverso il passo della Crocetta) passante per la frazione di San Maurizio di Monti, permette di raggiungere il sito con mezzi motorizzati; la realizzazione delle nuove vetrate policrome (1937-1938); la posa delle quattordici stazioni in ceramica della Via Crucis, nel 1941, lungo il sentiero per il monte Rosa; la nuova casa del Pellegrino nel 1948; le porte in bronzo (1957) e la nuova pavimentazione in ardesia del piazzale tra il 1992 e il 1994.

Dal 20 dicembre 2009 un ascensore a cremagliera collega la sede stradale con il soprastante piazzale del santuario, eliminando, di fatto, le barriere architettoniche presenti che rendevano difficoltoso il raggiungimento dell'edificio religioso.

Altri eventi

La devozione popolare verso la Madonna di Montallegro fu ben presto tramutata da uno spirito religioso ad un riconoscimento ufficiale e civile della comunità rapallese. Furono ben quindici le adunanze che la Magnifica Comunità di Rapallo convocò nei vari siti religiosi appartenenti alla giurisdizione del capitaneato omonimo, fatta eccezione dei centri di Santa Margherita (centro), Portofino e il quartiere di Oltremonte (zona della media val Fontanabuona).

Complessivamente 1.922 capi famiglia dei territori parrocchiali di Rapallo, Santa Maria del Campo, San Massimo, San Pietro di Novella, Sant'Andrea di Foggia, San Martino di Noceto, San Quirico d'Assereto, San Maurizio di Monti, San Michele di Pagana, San Giacomo di Corte, San Siro, Zoagli, Sant'Ambrogio della Costa e Semorile votarono - con soli 6 voti contro - l'elezione di Nostra Signora di Montallegro quale protettrice della città e del capitaneato. Ai voti favorevoli si aggiunse il formale assenso del clero rapallese e delle comunità religiose dei monasteri e conventi di Sant'Agostino, di San Francesco d'Assisi, di Santa Chiara di Montefalco e dei frati cappuccini di Santa Margherita Ligure.

Così i componenti della Magnifica Comunità di Rapallo affermarono tale scelta:

L'esito delle riunioni rapallesi furono quindi trasmesse alla conoscenza dell'arcivescovo di Genova, frate Nicolò Maria De Franchi, e alla Sacra Congregazione dei Riti di Roma nel corso dei primi mesi del 1739. E il 14 giugno dello stesso anno da Roma arrivò l'ufficializzazione del patronato con l'esposizione del decreto presso la parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio e, in copia, sulla porta principale del santuario.

Ora patrona della comunità rapallese e dei borghi assoggettati al capitaneato, il 27 luglio 1767 l'icona bizantina fu incoronata "Regina", aggiungendo alla sommità del quadretto un serto d'oro, con solenne cerimonia religiosa e civile da parte del delegato del Capitolo di San Pietro in Roma, monsignor Andrea Doria. In occasione dell'evento il pontefice Clemente XIII concesse ai pellegrini recanti al santuario - che fu aggregato alla romana basilica di Santa Maria Maggiore - l'indulgenza plenaria.

Visitatori del santuario