La filosofia teoretica (dal greco θεωρητικός, derivante da θεωρέω, theōréō, "guardo, osservo", composto da θέα, théa, "spettacolo" Il termine è connesso con θέα théa, "spettacolo", a sua volta derivato da θαῦμα thâuma, "visione". Il termine mantiene però esclusivamente il significato di "guardare"., e ὁράω, horáō, "vedo") è una branca della filosofia che riguarda ciò che attiene alla teoria o alla teoresi, intendendosi con quest'ultimo termine un'accentuazione del carattere speculativo astratto e l'assenza di ogni riferimento alla pratica.Vocabolario Treccani alla voce "teoresi".
Come materia di studio accademico, la teoretica tratta i problemi generali concernenti la conoscenza nei suoi aspetti fondamentali e avanza una ricerca metodologica delle teorie generali, simili ma non coincidenti a quelle della metafisica, ossia della realtà nella sua interezza.Antonio Pieretti, Filosofia teoretica, La Scuola, 2008. In questo senso essa si pone antiteticamente alla filosofia pratica, in cui possono rientrare la filosofia morale e lo studio della filosofia nel suo procedere storico, occupandosi piuttosto dei fondamenti teorici della scienza.Dizionario filosofico Treccani alla voce "Filosofia teoretica".
Generalità La filosofia teoretica può, in un certo senso, essere definita la parte più generale della filosofia. È difficile dare una descrizione esatta dei principali problemi della filosofia teoretica, poiché qualunque descrizione di questo tipo già presuppone l'adesione e la formulazione di una ben precisa impostazione teoretica, come, del resto, qualsiasi tentativo di definire la filosofia e i suoi specifici settori. Certo è che l'altissimo livello di generalità della filosofia teoretica ha ricadute su tutte le altre "aree" della filosofia, perché è proprio il pensiero teoretico che si occupa specificamente della definizione degli ambiti in cui tali "aree" si trovano a operare, e dei metodi che esse devono adottare per risolvere i propri problemi particolariKarl-Otto Apel, Op.cit, p. 18..
In generale, si può indicare che la filosofia teoretica si rivolge al tema fondamentale dei criteri della conoscenza e a quelli della filosofia della scienza, anche se, rispetto a questi due settori, ha uno sguardo più generale. Inoltre, è possibile dire che il compito primo, e tuttora ben lontano dall'esser portato a termine, della filosofia teoretica è definire l'oggetto della filosofia e il metodo della sua ricerca. In questo senso, è possibile differenziarla dalla metafisica, la quale ha sin dall'inizio conosciuto una delimitazione ben precisa del suo ambito di applicazione.
Definizione Potremmo quindi definire la filosofia teoretica una "filosofia della filosofia" o anche una "filosofia prima" (ancorché questo epiteto venga sovente ascritto all'opera Metafisica di Aristotele): infatti, fa parte certamente dei suoi compiti trovare una caratterizzazione adeguata del concetto stesso di filosofia, di quali siano i suoi temi specifici e i suoi metodi. Ma proprio su questa caratterizzazione la comunità dei filosofi non ha mai raggiunto il benché minimo accordo e, anzi, è oggi più che mai uno dei problemi più scottanti, sul quale vertono le discussioni. La filosofia va continuamente alla ricerca del proprio compitoR. Ronchi, Filosofia teoretica. Un'introduzione, UTET Università, 2009..
Centrale per molti è il carattere metodologico della filosofia teoretica: essa è più un modo di affrontare certi problemi, un atteggiamento che un uomo assume nei confronti del mondo e di ciò che sappiamo di esso, più che un insieme consolidato di dottrine nelle quali credere, come la scienza naturale, la religione, il diritto o la critica artistica e letteraria.
La pagina principale del sito istituzionale della SIFT (Società Italiana di Filosofia Teoretica) racconta che "La Filosofia Teoretica si caratterizza come una ricerca relativa alle diverse forme e condizioni del rapporto tra l’essere umano e il mondo e può articolarsi come metafisica, ontologia, analisi delle forme della conoscenza e della credenza, elaborazione e discussione critica di teorie della soggettività, della mente, dell’azione, della verità, della vita, del genere, nonché come analisi e discussione di orizzonti storico-concettuali e come interpretazione".
In questo approfondimento "Che cos’è la Filosofia teoretica" Alberto Giovanni Biuso, professore ordinario di filosofia teoretica, spiega efficacemente cosa essa sia.
Problematiche In realtà, la migliore definizione che si possa dare di questa "disciplina filosofica" è l'esposizione di alcuni dei suoi principali problemi. Ci sono due questioni centrali che definiscono la filosofia teoretica in senso moderno, le cui prime esposizioni possono trovarsi in autori come Cartesio; esse sono strettamente legate tra loro. La prima è "Qual è la struttura ultima della realtà?"; domanda che può presentare aspetti inerenti alla metafisica; e una risposta positiva a essa potrebbe annoverare caratteri ontologici. La seconda domanda riguarda la possibilità della conoscenza e può essere così formulata: "È possibile conoscere questa struttura ultima?" o, anche, "è possibile una conoscenza autentica, che non sia mera opinione, ma scienza?" È domanda inscrivibile anche riguardo alla teoria della conoscenza, alla gnoseologiaIn inglese la gnoseologia viene chiamata epistemology, cioè epistemologia, ma l'uso in italiano di quest'ultimo termine è solitamente ristretto alla filosofia della scienza..
Atteggiamenti teoretici Rispetto a queste domande possono esservi atteggiamenti teoretici differenti da parte dei filosofi: un primo atteggiamento può essere detto dogmatico. Esso argomenta in favore dell'assunzione di una risposta positiva alla prima domanda, dando quindi una certa descrizione della realtà ultima, dalla quale viene ricavata la risposta alla seconda domanda. Oppure, partendo da una qualche certezza ritenuta indubitabile, che costituisce dunque una risposta positiva alla seconda domanda, ricostruiscono da essa una immagine di come realmente è strutturato il mondo. Quest'ultima è la strategia adottata ad esempio da Cartesio, necessaria per affrontare le obiezioni dello scettico.
Un secondo atteggiamento è appunto quello dello scettico. Egli risponde negativamente alla seconda domanda, sostiene cioè che non vi sia mai una vera e propria conoscenza, ma sempre e solo opinione. Per questo si rifiuta di rispondere positivamente alla prima, egli ritiene impossibile per l'uomo conoscere la vera natura delle cose. La struttura ultima della realtà, l'essenza delle cose, è inconoscibile. Questi due tipi di atteggiamento sono in qualche modo riscontrabili in tutta la filosofia, dalle sue origini a oggi. Nella maggior parte degli autori i due atteggiamenti si mescolano in vari gradi, producendo quella varietà di pensiero tipica della filosofia.
Atteggiamento critico, da Kant in poi Ma da Kant in poi è nato un nuovo atteggiamento introducendo una serie di elementi rivoluzionari per la filosofia teoretica. Kant attua una vera e propria "rivoluzione copernicana" nel campo della conoscenza filosofica, perché, come Copernico aveva invertito il rapporto tra il Sole e la Terra, così il filosofo tedesco intende ora invertire i rapporti tra soggetto e oggetto della conoscenza. Mentre prima si pensava, in maniera dogmatica, che le forme del soggetto si adattassero passivamente alla natura, col criticismo si inaugura una nuova concezione per la quale è l'esperienza sensibile a venir modellata dalle nostre strutture mentali«Quando Galilei fece rotolare le sue sfere su di un piano inclinato con un peso scelto da lui stesso, e Torricelli fece sopportare all'aria un peso che egli stesso sapeva già uguale a quello di una colonna d'acqua conosciuta […] fu una rivelazione luminosa per tutti gli investigatori della natura. Essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno, e che […] essa deve costringere la natura a rispondere alle sue domande; e non lasciarsi guidare da lei, per dir così, colle redini; perché altrimenti le nostre osservazioni, fatte a caso e senza un disegno prestabilito, non metterebbero capo a una legge necessaria» (Kant, prefazione alla Critica della ragion pura , Laterza, Roma-Bari 2000).. Kant, con il suo criticismoV. Grieco, Genesi e sviluppo del criticismo. Emanuele Kant, Ist. ed. del Mezzogiorno, Napoli 1969., ha introdotto una nuova prospettiva con la quale guardare il problema della conoscenza e, di conseguenza, anche la metafisica. Questi sono alcuni dei principali motivi di novità: Sposta l'attenzione della gnoseologia dal problema del rapporto tra idee soggettive e cose oggettive a quello della validità dei giudizi; quali sono i criteri per dire che un giudizio è valido (cioè vero)? Viene rifiutata di conseguenza la tradizionale contrapposizione tra il soggetto conoscente e l'oggetto reale, comune sia al dogmatico sia allo scettico. L'oggetto della conoscenza non è più una cosa in sé, ma un fenomeno, che appare in una rappresentazione seguendo i principi dell'intelletto puro (cioè i giudizi sintetici a priori). La conoscenza non è il rispecchiamento passivo di una realtà predeterminata, essa è una "costituzione" dell'oggetto secondo le regole della ragione a partire da un materiale sensibile dato. In essa l'intelletto ha un ruolo attivo (questa attività è la "spontaneità dell'intelletto" che si contrappone alla natura passiva della sensibilità, la "ricettività"). La filosofia critica non può descrivere la realtà come è in sé stessa, può invece esporre i principi a priori con cui l'intelletto costituisce il mondo fenomenico. Il mondo fenomenico non è un mondo di "mere parvenze", è il mondo di oggetti che tutti conosciamo. In esso i principi dell'intelletto servono a distinguere tra la realtà (empirica) e l'immaginazione.
La trattazione kantiana dell'esistenza Particolarmente rilevante per gli sviluppi successivi è la trattazione kantiana del concetto di esistenza. Il fatto che l'esistenza non sia un predicato reale (sfruttato per confutare la prova ontologica dell'esistenza di Dio) può essere considerata un'anticipazione della moderna teoria della quantificazione, sviluppata dalla logica e assai discussa nella filosofia analitica.
D'altra parte nella filosofia continentaleG. Fornero, S. Tassinari, Le filosofie del Novecento, ed. Bruno Mondadori. Heidegger ha sviluppato il legame rilevato da Kant tra esistenza e temporalità, per superare l'impostazione tradizionale della metafisica e del problema ontologico. Egli propone un sostanziale abbandono del problema della conoscenza e della metafisica come ricerca della struttura ultima della realtà. La filosofia diventa interpretazione dellesistenza, in particolare dell'esistenza sensata, quella umana. Da Heidegger in poi nella filosofia continentale si parlerà di ermeneutica. Si indicano in generale le principali filosofie che hanno discusso l'eredità kantiana:
idealismo tedesco e neokantismo; positivismo; positivismo logico; pragmatismo; fenomenologia.
Storia La "visione" nel pensiero greco arcaico