Nel suo periodo razionalista ha lavorato per Adriano Olivetti. La sua collezione di reperti Mesopotamici è conservata al Museo MACA di Mantova.

Biografia Gli anni della formazione: 1913 - 1940 Terzogenito di quattro fratelli, Ugo Sissa nasce a Mantova; il padre Guido è colonnello mentre la madre, Clelia Sissa, proviene da una famiglia di avvocati e notai. Sissa trascorre l'infanzia e l'adolescenza tra Pegognaga, Mantova e Verona dove si iscrive al Liceo Artistico dell'Accademia Cignaroli. Qui ha occasione di frequentare lo scultore mantovano Albano Seguri, suo compagno di studi. Nel 1932, Sissa consegue la maturità artistica all'Accademia di Belle Arti di Venezia: Virgilio Guidi è tra i commissari di esame. Tra i compagni di Accademia, stringe amicizia con Giulio Turcato e Dino Basaldella. Nell'ottobre dello stesso anno si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura di Venezia dove insegnano Carlo Scarpa e Baldessari. Dal 1934 prosegue gli studi in architettura a Roma, presso l'Istituto Superiore di Architettura sotto la guida di Vincenzo Fasolo e Gustavo Giannoni. In questo periodo inizia la sua frequentazione con Fabrizio Clerici. Contemporaneamente agli studi universitari, si iscrive al Corso di Scenografia del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove incontra Vincenzo Monaco, Sante Monachese, Lodovico Quaroni. Nel 1937 si laurea in architettura con Marcello Piacentini progettando uno Stabilimento Cinematografico a San Giuliano (Venezia Mestre). Vince il primo premio ai Littoriali di Napoli (anno XV) con il progetto per una chiesa in Africa Orientale Italiana, realizzato assieme a Valeria Caravacci; la commissione è presieduta da Giuseppe Pagano. Dal 1938 è iscritto all'Albo degli Architetti della Lombardia.

Tra 1938 e 1939 vince una borsa di studio che gli permette di recarsi in viaggio in Polonia per studiare l'architettura rurale dei Carpazi. In questo periodo, i suoi riferimenti culturali sono l'opera di Giuseppe Pagano e quella di Le Corbusier. Durante la sua permanenza all'estero inizia la sua passione per la fotografia grazie alla quale documenta le abitazioni in legno di località sperdute tra i monti al confine con la Russia che conservavano ancora la tradizione costruttiva locale. Nel 1939 vince il terzo premio della Triennale d'Oltremare di Napoli con un progetto di Case in Africa Orientale Italiana. Il lavoro alla Olivetti: 1940 - 1943 Nel dicembre del 1940, dopo aver risposto ad un'inserzione apparsa ne "Il Messaggero", entra in contatto con l'azienda Olivetti di Ivrea: si apre così un importante periodo professionale che lo vede lavorare con Marcello Nizzoli con il quale progetta le Case per Operai a Canto Vesco (Ivrea, 1942) realizzate tra 1950 e 1953. Nel 1942, Sissa progetta autonomamente lo spaccio aziendale Olivetti a Ivrea e il Negozio Olivetti a Roma in Via del Tritone; questo edificio oggi scomparso, ospitava una grande pittura murale di Guttuso. La collaborazione con Nizzoli prosegue con i progetti di case per impiegati a Monteferrando e Monteleggero. In questo periodo Sissa disegna e realizza mobili a lavorazione in serie per ufficio e per abitazioni, in precedenza inclusi come esempio di arredamento nell'Enciclopedia Italiana Treccani. Nel 1943 lascia Ivrea. Le prime esposizioni: 1944 - 1952 Dal 1944 si intensifica la sua attività di pittore e si avviano le prime mostre a Mantova, alla Galleria del Pioppo, e a Palazzo della Ragione (1946). Nell'aprile del 1947 Sissa si reca in Francia, prima a Nizza e poi a Parigi, dove dipinge olii nello studio di Rue de Jacob. A Parigi frequenta Curzio Malaparte. Torna in Italia nel 1949 dove e prosegue la sua attività di artista tra Roma, Milano e Venezia, partecipando alla VI Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma (1952).

La Mesopotamia: 1953 - 1958 Nel 1953 vince un concorso internazionale e a maggio si imbarca a Napoli per raggiungere Baghdad come Capo Architetto del Development Board of Iraq, esperienza fondamentale anche per l'elaborazione tecnica e formale della pittura. In Iraq esegue una serie di progetti per il Governo Iracheno tra cui edifici sociali, la centrale del latte, l'aeroporto di Baghdad, alberghi e uffici del Ministero per lo Sviluppo. Si dedica all'archeologia e alla fotografia, visita gli antichi siti dei sumeri e studia la sigillografia mesopotamica. Nel suo viaggio fu seguito dalla pittrice mantovana Nene Nodari, con la quale condivise le sue esperienze artistiche. Nel luglio del 1955 rientra in Italia, prima a Venezia, poi a Roma e Capri. Nel 1955 aderisce al gruppo MAC/Espace nella sezione architettura con Nino Franchina e Piero Dorazio. Dopo aver vinto il primo premio al Concorso Nazionale per il Monumento a Paisiello con Franchina (1956), riprende i contatti con gli artisti suoi amici, frequentando assiduamente Dorazio, Scialoja, Clerici, Colla e Mimmo Rotella. Nel 1957 torna in Mesopotamia lavorando come Capo Architetto incaricato dal Governo del Summer Resort Department. Progetta alberghi a Kufa, Ur, Babilonia, Nimrud e la sede dell'ambasciata italiana a Baghdad. Coglie l'occasione per continuare le sue ricerche sull'archeologia e la fotografia. Raccoglie numerosi reperti, utensili, statuette tavolette cuneiformi, mattoni d'argilla con iscrizioni. Nel luglio del 1958, con la caduta della monarchia irachena, torna definitivamente in Italia. Qui, nel 1959 lo studio dei reperti Mesopotamici si concretizza nel Catalogue of Sissa Collection of Stamp and Cylinder Seals of Mesopotamia di E. Douglas Van Buren con trascrizioni di Emilio Villa. L'abbandono dell'architettura e l'affermazione sulla scena artistica: 1961 - 1980 Dalla fine degli anni cinquanta si stabilisce a Venezia e abbandona la professione di architetto concentrandosi completamente sugli studi del mondo classico e sulla pittura. L'attività espositiva inizia in modo continuativo, con una prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1965 presentata da Umbro Apollonio, seguita da una collettiva alla Galleria del Leone al fianco di Fontana, Dorazio, Guidi, Michelangelo Pistoletto, Rotella e Tancredi (1966). L'attività espositiva lo vede nel 1971 a Londra, con una personale alle Drian Galleries e alla Galleria il Traghetto 2 dove espone con Virgilio Guidi. L'anno successivo è a Rio de Janeiro alla Mostra di Arte Grafica Italiana Contemporanea a cura dell'Istituto Italiano di Cultura al Museo di Arte Moderna assieme ad Afro, Capogrossi, Dorazio, Franchina, Mastroianni e Turcato. Nel 1977 partecipa alla mostra Grafici Italiani Contemporanei alle Gallerie d'Arte Moderna di Lubiana con Rotella, Perilli e Turcato. Si dedica quasi esclusivamente alla serie "Gruppi Locali", presentati anche alla sua ultima esposizione personale alla Galleria Segno Grafico di Venezia. Muore in un incidente d'auto il 17 ottobre del 1980.

L'architettura Prime esperienze Giuseppe Mazzariol definisce Sissa come testimone delle complesse vicende dell'Italia degli anni trenta fra Roma e Milano, circostanze dettate dalla situazione di un'architettura e di un'arte di regime. L'architettura di questo periodo vive immersa in una stagione drammatica e conflittuale. Il primo referente nella formazione di Sissa è Terragni, come si evince dalla Casa del Fascio di Verona (1940) che richiama la medesima opera di Terragni realizzata a Como. Nel 1935, Sissa partecipa ai Littoriali della Cultura e dell'Arte (anno XIII) per l'Architettura a Roma con il progetto "Casa rurale nel Mantovano". L'anno successivo, il progetto per una "Casa del sindacato professionisti e artisti" viene premiato al concorso Montiroli; quest'opera evidenzia già i legami di Sissa con le tendenze razionaliste. Nel 1937 vince i Littoriali (anno XV) di Napoli con il progetto di una chiesa in Africa Orientale Italiana nei pressi di Gondar; realizzato con Valeria Caravacci, il progetto che includeva una chiesa, il battistero, un ossario, campanile e canonica, avvia sulla stampa di settore una forte polemica tra Pagano, presidente di commissione, e Piacentini. La vittoria di questo premio scatena un vivace scontro tra Pagano e Piacentini sulle pagine dei maggiori giornali di architetturaGermano Celant, Ugo Sissa Architetto in Ugo Sissa, Catalogo della Mostra, Palazzo Te, Mantova 1984, p. 13. Sarà proprio Pagano ad introdurre il giovane Sissa a un gruppo di urbanisti di Stoccarda dove l'architetto si recherà nel 1938 per studiare l'edilizia popolare, lasciando una preziosa documentazione di edifici oggi scomparsi. L'interesse per le architetture autoctone si rafforza con il viaggio in Polonia che gli dà modo di approfondire i possibili legami tra contemporaneità progettuale e tradizione. In Polonia Sissa indaga soprattutto le costruzioni in legno, riportando il suo viaggio in scritti, schizzi e riflessioni sulle problematiche della produzione industriale. Nel 1939 vince il terzo premio al Concorso Nazionale indetto dalla Triennale d'Oltremare di Napoli con un progetto di "Case in Africa Orientale" assieme a Franco Strumia. Anche in questa occasione il tema coloniale è interpretato in chiave razionalista.

Olivetti Sissa viene chiamato dalla Olivetti nel 1941 come addetto all'Organizzazione Tecnica. Ancora giovane architetto, a Ivrea ha modo di confrontarsi con affermati professionisti come Nizzoli, Figini e Pollini lavorando nel contesto più all'avanguardia del nostro paese e aderendo al clima razionalista. Nel 1942 progetta con Marcello Nizzoli le "Case per Operai a Canton Vesco" (Ivrea) e i disegni dei due architetti compaiono ben presto nella "Enciclopédie de l'Archietcture Nouvelle" di Alberto Sartoris (1948). Tra il 1941 e il 1943, progetta con Nizzoli una casa per impiegati a Monferrando realizzando uno schema (i balconi a sbalzo, lo sviluppo verticale) che riprenderà poi nel progetto di case popolari a Cremona per l'INCIS (1949). Questi progetti si basano sullo sviluppo orizzontale di moduli ripetibili al fine di consentire una maggior libertà nell'organizzazione dello spazio e di ricavare alloggi di diversa superficie a seconda delle esigenze d'usoRossano Astarita, Gli architetti di Olivetti, una storia di committenza industriale, Franco Angeli Edizioni, 2013, p. 154..

Alla Olivetti Sissa collabora alla definizione dell'immagine dell'azienda con la ristrutturazione e la costruzione di negozi in varie città italiane. L'esempio più significativo è la realizzazione del negozio Olivetti in Via del Tritone a Roma; demolito alla fine degli anni cinquanta, lo stabile conteneva una grande pittura murale di Renato Guttuso, benché Sissa gli avesse preferito Han Arp. Il dipinto di Guttuso dal titolo "Boogie-Woogie" mette in scena l'omonimo ballo e l'elettricità suscitata da quella musica proveniente dall'AmericaMaria Grazia Arru, Simona Campus, Riccardo Cicilloni, Rita Ladogana, "Architetti e artisti per l'Industrial Design. Lo showroom Olivetti a New York" in ArcheoSrte. Rivista elettronica di Archeologia e Arte (ISSN 2039-4543) Supplemento 2012 al numero 1, Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell'Università degli Studi di Cagliari Sezione di Archeologia e Storia dell'Arte.. Organizzato in tre livelli, il negozio viene definito "un'opera solitaria e affascinante, una boccata di ossigeno europeo immessa con forza nell'aria stagnante di una città vicina all'asfissia". Quest'opera di Sissa è l'esempio che lo pone in linea con le tendenze razionaliste europee più avanzate e sarà presentata alla II Biennale di San Paolo del Brasile nel 1953. Oltre a quello in Via del Tritone, progetta la risistemazione per i negozi di Asti, Pistoia, Frosinone, Ivrea e Modena.

Per Olivetti progetterà non soltanto edifici ma anche arredi, più volte citati come esempio di stile, ed espositori per le celebri macchine da scrivere.