La contea di San Secondo, successivamente elevata in marchesato, fu un piccolo Stato dell'Italia centro-settentrionale governato dalla famiglia Rossi dal 1365, data di acquisto del feudo ceduto dal Capitolo della Cattedrale di Parma, sino alla Rivoluzione francese cui seguì l'estinzione della linea diretta del casato avvenuta nel 1817 (l'ultimo Rossi, Guido, morto nel 1825, non ebbe il potere temporale).

Il minuscolo territorio fu vassallo dapprima del ducato di Milano poi del ducato di Parma.

Storia La nascita della contea La contea di San Secondo nacque formalmente il 18 aprile 1365 quando Ugolino de' Rossi, vescovo di Parma, oberato dai debiti contratti dal capitolo della cattedrale che era proprietario delle terre di San Secondo sin dal 895 d.C.Per la storia di San Secondo antecedente alla fondazione della contea si rimanda alla voce San Secondo Parmense, sezione storia, le cedette ufficialmente ai nipoti Giacomo e Bertrando de' Rossi come risarcimento per un prestito non onorato. Tale atto comunque, ratificato poi nel 1367 con la designazione di Giacomo de' Rossi come primo conte, è puramente convenzionale, in quanto i Rossi possedevano già dei terreni a sud del paese, nella zona di Castell'Aicardi. sin dal 1146 e, pur essendo apparentemente proprietari solo della quarta parte del territorio, esercitavano di fatto la signoria già dal XIII secolo a causa della debole posizione dei canonici. Le acquisizioni di Pietro Maria I e la lotta con i Terzi In seguito alla scomparsa di Giacomo avvenuta attorno al 1370Nonostante molte fonti riportino come data di morte di Giacomo il 1396, tale data deve essere errata in quanto negli atti successivi al 1375 compare sempre il nome del figlio Rolando e quello del nipote Bertrando (rif pagina 31 della monografia "La Signoria dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo" L Arcangeli e Marco gentile citata in note successive). A conferma di quanto asserito anche Angelica Rosati in "Da 150 a 600: San Secondo dalla nascita di Pier Maria de' Rossi a comune parmense" a pag 59-60-61 parla della signoria di Rolando su San Secondo già dal 1374, mentre a pagina 39 si dice che nel 1368 i sudditi giurano fedeltà a Giacomo. Inoltre Giuseppe Maria Cavalli nel suo librò Cenni storici della borgata di San Secondo, 1870, parla di un testamento di Giacomo datato 18 aprile 1370. gli successero nella gestione dei beni di famiglia il figlio Rolando (di Giacomo) e il nipote Bertrando di Bertando, amico e consigliere di Gian Galeazzo Visconti. Il modo in cui venisse gestito il potere nel casato da Rolando e Bertrando non è del tutto chiaro, anche se dagli atti si intuisce che San Secondo fosse di pertinenza di Rolando e Felino di Bertrando. Rolando morì senza eredi nel 1389 lasciando il controllo del casato nelle sole mani del cugino, morto il quale, nel 1396, la contea passò al figlio Pietro Maria che, oltre a San Secondo, controllava contemporaneamente le contee di Corniglio e Berceto.

Nel 1401 Pietro MariaAlcune fonti indicano nel 1404 l'inizio della signoria di Pietro Maria, ciò non è però possibile perché tutte le fonti concordano sul fatto che Bertrando suo predecessore sia morto a Pavia il 4 novembre 1396, con descrizione minuziosa del corteo funebre. La signoria di Pietro incominciò alla morte del padre Bertrando, si veda come sul Litta che Pietro agì già prima del 1404 contro i Terzi, mentre il Molossi nel "Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla" Parma, tipografia ducale 1832-1834 a pagina 499 dice espressamente che Pietro successe a Bertrando nel 1396, il libro è consultabile alla Url indicata in nota precedente. ingrandì la contea di San Secondo acquistando dai sempre indebitati canonici il vicino feudo del Pizzo e, in successione, i territori di Castell'Aicardi, Ronchetti e Corticelli, ma l'espansione territoriale del feudo e le mire del Rossi sul governo della città di Parma misero Pietro in conflitto con la famiglia Terzi, ciò diede il via a una lotta fra le due casate che culminò con l'assalto e l'incendio del borgo forticato di San Secondo condotto nel 1403 da Ottobono dei Terzi alla testa di 300 cavalieri e 200 fanti.

Dopo aver ottenuto l'investitura della contea dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo, Pietro Maria incominciò la costruzione della rocca dei Rossi intorno al 1415, scegliendo San Secondo come sede principale dalla quale governare i numerosi domini che la famiglia possedeva nel parmense e nel cremonese, mentre al fratello Giacomo spettò il feudo di Felino.

La signoria di Pier Maria II e la guerra contro Ludovico il Moro

A Pietro Maria successe il figlio Pier Maria II che aveva eletto come residenza della famiglia la rocca di San Secondo; durante la sua signoria, la contea conobbe uno sviluppo urbanistico notevole: il castello venne ingrandito, fu costruita la chiesa dell’Annunciazione di Maria Vergine, divenuta titolare della parrocchialità nel 1470 e il borgo ampliato per ospitare gli abitanti dell'originario insediamento demico di Villa di San Secondo.

Pier Maria decise di suddividere i territori dello stato rossiano, nel testamento del 1464 infatti, escluso il primogenito Giovanni per le ingiurie arrecate al padre e Giacomo per aver intrecciato legami sentimentali con una Terzi, appartenente quindi a una famiglia acerrima nemica dei Rossi, nominò eredi legittimi il figlio Guido e il figlio Bernardo, oltre che al naturale Ottaviano. La morte prematura di Bernardo, avvenuta nel 1468 e di Ottaviano, convinse Pier Maria a eseguire nel 1480 una modifica al testamento nel quale venne incluso il figlio naturale Bertrando investito delle rocche dell'appennino, tale decisione non venne mai accettata da Guido e divenne il motivo per il quale Bertrando si schierò contro il fratello durante la Guerra dei Rossi.

Tuttavia la presa del potere di Ludovico il Moro segnò il declino delle fortune dei Rossi, fautori della fazione sforzesca avversa; il duca di Milano strinse un'alleanza con i Sanvitale, i Pallavicino e i Da Correggio, quindi mosse guerra al Rossi: nel gennaio 1482 le truppe del Moro guidate dal suo figlio naturale e da Gian Giacomo Trivulzio invasero la contea e cinsero di assedio la rocca di San Secondo.

Pier Maria II oppose una strenua resistenza e in alcune sortite riuscì addirittura a respingere gli assedianti oltre il greto del fiume Taro e del torrente Parola (in realtà trattasi del Rovacchia del quale il Parola è affluente)La confusione fra l'affluente e il torrente principale è ben visibile nella cartina dei territori dello stato Pallavicino, dove si vede che il Torrente chiamato Parola si immette nello Stirone, trattasi invece della Rovacchia nella quale il parola confluisce a nord di Fidenza, catturando schiere di armigeri; tuttavia la mutata strategia intrapresa dagli invasori che, vista l'impossibilità di far cadere San Secondo, incominciarono ad assediare una per una le varie rocche dei Rossi e la salute malferma del conte fecero sì che Pier Maria II lasciasse la conduzione della guerra all'erede designato (il figlio primogenito Giovanni era stato diseredato) Guido, ritirandosi nel castello di Torrechiara ove morì poche settimane dopo.

Guido continuò la lotta ma, dopo una momentanea tregua e senza l’aiuto dei veneziani, dovette fuggire da San Secondo che cadde il 21 giugno 1483, dopo un anno e mezzo di combattimenti.

La susseguente pace di Bagnolo, del 1484, non reintegrò i Rossi nei loro feudi.

Il ritorno dei Rossi: il recupero del feudo e l'erezione a marchesato Gli anni successivi alla presa della rocca furono anni di decadenza e degrado, nondimeno nel 1493 Giovanni de’ Rossi, figlio primogenito diseredato da Pier Maria II, riuscì a rientrare in possesso del feudo di San Secondo grazie all'amicizia con Gian Giacomo Trivulzio, anch'egli al servizio del re di Francia. Un primo impegno ufficiale in tal senso venne preso nel 1495 dal re di Francia Carlo VIII al quale Betrando Rossi raccomandò il fratello Giovanni durante una sosta del re al castello di Berceto.

L'investitura ufficiale di Luigi XII avvenne comunque solo nel 1499 dopo la caduta di Ludovico il Moro, ciò fu possibile grazie soprattutto all'interessamento del Trivulzio, luogotenente dei francesi in Italia. Nella lotta per il possesso degli antichi feudi uscì invece sconfitto Filippo Maria, figlio di quel Guido de' Rossi morto nel 1490 ed erede designato da Pier Maria II, che da più parti erano ritenuto il legittimo nonché ampiamente favorito pretendente del feudo di San Secondo e che pagò il fatto di essere al soldo della repubblica di Venezia, nemica dei francesi nella guerra d'Italia culminata con la battaglia di Fornovo.

La scelta comunque fu anche dettata da considerazioni di opportunità politica: reinsediare Filippo nei feudi appartenuti al nonno avrebbe potuto costituire una pericolosa testa di ponte nell'ottica di una potenziale futura espansione della Serenissima nel parmense, l'insediamento di Giovanni e del figlio Troilo, espressamente filofrancesi e da loro dipendenti, non avrebbe comportato alcun rischio.A compensazione dell’impossibilità di reinsediare i Rossi di San Secondo nei loro possedimenti aviti, Troilo I figlio di Giovanni fu creato marchese il 15 agosto 1502 dal re di Francia presso il quale, come già detto, prestava servizio.

La riconquista dei territori perduti e il periodo d’oro del marchesato Fino al 1504 i territori controllati da Troilo I si riducevano al solo San Secondo, che pur non essendo un mero insediamento rurale ma un centro importante con le sue botteghe di spezieria e barberia, con la sua collegiata e il convento degli Zoccolanti, rappresentava sempre un unico feudo anche se elevato al rango di marchesato due anni prima.

Nel 1504 Troilo I ingrandì i propri territori acquisendo il feudo di Basilicanova e nel 1506 ereditò da Bertrando il feudo di Berceto, riuscendo dopo sette anni di dominio francese nel parmense, a rientrare in possesso di Basilicanova, Fornovo, Roccalanzona, Carona, Berceto, Bardone e Roccaprebalza.

Nonostante i propositi di riconcquista totale degli antichi feudi che si prefissarono i Rossi di San Secondo nella prima metà del Cinquecento, non fu possibile però rientrare in possesso di Torrechiara e Felino, inizialmente assegnate a Troilo I ma poi, a fronte dell'ostilità degli abitanti di fronte alla signoria di un Rossi ritenuto non essere erede legittimo di Pier Maria II, cedute da Luigi XII a Pietro di Rohan, nobile francese e da questi vendute nel 1502 ai Pallavicino, ritenuti troppo forti per poter essere scalzati dai due feudi. Roccabianca invece fu considerato un obiettivo maggiormente perseguibile, non solo per contiguità geografica, ma anche perché fu tenuta un Pallavicino decaduto e poi da dei Rangoni che non costituivano un ostacolo insormontabile. Tuttavia ogni velleità seppur perseguita con strumenti di ogni genere, che vanno dalle cause civili, all’eliminazione fisica degli avversari (anche se solo tentata), sino a spingersi all’azione di forza quando il contesto delle relazioni internazionali lo consente, risultò essere vana e le perdite definitive.

A questi feudi va aggiunto anche quello di Corniglio passato a Filippo Maria, l'erede legittimo di Pier Maria II.

Pur non riuscendo quindi che a condurre una riconquista parziale, i feudi che Troilo I riuscì a riconquistare e a governare da San Secondo, eretta da Troilo I nel suo testamento del 1521 come sede della famiglia e della cancelleria, ne fecero uno dei più grandi feudatari parmensi.