Molti dei diritti umani e delle libertà civili in Corea del Nord sono inesistenti, gravemente violati e di fatto non rispettati dallo Stato, sebbene la Costituzione formalmente li garantisca. Non c'è libertà di parola, i media sono strettamente controllati e lasciare il paese è estremamente difficile.
Le uniche fonti d'informazione disponibili sui diritti umani in Corea del Nord sono da parte degli ex detenuti e guardiani che sono riusciti a fuggire e informare Human Rights Watch e Amnesty International.
Nel 2019 il Democracy Index posiziona la Corea del Nord ultima su 167 paesi esaminati, con un punteggio totale di 1,08 su 10,00. Per quanto riguarda il processo elettorale e il pluralismo il punteggio è di 0,00 su 10,00; la funzione del governo occupa un punteggio di 2,50 su 10,00; la partecipazione politica ottiene un punteggio di 1,67 su 10,00; la cultura politica 1,25 su 10,00 e libertà civili 0,00 su 10,00.
La Commissione d'inchiesta sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea
Il 6 maggio 2013, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite annuncia la nomina dell'australiano Michael Kirby, della serba Sonja Biserko e dell'indonesiano Marzuki Darusman come primi membri della Commissione d'inchiesta sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea.
L'ONU si esprime così sugli obiettivi dell'ente:
Il 20 agosto 2013, la commissione comincia una conferenza pubblica di cinque giorni all'Università Yonsei a Seul dedicata all'ascolto di disertori nordcoreani e il 29 agosto è in Giappone per ascoltare le testimonianze dei parenti di cittadini giapponesi fatti prigionieri in Corea del Nord tra gli anni 1970 e 1980., Voice of America News, August 29, 2013., UN News Centre, August 23, 2013.
La Corea del Nord ha descritto l'inchiesta come "un complotto politico" e non ha permesso agli investigatori l'accesso al paese. Gli investigatori ONU hanno continuato a interrogare testimoni in Corea del Sud, Giappone e nel Regno Unito e tra il 30 e il 31 ottobre 2013 hanno condotto conferenze sul tema negli Stati Uniti. La commissione ha affermato di aver ripetutamente chiesto a rappresentanti della Corea del Nord di partecipare alle conferenze e incontrarsi con i testimoni.
Il 17 febbraio 2014, gli investigatori hanno riportato le loro conclusioni in un documento di quattrocento pagine. La commissione ha accusato il governo nordcoreano di essere coinvolto in sistematiche e diffuse violazioni dei diritti umani. Michael Kirby, il presidente della commissione, ha affermato che alcuni dei crimini compiuti dalla Corea del Nord ricordavano quelli commessi dai nazisti.
Il resoconto investigativo afferma: "Sotto molti aspetti, le violazioni dei diritti umani scoperte dalla commissione costituiscono crimini contro l'umanità. Non si tratta di semplici eccessi dello Stato, esse sono componenti essenziali di un sistema politico che si è allontanato di molto dagli ideali su cui afferma di essere fondato.
La gravità, l'estensione e la natura di queste violazioni ha rivelato uno Stato che non ha corrispondenti nel mondo contemporaneo." Roberta Cohen, del Comitato per i diritti umani in Corea del Nord, ha detto che ora sta alla comunità internazionale intervenire per proteggere chi è perseguitato e consegnare i colpevoli alla giustizia.
Il governo nordcoreano ha rigettato le accuse e ha affermato che la commissione è "il prodotto di una politicizzazione dei diritti umani da parte dell'Unione europea e del Giappone, in aggiunta alla politica ostile degli Stati Uniti".
Il 18 novembre 2014, le Nazioni Unite hanno votato a favore di un progetto di risoluzione per sottoporre la Corea del Nord al giudizio della Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità.
Posizione della Repubblica Popolare Democratica di Corea Il dibattito sui diritti umani in Corea del Nord risale a prima della fondazione dello Stato nel 1948. Con un'ideologia basata sullo stalinismo, sul confucianesimo e sulla juche, la posizione del paese sui diritti umani considera tali diritti non universali, ma condizionati dal comportamento del cittadino, sostenendo che i diritti della collettività prevalgono su quelli del singolo e dando più peso al welfare e alla solidarietà che non al diritto del singolo.
Kim Il-sung ha affermato che il concetto di democrazia non può "garantire libertà e diritti a elementi ostili che si oppongono al socialismo o a elementi impuri che agiscono contro gli interessi del Popolo."
Il governo nordcoreano afferma che la Costituzione dello Stato garantisce i diritti umani ai cittadini e che i suoi principi sono ulteriormente sviluppati dalle leggi e che inoltre tali leggi siano fatte rispettare con rigore all'interno del paese.
Sette mesi dopo il rilascio del report della Commissione d'Inchiesta, la Corea del Nord ha pubblicato un proprio studio sul tema tramite l'Associazione per gli Studi sui Diritti Umani della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che affermava invece che i cittadini nordcoreani godessero di "effettivi diritti umani".
La Corea del Nord ha inoltre accettato d'implementare 113 delle 268 raccomandazioni per migliorare il proprio livello di diritti umani nell'Universal Periodic Review pubblicato dalle Nazioni Unite.
Libertà civili C'è una vasta rete di informatori del regime in Corea del Nord, che monitora il livello di adesione dei cittadini all'ideologia politica. Non c'è riguardo per le libertà civili. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha ufficialmente riconosciuto che in Corea del Nord avvengono regolarmente violazioni dei diritti umani. La seguente citazione proviene dalla Risoluzione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani del 2005, riferendosi alla situazione presente in Corea del Nord:
Diritti del lavoro La Corea del Nord è una delle poche nazioni al mondo che non appartiene all'Organizzazione internazionale del lavoro. Il Partito del Lavoro di Corea, de facto il partito unico del paese, controlla l'unica organizzazione di sindacati autorizzata, la Federazione Generale dei Sindacati di Corea. Nella regione industriale di Kaesŏng, vicino al confine tra le due Coree, . Lì le leggi che disciplinano le condizioni del lavoro sono di gran lunga inferiori agli standard internazionali sulla libertà di associazione, il diritto alla contrattazione collettiva, la protezione dalla discriminazione di genere e dalle molestie sessuali., Chapter on North Korea (page 2), World Report 2013, Human Rights Watch. Retrieved September 25, 2013.
Altro problema presente in Corea del Nord è il ricorso al lavoro forzato, specialmente nell'industria mineraria e tessile come indicato nella List of Goods Produced by Child Labor or Forced Labor pubblicato dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti d'America.
Libertà d'espressione e di accesso a fonti esterne La Costituzione nordcoreana ha clausole che garantiscono la libertà di parola e assemblea pacifica. Nella pratica però, sono i dettami che impongono a ciascun cittadino di seguire uno stile di vita socialista ad avere la precedenza. Critiche al governo o al presidente sono assolutamente proibite, e chi fa affermazioni di tal genere rischia di essere arrestato e imprigionato nei "campi di rieducazione". Il governo controlla i media e ai cittadini è proibito ricevere informazioni da media di altri paesi, a meno di non fronteggiare pene severissime.
Ci sono numerose organizzazioni formalmente extra-governative, ma sono tutte allineate con l'ideologia dominante e il loro compito è di elogiare il governo e far continuare il culto delle personalità di Kim Jong-il e di suo padre Kim Il-sung, defunti leader del paese. I disertori sostengono che lo scopo celebrativo di queste due figure è il tema centrale di quasi tutti i film, gli spettacoli e i libri prodotti nel paese., Country Reports on Human Rights Practices for 2012, Bureau of Democracy, Human Rights and Labor, U.S. Department of State. Retrieved September 25, 2013.
Libertà di stampa Nel 2015, la Corea del Nord si è classificata penultima, dopo l'Eritrea, nella World Press Freedom Index stilato da Reporter senza frontiere. La Costituzione nordcoreana prevede la libertà di stampa, ma nella pratica tutti i media sono strettamente controllati dal governo. I giornali si concentrano quasi interamente sulla propaganda politica (e per quanto riguarda gli affari esteri, enfatizzano molto l'ostilità nei confronti del Giappone e degli Stati Uniti) e l'elogio di Kim Jong-il e di suo padre.
Televisioni e radio Reporter senza frontiere ha denunciato che tutte le radio e le televisioni acquistabili nel paese sono predisposte per ricevere esclusivamente le frequenze del governo e sono sigillate per evitarne la manomissione. Cercare di manipolarle per ricevere emittenti straniere viene considerato un grave crimine. Durante una manifestazione del partito nel 2003, ai capi locali del partito in ogni quartiere o villaggio è stato ordinato di controllare se ogni apparecchio avesse ancora il sigillo.
Giacché la Corea del Nord e quella del Sud utilizzano due sistemi televisivi diversi (rispettivamente, PAL e NTSC) non è possibile vedere le trasmissioni di uno dei due paesi nell'altro. Un inviato nordcoreano per le Nazioni Unite ha detto che ogni cittadino della Corea del Nord sorpreso a vedere un film proveniente dalla Corea del Sud rischia di essere inviato nei campi di concentramento.
Libertà di culto
La Corea del Nord aderisce ufficialmente all'ateismo di stato, tuttavia la Costituzione prevede "libertà di credo religioso"., Constitution of the Democratic People’s Republic of Korea. Retrieved September 25, 2013. Nella pratica, comunque, le politiche del governo continuano a interferire con il diritto di ciascuno di scegliere e manifestare il proprio credo religioso.
Il governo continua a reprimere le attività di gruppi religiosi non autorizzati. Rifugiati, disertori, missionari e ONG riportano che sia le persone che hanno cercato di fare proselitismo religioso nel paese, sia chi abbia avuto contatti con gruppi evangelici operanti sul confine con la Cina e nello specifico i rimpatriati dalla Cina che si sono scoperti in contatto con stranieri o missionari, sono stati arrestati e sottoposti a gravi pene. Rifugiati e disertori asseriscono di aver assistito ad arresti ed esecuzioni di membri di chiese cristiane clandestine.
A causa dell'inaccessibilità del paese e dell'impossibilità di ricevere informazioni aggiornate, la continuità di queste pratiche rimane difficile da verificare., International Religious Freedom Report for 2012, Bureau of Democracy, Human Rights and Labor, U.S. Department of State. Ci sono numerosi casi di stranieri arrestati in Corea del Nord con l'accusa di proselitismo del vangelo.
Il più celebre è Kenneth Bae, che è stato arrestato a dicembre 2012 e rilasciato l'8 novembre 2014. Kanneth Bae è un missionario cristiano-evangelico americano di origini coreane, ed era stato condannato a quindici anni di detenzione dall'autorità nordcoreana nell'aprile 2013.
Relativamente a un altro evento, l'agenzia d'informazione nordcoreana si è espressa sul tema, sostenendo che divulgare passi della Bibbia costituisce un reato in quanto intacca la fede assoluta della gente nei confronti del loro leader.
Persecuzione di cristiani e buddhisti Stando a diverse ONG, la Corea del Nord è, tra i paesi che perseguono i cristiani, il peggiore.
Ci sono numerose testimonianze di persone inviate nei campi di prigionia e soggette a tortura o trattamenti inumani a causa della loro fede. Si stima che siano tra i cinquanta e i settantamila i cristiani detenuti nei campi nordcoreani. Nel paese ci sono state esecuzioni pubbliche di cristiani.
Ad esempio, Ri Hyon-ok è stata pubblicamente giustiziata il 16 giugno 2009 per aver prestato delle bibbie, mentre suo marito e i suoi figli sono stati deportati nel campo di concentramento di Hoeryŏng.