La Seconda Lettera di Pietro è una delle lettere cattoliche incluse nel Nuovo Testamento. Insieme alla Prima Lettera di Pietro è tradizionalmente attribuita a Pietro apostolo, ma la sua autenticità è dibattuta fin dall'antichità ed è oggi generalmente considerata pseudoepigrafica, redatta cioè da un altro autore che si presentò come Pietro.Cfr: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1333, ISBN 88-399-0054-3; Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, p. 706; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2829-2830, ISBN 88-01-10612-2; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1861, ISBN 88-215-1068-9; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 470, 479-480, ISBN 978-88-430-7821-9; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2879, ISBN 978-88-10-82031-5. Fu scritta in lingua greca antica nella prima metà del II secolo, tra il 100 e il 160, da un autore che conosceva sia la Prima lettera di Pietro che la Lettera di Giuda; lo scopo della lettera è quello di mettere in guardia i suoi lettori contro i falsi dottori e di calmare l'inquietudine causata dal ritardo della parusia di Gesù.
Composizione
Autore e datazione L'identità dell'autore è strettamente connessa alla questione della datazione. Le scuole di pensiero sono le seguenti, oltre ai fautori della pseudoepigrafia (per i quali è stata composta nel II secolo.): che la Lettera sia stata scritta o tra il 49 e il 55 o tra il 61 e il 65/67.
La lettera si presenta come scritta da «Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo» (). Fin dall'antichità questa attribuzione è stata oggetto di discussione e anche oggi quasi tuttiAd esempio gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" evidenziano, su 2Pt, come "nonostante 1,1.12-15 e 3,1, gli studiosi la considerano una lettera pseudonima [...] Scritta probabilmente verso il termine del I sec [e, in merito alla datazione,] è plausibile accettare una data attorno all'anno 100 d.C.", mentre il biblista Bart Ehrman rileva che "quasi tutti gli studiosi ritengono che la Seconda lettera di Pietro, inclusa nel Nuovo Testamento, sia anch'essa pseudoepigrafa". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1333, ISBN 88-399-0054-3; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 470, 479-480, ISBN 978-88-430-7821-9. Cfr anche: Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, p. 706; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2829-2830, ISBN 88-01-10612-2; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1861, ISBN 88-215-1068-9; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2879, ISBN 978-88-10-82031-5.). preferiscono attribuirla a un cristiano anonimo del II secolo, pur non mancando chi ne sostiene comunque l'originalità petrinaCosì ad esempio Grudem, in un commento alla prima lettera di Pietro (Wayne A. Grudem, The First Epistle of Peter: an introduction and commentary, 1999).. Tale originalità ha un riscontro forte nell'impianto giudaico-cristiano, rintracciabile solo in testi anteriori alla Distruzione del Tempio. La conseguente separazione tra Chiesa ex gentibus e Chiesa ex circumcisione è stata la causa della diffidenza con cui la Lettera è stata poi guardata dagli autori sacri, immemori del contesto in cui era stata scritta.Diverse prove inducono la maggioranza degli studiosi a rifiutare la paternità petrina e gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2829-2830, ISBN 88-01-10612-2. sottolineano come "questa identificazione è sempre stata messa in discussione e solleva non poche difficoltà [...] la lettera è posteriore a quella di Giuda, datata comunemente agli ultimi decenni del I secolo [e] la redazione della lettera potrebbe risalire al 125 dopo Cristo circa; e questa data escluderebbe un'origine petrina diretta", mentre quelli dell'interconfessionale "Parola del Signore Commentata"Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, p. 706. osservano che "vi sono ragioni sufficienti per credere che questa lettera sia l'ultimo scritto del Nuovo Testamento. Il periodo in cui gli apostoli erano vivi, per lui fa ormai parte del passato; vi è già una raccolta delle lettere di Paolo (3,16) [...] parlando di sé, egli si chiama spesso anche Simon Pietro, nascondendosi dietro l'autorità dell'apostolo, per non esprimere una opinione personale, bensì l'insegnamento apostolico, il solo valido e autorevole, e per custodire il testamento e l'eredità spirituale di Pietro che fu testimone oculare e auricolare del Gesù terreno"; anche gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1333, ISBN 88-399-0054-3. evidenziano - analogamente a quelli della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)Tali studiosi ritengono che "non solo l'uso della lettera non è attestato con certezza prima del III sec., ma, in più, alcuni la rigettavano, come ci testimoniano Origene, Eusebio e Girolamo. Anche molti critici moderni si rifiutano di attribuirla a san Pietro ed è difficile dar loro torto". (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2879, ISBN 978-88-10-82031-5.). e della Bibbia Edizioni PaolineI quali ritengono che sia plausibile sia stata composta durante la "seconda generazione cristiana da un discepolo di Pietro". (La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 1861, ISBN 88-215-1068-9.). - che "gli studiosi la considerano una lettera pseudonima [...] Scritta probabilmente verso il termine del I sec [e, in merito alla datazione,] è plausibile accettare una data attorno all'anno 100 d.C." e il biblista Bart EhrmanBart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 470, 479-480, ISBN 978-88-430-7821-9., nel rilevare che "quasi tutti gli studiosi ritengono che la Seconda lettera di Pietro, inclusa nel Nuovo Testamento, sia anch'essa pseudoepigrafa", sottolinea come "ci sono molte ragioni per le quali il dibattito circa l'autore della seconda lettera di Pietro è di gran lunga inferiore rispetto a ogni altro testo incluso nel Nuovo Testamento. Gli studiosi concordano sul fatto che l'autore non è il discepolo di Gesù che si chiamava Simon Pietro".
L'accoglienza della lettera nel canone è stata travagliata. In Egitto e in Palestina fu accolta subito come ispirata. «Gli apologeti, Ireneo, Tertulliano, Cipriano, Clemente di Alessandria, e il Canone muratoriano sono completamente silenziosi su di essa». Il silenzio degli esegeti tuttavia può spiegarsi col fatto che essi non avessero avuto occasione di commentarla. Il primo autore che la cita è Origene (185-253), il quale riporta, secondo quanto riportato da Eusebio di Cesarea, la problematica dell'autenticità, senza però condividere la posizione pseudoepigrafica: «Pietro... ha lasciato una lettera riconosciuta; forse anche una seconda, ma questa è dubbia». Eusebio stesso, elencandola tra gli antilegomena, dà ulteriori notizie su questa controversia. Nel IV secolo la Chiesa Siriaca annoverava tra i testi canonici la Lettera di Pietro. Sarà con il Concilio di Ippona, nel 393, che verrà formalmente ammessa nel canone stesso.Claude M. Blagden, The epistles of Peter, John and Jude, Cambridge University Press, 1910..
Tali difficoltà sono sottolineate anche dagli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2830, ISBN 88-01-10612-2.: "con l'Apocalisse, la Seconda lettera di Pietro è stato il libro del Nuovo Testamento che ha dovuto superare maggiori difficoltà prima di essere riconosciuto [e] soltanto nel V secolo la canonicità di questa lettera fu riconosciuta dalla maggioranza delle chiese e nel VI secolo dalla Chiesa di Siria"Gli studiosi dell'interconfessionale "Parola del Signore Commentata" rilevano, inoltre, come "in un primo momento questa lettera rimase piuttosto sconosciuta presso la Chiesa primitiva; soltanto dopo il IV secolo fu conosciuta e valorizzata universalmente" e il biblista Bart Ehrman evidenzia: "Sorprende, semmai, il fatto che per circa tre secoli questa lettera non sia stata ritenuta autenticamente prodotta da Pietro o che in taluni casi non fosse conosciuta affatto. Fino al 220, infatti, negli scritti cristiani non vi è un solo riferimento a essa, né sembra aver goduto di un'intensa circolazione per almeno un altro secolo". (Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, p. 706; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 479, ISBN 978-88-430-7821-9.)..
Oltre a questi aspetti, i seguenti motivi devono essere considerati per la datazione del testo:Kummel, Introduction to the New Testament, pp. 430-4; citato in Kirby, Peter. «2 Peter». Early Christian Writings. 2006. 2 febbraio 2006 <http://www.earlychristianwritings.com/2peter.html>. la lettera è chiaramente dipendente dalla Lettera di Giuda, in quanto presenta parecchi paralleli con quell'opera, di cui l'autore mostra di essere a conoscenza; se datiamo la Lettera di Giuda al II sec., allora anche la II di Pietro può essere di quell'epoca, ma se, come ad esempio fa J.T. Robinson, datiamo la Lettera di Giuda al 61-67, anche la II di Pietro può collocarsi a quell'epoca. la visione del mondo sottintesa dal testo è considerata da alcuni marcatamente ellenistica, ma l'impianto giudaico-cristiano è invece quello predominante; lo scetticismo nei confronti della parusia, se ad alcuni sembra di matrice gnostica, in realtà è un antidoto all'incipiente gnosticismo, dal quale il testo si differenzia per il forte accento messo sulla necessità delle opere e non della scienza; la lettera presuppone la formazione di un corpus di lettere paoline e che Paolo fosse ancora vivo; la lettera allude all'imminente morte di Pietro, ma nulla prova che tale presagio si avverasse; in ogni caso l'autore conosce dettagli sulla vita di Gesù che solo Pietro poteva conoscere il gruppo apostolico pare essere messo sullo stesso piano del gruppo profetico e l'autore sembra scrivere come se non ne facesse parte (), ma l'impersonalità del testo potrebbe essere adducibile all'umiltà dell'autore, il quale, se fosse stato un falsario, avrebbe avuto tutti i motivi per presentarsi come parte del gruppo apostolico la lettera è attestata in un minuto frammento, il 7Q10, che riporta il passo 2,15. Tale identificazione è stata proposta da J. O'Callaghan e implicherebbe una datazione tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta del I sec., per l'uso dello stile uncinato nella scrittura. Peraltro a Qumran altri frammenti attestano l'esistenza all'epoca delle Lettere ai Romani e I a Timoteo, per cui sarebbero queste le Lettere di Paolo a cui la II di Pietro fa riferimento, e quella ai Romani - e la connessa ai Galati - sarebbe quella di difficile comprensione. Se la consideriamo scritta da Roma, essa dev'essere o anteriore al 48, anno del Concilio di Gerusalemme - data senz'altro troppo arcaica - o posteriore al 54, quando morì Claudio, che aveva espulso i cristiani da Roma con un editto del 49. Le ipotesi di un completamento della Lettera da parte di un discepolo di Pietro dopo la sua morte o da parte di Giuda sono prive di qualunque pezza di appoggio.
Rapporto con la lettera di Giuda La stretta relazione con la Lettera di Giuda è evidente dalle grandi affinità di contenuto, vocabolario e ordine di esposizione.