Tertius e caelo cecidit Cato («Ci è caduto dal cielo un terzo Catone») è una celebre battuta del poeta romano Giovenale (Satire, 2.40), usata per deridere chi si atteggia a moralizzatore.
Il riferimento è a due figure storiche: La prima è Catone il Censore, censore della Repubblica romana noto per la sua rigidezza morale, al punto da diventare il simbolo per eccellenza del difensore delle tradizioni romane (mos maiorum); La seconda è suo nipote, Catone l'Uticense, che cercava di imitarne l'esempio predicando il ritorno a costumi più sobri nella società del I secolo a.C., senza però possederne la stessa statura morale e intellettuale.
In un'epoca dominata dalla lotta per il potere e dal culto del piacere, le continue prediche del secondo Catone apparivano non solo inutili, ma persino ridicole: a forza di ammonimenti e consigli non richiesti, era diventato quasi una macchietta.
È proprio su questa immagine logora del moralizzatore che Giovenale costruisce la sua ironia: non bastavano già due Catoni, nonno e nipote, a tediare i contemporanei, ma addirittura un terzo.
Note
Voci correlate Locuzioni latine
Categoria:Frasi di Decimo Giunio Giovenale