La cattedrale di Santo Stefano, non più esistente, è stata la prima chiesa cattedrale della città di Ancona, sorta attorno alla reliquia di Santo Stefano Protomartire, giunta dalla Palestina nel I secolo e testimonianza della prima comunità cristiana della città. Si pensa che andò distrutta nel corso dell'assedio del 1173 da parte delle truppe del Sacro Romano Impero e della flotta veneziana, assedio noto per l'impresa di Stamira.

Gli studiosi per secoli hanno cercato di identificare il luogo in cui la reliquia di Santo Stefano fosse custodita, ossia il primitivo luogo di culto cristiano di Ancona, sorto nell'epoca in cui ancora le persecuzioni non erano finite. Conseguentemente, anche il sito in cui sorgeva la prima cattedrale di Ancona è sconosciuto. L'unico dato certo è la localizzazione di questo luogo di culto fuori dalle mura, attestata dalle parole di San Gregorio Magno: Iuxta eam namque civitatem ecclesia beati martyris Stephani sita estGregorio Magno, Libro I, Migne, PL, tom. 77, col. 177. In base a quest'unico dato, la chiesa di Santo Stefano, poi la prima cattedrale di Ancona, è situata dalla tradizione sul colle Astagno o sul vicino colle di Santo Stefano.

Gli studi più recenti la identificano invece nella basilica sottostante la chiesa di Santa Maria della Piazza, che è in effetti fuori dalla cinta muraria romana, per quanto a essa addossata, in . Le ragioni principali di questa identificazione sono queste: al di sotto dei resti dell'altare è presente una nicchia del tipo usato per contenere reliquie: poteva essere qui collocata la pietra usata nel martirio: la "memoria di santo Stefano"; addossati all'abside ci sono i segni della cattedra episcopale, dunque la basilica può essere stata la prima cattedrale di Ancona; tra le sepolture presenti ce n'è una in cui riposa uno Stefano, ed in epoca paleocristiana era frequente prendere nome dal santo venerato nella propria chiesa (dunque ci sarebbe una testimonianza indiretta della dedica a Santo Stefano della basilica); dietro all'abside c'è un piccolo locale preesistente che potrebbe aver accolto la reliquia prima dell'Editto di Costantino, la cui importanza viene dedotta dal fatto che l'abside sinistra non fu edificata, per non demolire tale locale; dietro alla basilica paleocristiana sono ancora visibili i resti delle mura cittadine tardo-antiche, dunque la basilica ritrovata si trova al di fuori delle mura; la localizzazione della basilica nei pressi del porto, luogo di arrivo del navigante che portò la reliquia di Santo Stefano in città e sede tradizionale delle comunità allogene, come quella ebraica, che accolse per prima il messaggio evangelico.

Storia

Secondo Carisio Ciavarini Lo storico Carisio Ciavarini, dal maggio 1876 Ispettore degli scavi e dei monumenti del Regio Commissariato per i Musei e Scavi di Antichità per l'Emilia e le Marche, riferisce la tradizione secondo la quale, durante il periodo in cui si cominciava a diffondere il Cristianesimo, intorno al III secolo d.C., il culto cristiano venne introdotto in Ancona da un marinaio custode di una pietra raccolta dalla lapidazione del primo martire Santo Stefano, a cui fu dedicata una chiesa sull'omonimo colle, il colle di Santo Stefano, fuori dalle mura cittadine.

Secondo Vincenzo Pirani

Lo storico anconetano Vincenzo Pirani afferma che: La collocazione di detta cattedrale viene indicata perlopiù dai testi storici sul colle Astagno di Ancona, nel versante orientale., ma il Pirani contesta questa tradizionale collocazione della basilica, poi cattedrale di Santo Stefano:

Venne distrutta dopo l'assedio del 1173.«Dopo l'assedio di Barbarossa (la Basilica paoleocristiana di S. Lorenzo) divenne chiesa cattedrale: ed allora il religiosissimo nostro Senato impegnossi a renderlo maestoso tempio; fabbricandolo di pietre sia nell'esterno che nell'interno. Dopo la guerra e gli assedii la nostra repubblica non era molto ricca, e perciò a supplire a tanta spesa il sommo pontefice Alessandro III nel 1177 concedé molte indulgenze a chi dava l'elemosina per la fabbrica: e Gregorio IX concedé a chi visitava l'altare di S. Ciriaco, e dava mano adiutrice per la fabbrica del detto tempio, le stesse indulgenze, che Alessandro III, ed altri sommi pontefici avevano concedute alla chiesa di S. Marco di Venezia»

Il religioso Giuseppe Cappelletti nel suo “Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri – opera di Giuseppe Cappelletti prete veneziano” conferma la versione storica secondo la quale la cattedrale di Santo Stefano non fu distrutta né dai Saraceni né dagli Ostrogoti. Egli aggiunge anche che durante l'assedio dei saraceni le spoglie dei santi protettori furono miracolosamente preservate e collocate nella chiesa di San Lorenzo, sulla cima del Guasco. Rimase però la Cattedrale di Santo Stefano come cattedrale cittadina.

Secondo gli studi più recenti Gli studiosi per secoli hanno cercato di identificare il primitivo luogo in cui era custodita la pietra usata nel martirio di santo Stefano, ossia il primitivo luogo di culto cristiano di Ancona, sorto nell'epoca in cui ancora le persecuzioni non erano finite. Dagli anni ottanta del Novecento in poi, gli studiosi propendono per identificare in un piccolo ambiente dell'area archeologica di Santa Maria della Piazza il primitivo luogo di culto della reliquia di Santo Stefano, intorno al quale sorse la prima cattedrale cittadina dopo l'Editto di Costantino.

Varie sono le ragioni che hanno portato a formulare quest'ipotesi. Anzitutto, al di sotto dei resti dell'altare è presente una nicchia del tipo usato per contenere reliquie, che avrebbe potuto accogliere la pietra usata nel martirio di santo Stefano; altro elemento importante ai fini dell'identificazione sono, dietro all'altare, le tracce della cattedra episcopale, elemento che si trova solo nelle cattedrali. Inoltre, addossato all'abside c'è un piccolo locale preesistente che potrebbe aver accolto la reliquia all'epoca delle persecuzioni, prima dell'Editto di Costantino; in corrispondenza di questo piccolo locale non fu edificata l'abside sinistra per non essere costretti a demolirlo, cosa ha fatto dedurne lì'importanza. Infine, tra le sepolture presenti ce n'è una in cui riposa uno Stefano, ed in epoca paleocristiana era frequente prendere nome dal santo venerato nella propria chiesa: essa sarebbe una testimonianza indiretta della dedica a Santo Stefano della basilica. Dirimente per l'identificazione è stato il fatto che dietro alla basilica paleocristiana sono ancora visibili i resti delle mura cittadine tardo-antiche, dunque la basilica ritrovata si trova al di fuori delle mura, così come ricordato dalle più antiche testimonianze in merito e in particolare da papa Gregorio Magno che dice la chiesa posta "juxta civitatem" (...fuori dalla città...). In effetti, Gregorio Magno dice "fuori dalla città", ma non specifica a che distanza dalle mura.

Note

Categoria:Chiese di Ancona scomparse Categoria:Cattedrali dedicate a santo Stefano protomartire