Labbazia di Chiaravalle (, conosciuta anche come Santa Maria di Roveniano) è un complesso monastico cistercense situato nel Parco agricolo Sud Milano, tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo. Fondata nel XII secolo da san Bernardo di Chiaravalle. come filiazione dell'Abbazia di Clairvaux,. attorno a essa si sviluppò un borgo agricolo., annesso al comune di Milano nel 1923.
La chiesa costituisce uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia e, grazie alle bonifiche dei terreni e alle opere idrauliche dei monaci che la abitavano, fu fondamentale per lo sviluppo economico della bassa milanese nei secoli successivi alla sua fondazione.
Storia Dalla fondazione al XVII secolo
Il 10 ottobre 1134 giunsero in Lombardia i primi monaci cistercensi provenienti da Morimond, vicino a Digione, che si stabilirono a Coronate (pieve di Abbiategrasso) fondando l'Abbazia di Morimondo. Un altro gruppo di cistercensi, provenienti invece da Clairvaux, giunse all'inizio del 1135 a Milano, ospiti dei benedettini di sant'Ambrogio, in sostegno di papa Innocenzo II nella disputa contro l'antipapa Anacleto II, che allora contrapponeva anche il resto della Lombardia contro la città di Milano.
Bernardo di Chiaravalle, giunto nella città di Milano, convinse i milanesi a sostenere papa Innocenzo II, mettendo fine alla disputa papale e alla lunga guerra che aveva contrapposto Milano al resto della Lombardia.. Le autorità milanesi per riconoscenza al santo si impegnarono a costruire un grande monastero; costruzione poi portata avanti proprio da Bernardo, che posizionò il complesso a cinque chilometri da Porta Romana, in una zona paludosa,. poi bonificata dai monaci, a sud della città; questa zona era nota come Roveniano, Rovagnano. o Rovegnano.. Lasciò quindi sul posto un gruppo di confratelli con lo scopo di raccogliere fondi utili alla costruzione della chiesa. Le prime costruzioni realizzate dai religiosi furono provvisorie. Tra il 1150 e il 1160 ebbero inizio i lavori di costruzione dell'attuale chiesa: tali lavori si protrassero per circa settant'anni, fino al 1221, anno a cui risale la consacrazione dell'edificio religioso. Dell'originaria chiesa del 1135 non rimane oggi alcuna traccia.
Secondo la tradizione, il formaggio grana della pianura padana, il Grana Padano, nacque nel 1135 nell'abbazia di Chiaravalle; l'identificazione di questa abbazia come luogo di nascita del progenitore del Grana Padano non è, tuttavia, certa, infatti nella pianura Padana era presente un'altra abbazia omonima, situata tra Piacenza e Fidenza.
Nel 1162, il monastero sopravvisse alla distruzione di Milano da parte di Federico Barbarossa.
Nel 1187 l'abbazia milanese venne formalmente affidata alla protezione della Santa Sede, tramite Urbano III.
Il 2 maggio 1221 il vescovo di Milano Enrico I da Settala consacrò la chiesa a santa Maria; nell'angolo nord-est del chiostro si può trovare, scritta in caratteri semigotici, la lapide posta in quella occasione che riporta:
Durante il XIII secolo i lavori proseguirono nella realizzazione del primo Chiostro, situato a sud della chiesa. In seguito, nel XIV secolo, vennero realizzati il refettorio (aula di cinque navate caratterizzate da volte a crociera) e il tiburio.
Dal 1281 al 1300 l'abbazia ospitò la sepoltura di Guglielma da Milano, che in seguito alla propria morte venne giudicata eretica dal Tribunale dell'inquisizione.
Agli inizi del XIV risale il periodo di massima occupazione dell'abbazia, che in quel tempo contava ben ottanta religiosi.
Nel 1412 venne costruita per volere dell'abate una piccola cappella dedicata a San Bernardo, posizionata in corrispondenza del transetto meridionale; rimaneggiata nel XVII secolo è oggi utilizzata come sacrestia. Il progetto di questa cappella funse da base per altre cappelle milanesi, tra cui la Cappella ducale della chiesa di San Gottardo in Corte e la Cappella Borromeo della chiesa di Santa Maria Podone.
Nel 1442 l'abbazia venne mutata In commendamL'Abbazia di Chiaravalle conserva nel proprio archivio il "Fondo della Commenda dell'Abbazia di Chiaravalle" che consta di documentazione relativa alla gestione dei possedimenti affidati agli abati commendatari a partire da Gerardo Landriani (1442) fino a Francesco Melzi D'Eril che li ricevette nel 1811 a parziale dotazione per la perdita del Ducato di Lodi., affidata all'abate Gerardo Landriani. In questo periodo venne eseguito un intervento di rinforzo del tiburio, tramite la realizzazione di quattro grandi archi a sesto acuto.
Nel 1465 (o 1477) la commenda passò sotto la guida di Ascanio Maria Sforza Visconti, fratello di Ludovico il Moro.
Nel 1477 il monastero divenne formalmente un'abbazia cistercense.
Nel 1490, il Bramante e Giovanni Antonio Amadeo su commissione del cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti, incominciarono a costruire il Chiostro Grande e il capitolo: nel periodo rinascimentale molti pittori e artisti lavorarono all'abbazia; a questo periodo risalgono anche le opere di Bernardino Luini.. Più tardi, dal 1613 al 1616, i Fiammenghini ebbero l'incarico di decorare le pareti interne della chiesa, che vennero letteralmente ricoperte di affreschi visibili anche oggi.
Dal XVIII secolo a oggi
La storia dell'abbazia proseguì normalmente nei secoli fino alla cacciata dei monaci da parte della Repubblica Cisalpina nell'anno 1798, già sfiorata con la politica di soppressione degli ordini monastici di Maria Teresa d'Austria, per diventare già quell'anno parrocchia del paese vicino. I beni dell'abbazia vennero venduti, e vennero avviati i lavori di demolizione del monastero: rimasero intatti soltanto la chiesa, una parte del chiostro piccolo, il refettorio e gli edifici dell'ingresso..
Nel 1861, per far spazio alla linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, il chiostro grande del Bramante, pur costruito sul solo lato adiacente all'abbazia come visibile da stampe d'epoca, venne distrutto.
È solo nel 1893 che l'Ufficio per la Conservazione dei Monumenti comprò l'abbazia dai privati che allora vivevano in quel luogo e incominciò il restauro del complesso, prima affidandolo a Luca Beltrami, poi nel 1905 a Gaetano Moretti, a cui si deve il restauro della torre nolare. Nel 1926 avvenne il ripristino della facciata originaria, eliminando le superfetazioni barocche.. Nel 1945 vennero avviati ulteriori restauriDurati fino al 1954 e la ricollocazione del Coro Ligneo nella navata centrale, che durante la seconda guerra mondale era stato precauzionalmente spostato nella Certosa di Pavia. Tra il 1970 e il 1972 si effettuarono i restauri delle absidi interne e degli affreschi del tiburio, mentre dal 2004, sono in corso i restauri degli affreschi della torre nolare e degli edifici dell'ingresso.
Nel 1952, grazie all'intervento del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, i cistercensi tornarono nell'abbazia, riprendendo il possesso del monastero a patto di riuscire a terminare i restauri entro nove anni e ottenendo quindi l'uso dell'abbazia e delle terre a essa adiacenti per i successivi ventinove anni, rinnovabili.
Guglielma la Boema
Nei pressi dell'abbazia visse in un'abitazione di proprietà dell'ente monastico Guglielma la Boema, che si spense indossando in punto di morte l'abito monastico e che venne sepolta nell'abbazia. - più precisamente: all'interno del chiostro.
Dopo la sua morte, avvenuta pare il 24 agosto 1281., i monaci e le suore di santa Caterina la proposero per la canonizzazione. La cappella che ne ospitò le spoglie divenne luogo di culto, frequentato da seguaci e devoti. I frati le dedicarono addirittura un altare.
L'intervento dell'Inquisizione circa venti anni dopo, nel 1300, interruppe il culto e consegnò al rogo i suoi resti mortali e i suoi seguaci che, arsi vivi, morirono condannati per eresia.
Architettura L'ingresso
L'accesso al complesso avviene attraverso una torre cinquecentesca, costruita per volere di Luigi XII di Francia, a fianco della quale sorge l'oratorio dedicato a San Bernardo in cui si può ammirare l'affresco di Cristo davanti a Pilato, un tempo attribuito al fiammingo Hieronymus Bosch e oggi assegnato allo svizzero Hans Witz, che fu pittore di corte negli anni di Galeazzo Maria Sforza.
La griglia di ferro battuto che caratterizza l'entrata è della fine del XVII secolo; dell'antica cinta muraria che circondava il monastero rimangono invece solo due piccoli tronconi ai lati della torre d'accesso, mentre non vi è più alcuna traccia del fossato..
Il piazzale Il piazzale antistante la chiesa si allarga gradatamente man mano che ci si avvicina a questa, mentre è stretto subito dopo l'ingresso. Da notare, sulla sinistra, una piccola chiesetta dedicata a san Bernardo, risalente al 1412 e in seguito riadattata a spezieria a seguito della costruzione nel 1762 di un'altra chiesetta, sempre dedicata al Santo, sul lato opposto. Questa chiesa più recente risulta essere attaccata alla vecchia foresteria, edificio che nel 1470 risultava già essere stato soggetto a rimaneggiamento.
In quella più antica si possono osservare le tracce degli affreschi attribuiti a Callisto Piazza, nell'altra invece si trova la Incoronazione della Vergine con i santi Benedetto e Bernardo del 1572 di Bernardino Gatti detto Il Sojaro, allievo del Correggio, spostata nel 1952 durante i restauri della chiesa principale a seguito della riapertura delle finestre dell'abside.
La chiesa
La facciata Come detto prima la facciata della chiesa è quella precedente il rifacimento seicentesco, restaurata infatti nel 1926 per riportare alla luce il progetto originario. Si intravedono ancora, nella struttura attuale e in particolare nelle due entrate laterali, i segni del rifacimento e alcuni elementi architettonici non ben integrati col resto della struttura. Il nartece d'ingresso seicentesco è tuttora conservato. Sostituisce l'originale duecentesco, del quale si conservano le murature laterali. I restauri del 1926 comportarono anche il ripristino dell'originaria bifora e del rispettivo oculo..
Si presenta con la tradizionale forma a capanna, con la cornice sorretta da piccoli archetti in cotto; rimane ancora la pietra bianca della facciata seicentesca, in palese contrasto col resto del progetto. I tre archi sono allineati con gli ingressi..
Notevole il portale d'ingresso, risalente presumibilmente agli inizi del XVI secolo, scolpito in rilievo con le figure dei Quattro Santi (san Roberto, sant'Alberico, santo Stefano, san Bernardo) e sormontato dallo stemma della chiesa: la cicogna con pastorale e mitra. Questo simbolo - anch'esso scolpito sui battenti - ricorderebbe la presenza di tale volatile nella zona.
L'interno Dopo aver superato il portone duecentesco si coglie subito la pianta a croce latina, disposta su tre navate con volta a crociera, sorrette da piccoli pilastri in cotto ai lati, e con abside piatta. Il corpo principale è formato da quattro campate, mentre una quinta più piccola forma il presbiterio. I bracci del transetto sono formati da due campate di forma sostanzialmente rettangolare, mentre l'incrocio viene deformato dalla cupola della torre. Arrivati alla quarta campata si nota la presenza di pilastri rettangolari, mutuamente collegati da un muro di sostegno del coro.
Si nota comunque una generale irregolarità nel progetto, il che fa pensare all'opera di mani inesperte.
Nonostante l'Ordine cistercense sia caratterizzato (per via del volere di san Bernardo, come simbolo di povertà) da una quasi totale mancanza di decorazioni, gli affreschi della cupola e delle tombe sono una chiara eccezione; è solo in seguito, nel XVI e XVII secolo, che la chiesa viene affrescata in stile barocco, in modo a volte esageratamente ricco, in netto contrasto col volere del fondatore, ma secondo le nuove direttive del Concilio di Trento.