Odiavum (noto anche come Odiabum e Azaum, abitanti: Odiavenses) era un forte romano che faceva parte della catena di postazioni militari presenti lungo il limes danubiano nel settore pannonico, lungo il Danubio, che costituiva la frontiera dell'Impero romano. Il forte era posto tra il forte legionario di Brigetio (a ovest) e il forte di Crumerum (a est).
I resti del forte sono stati rinvenuti lungo la riva sud del fiume nel quartiere orientale del Comune ungherese di Almásfüzitő, nella Provincia di Komárom-Esztergom. Nel 1976 l'area del forte fu interessata dalla realizzazione di un enorme bacino di decantazione di fango rosso, residuo della lavorazione dell'alluminio altamente tossico. Attualmente il sito è interessato da opere di bonifica ed è coperto da humus.Friderika Horváth, Das Auxiliarkastell Odiavum in Almásfüzitő, in: Specimina nova dissertationum ex Institutio Historiae Antiquae et Archaeologiae Universitatis Quinqueecclesiensis, vol. 1, n. 13, Pécs, 2009, pp. 15–20; in particolare p. 15..
Nome
Per il sito del forte romano di Almásfüzitő si possono identificare due varianti del nome antico. L'Itinerarium Antonini, un elenco delle principali strade romane del III secolo d.C., chiama il luogo Azaum ("Azao")Itinerarium Antonini, 246,3.. Nella Notitia dignitatum, un manuale dello Stato romano della prima metà del V secolo d.C., il forte è citato come Odiabum ("Odiabo")Notitia dignitatum, Occ. XXXIII 29..
Un altare dedicato a Giove e a GiunoneP. Kovács, B. Lörincz, , in: Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, volume 174, 2010, p. 282, nr. 5., rinvenuto nel 1972 nella fortezza tardoantica ove era impiegato come materiale di spoglio e oggi conservato a Tata, ha confermato la variante Odiavens(es) per gli abitanti del forteA seguito di una verifica personale condotta sull'altare da András Mócsy, questi esclude la lettura Odiavenes come invece riporta anche il RIU (Die römischen Inschriften Ungarns, 1981, p. 13). Si veda: András Mócsy:,Pannonien und das römische Heer. Ausgewählte Aufsätze, Franz Steiner Verlag, Stoccarda, 1992, ISBN 3-515-06103-7, p. 172., oltre a confermare la corretta identificazione di questo presidioEndre Bíró, in: Jenő Fitz (a cura di), Der Römische Limes in Ungarn, Fejér Megyei Múzeumok Igazgatósága, 1976, p. 39..
Sulla base del corpus di iscrizioni, i ricercatori concordano sul fatto che la forma corretta e originale del nome sarebbe stata Azaum, perché il luogo del forte corrisponde all'area di insediamento della tribù indigena degli Azali. Comunque, vi è anche la possibilità che Azaum sia una variante di OdiabumAndrás Mócsy, Pannonien und das römische Heer. Ausgewählte Aufsätze, Franz Steiner Verlag, Stoccarda, 1992, ISBN 3-515-06103-7, p. 172.. Più recenti considerazioni dell'archeologa Horváth indicano che il nome Azaum potrebbe derivare da un gruppo di Azali che, durante la fase di occupazione romana della Pannonia, nei primi anni del I secolo d.C., risiedevano nell'area del forte. Questo insediamento, tuttora non identificato, sarebbe stato successivamente cancellato dalla fondazione romana del forte con il nome di Odiavum.
Posizione Sono noti rinvenimenti di reperti preromani ad Almásfüzitő che vanno dall'età del rame all'età del bronzo e fino alla prima età del ferro. Tracce di insediamento dell'età del rame sono state trovate anche sotto il livello stratigrafico di età romanaFriderika Horváth, Almásfüzitő római kori múltjának kutatásairól, in: Ókor, 2006/1, Szám, pp. 82–85; in particolare p. 82..
Il forte progettato dagli antichi ingegneri sorgeva tra il Danubio e l'odierna strada n. 10. Sull'altra sponda del fiume, vi era il territorio della tribù germanica dei Quadi, spesso pericolosa per Roma. La principale attività della guarnigione romana era l'osservazione di questo territorio. Il sito militare era stato strategicamente collocato su un alto terrazzo soprastante il dolce pendio digradante verso il Danubio. Le fonti antiche riferiscono di paludi e acquitrini che formano il territorio di Almásfüzitő. A ovest del terrazzo, da dove la guarnigione aveva una buona visuale a tutto tondo, era possibile osservare dall'alto di un terreno alluvionale più elevato il Danubio. A sud e ad est, inoltre, c'era una zona ancora più profonda, che si era formata da bacini fluviali dell'Olocene anticoFriderika Horváth, Das Auxiliarkastell Odiavum in Almásfüzitő, in: Specimina nova dissertationum ex Institutio Historiae Antiquae et Archaeologiae Universitatis Quinqueecclesiensis, volume 1, nr. 13, Pécs, 2009, pp. 15–20; in particolare: p. 18.. Per l'approvvigionamento idrico si utilizzava il fiume Fekete (cioè fiume "nero"), che si immetteva nel Danubio poco a est del forte. A est e ovest delle antiche fortificazioni, si allungano oggi le strade n. 1 e n. 10, che ripercorrono in gran parte il percorso dell'antica strada, aggirando poi il castello in direzione sud a grande distanza. Questo cambiamento di direzione non ha nulla a che fare con la costruzione di un impianto di produzione di alluminio del XX secolo, che da allora sorge sopra le strutture romane, ma è già rilevabile nelle mappe storiche. A sudovest del presidio c'era un antico crocevia, che è ancora in uso oggi. Da qui, in epoca romana, si staccava dalla strada del Limes, di importanza militare e commerciale, una diramazione, che correva lungo un ampio arco da ovest a sud, in direzione della ben popolata, già in antico, regione di Tata (in antico Dotis). Da questa città partono le tracce dell'acquedotto che riforniva di acqua il campo legionario di Brigetio, che si trovava a soli 6 km a ovest di Odiavum.
Storia delle ricerche
A sud-ovest della posizione del forte, si trova una diga di pietra, realizzata in età romana e su cui correva la strada del Limes, che suscitò l'interesse dei primi studiosi. Quest'opera fu disegnata per la prima volta dall'ufficiale italiano e appassionato di Storia Luigi Ferdinando Marsigli (1658–1730) e in seguito fu descritta da molti studiosiZsolt Visy, Der pannonische Limes in Ungarn, Konrad Theiss Verlag, Stoccarda, 1988, ISBN 3-8062-0488-8, p. 60..
Dal XIX secolo, una linea ferroviaria costeggia la strada nella zona dell'incrocio per l'antica diga. L'area del forte, con le sue fondazioni e le trincee difensive ancora visibili, rimase intatta fino al 1881, quando iniziò la demolizione dei ruderi. Nel 1930, uno dei più importanti archeologi ungheresi specializzato in Preistoria, Lajos von Marton (1876-1934), visitò il sito del forte e trovò almeno le trincee ancora in un buono stato di visibilità. Una veduta aerea del 1940 permette di riconoscere ancora chiaramente il fossato del forte tardo romanoZsolt Visy, Der pannonische Limes in Ungarn, Konrad Theiss Verlag, Stoccarda, 1988, ISBN 3-8062-0488-8, p. 60 (foto aerea)..
In seguito, l'area del forte e i suoi dintorni rimangono relativamente non sfruttati fino al 1976Friderika Horváth, Das Auxiliarkastell Odiavum in Almásfüzitő, in: Specimina nova dissertationum ex Institutio Historiae Antiquae et Archaeologiae Universitatis Quinqueecclesiensis, volume 1, nr. 13, Pécs, 2009, pp. 15–20; in particolare p. 17.. Ma poi è stato sviluppato il piano per l'ampliamento di un impianto di grandi dimensioni per la produzione di alluminio e i livelli archeologici romani ubicati in prossimità del Danubio in questo anno furono interessati dalla realizzazione di ulteriori bacini di sedimentazione, in cui successivamente furono sversati milioni di metri cubi di fango rosso. Lo spessore dello strato di fango contenente ferro, alluminio, arsenico e cromo nel bacino realizzato sul sito del forte raggiunge in media 15 metri.
Dopo la chiusura della fabbrica di alluminio, avvenuta nel 1997, l'area è oggi nuovamente coltivata. La continua minaccia di rischi ambientali soprattutto dal bacino di sedimentazione del fango posto sopra il forte è già stata affrontata dalla stampa diepresse.com: Giftschlamm: Das Rote Meer von Almasfüzito, 1 ottobre 2011..
Fino alla distruzione del forte e di parti del villaggio vicino, gli archeologi sono stati in grado di ottenere solo una visione molto limitata degli antichi strati archeologici. Pertanto, l'attuale conoscenza del sistema militare è basata sui risultati degli scavi compiuti negli anni 1959-1960 da Ferenc Fülep (1919-1986), su quelli degli anni 1971-1973 compiuti in emergenza dall'ex direttore del Kuny Domokos Megyei Múzeum di Tata, Endre Bíró, e su fotografie aeree storiche.
Il Vicus, posto a circa 500 metri a sudovest del forte e ancora accessibile, è stato indagato scientificamente tra il 1998 e il 2004 sotto la direzione di Friderika Horvath (nata nel 1970) in sezioni di piccole dimensioniFriderika Horváth, Das Auxiliarkastell Odiavum in Almásfüzitő, in: Specimina nova dissertationum ex Institutio Historiae Antiquae et Archaeologiae Universitatis Quinqueecclesiensis, volume 1, n. 13, Pécs, 2009, pp. 15–20; in particolare p. 20..
Storia Forte di legno e terra Durante il 1959Sándor Soproni, Beiträge zur Frage der Liste von Valeria der Notitia Dignitatum, in: Acta archaeologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 26, Budapest, 1974, pp. 59–70; in particolare p. 62., intervenendo per liberare la torre angolare sudoccidentale, Fülep rilevò tracce di un forte realizzato in legno e terra sottostante al più tardo forte di pietra, senza tuttavia essere in grado di datarlo. Dopo l'identificazione di bolli laterizi, scoperti a partire dal 1998 nel villaggio del forte, si ritiene che il primo forte fu con ogni probabilità fondato durante il regno dell'imperatore Traiano (98-117). Questi cosiddetti bolli ATB sono certamente dell'Ala I Bosporanorum (I unità di cavalleria dei Bosporiani) e della Legio XI Claudia Pia Fidelis, che furono probabilmente di stanza nella vicina Brigetio nel ristretto periodo compreso fra il 101 e il 105 d.C. Questi ritrovamenti hanno supportato l'ipotesi temporale della fondazione, come d'altra parte aveva sostenuto l'epigrafista Barnabás Lőrincz (1951-2012). Non è nota l'estensione del primo forte, sebbene come presidio di cavalleria dovesse avere dimensioni simili a quelle del forte di pietra.
Forte in pietra Dal periodo del regno dell'imperatore Adriano (117-138) fino alla tarda antichità, si può identificare con sicurezza l'Ala III Augusta Thracum sagittaria cives Romanorum (terza unità augusta di arcieri a cavallo di cittadini romani traci) come guarnigione di Almásfüzitő. I Traci furono anche coloro che, sotto l'imperatore Antonino Pio (138-161), costruirono il forte in pietra che si estende su 3,37 ettari.
Si riporta un'iscrizione di fondazione, che fu scoperta nel 1972 reimpiegata nella costruzione del forte tardoanticoBarnabás Lőrincz, Péter Kovács, , in: Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, Bonn, 2010. pp. 277 sgg.; in particolare p. 278 n. 1.:
[Im]p(eratori) Caes(ari) Divi [Ha]dr(iani) f(ilio) Divi Tra(iani) Part(hici) [ne]p(oti) Divi Nervae pro [nep(oti)] T(ito) Ael(io) Hadr(iano) Antoni(no) [A]ug(usto) Pio p(atri) p(atriae) pontif(ici) max(imo) trib(unicia) [pot(estate) --- c]o(n)s(uli) IIII sub C(aio) Cl(audio) Maxi- [mo leg(ati) Aug(usti) pr(o) pr(aetore) ala III] Aug(usta) Thr(acum) [sag(ittaria) ---]
Grazie alla citazione dell'ex governatore della Pannonia Superiore Gaio Claudio Massimo è possibile datare l'iscrizione agli anni compresi fra il 150 e il 155 d.C.
Costruito in questo periodo, il forte misurava 166 × 203 metri (= 3,37 ettari) e aveva il lato della porta Pretoria (lato stretto) orientato a nordest, direzione dalla quale si attendeva che, dall'altra sponda del Danubio, provenisse il nemico. L'impianto aveva la pianta rettangolare tipica del periodo imperiale, con gli angoli arrotondati (a forma di carte da gioco).