Gerione è un personaggio nellInferno, prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Si tratta di un mostro con volto di uomo, zampe pelose di leone o di orso, corpo di serpente, coda di scorpione e ali demoniache. Il suo manto è costituito da preziosi arazzi.

Descrizione Gerione compare già nei testi classici, da cui Dante probabilmente lo ha desunto, per quanto i due hanno ben poco in comune se non il nome: il Gerione dell'antichità, infatti, figlio di Crisaore e Calliroe, era un sovrano di Eritea e gigante, quindi di forma più umanoide per quanto comunque caratterizzata da una mostruosità, nel suo caso una tripartizione (a seconda delle fonti, è rappresentato con tre teste su tre busti e un bacino, o con un solo busto, ma comunque tre teste).

Nell'elaborazione originale della creatura da parte di Dante hanno giocato un ruolo determinante sia la zoologia figurativa del Medioevo sia alcuni versi dell'Apocalisse di Giovanni (9 7-11) nei quali l'apostolo Giovanni descrive delle locuste con facce di uomini, capelli di donna, denti di leone e code simili a scorpioni.Nella tradizione islamica si ricorda la similare figura del mistico destriero Buraq.

Ruolo nel poema Nominato per la prima volta nel XVI canto dell'Inferno, è presente principalmente nel successivo. Viene inoltre citato nel XXVII canto del Purgatorio.

Nei due canti infernali vengono descritti gli eventi immediatamente precedenti all'incontro di Dante con i fraudolenti, quando Dante e Virgilio stanno per lasciare l'ultimo dei tre gironi del settimo cerchio in cui vengono puniti i violenti (nello specifico i violenti contro l'arte, cioè gli usurai) e scendere nelle Malebolge: Gerione, messo a guardia dell'ottavo cerchio e sul cui dorso i due scenderanno, è allegoria della falsità, in quanto la faccia d'uomo rappresenta il fraudolento che vuole passare per innocente (Canto XVII, vv. 10-11: "La faccia sua era faccia d'uom giusto, / tanto benigna avea di fuor la pelle"), mentre il corpo da serpente rappresenta la falsità e malvagità che è propria dei fraudolenti (Ibidem, vv. 12-15: "e d'un serpente tutto l'altro fusto:/ due branche avea pilose infin l'ascelle;/ lo dosso e 'l petto e ambedue le coste/ dipinti avea di nodi e di rotelle").

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Note

Bibliografia Letteratura Dante Alighieri, Divina Commedia, in particolare: Inferno, canti XVI e XVII, e Purgatorio, canto XXVII.

Critica Vittorio Sermonti (ed.), Inferno, Rizzoli 2001. Umberto Bosco e Giovanni Reggio (edd.), La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988. Giovanni Ponchio, Il volo di Gerione, Edizioni La Gru 2019

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