La diocesi di Vicenza () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea del patriarcato di Venezia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2023 contava 769.000 battezzati su 839.974 abitanti. È retta dal vescovo Giuliano Brugnotto.
Territorio La diocesi berica comprende I comuni della provincia di Vicenza, con l'esclusione dell'altopiano di Asiago e di una parte di territorio tra i comuni di Thiene e Marostica (che fanno capo alla diocesi di Padova) e del comune di Mussolente (già in diocesi di Belluno, dal 1818 in diocesi di Treviso). In provincia di Padova i comuni di Campodoro, Carmignano di Brenta, Cittadella (solo le frazioni di Facca e Santa Croce Bigolina con le loro parrocchie e la località Valliera, che è compresa nella parrocchia di Fontaniva), Fontaniva, Gazzo Padovano, Grantorto, Piazzola sul Brenta, San Giorgio in Bosco (tranne la frazione di Sant'Anna Morosina) e San Pietro in Gu. In provincia di Verona i comuni di Arcole, Cologna Veneta, Montecchia di Crosara, Monteforte d'Alpone (frazioni Costalunga e Brognoligo), PressanaLa frazione di Caselle, che fino al 2014 faceva parte della diocesi di Verona, è stata annessa alla diocesi di Vicenza l'8 agosto, con decreto della Congregazione per i vescovi. AAS 107 (2015), p. 841., Roncà, Roveredo di Guà, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione, Veronella e Zimella.
Confina a nord, est e sud con la diocesi di Padova e ad ovest con la diocesi di Verona e con l'arcidiocesi di Trento.
Sede vescovile è la città di Vicenza, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Annunciata. Nella stessa città, sull'omonimo colle, sorge la basilica minore e santuario della Madonna di Monte Berico.
Parrocchie e vicariati
Il territorio si estende su 2.200 km² ed è suddiviso in 355 parrocchie, raggruppate in 14 vicariati: Vicariato Urbano - sede a Vicenza, con 51 parrocchie Vicariato di Arsiero-Schio - sede ad Arsiero, con 35 parrocchie Vicariato di Bassano del Grappa-Rosà - sede a Bassano del Grappa, con 24 parrocchie Vicariato di Camisano Vicentino - sede a Camisano Vicentino, con 17 parrocchie Vicariato di Castelnovo-Malo - sede a Castelnovo di Isola Vicentina, 23 parrocchie Vicariato di Cologna Veneta-Montecchia di Crosara-San Bonifacio - sede a Cologna Veneta (VR), 34 parrocchie Vicariato di Dueville-Sandrigo - sede a Dueville, 23 parrocchie Vicariato di Fontaniva-Piazzola sul Brenta - sede a Fontaniva (PD), 16 parrocchie Vicariato di Lonigo - sede a Lonigo, 20 parrocchie Vicariato di Marostica - sede a Marostica, 15 parrocchie Vicariato di Montecchio - sede a Montecchio Maggiore, 17 parrocchie Vicariato di Noventa Vicentina-Riviera Berica - sede a Noventa Vicentina, 30 parrocchie Vicariato della Valchiampo - sede a Chiampo, 22 parrocchie Vicariato di Valdagno - sede a Valdagno, 28 parrocchie
Storia
Epoca antica e medievale La presenza di una fiorente comunità cristiana a Vicenza e la contemporanea costruzione verso la fine del IV secolo di due chiese, una fuori delle mura - ove ora sorge la basilica dei Santi Felice e Fortunato - e una all'interno della città - l'attuale cattedrale di Santa Maria Annunciata - è dimostrata da importanti reperti archeologici, rinvenuti presso i due siti.
Questo ha portato alcuni storiografi locali. M. Mirabella Roberti, in , ritiene che san Felice fosse già sede vescovile fin dalla prima costruzione. a ritenere che già a quel tempo o all'inizio del secolo successivo questa comunità fosse organizzata in diocesi. Altri invece, argomentando dal fatto che nessun documento scritto sia stato rinvenuto sulla presenza di un vescovo a Vicenza prima del 590 - data alla quale si riferisce Paolo Diacono per registrare la presenza di Oronzo al sinodo di MaranoPaolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 26, mentre mai si parla di vescovi vicentini nei documenti di sinodi precedenti - ritengono che la diocesi sia stata costituita solo dopo la creazione del Ducato longobardo. Fino a quel momento la comunità di Vicenza avrebbe fatto riferimento al vescovo di Padova, che rimase per circa 35 anni ancora sotto il dominio bizantino e anche .
Come gli altri vescovi dell'Austria longobarda, anche Oronzio e i suoi successori aderirono allo scisma tricapitolino fino al sinodo di Pavia del 698, convocato dal cattolico re Cuniperto, in cui i vescovi cattolici e tricapitolini ricomposero "nello spirito di Calcedonia" la loro comunione dottrinaria e gerarchica. A partire dal VII secolo, la sede vescovile fu sempre quella urbana della Cattedrale di Santa Maria Annunciata.
Durante il Regno dei Longobardi l'ambito della diocesi coincideva sostanzialmente con quello del Ducato di Vicenza, compresi i territori della diocesi di Padova rimasti nel 569 fuori dalla sovranità bizantina, ovvero l'area posta alla sinistra del Brenta (attuali Cittadella, Piazzola, Limena, Selvazzano, Teolo e Lozzo) e una parte del basso veronese (attuali San Bonifacio, Arcole, Veronella, Cologna Veneta e Pressana).
Successivamente, l'estensione e i confini della diocesi si delinearono a mano a mano che gli imperatori attribuivano ai vescovi giurisdizioni e diritti signorili. Subirono numerose modifiche già prima dell'anno Mille. Con l'istituzione dell'Impero carolingio la diocesi di Padova riottenne una parte dei territori, a scapito delle sedi confinanti. Nel 917 l'imperatore Berengario I trasferì da Vicenza a Padova tutta la regione prealpina compresa tra l'Astico e il Brenta e la sottostante zona pedemontana tra Thiene e Marostica. Per compensarla di queste mutilazioni, a Vicenza fu successivamente assegnata la zona di Bassano, già parte della soppressa diocesi di Asolo. Nonostante le ulteriori modificazioni territoriali avvenute in ambito civile nel corso dei secoli successivi, questo assetto dal punto di vista ecclesiastico fu mantenuto sino ai primi dell'Ottocento.
Nella seconda metà del XII secolo sedette sulla cattedra vicentina il beato Giovanni Cacciafronte, ucciso dai suoi vassalli; nel XIII secolo resse la diocesi il beato domenicano Bartolomeo di Breganze, rientrato da Parigi nel 1260 portando la reliquia di una spina della corona di Cristo che lo stesso Bartolomeo aveva avuto in dono dal re di Francia Luigi IX. Per dare una degna sistemazione alla preziosa reliquia, il Comune di Vicenza decise l'edificazione della chiesa di Santa Corona.Archivio di Stato di Vicenza, Corporazioni Religiose Soppresse, S. Corona, Annali 1243-1699, c. 1.
Fino al XIII secolo la cattedrale fu l'unica parrocchia della città, ma in questo secolo il privilegio di amministrare i sacramenti fu condiviso con altre chiese urbane, che erano sorte verso l'XI secolo con funzioni di cappelle. Inizialmente vi si celebrava solo l'eucaristia, ma non i battesimi. Un ruolo nel decentramento delle funzioni parrocchiali lo ebbero anche le chiese affidate agli ordini religiosi, meno vincolati al potere vescovile.
Epoca moderna e contemporanea Nella prima metà del XV secolo in seguito a due apparizioni mariane fu costruito il Santuario di Monte Berico: la Madonna di Monte Berico è la patrona principale della città e della diocesi di Vicenza.
Il 30 agosto 1464 il vescovo di Vicenza Pietro Barbo fu eletto papa con il nome di Paolo II.
Nella prima metà del XVI secolo la diocesi fu data in commenda a numerosi amministratori apostolici.
Il seminario diocesano fu istituito nel 1566, durante l'episcopato di Matteo Priuli.
Da sempre parte della provincia ecclesiastica di Aquileia, con la soppressione di quest'ultima, il 19 gennaio 1753, in forza della bolla Suprema dispositione di papa Benedetto XIV, la diocesi di Vicenza divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Udine, nuova sede metropolitana per quella parte dell'antico patriarcato che si trovava nel territorio della Serenissima.Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. VIII, Venezia, 1851, pp. 842-858.
Al periodo della Restaurazione risale la bolla De salute Dominici gregis di papa Pio VII, pubblicata il 1º maggio 1818, con la quale le diocesi del Triveneto subirono una profonda riorganizzazione. Vicenza perse così il vicariato di Cittadella (escluse le parrocchie di Paviola, San Giorgio in Bosco, San Giorgio in Brenta, Lobia, Santa Croce Bigolina) e la parrocchia di Selvazzano che passarono a Padova; viceversa, acquisì da quest'ultima i vicariati di Marostica e Breganze. Al contempo, Udine fu retrocessa a semplice diocesi e Vicenza divenne suffraganea del patriarcato di Venezia. Bolla De salute Dominici gregis, in: Bullarii romani continuatio, Tomo XV, Romae, 1853, pp. 36–40, in particolare i paragrafi 12 e 17.
Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo la diocesi ebbe la presenza di esempi di santità: un vescovo, san Giovanni Antonio Farina, e varie religiose: santa Giuseppina Bakhita, santa Maria Bertilla Boscardin, la beata Eurosia Fabris Barban e la serva di Dio Giovanna Meneghini.
Nel 1945 il vescovo Carlo Zinato fonda il settimanale diocesano La Voce dei Berici.
L'11 gennaio 1978, con la lettera apostolica Quoniam beatissima, papa Paolo VI ha confermato la Beata Maria Vergine del Monte Berico patrona principale della città e della diocesi. Lettera apostolica Quoniam beatissima, AAS 70 (1978), pp. 150-151.
Il 7 e 8 settembre 1991, in occasione della festa della santa patrona, Vicenza ha accolto papa Giovanni Paolo II in visita pastorale: è stata la prima volta di un papa in terra berica.
L'8 novembre 2005 per la prima volta è stata celebrata una beatificazione nel territorio diocesano: si tratta di Eurosia Fabris Barban, proclamata beata nella cattedrale di Vicenza.
L'8 agosto 2014 ha acquisito la parrocchia di Caselle di Pressana dalla diocesi di Verona, Decreto Quo aptius, AAS 107 (2015), p. 841. e il 22 maggio 2024 quella di Mure di Colceresa dalla diocesi di Padova. Decreto Quo aptius, AAS 116 (2024), p. 795.
Missioni diocesane La diocesi di Vicenza è presente con propri missionari fidei donum nei seguenti Paesi: Brasile (dal 1966), attualmente nell'arcidiocesi di Goiânia e nelle diocesi di Luziânia e Roraima; Mozambico (dal 2017), attualmente nell'arcidiocesi di Beira; Ecuador (dal 1999), attualmente nell'arcidiocesi di Quito; La Chiesa di Vicenza ha inoltre avviato la missione triveneta in Thailandia, nel 1997. I missionari operano nella diocesi di Chiang Mai.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Oronzio † (prima del 589 - dopo il 591) Attaldo † (menzionato nel 616) Andrea I † (menzionato nel 680) Pietro † (circa 700/725) Feliciano † (circa 809) Reginaldo † (menzionato nell'813)Secondo Germano Gualdo (op. cit., p. 7, nota 18) i precedenti vescovi Attaldo, Andrea I, Pietro e Feliciano sono riportati dalle cronotassi tradizionali, ma senza precisi fondamenti storici: di Attaldo non esistono notizie; Andrea avrebbe partecipato al sinodo romano del 680, ma negli atti di quel sinodo non appare nessun vescovo vicentino; Pietro è dedotto da un'iscrizione spuria; Feliciano è del tutto sconosciuto. Lo stesso Reginaldo, secondo il medesimo autore, è dubbio, in quanto il documento che lo menziona è un falso. Andrea II † (menzionato nell'820) Franco † (menzionato nell'827) Stefano †Di questo vescovo, secondo Gualdo e Mantese, manca ogni notizia. Aicardo † (prima dell'880 - dopo l'881) Vitale † (prima del 901 - dopo il 915/924) Giraldo (Ambrogio?) † (menzionato nel 956). Il vescovo Giraldo è menzionato in un documento falso (Gualdo, op. cit., p. 10, nota 24). Gli storici riportano date diverse per questo documento: 961, 966 o 967. Rodolfo † (prima del 967 - dopo il 977 o 983), riporta come data quella del 983; Gualdo quella del 977 (Gualdo, op. cit., p. 11, nota 26). Lamberto † (985 ? - 997)Così . Gualdo riporta come date estreme in cui il vescovo Lamberto è documentato il 995 e il 996. Girolamo † (circa 998/1000 - circa 1013 deposto). Tedaldo (o Teobaldo) † (prima del 5 maggio 1013 - dopo il 1027).